Lo scambio

Chris sapeva benissimo che la mattinata sarebbe stata pesante: continuava a girare il cucchiaino nel suo caffelatte, ormai tiepido, con una noia ed una sonnolenza da far venire l’ansia.

Dopo aver sistemato con cura la cucina, si diresse stancamente in camera da letto, dove la sera prima aveva già preparato il completo giusto per la riunione del giorno dopo. Per le giornate importanti preferiva fare tutto la sera, perché ormai si conosceva: il mattino sicuramente non aveva la mente lucida.

Borsa, cappotto, buona volontà… Tutto ok? Si va.

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Manuel decise che la zona migliore per fare colazione era quel grande bidone della spazzatura dietro la paninoteca del Centro Commerciale. Si teneva sempre informato: il giorno prima c’era stata una grande festa di compleanno e chissà quanto cibo avanzato era stato buttato via! Se era fortunato, perché il cliente era una persona “educata”, poteva trovare avanzi anche incartati in una busta unta sul fondo, ma pur sempre più puliti di altri.

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ORA DI PRANZO

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La riunione era andata bene e Chris decise di andare a fare un pranzo alternativo: basta con la mensa, dove oltretutto anziché scherzare e mangiare in allegria,  si parlava ancora di lavoro.

Anche no!

Meglio condividere un pasto con un clochard che sicuramente, con tutti i problemi che ha, di tutto ha voglia tranne che di conversare. Così trovò quello che a lui parve abbastanza avvicinabile e ben messo rispetto ad altri. Tirò fuori il suo panino e lo osservò mentre prendeva il suo: si guardarono con curiosità e la conversazione nacque spontanea.

CHRIS: odiava le regole, i promemoria, le ore scandite  e i programmi aziendali senza via di scampo, tanto che per far capire come si sentiva, gli passò il foglio con le scadenze settimanali. Si sentiva soffocare, e non solo dalla cravatta.

MANUEL: odiava non sapere mai dove poter essere per mangiare, aveva paura che da un momento all’altro qualcuno potesse trovare un bidone corposo prima di lui. Vivere alla giornata, anzi all’ora non era stata una sua scelta e vedere con che minuzioso ordine era tenuta la sua tenda, lo faceva sembrare un manager.

La curiosità divenne stupore e poi quasi un film di paradossi. A parte l’abbigliamento, la barba e gli olezzi che emanava, il clochard era identico all’uomo d’affari: gemelli omozigoti.

In quel momento per loro non aveva più importanza il come, il dove, il perché e tutti gli altri avverbi di luogo, spazio, tempo & co. Forse il loro incontro era stato pilotato dal destino e perché non approfittarne allora?

Chris invitò Manuel a casa sua per ripulirsi e progettare qualcosa di insolito per scuotere la loro vita. Una bella doccia, un po’ di colonia e un abito giusto rese Manuel pronto per l’ufficio l’indomani. Intanto Chris preparava sul letto i mezzi guanti, la bandana e i jeans ben strappati sulla coscia che si era tolto poco prima Manuel: era un giorno importante e quindi si preparò la sera prima, come d’abitudine.

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Quante maldicenze e falsità in quell’ufficio, non era l’organizzazione del lavoro il problema, ma le persone. Bugiardi, doppie facce e furboni: non era abituato a questo. Manuel sapeva che viveva di stenti, ma tra i clochard c’è comunque un codice d’onore e solidarietà, che sicuramente lì non aveva trovato. Poco importava che il lavoro fosse ordinato e pulito!

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Quanta indifferenza conobbe Chris su quel marciapiede. Persone che lo scansavano senza neanche sapere che fosse lì, persone che magari in chiesa la domenica pregano per i più deboli e gli oppressi. Era consapevole che i suoi colleghi erano pieni di difetti, così come sicuramente lo era lui ai loro occhi, ma condividevano anche i suoi problemi, e poi non tutti erano così. Curtis gli era stato vicino dopo che aveva rotto con la sua ragazza e se n’era accorto senza che Chris dicesse nulla.

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ORA DI PRANZO

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Chris e Manuel decisero di riprendersi i propri ruoli, perché ognuno dovrebbe essere felice nel posto dove si trova e nel quale si è creato un suo spazio, e lavorare molto su se stesso.

Entrambi mangiarono il loro panino, in silenzio…

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Commenti

  1. Cristina Biolcati

    I commenti dei colleghi mi trovano concorde. Volevo aggiungere che hai usato espressioni che mi hanno fatto divertire. “Un bel bidone corposo” è fantastico!
    Ciao Isabella. Al prossimo Lab 👍

    1. Isabella Sguazzardi Post author

      Ciao Cristina,
      in effetti volevo aggiungere un po’ di amara ironia come quando Manuel si prepara a fare la sua colazione in cerca di un bidone 😌. Grazie per avermi letto 😊

  2. Micol Fusca

    Ciao Isabella, il tuo racconto ha dato voce a un mio pensiero frequente. A volte guardiamo gli altri quasi con invidia pensando che la loro vita sia migliore della nostra: vuoi per fortuna, per possibilità economica o quant’altro. Io non vestirei la pelle di nessuno, perché ho la certezza quasi matematica che dietro a quei sorrisi e a tanta perfezione spesso si celino drammi inimmaginabili.

    1. Isabella Sguazzardi Post author

      Ciao Micol,
      in effetti anche io non starei nei panni di altri, la vita che ho adesso e che mi piace me la sono conquistata duramente 😊

    1. Isabella Sguazzardi Post author

      Ciao Alessandro,
      grazie per il commento, una riflessione importante per un argomento così delicato 😊

  3. Antonino Trovato

    Ciao Isabella, credo che spesso sia colpa nostra se non riusciamo ad accettare la nostra esistenza nella sua interezza, ma la verità è che molti vedono soltanto nero, quando in realtà la luce esiste, se vogliamo vederla. Io nelle due vite non ho visto solo tristezza e solitudine, bisogna solo valorizzare ciò che si ha. Come sempre sai “entrare” nella mente, analizzare lucidamente con la tua prosa scorrevole la quotidianità e i risvolti psicologici, riuscendo come sempre a regalare spunti di riflessione! Oh, bel lab ovviamente, come sempre! Alla prossima😁!

    1. Isabella Sguazzardi Post author

      Ciao Antonino,
      grazie per il tuo commento. Io sono sempre a favore della spontaneità e dell’accettarsi così come si è. Forse dovevo fare la psicologa 🤣😉

  4. Raffaele Sesti

    Storia di scambio, storia di prese di coscienza, storia di tristezza e solitudine.. perché si è tristi e soli anche e soprattutto in mezzo alle persone.
    Un bel racconto che è filato via leggero.
    Alla prossima lettura…

    1. Isabella Sguazzardi Post author

      Ciao Raffaele,
      grazie per aver letto il mio racconto. In effetti il messaggio è proprio questo: accettare se stessi soli ma anche in mezzo agli altri, in pace con la propria coscienza