
Lo Skaz, detto anche: monologo gergale
Qualcuno dovrà pur dirlo: lasciarsi andare ad uno skaz ogni tanto ci può stare. Se questa affermazione vi lascia stupiti, allora forse non ci siamo intesi. Lo skaz non è un diverbio con il collega che tenta di rifilarvi una pratica di sua competenza; e neanche una discussione accesa con l’amico che vuole sistematicamente imporsi sul ristorante in cui prenotare. No, lo skaz è tutt’altro! È quello che David Lodge descrive con queste parole:
«…un genere di narrazione in prima persona che ha la caratteristica della parola parlata piuttosto che scritta […] L’autore o l’autrice fa uso di lessico e sintassi caratteristici del linguaggio colloquiale e dà l’impressione di riferire la storia con spontaneità, piuttosto che di offrire un elegante resoconto scritto, elaborato con cura. Più che leggere, ascoltiamo.»(1)
Le origini dello skaz
Si tratta di una tecnica narrativa che affonda le proprie radici nella madre Russia, terra da cui deriva il termine, che ha peraltro conservato le proprie radici linguistiche a causa della scivolosità nella traduzione.
Nello skaz, la narrazione cede il passo al linguaggio, e l’abilità dello scrittore consiste nel riuscire a farsi da parte mettendo in risalto la fedeltà del discorso, della testimonianza, dell’espressione orale. Il tutto (apparentemente) sacrificando se stesso, la propria mediazione narrativa, le tinte delle descrizioni, il proprio punto di vista. Non è un caso che un elemento essenziale dello skaz sia la narrazione in prima persona e lo scrittore si trasforma in un trascrittore, un dattilografo al servizio di chi racconta, rispettandone il linguaggio, le pause, le ripetizioni e talvolta anche gli errori grammaticali e sintattici (anacoluti).
Lo Skaz del Giovane Holden
Un esempio emblematico può essere riscontrato ne Il giovane Holden di J.D. Salinger(2):
Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Primo, quella roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio d’infarti per uno se dicessi qualcosa sul loro conto. Sono tremendamente suscettibili su queste cose. Soprattutto mio padre. Carini e tutto quanto – chi lo nega – ma anche maledettamente suscettibili. D’altronde non ho nessuna voglia di mettermi a raccontare tutta la mia dannata autobiografia e compagnia bella.
DIGRESSIONE: piccola curiosità su Il giovane Holden: la copertina della versione originale è completamente bianca, per scelta dell’autore che desiderava che il libro venisse scelto solo per il suo contenuto. La versione italiana pubblicata da Einaudi ha rispettato questa scelta e non riporta neanche la trama né la biografia dell’autore:
Generalmente il protagonista di uno skaz è un membro marginale della società (un ragazzo ribelle, un disadattato, un teppista, un anziano in collera con il mondo) oppure un membro di una sottocultura (ad esempio un rastafari, un metallaro, un tifoso, un venditore, un militante, ecc…).
Il monologo gergale di Arancia meccanica
Altra caratteristica essenziale dello skaz, che ben si concilia con il linguaggio parlato, è la presenza di espressioni gergali (es. fumava da restarci secco!).
CURIOSITÀ: il gergo può essere anche inventato di sana pianta come nel caso di Un’arancia a orologeria di Anthony Burgess, il romanzo che ha ispirato Arancia meccanica, la nota pellicola di Kubrick. Eccovi uno stralcio:
Fu sotto la Centrale elettrica municipale che incontrammo Billyboy e i suoi cinque soma. Dovete sapere, fratelli, che in quei giorni le squadre erano quasi tutte di quattro o cinque ragazzi e si chiamavano tutte auto-squadre perchè quattro era un numero comodo per un’automobile, e sei era il numero minimo per la ganga.
A volte le ganghe si univano come per fare un migno esercito per le grandi battaglie notturne, ma in genere era meglio andare in giro in numero ridotto. […]
Perchè quello sarebbe stato vero, quello sarebbe stato forte, quello voleva dire la lisca, lo sgarzo, la cricca non soltanto pughi e stivali
L’esempio di Trainspotting
Altro elemento comune a diversi skaz è la tendenza di rivolgersi direttamente al lettore (che potrebbe essere un ascoltatore o un interlocutore passivo) . Citiamo ad esempio un celebre passaggio di Trainspotting di Irvin Welsh:
Scegli noi. Scegli la vita. Scegli il mutuo da pagare, la lavatrice, la macchina; scegli di startene seduto su un divano a guardare i giochini alla televisione, a distruggerti il cervello e l’anima, a riempirti la pancia di porcherie che ti avvelenano. Scegli di marcire in un ospizio, cacandoti e pisciandoti sotto, cazzo, per la gioia di quegli stronzi egoisti e fottuti che hai messo al mondo. Scegli la vita.
CURIOSITÀ: questo monologo, nella sua trasposizione cinematografica, diventa:
Ora che sapete qualcosa in più sullo skaz, perchè non esercitarsi? Scrivetene uno tutto vostro. Potete scomodare la vostra fantasia oppure farvi raccontare una storia da qualche vecchio saggio di paese e registrare la conversazione. I LibriCK con il TAG “skaz” saranno automaticamente aggiunti qui in basso e faranno parte di questo articolo in modo permanente. Potrete finalmente vantarvi di uno skaz senza passare per persone particolarmente rissose.
Articolo a cura di: Tiziano Pitisci
Liberamente ispirato a “Ricettario di scrittura creativa”, S.Brugnolo e G.Mozzi, Zanichelli 2014, p.48
(1) D. Lodge, L’arte della narrativa,
(2) J.D. Salinger, Il giovane Holden, traduzione di A. Motti, Einaudi 1980, p.3
[…] Quel termine skaz intriga, qualche ricerca, trovo una messa a punto di Nicoletta Marcialis sul perché il termine “skaz” sia intraducibile e sulla varietà russa del termine. Ma si può anche leggere a suon di musica Lo Skaz, detto anche: monologo gergale. […]
Ottimo articolo, interessante ed esaustivo. Lo definirei dignitoso.
Grazie per averci fatto conoscere il nome e le caratteristiche di una tecnica narrativa, che magari intuivo ma che non ho mai capito fino in fondo.
Un’altra freccia al nostro arco da autori.
Mi ci metterò sicuramente alla prova
Sul dignitoso mi sono commosso! 🙂 Grazie Ale per aver apprezzato la lettura, spero possa fungere da stimolo…a presto!
Apparentemente una “mission impossible”, ma siccome mi piacciono le sfide prima o poi ci proverò. Ci ho messo un anno per decidere di scrivere l’ucronia. Interessante l’articolo, ho imparato qualcosa (delle molte) che non sapevo.
“ma siccome” si dice? Ah, mettiamocelo dentro lo “skaz” visto che gli errori grammaticali e sintattici ci stanno! 😀
Ciao Micol, grazie per aver apprezzato l’articolo e si, uno skaz urban fantasy sarebbe un bell’esperimento 🙂