
Lo Strano Caso di Fosca
«Pronto Polizia?»,
«Buonasera, mi chiamo Fosca Borgese. Qualcuno si è introdotto in casa mia» il tono è di una persona spaventata «venite subito, potrebbe essere ancora qui».
«Si calmi signora. E’ stata aggredita?»
«No. Le ripeto. Qualcuno è entrato in casa in mia assenza. Mandate una pattuglia, vi prego! Abito in Via Delle Grazie, 31».
Anche se non si tratta di un omicidio o di un’aggressione, il commissario Giordano Biasi decide di recarsi personalmente a verificare. Una volta entrato nell’abitazione inizia a prendere nota dei particolari che hanno indotto Fosca a chiedere insistentemente aiuto.
«Mi dica. Cosa ha notato di strano?»
«Una volta entrata in casa ho trovato il giradischi in funzione, con sul piatto il mio vinile preferito. Quello del Banco. Poi un mozzicone di sigaretta ancora acceso, con tracce di rossetto. E l’armadio aperto, con i vestiti buttati sul letto alla rinfusa».
Il commissario nota alcune tracce di sangue e ne fa prelevare alcuni campioni.
«Ha ricevuto minacce o telefonate anonime?»
«No. Assolutamente no».
Fosca Borgese lavora come segretaria presso un importante studio notarile. E’ particolarmente apprezzata per la sua bellezza ed eleganza, oltre che per la sua abilità nel gestire le pratiche dello studio. Sa di essere una bella donna, con i suoi capelli corvini, lisci e lucidi e gli occhi neri e profondi, ma non ha interesse per nessuno. Se non per il suo collega Raffaele, dal quale non è ricambiata.
Il commissario Biasi fa un giro dell’appartamento per verificare che tutto sia a posto.
«Sembra tutto in ordine, signora, può stare tranquilla. Non c’è nessuno. Chi è entrato qui, è già andato via. Se dovesse notare qualche altro particolare, mi chiami».
Biasi segna il suo numero di telefono su una pagina del taccuino, la strappa e la porge alla donna.
«La ringrazio, commissario».
Passano alcuni giorni, poi il telefono del commissario Giordano squilla.
«Commissario, la prego, è accaduto di nuovo. Il giradischi. Il Banco. L’armadio. Il mozzicone di sigaretta». Fosca è agitata «stia calma, arrivo subito» risponde il Biasi che, con una pattuglia, si reca immediatamente presso l’appartamento di Via Delle Grazie. Entra e vede davanti a sé una donna bionda, dagli occhi azzurri. Riconosce il volto di Fosca Borgese.
«Signora? E’ lei?» domanda.
«Sì, sono io. Ma stavolta è finita. Nessuno entrerà più nel mio appartamento. Rivolge lo sguardo verso il letto. Le lenzuola coprono la sagoma di quello che sembra essere un corpo di donna». Biasi, con un po’ di esitazione e di timore per ciò che immagina di vedere, sposta rapidamente il lenzuolo. Sul letto un manichino, con una parrucca dai capelli corvini e gli occhi neri, freddi e spalancati a fissare il soffitto. Sul volto alcune gocce di sangue.
«Adesso non potrà più soffrire» esclama Fosca mentre alza le maniche della camicia, rivelando al commissario alcune ferite sui polsi.
«Ma perché tutto questo?» domanda Biasi. La donna, con tono triste risponde a fatica «si introduceva in casa mia, senza il mio permesso. La guardi, anonima, priva di fascino. Ora mi guardi, non sono forse più degna di essere notata? E’ per colpa sua che Raffaele non mi ha mai considerata. Ma ora cambierà tutto. Mi sono liberata di lei».
«Ma chi è Raffaele?» domanda il commissario.
«E’ un mio collega dello studio. Per colpa sua» indica il manichino rigido e tetro sul letto «non mi ha mai neppure guardata. Ma ora è finita».
Biasi guarda la donna e si allontana «signora Borgese, le consiglio di farsi aiutare. E si liberi di quella cosa orrenda che ha sul letto. E non si faccia più del male» indicando le ferite sui polsi «lo dico per il suo bene».
Fosca annuisce e accompagna il commissario all’uscita. L’auto si allontana mentre la donna continua a guardare fuori dalla finestra.
Poi si avvicina al letto. Si siede, sposta il manichino mentre si toglie la parrucca bionda e le lenti a contatto azzurre. Accende una sigaretta. Prende il telefono e compone un numero.
«Pronto? Raffaele? Scusa l’ora, ma ho bisogno di vederti per alcune pratiche urgenti che non possono attendere. Domani deve essere tutto pronto. Mi ha appena chiamato il notaio in persona. Se mi puoi fare la cortesia di venire fin qui, vediamo di fare alla svelta».
Poi chiude la conversazione, si reca in cucina e apre un cassetto.
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Ciao Rossano, trama davvero ben congegnata, complimenti. Scorrevole e ad effetto. Ci si potrebbe domandare: ma perché inseguiamo sempre quello che non abbiamo? Perché inseguiamo il desiderio fino ad alimentarlo, fino ad ingigantirlo e rimanerne schiacciati? Perché non rassegnarsi anziché impazzire?
Mi chiedo se un mondo senza maschere, entro un certo limite, sarebbe davvero migliore. La verità a tutti i costi è sana? Le pulsioni di alcuni avrebbero la meglio sulla morale lasciando spazio all’anarchia più completa. Come sempre il tuo racconto pone molte domande
“E si liberi di quella cosa orrenda che ha sul letto. E non si faccia più del male»”
A volte può essere molto difficile
Sì, ti dico: sì. Hai ricreato proprio quella certa atmosfera degli “sceneggiati” anni ’70. Almeno, per la mia modesta opinione.
Lo spunto “malato” è originale e invoglia a proseguire. Il cassetto aperto promette bene e tutti, mi sembra, chiedono un seguito a gran voce.
Ottima prova… a presto.
Un racconto ben scritto, il cui tema ho interpretato come un dualismo dato da circostanze sconosciute, come a dire che ci sono sempre due direzioni uguali e contrapposte, in qualsiasi situazione della vita. L’essere invasi da sconosciuti-negativi nel proprio spazio intimo e personale si contrappone ad una confessione altrettanto intima a un altro sconosciuto-positivo. Non devo consigliare nessuna linea narrativa a nessuno, se non a me stesso, dico solo che se fossi stato Philip Roth e mi avrebbero commissionato un seguito per questo racconto, sicuramente l’avrei basato su una storia melo tra la vittima e il commissario.
Ti ringrazio come sempre della lettura e del tempo dedicato al racconto. Prendendo spunto dal tuo ultimo consiglio su un possibile seguito, una storia fra vittima e commissario la immaginerei (proprio in funzione delle atmosfere tipiche degli anni 70-80) comunque malata. E con un risvolto ancor più malato della storia stessa fra i due.
Se sei così perseverante e con tutte queste buone idee, mi toccherà chiederti di scrivere una serie insieme, prima o dopo! 🍻🏴☠️
Sarà un vero piacere!
Molto molto interessante, contortamente psicologico
Grazie. Volevo provare a ricreare (senza ovviamente accostarmi minimamente, per carità) le atmosfere dei thriller anche un po’ morbosi degli anni 70-80, adattandole ai tempi di un racconto breve. Il fatto che tu abbia trovato il racconto “contortamente psicologico” è un buon segnale. Grazie ancora