
Lo sviluppo del ragionamento
Serie: Dovrei parlare io
- Episodio 1: Il fatto
- Episodio 2: Il ragionamento
- Episodio 3: Lo sviluppo del ragionamento
- Episodio 4: Gli effetti del ragionamento
- Episodio 5: I frutti dell’impegno
STAGIONE 1
« Io sono bravo a lavorare con le mani e sono una persona molto curiosa » disse Lucio « ed è incredibile di come la curiosità, la fantasia, il lavoro manuale, il mantenimento di una casa e l’adattamento a tutto questo con il tempo mi hanno fatto proprio dimenticare i sogni per cui vivevo, e li hanno rimpiazzati molto bene con altri che non mi appartengono per niente. »
« Però questo l’ho detto prima io » disse Roberto.
In un momento Lucio si sentì una persona diversa e migliore, anche se non riusciva davvero a capacitarsi di quella dimenticanza; perciò rimase piuttosto assorto.
« Voglio farti riflettere su un concetto importante » proseguì Roberto. « Tu sai precisamente cos’è la balbuzie, vero? »
« Si, ovviamente. È il blocco mentale prima di quello fisico. »
« Perfetto. Ma se dovessi spiegarlo a una persona che non balbetta, cosa gli diresti? »
Lucio cercò di scegliere le parole con cura prima di parlare.
«Ti è mai successo di imbatterti in un discorso o in un libro motivazionale che, sebbene prendano in considerazione tanti aspetti della vita quotidiana, da quello economico a quello sentimentale, da quello emotivo a quello familiare, in ogni caso si somigliano tutti per lo stesso messaggio che cercano di trasmettere? »
« Si, mi è successo. E cosa vorrebbero trasmettere? »
« In linea generale, affermano che con il giusto autoconvincimento e una buona meditazione saremo in grado di circondarci di quella positività e buone intenzioni che ci permetteranno, grazie anche alle azioni che ne conseguono, di essere ciò che vogliamo e di attirare a noi qualsiasi cosa. »
« D’accordo » disse Roberto.
« Perfetto. E se vogliamo accettare questa filosofia, allora dobbiamo farlo per forza anche con il suo lato negativo e quindi la balbuzie è soltanto una delle tante manifestazioni fisiche che lo consolida. Più semplicemente, io sono convinto di balbettare e quindi lo farò. »
« Adesso è più chiaro » disse Roberto.
« Ovviamente, non si riduce tutto a questo » continuò Lucio. « In base agli studi fatti negli anni, la balbuzie si dice che derivi da traumi infantili, situazioni disagiate e forse altri fattori che non conosciamo. Alcuni affermano che si tratti addirittura di un fattore genetico. Ora, un bambino non può comprendere le conseguenze sociali che provoca la balbuzie, ne i giudizi verbali e comportamentali delle persone, così come gli scherni e l’imbarazzo che ne conseguono. Perlomeno non come un ragazzo o un donna. Per questo un metodo più materiale otterrà sicuramente dei risultati migliori in tenera età, e di conseguenza si deduce che il fattore spirituale gioca quindi un ruolo fondamentale nella guarigione di un adulto. »
« E allora se sei tu a causarti il blocco, prima di parlare a che cosa pensi? »
Lucio dilatò gli occhi.
« Penso che mi verrà un blocco di venti lettere prima di quella che lo causerà, e mentre sto esponendo un concetto con una frase ho già in mente le altre cinque che dovrò dire, naturalmente con tutti i loro blocchi già consapevoli sin dalla prima, che mi provocheranno altri blocchi dovuti anche, tra l’altro, alla reazione impercettibile di chi ho davanti, e poi ho anche pensato nel frattempo agli stratagemmi per aggirare questi blocchi e ai sotterfugi per non farli notare » disse Lucio concentrato, mentre con le mani sembrava che reggesse un pallone davanti al suo petto.
I due ragazzi risero rumorosamente nei vicoli silenziosi. Qualcuno accese la lampadina di una camera della sua casa. La luce filtro piano dalle persiane di legno.
« Non ho proprio niente da invidiare al glottoteta più bravo » disse ancora Lucio con allegria.
Ma Roberto invece fece una faccia seria. Smise di camminare, si girò per guardare Lucio negli occhi e poi gli parlò.
« In realtà, volevo che tu dicessi proprio questo e voglio farti ragionare sulle tue parole. »
« Dimmi. »
« In un dialogo di ogni genere una persona con un difetto di pronuncia rimarrà quasi sempre zitta e di conseguenza imparerà ad ascoltare meglio di chiunque altro. Inoltre, diventerà sicuramente un conoscitore esperto della fisiognomica perché col tempo gli verrà l’abitudine di osservare ogni espressione facciale fino a capire con facilità il suo significato corretto. »
« È vero » ammise Lucio.
