Lo sparo

L’uomo era sprofondato su uno sgabello occupandolo totalmente col suo grosso sedere. Aveva uno sguardo guardingo che si spostava puntando ora a destra ora a sinistra. Quando realizzò la situazione spalancò gli occhi e le sue labbra tremarono. Provò a sollevarsi ma intuì di non poterlo fare. Disse qualche parola ma io ero tranquillo nella quiete della mia asettica dimora e mi parve che la questione non mi riguardasse affatto.

Un rumore metallico mi risvegliò dal torpore. Tutto intorno a me parve ruotare e mi ritrovai catapultato in un ambiente sconosciuto. Passò qualche secondo prima che mi riprendessi dal disorientamento. Ero in un lungo corridoio, anzi sembrava un tunnel. Un tunnel buio che terminava in un bagliore sfocato. Saggiai l’ambiente. Potevo sfiorare le fredde pareti alla mia destra e alla mia sinistra. Percepivo il soffitto opprimente che mi pressava sul pavimento. Non avevo modo di spostarmi, potevo solo andare avanti. Anche un solo passo indietro mi era precluso.

Fu un attimo ! Sentii un colpo secco alle spalle. Ci fu un boato. Le pareti attorno a me divennero incandescenti e fui sospinto lungo il tunnel. Una fuliggine nera mi avvolse totalmente e percepii il fetore di carbone e di zolfo. Le pareti scure scorsero rapide ai miei fianchi. Attraversai il tunnel in una frazione di secondo. Emersi nel vuoto a tutta velocità e fui investito da una luce accecante.

L’uomo sullo sgabello mi vide e capì. L’espressione del suo viso divenne quella di un merluzzo smarrito e io mi piantai nel suo corpo molliccio.

Mi feci strada a fatica. Lacerai membra e frantumai ossa. Vene e capillari scoppiarono al mio passaggio. Mi arrestai in una melma di carne bruciata. Udii un lamento. Pulsazioni sempre più blande. Fremiti e tremore. Poi, in un attimo, fu tutto rosso attorno a me. Gli spasmi ebbero termine e ci fu un gran silenzio.

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