Lithium

Da quando Mater Sanitas era entrata nella sua vita, Lorenzo si sentiva finalmente al sicuro. Tutti si sentivano finalmente al sicuro. Il Sistema Sanitario Nazionale era stato ormai completamente sostituito da un Software di Intelligenza Artificiale in grado di elaborare un percorso di diagnosi e cura ottimale, sulla base di parametri biometrici, genetici e umorali. Una nuova Era della Medicina Occidentale, massima resa al minimo costo! L’errore umano è stato finalmente eliminato! Così recitavano gli slogan con cui Gli Stati Uniti D’Eurasia, nella voce del Presidente Wolfango Maria Tondarelli, avevano inaugurato l’Avvento di una Sanità a prova di App. Del resto, dopo l’ultima Pandemia di Morbillo il consenso sulla faccenda della Salute era divenuto di primaria importanza. Non da meno, era giunta l’occasione di cavalcare l’odio verso il personale sanitario e di farlo in modo così incisivo da eliminare definitivamente il problema alla radice. A questo aveva pensato Mater Sanitas, così egregiamente che la Scuola di Specialità in Medicina Generale aveva chiuso e così anche i Pronto Soccorso. Il Software era infatti in grado di prevedere un infarto o un ictus ben 10 minuti prima della sua insorgenza e segnalarlo tramite un sistema di allarme digitale connesso alla Centrale del 118: a quel punto il paziente veniva soccorso e ricoverato nel reparto opportuno.

Influencer e Vip, identitari della malattia fisica e mentale, avevano sponsorizzato il nuovo Software con tale entusiasmo che tutti ricordano la diretta Online di Chiara Foltachioma, mentre attendeva l’arrivo di un’ambulanza con il nuovo Mascara di Distinctive Maquillage a prova di colica biliare complicata. 60 milioni di visualizzazioni in 2 minuti.

Lorenzo si sentiva tranquillo. Proprio quella sera aveva appuntamento con la sua nuova ragazza, Marika, una brunetta di porcellana, magra e algida, dal naso insolitamente piccolo, che sembrava uscita da un romanzo di Jane Austen. La conosceva da un paio di settimane ed era già innamorato perso. Si innamorava con una frequenza mensile cadenzata dal meteo e con ritmi stagionali sostenuti. Altrettanto periodicamente l’amore veniva bocciato all’esame di realtà, risolvendosi in una fuga, per lo più della controparte. Si incontrarono in un pub in zona industriale, arredato in stile industriale, specializzato in birra industriale. La serata non sembrava procedere come atteso. La ragazza appariva alquanto silenziosa, per lo più intenta a controllare like e foto. Mentre sorseggiava una birra ostentando un portamento fintamente noncurante tradito solo da macchie di sudore decisamente eccessive in quella stagione, Lorenzo osò rilanciare con un: «e se andassimo a casa mia?» Marika lo guardò elevando un sopracciglio e arricciando le labbra. Brutto segno. «Senti, volevo parlarti appunto di questo oggi» Bruttissimo segno. «Tu sei una bravissima persona, ma io ho bisogno dei miei spazi. E poi, devo essere onesta, non c’è chimica tra noi». L’11 settembre dell’Amore. Lorenzo deglutì la bionda doppio malto guardando un punto indistinto del tavolo che sembrava assorbire tutto il suo interesse, e disse semplicemente: «capisco. Ti riporto a casa». «Grazie ma sto aspettando un’amica. Sai, fra 3 ore partiamo per un tour di due settimane in Thailandia» disse lei con estrema scioltezza. Una Caporetto sentimentale. Lorenzo alzò gli occhi su Marika sentendosi come un titano costretto a sorreggere sulle proprie spalle tutta la vergogna e la solitudine della stirpe umana. Si alzò, pagò per due e se ne andò augurandole buon viaggio mentre aveva già attivato la raccolta musicale per quelle che lui definiva “serate della disfatta”. La prima canzone era Lithium dei Nirvana. In auto con il volume al massimo, Lorenzo cercava la propria cura nella musica. “I’m so happy ‘cause today I’ve found my friends, they’re in my head”, il canto liberatorio di Kurt Cobain lo manteneva sospeso sull’orlo del burrone dell’Abbandono come un angelo etereo. Nella testa di Lorenzo il tormento e l’angoscia risuonavano dal cervello allo stomaco come una sensazione fisica; succedeva sempre e aveva imparato a sopravvivere grazie ad alcool e Xanax, gli unici rimedi che era riuscito a trovare per evitare di affondare. Gli pareva così di mantenere almeno la testa fuori da quella poltiglia nera che lo avrebbe indotto altrimenti a gesti autolesionisti. Era in questo stato d’animo, che avvertì distintamente l’allarme di Mater Sanitas risuonare nell’abitacolo della propria auto direttamente dal Bluetooth collegato al cellulare. «Ciao Lorenzo, sono la tua personale Mater Sanitas e tra 10 minuti ti suiciderai» disse una voce femminile digitale ma alquanto soave. «Sono qui per te, l’ambulanza arriverà fra 9 m-i-n-u-t-i e 50 s-e-c-o-n-d-i» sentenziò la voce suadente scandendo la conta al rovescio. «Che cosa!? NO, non è vero, non ho nessuna malattia!! La mia ragazza mi ha lasciato e sono solo un po’ confuso!! Mater rispondimi, non ho nessuna malattia, non intendo suicidarmi, non sono pazzo, sono solo fottuto d’amore!! » «Sulla base dei dati elaborati, pattern genetici, ereditari, epigenetici e biometrici sei affetto da disturbo bipolare. L’’ambulanza arriverà fra 8 m-i-n-u-t-i e 45 s-e-c-o-n-d-i» ripeteva distintamente la voce che ora rimbombava nell’auto come un ordigno pronto ad esplodere. «Disturbo bipolare!? Eeeeeh!? Ma che stai dicendo!? Che diavolo è il disturbo bipolare!?»

«Trattasi di disturbo mentale caratterizzato da alternanza di fasi maniacali e fasi depressive, curabile con trattamenti farmacologici e psicoterapia mirata. Ho analizzato rapidamente i livelli dei neurotrasmettitori dopamina e serotonina e i circuiti di inibizione frontale e hai una probabilità del 78% di rispondere al Litio». «Il Litio?? Hai analizzato anche la mia passione per il Grunge per caso? Sei una truffa organizzata! Sai anche cos’è l’amore per caso? Sai cos’è il dolore!? Tu idiota di un robot del cazzo!» Detto questo Lorenzo, colto da un impulso irrefrenabile, scaraventò il cellulare fuori dal finestrino imboccando l’autostrada A4 a tutta velocità. Non passò molto tempo che dietro di sé vide scintillare le sirene della Polizia e di un’ambulanza. Ingranò a 180 km all’ora, deciso a fottersene, a fottersene di tutto, delle donne, della malattia, del suo dolore, gridando al mondo che lui era libero, libero di soffrire, libero di godere, libero di morire. Furono gli occhi accecanti di un mostro l’ultima cosa che vide: un Tir  si era ribaltato sulle tre corsie a causa di un tamponamento a catena pochi secondi prima. Mentre volava in alto, sulle note di Kurt Cobain, ebbe la netta sensazione di librarsi in cielo, anche lui etereo, e impalpabile, finalmente leggero. I soccorritori non poterono fare altro che constatarne il decesso. Erano trascorsi esattamente 10 minuti.

Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa

Discussioni