L’inizio della tragedia (Capitolo speciale)

Serie: Le novelle della Luna: il canto solitario della Sirena


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Elia è stato costretto ad ospitare suo fratello Giovanni per una settimana, più giovane e più "affascinante" di lui. Nutre il sospetto che la sua ragazza, Sirena, sia attratta da lui...

Il mattino seguente uscii assieme a Sirena per recarci ai rispettivi lavori, Giovanni non so cosa facesse e non mi interessava, l’importante era che stesse lontano. Conclusi il mio turno e portai Sirena a pranzo fuori, a lei piaceva molto quindi era felice, ed anche io ero contento. La osservai attentamente e non sembrava cambiata affatto, mi aveva solamente ripetuto più volte che si sarebbe dovuta recare dalla sua amica per aiutarla in alcune faccende. Forse sembrava leggermente sovrappensiero, ma non è una cosa tanto inusuale dopotutto. Forse stavo davvero immaginando troppe cose, lei non mi avrebbe mai tradito.

Sirena rientrò a casa poco prima del tramonto, mentre mio fratello poco dopo. Ciò mi fece insospettire, ma per il momento non feci sceneggiate. Osservai la situazione, ma non sembrava esserci nulla di rilevante, la cena trascorse con le solite chiacchiere di Giovanni ed io e Sirena che invece parlavamo di altro fra noi. Fortunatamente si era già concluso il martedì, restavano solamente cinque giorni.

Quei giorni sembravano davvero i più lenti della mia vita, e pregai di giungere alla fine di tutto questo senza avere un crepacuore o aver menato Giovanni fino ad ammazzarlo.

Il mercoledì mattina cominciò con un allegro Sole, finalmente era giunta la primavera, anche se non ancora per me, l’avrebbe fatto quando mio fratello avesse lasciato casa mia. Quel giorno avevo il turno pomeridiano, e fortunatamente anche Sirena doveva recarsi alla libreria.

Quella mattina la passammo in giardino, Sirena era accovacciata verso l’aiuola dov’erano piantati i tulipani, gli unici fiori a non essere ancora sbocciati.

“Perché non fiorisco? Qui dice che hanno bisogno di tanto amore, ma che cosa dovrei fare? Dargli dei bacetti?” si lamentò Sirena, accovacciata a terra intenta a leggere una rivista di fiori. Io, intanto che curavo una siepe risi per quel suo atteggiamento, delle volte dimostra proprio la sua età, nonostante fossero rari quei momenti erano davvero belli.

“La primavera è tornata da poco tempo, le temperature ancora non sono adatte” gli risposi, continuando il mio lavoro. Ora che ci facevo caso Sirena si era appassionata parecchio ai fiori e le piante, proprio come me.

“Non è vero, ad Eva sono già sbocciati in giardino” borbottò offesa.

“Perché abita in un punto meno ventoso del nostro, probabilmente. Sai, ai fiori non basta solo acqua e concime, ci sono tante piccole cose che possono aiutarlo a crescere, o al contrario a non fiorire mai… Potrebbe essere proprio l’amore che manca!” le spiegai divertito.

Sirena acconsentì, lamentandosi leggermente di qualcosa, e innaffiò il fiore. Forse non aveva nessuna dote speciale, tuttavia se si metteva in testa di dover fare qualcosa si impegnava al massimo finché non la otteneva, e la stimavo parecchio per questo.

Mi avvicinai a lei e le diedi un bacio veloce sulle labbra, Sirena però si aggrappò a me, e non mi fece più muovere. Si strinse al mio petto, e nascondendo il viso mi mormorò qualcosa che inizialmente non capii.

“M-mi faresti un favore!?” ripeté a voce alta “Potresti dire a tuo fratello di essere meno appiccicoso? Mi danno sui nervi le persone così”. Era stranamente troppo docile, non era da lei.

“Ti ha fatto qualcosa?” chiesi subito.

“No, però è troppo invasivo” disse, e notai un leggero rossore sul viso. Era inutile continuare a insistere con lei, non mi avrebbe detto nulla se fosse davvero successo qualcosa, avrei invece minacciato mio fratello a costo di farmi dire che le aveva fatto. Spero che Sirena lo stesse facendo per non farmi preoccupare, non per altro…

Il pomeriggio, come previsto andammo a lavorare sia io che lei, mio fratello uscì al mattino e tardò anche quella sera. Una volta tornati a casa Sirena andò a dormire alla solita ora, io attesi il suo rientro.

Giovanni si fece vivo attorno all’una di notte, puzzava tremendamente di alcol ed aveva un aspetto sudicio, di quello che aveva fatto non mi importava assolutamente.

“Fratellone! Che ci fai sveglio a quest’ora?” mormorò, era leggermente brillo. Io mi alzai in piedi, e mi fermai ad un passo da lui. Incrociai le braccia e con sguardo serio gli sussurrai “Che hai fatto a Sirena?”.

Quello inarcò un sopracciglio, cercava di stare dritto ma barcollava, poi con voce strascicata mormorò “I-io a Sirena non ho f-fatto un bel niente, è stata lei stamattina a-a dire quella cosa!”.

Gli strinsi il colletto della camicia, avvicinandomi a lui “A dire cosa?” lo incitai.

“Ero uscito dalla doccia, avevo dimenticato l’asciugamano e mi ha visto tutto nudo. Mi ha guardato e ha detto forse qualche lezione di disegno da te me la farei dare volentieri allora. Strano, vero?”.

