Lo sguardo che protegge la città

I quartieri spagniuoli di Napoli sono un guazzabuglio di colori, carte gettate per terra e scritte sconce sulle pareti scrostate nel momento in cui un affermato attore della Hollywood dei giorni nostri sta girando una scena al cardiopalma in sella ad un bolide a due ruote, appositamente messo a punto per schizzare come una scheggia impazzita tra i vicul’e ‘sta città, incurante di limiti e divieti messi momentaneamente da parte per l’occasione.

L’amministrazione comunale, la provincia e tutto il cucuzzaro sono già stati allertati, i permessi sono stati rilasciati ed ognuno in città è al corrente dell’evento che porterà lustro e fama in tutto il globo e placherà per qualche tempo la legittima sete di gloria della comunità che, assorbendo dal vulcano in perenne dormiveglia la bizzosa energia che mantiene puppiettante le loro esistenze, vive da sempre alle falde del Vesuvio.

O’ Presidente De Luca, per l’occasione, s’è fatto sistemare la giacchetta con le toppe ai gomiti e i pantaloni coi risvoltini alle caviglie, è cchiù bellill’ e Don Raffae’ al maxi processo cantato da Fabrizio De André.

Ognuno è stato messo a parte di tutto quello che c’è da sapere, gli stretti vicoli dalla pavimentazione sconnessa devono essere liberi da veicoli e pedoni all’ora in cui il sole sorge dietro le case e i riflessi sui vetri delle finestre illuminano di luce naturale i santini e le madonnine che, dall’alto delle loro minuscole esedre, vegliano sulla cittadinanza come immobili supereroi dall’animo tormentato.

Solo Gennariello o’ pizzottaro non sa nulla di ciò che sta per succedere.

Gennariello è tornato a casa a notte fonda qualche ora prima, le cuffie a volume altissimo affondate nelle orecchie ed un cantante neomelodico nei timpani che gridava tutta la sua straziante disperazione per una guagliuncella scostumata che gli ha robbato l’ammore; occhi chiusi e la capa piena e’ penzieri, ha appena fatto ritorno da una competizione internazionale tenutasi a Sidney che ha decretato chi fosse il migliore pizzaiolo della terra. Purtroppo il vincitore non è stato il nostro Gennariello, ma si è comunque piazzato in una buona posizione, e lui è già contento accussi.

Gennariello s’ sceta presto, si prepara na tazzuriella e cafe’, si veste, esce di casa ed apre il portone che dà in strada esattamente nel momento in cui, ad una ventina di metri da dove si trova ora, il rombo della motocicletta dell’attore hollywoodiano si fa sempre più prepotente mentre le ruote lasciano a terra i segni di frenate controllate a fatica. Niente stuntman per il nostro eroe.

Gennariello lo riconosce immediatamente, anche da distante, la chioma fluente e quella barba dal taglio così insolito; quell’interpretazione all’interno di mondi creati dal computer in cui tutto sembra reale e niente lo è, fatta di proiettili schivati come pulviscolo rimarrà per sempre la sua preferita.

Ma il nostro non si aspetta di vedere sfrecciare qualcuno ad una tale velocità in t’o rione che è casa sua. Quindi, nel momento in cui l’attore gli passa davanti alla faccia ‘n coppa a’ sella della motocicletta, un Gennariello spaventato e stizzito appoggia le mani ad imbuto sulla bocca e, con tutto il fiato che ha nei polmoni, grida:

«Chianu, Reeves!»

Avete messo Mi Piace11 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Mi sono permessa di farlo leggere anche a Marco, sicura che da napoletano avrebbe apprezzato. E infatti così è stato!
    Sono stata nei quartieri spagnoli l’estate scorsa e leggerti è stato come tornare lì, tra le vie strettissime con i panni stesi fuori, i profumi di pizzerie e cibi vari provenienti dalle case e l’inconfondibile parlato.
    Ho davvero riso con questo tuo racconto, soprattutto nel finale. 😹

    1. Sono contento ti sia piaciuto! E hai fatto bene a farlo vedere a Marco, quando uno scrive in una lingua che non è sua poi si deve accollare anche i rischi che chi quella lingua la parla poi lo legga! Salutamelo, e grazie.

  2. “Napule é na carta sporca e nisciuno se ne importa…” cantava il grande Pino Daniele. L’ incipit di questo tuo racconto mi ha fatto ripensare a uno dei cantanti napoletani che ho amato di piú. E, stimolata da alcune parole del testo, sono andata a rivedermi su You Tube, Alessandro Siani ospite, qualche anno fa, di Daria Bignardi a “Le invasioni barbariche” e ho riso tanto, di nuovo.
    Anche il tuo racconto mi é piaciuto. O giuro, Roberto, a da muri’ mammà.
    É importante che i dialetti o, come in questo caso, le nostre lngue regionali, vengano valorizzate. E mi piace sempre la tua ironia; credo sia questo uno dei generi di scrittura che ti sono piú congeniali. Ma forse già lo sai, che t’o dico a fa’?

  3. Caro Roberto, posso dirti che hai affrontato bene la difficoltà nel trascrivere la lingua napoletana, perché sì, il napoletano è una lingua, piaccia o no. Essa appare difficile agli stessi campani, tra l’altro, ed è proprio per questo motivo che io, ad esempio, non mi azzardo ad adoperarla in qualche pezzo da pubblicare qui (qualche volta però farò ‘a pazzìa). Ora, tornando al testo da te pubblicato, essendo io un purista profondamente legato a quel napoletano usato nei brani nati dell’epoca d’oro della canzone napoletana (Reginella, O’ sole mio, Funiculì funiculà ecc.) ho apprezzato soprattutto l’utilizzo di una lingua semplice, non ”storpiata”. Ho notato solo alcuni errorucci, ma te li abbono ahahah, capisc a ‘mme.

  4. Ma che bella questa piccola meraviglia, come un bel raggio di sole dalle nuvole grigie, a farci divertire e dirci che si, anche la peggiore delle giornate può diventare migliore. Grazie per avermi regalato il sorriso di cui avevo bisogno, proprio quello, proprio oggi.

  5. Oggi proprio non mi andava. Non volevo sedermi al computer nel pomeriggio, aprire quella email, fare quella parte di lavoro. Una mattinata passata in conference call, poi una discussione con la gen X,Y,Z o come caspita si chiami quello strato oscuro di umanità che oggi è adolescente. Proprio “oggi non girava”. Decisamente troppo per il mio fegato. Ed ecco, l’imperfetto ci vuole perché il tuo racconto mi ha fatto tanto divertire che mi è tornata la voglia di vivere! 🙂
    Il gioco di parole finale attorno al quale hai costruito il racconto è solo un pretesto, perché come sempre il bello sta nelle descrizioni e nella caratterizzazione dei personaggi. Bravo.

    1. Oh, tutto quello che mi dici è quanto di meglio uno possa sperare di sentirsi dire quando si diverte a fare quello che faccio io. Ma credo che questo tu lo sappia già. Grazie Giancarlo, mi hai fatto proprio felice.

  6. Il finale mi ha fatta morire e tu, da buon ligure che sei, mi sei risultato assolutamente credibile nel tuo uso del dialetto. Anzi, non ci sarà in Open un napoletano ‘vero’ che esprima il suo parere in merito? Lancio la sfida. Bravissimo Roberto, come sempre.