LO SCARAFAGGIO NELLA VALIGIA
C’era uno scarafaggio che viveva in una vecchia casa di un quartiere popolare nella città di Samarcanda; tutto il giorno vagava spensierato da una stanza all’altra in cerca di briciole di pane o di minuscoli insetti, i padroni di casa lo vedevano spesso ma neppure una volta avevano cercato di schiacciarlo, del resto non era l’unico ospite che viveva lì.
Altri animaletti comparivano di tanto in tanto: ragnetti, formiche, grosse zanzare, mosche impertinenti.
Le giornate trascorrevano tranquille nelle fessure umide dei muri, tra distese di polvere sotto ai mobili, dentro a maleodoranti mucchietti di immondizia: non aveva problemi il piccolo scarafaggio.
Ma un pomeriggio ci fu del trambusto in casa, specialmente nella stanza dove lui stava più volentieri, quella più sporca: la padrona sbatté il tappeto fuori dalla finestra, tolse quasi tutta la polvere dal comò e dal comodino, mise delle lenzuola pulite nel letto, spruzzò addirittura del deodorante, e lui quasi se ne svenne.
Calò la notte e il giorno successivo uno straniero prese possesso della camera.
Era un uomo alto dagli occhi azzurri, parlava una lingua sconosciuta in quella casa e tutti erano gentili con lui; aveva una grande valigia verde, che depositò aperta in un angolo della stanza. Lo scarafaggio rimase nascosto dietro l’armadio fino a che non tornò la quiete; non voleva correre rischi. Aspettò il buio per uscire dal suo nascondiglio: aveva fame e in cucina, dal secchio bucato della spazzatura, veniva un invitante profumino.
Poco dopo l’alba lo straniero si alzò, si lavò con la poca acqua che usciva dai rubinetti, prese dalla valigia una camicia bianca e uscì. Lo scarafaggio osservò tutto con grande interesse e la curiosità lo spinse ad arrampicarsi sulla valigia ancora aperta; scivolò tra mutande e canottiere profumate, calzini senza toppe, camicie e cravatte ben piegate, un mondo nuovo per lui. Ne fu quasi stordito e in fretta si addormentò, con le zampette distese su una morbida sciarpa di lana.
Era buio completo quando si svegliò, non si rese subito conto di dove si trovava; cercò di uscire ma dovette arrendersi alla realtà: la valigia era stata chiusa, e non si vedeva il minimo spiraglio di luce provenire da fuori. Doveva avere pazienza e aspettare che la riaprissero; provò a riaddormentarsi, ma era un poco preoccupato: la valigia non era ferma, non era più appoggiata per terra, si sentivano movimenti, degli scossoni, e anche degli strani rumori. Probabilmente la stavano portando via, forse lo straniero aveva già terminato la sua permanenza a Samarcanda, forse se ne stava tornando al proprio paese.
Lo spavento si impadronì dello scarafaggio: dove si sarebbe riaperta la valigia, e quando?
Passarono molte ore, effettivamente, e la temperatura calò notevolmente; un rumore continuo e rombante fece crescere l’inquietudine del piccolo animale. Improvvisamente, dopo un violento scossone, il rombo terminò; continuarono però gli sballottamenti: povera valigia, pensò lo scarafaggio, ma soprattutto povero me!
Mai gli era capitata una cosa simile nella sua vita.
Passarono altre ore, la fame stava diventando insopportabile, le forze lo stavano abbandonando, le ultime speranze di rivedere la luce svanirono nel buio impietoso di quella notte senza fine.
Invece finì. Improvvisamente, senza alcun avvertimento, la luce di un grande lampadario colpì gli occhietti increduli del piccolo scarafaggio; sparì la paura del buio e subito si affacciò quella della luce, il timore di essere visto lo assalì. Cercò di nascondersi in un angolo, nel terribile profumo di biancheria pulita.
Ma ecco il pericolo tanto temuto: non era più nella sua casa di Samarcanda, e una donna che non aveva mai visto stava vuotando la valigia; ben presto si sarebbe accorta di lui, lo avrebbe schiacciato senza pietà; si infilò allora in un calzino, non aveva altra scelta.
Si ritrovò in un cesto pieno di biancheria, vicino ad una sussultante lavatrice; non poteva certamente restare in quella stanza, ma prima di fare mosse azzardate voleva essere sicuro che nessuno lo potesse vedere.
Il suo istinto gli consigliava di non considerare tutti gli esseri umani uguali agli abitanti della sua casa. Aspettò allora il buio, ancora una volta; la necessità primaria era quella di procurarsi del cibo: cercò nell’aria qualche odore, si infilò sotto a qualche mobile; non c’era polvere in quella casa, i pavimenti erano così lucidi che faceva un poco fatica a zampettare senza scivolare. Frugò inutilmente negli angoli, sopra le porte: non c’era la più piccola ragnatela, nemmeno un insettino.
Lo scarafaggio era incredulo; trovò il bagno, ma gli sembrò ancora più pulito delle altre stanze; gli restava l’ultima speranza: la cucina.
Anche qui regnava un ordine perfetto; non una briciola, nemmeno una fogliolina marcia di insalata per terra. Il bidone della spazzatura! Doveva pur esserci della spazzatura, o mangiavano anche quella? si chiese. Lo trovò, ci si arrampicò ma … era vuoto, e schifosamente profumato.
Non poteva accettare l’idea di morire per la fame, di sentire il microscopico intestino lanciare grida di disperazione.
C’era una finestra leggermente aperta, dalla quale filtrava un debole soffio d’aria; lo scarafaggio affamato ci arrivò chiamando a sé tutte le ultime forze, e forse di più; attraversò il davanzale di marmo bianchissimo, arrivò fino al bordo esterno.
Era una notte di luna piena, il cielo sembrava bellissimo anche in questa città, riempito di stelle tremolanti; si sporse ancora un poco, trattenne il respiro e si lasciò cadere giù.
Pensò ad appetitosi avanzi di frutta marcia, a soffici gomitoli di polvere e lanugine, a invitanti macchie di muffa verdastra sotto al gocciolante lavabo.
Poi non pensò più a nulla.
Un forte sobbalzo lo fece destare dal torpore in cui era scivolato; si guardò attorno: era finito su un enorme mucchio di immondizie, dentro ad un camion della spazzatura.
Rincuorato si mise a frugare tra tutte quelle meraviglie; la fame passò in fretta; la cucina di quella profumatissima casa era, oramai, un lontano ricordo.
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Ciao Furioz! Mi piace riuscire a vedere da altri punti di vista!
grazie.. anche da parte dello scarafaggio, allora…
Molto molto carino. Lo è particolarmente anche questo scarafaggio che zampetta in giro per le case. Fortunatissimo a non incontrare me 🙂
grazie Cristiana.. tanti anni fa ho vissuto due mesi in un appartamento a Samarcanda pieno di scarafaggi.. non ne ho mai schiacciato uno.. (mi facevano compagnia)
Siccome mi pare che tu sia un appassionato di questo genere di amichetti, vedi se riesci a recuperare “Creepshow” del 1982. Episodio 5 “They’re creeping up on you!”. Secondo me, è da guardare.
Davvero un bel racconto sui punti di vista, complimenti.
grazie per il commento.. la storia è quasi tutta reale, l’ho letta qualche anno fa all’asilo di mio nipotino.. i bambini non volevano che lo scarafaggio finisse male…
Sei riuscito a tenere alta la mia curiosità sulla storia di uno scarafaggio! Bravo.
Grazie.. comunque la storia è reale, a parte il finale..