Gli diedi uno spintone e lo lasciai dov’era. Avevo le mani che mi tremavano e il cuore che piangeva. Mi girava la testa, mi sembrava perfino di non riuscire più a ragionare. Prima che potessi fare qualsiasi cosa uscii fuori in giardino per far tornare in sé la mia anima. Non ci credevo, Sirena non era così, non era quel tipo di persona, non mi avrebbe mai fatto una cosa simile. Però… Perché la mattina si era comportata in quel modo? L’avrò vista arrossire un paio di volte, ma mai intimidirsi per qualcosa. Forse stava davvero cominciando a provare interesse per mio fratello e mi ha detto quella cosa per non farmi insospettire dei suoi sentimenti? Non era possibile, eppure perché continuavo a pensarci?

Mi guardai la fede alla mano, amavo Sirena con tutta l’anima, ma lei cosa prova davvero per me? Se solo la immagino fra le braccia di qualcun altro sento un vuoto dentro di me che sarebbe capace di divorarmi e farmi sparire. È davvero lei la persona che ho aspettato da una vita? Pensieri del genere mi sfiorarono la mente per la prima volta, dopo tre anni che l’amavo, cominciai ad avere dei dubbi…

La notte trascorse in quel modo, io non riuscii a chiudere occhio, e non avevo il coraggio di guardare in faccia Sirena, ripensando continuamente a ciò che mi aveva detto Giovanni…

Con lentezza giunse anche il giovedì mattina, quattro giorni e tutto questo incubo sarebbe finito, semmai riuscirò a sopravvivere.

Quel giorno dovevo lavorare di prima serata, Sirena invece sarebbe rientrata da lavoro il pomeriggio, i due sarebbero rimasti soli a casa. Saputo questo particolare Giovanni stranamente aveva deciso di non uscire quella sera, come potevo non essere sospettoso sapendo ciò? Mi sarei inventato qualcosa, forse una malattia o avrei menato Giovanni fino al ricovero. Era quasi sera, fra poco più di un’ora sarei dovuto recarmi a lavoro, volevo approfittarne per stare un po’ solo con mia moglie, e non ricordo come ci sia finito mio fratello seduto in mezzo fra di noi sul divano a guardare qualcosa alla televisione.

Io pensavo a come potessi risolvere quel problema, mio fratello si agitava per quel film facendo battutine continue per attirare l’attenzione di Sirena, notai che lei era parecchio sovrappensiero: con il viso su di una mano guardava fissa la televisione, ma siccome la conoscevo bene percepivo che in realtà stava pensando a tutt’altro, e mi chiedo che cosa, se nella sua immaginazione ci sia ancora io oppure Giovanni.

“Ma guarda! Hai il bracciale di Elia!” improvvisamente il ragazzo attirò la mia attenzione, stava indicando il bracciale con le pietre blu e la testa di leone che le avevo regalato “Lo sai che questo gliel’ha regalato la sua precedente fidanzata?”. Sirena sentendo quelle parole scattò, e tentò di capirci qualcosa, ma subito la risata soddisfatta di Giovanni sovrastò le sue parole.

“Idiota! È un regalo di mio nonno di quando avevo quindici anni forse!” borbottai, facendole fare un sospiro di sollievo. Notai l’orario, dovevo recarmi a lavoro, e proprio in quel momento mi venne in mente un modo per portare via di lì Sirena.

“Sirena, a proposito, Eva ha chiamato prima, ha chiesto se questa sera potresti darle una mano con la bimba, avevo dimenticato di dirtelo. Vengo a prenderti dopo il lavoro”. Era una bugia, dovevo chiedere questo favore a Fabio. L’importante era far stare lontano Giovanni da Sirena, così non le avrebbe potuto raccontare altre sciocchezze sul mio conto, o chissà cos’altro le avrebbe potuto fare. Esatto, era di lui che non mi fidavo, non di lei… Così mi costrinsi a pensare, tuttavia quei tipi di sospetti si erano ormai insediati nella mia mente, e a quanto pare non volevano più andarsene.

Il giovedì era trascorso peggio degli altri giorni, Giovanni era stato appiccicato a lei più del solito, tuttavia era trascorso, e non era accaduto nulla. Giunse così il venerdì, altri tre giorni e tutto questo sarebbe finito. Avrei voluto chiedere spiegazioni su ciò che mi aveva raccontato mio fratello, non so se credergli o meno che Sirena aveva davvero detto quelle cose. Era sufficiente chiederglielo dopotutto, eppure avevo tanta paura.

Provai più volte nell’arco della giornata, eppure in ogni momento mi sembrava di star rovinando qualcosa, Sirena era tanto dolce come non lo era mai stata, era un bene ciò, no?

Serie: Le novelle della Luna: il canto solitario della Sirena


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Discussioni

  1. Trovo questa storia molto reale, sei efficace nel dare voce ai pensieri del protagonista. Le vie che si prospettano sono due: la totale perdita della ragione o la consapevolezza di aver bisogno di aiuto per contrastare questo approccio all’amore. La mente è la peggiore nemica di noi stessi

    1. Grazie per il commento, mi fa molto piacere. Ci tengo molto a trasmettere i sentimenti dei miei personaggi, il loro sviluppo psicologico, le loro idee eccedera. In particolare in questi capitoli speciali mi piacerebbe mostrare come la storia d’amore è vissuta in entrambe le parti. È interessante la frase che mi hai detto “la mente è la peggiore nemica di noi stessi”, credo che, come in questa storia, anche le nostre paure peggiori siano in realtà soltanto costrutti mentali. Alla prossima ❤️