« E non ti sei accorto, mentre la tua voce rimane in silenzio, di quanto invece siano profondi e umani i pensieri che fanno così tanto rumore nella tua testa? Non hai notato, stando zitto e avendo l’abitudine di osservare accuratamente ogni dettaglio, di quanto siano meticolose e importanti le riflessioni che fai su di loro? »
« Ho notato tutto questo ma, sinceramente, la verità è che confidandomi ho l’impressione di compiacermi davanti agli altri, anche se il mio proposito è solo quello di esprimere un concetto che io ritengo alternativo. Spesso le persone si sentono criticate se vengono chiamate in causa senza essere spalleggiate. E poi, è vero che i miei pensieri sono contorti e quindi è molto probabile che siano anche ridondanti. »
Oltre alle loro voci, nella notte tranquilla si sentiva soltanto il rumore delle loro scarpe che camminavano sulle strade antiche, anche se, con più attenzione, si potevano percepire anche gli echi dei sibili degli animali che abitavano sulle montagne intorno.
« Scusami » ricominciò Lucio. « Posso chiederti cosa ti fa pensare che io abbia la capacità di architettare dei pensieri così importanti? »
« Perché io e te abbiamo avuto lo stesso problema e quindi anche lo stesso tipo di conseguenze. »
« Non siamo tutti uguali. »
« Ascoltami bene » cominciò Roberto. « Un pensiero diverso, così come un’azione, che sia adeguato o inopportuno alla situazione, porta sempre a un cambiamento e la storia ci dimostra che il mondo per evolversi ne ha un bisogno impellente. Naturalmente, non posso sapere se tu con i tuoi pensieri saresti in grado di scoprire una legge scientifica oppure non sapresti proprio che fartene. Anche se mi sembra di conoscerti da sempre, io non lo so chi sei perché ti conosco da un’ora, né posso sapere quanto tu sia intelligente, sensibile o stupido. Ma sicuramente so che esistono balbuzienti intelligenti o stupidi, buoni o cattivi; così come se ne additano in mezzo a quelli che soffrono di un’altra anomalia o tra la gente che non ha proprio nessuna disfunzione per cui assillarsi. Ci sono migliaia di persone senza nessun disturbo e con una mente geniale, un cuore molto grande e una comprensione smisurata per il prossimo. Il mondo sa essere piuttosto pittoresco e non volevo iniziare per niente una competizione di intelligenza » disse Roberto.
« Certo, lo capisco. Ma se tu dovessi esporre a un pubblico questo concetto, così come hai fatto adesso con me, probabilmente potresti essere frainteso: attribuendolo per esempio a te stesso, rischieresti di sembrare altezzoso » rispose Lucio.
«Difatti quello che intendevo dire veramente è che puoi usare i tuoi pensieri diversi anche per dare più qualità ai piccoli gesti quotidiani che pratichi o per consolare qualcuno con parole più giuste che producano dei consigli alternativi; ma anche per regalare più umanità con le parole, oltre che con lo sguardo e le intenzioni. Oppure » concluse Roberto « potresti usarli anche per inventare una nuova formula matematica. »
Lucio adesso ascoltava con attenzione soltanto la voce di Roberto, teneva le mani sui fianchi e aveva smesso di muoversi, mentre con la testa inclinata guardava per terra e vicino alle sue scarpe.
« Una persona con dei problemi sociali è inevitabile che abbia un approccio differente ai processi mentali rispetto a quello comune, comunque ricolmo anche lui di tante sfumature tutte personali, e volevo dirti che spetta al tuo buon senso regalare questa diversità alla gente o, in caso contrario, farla rimanere inutile al mondo se non a te stessa. Non hai deciso tu di essere come sei, quindi non hai nessun merito per cui vantarti e nessuna colpa per cui biasimarti. »
Lucio continuava a rimanere fermo. Sapeva che quelle parole erano importanti e lo avrebbero portato a sviluppare dei ragionamenti considerevoli, ma adesso era stanco e senza farlo apposta aveva appena cominciato a concepire con disordine situazioni e oggetti illogici che lo distraevano in continuazione e che non rientravano per niente nel contesto della discussione: un bambino che piangeva, una lavatrice che centrifugava i panni, qualcuno che pedalava in un viale di cipressi. E non riusciva proprio a smettere di farlo, nemmeno quando decise con prepotenza di scegliere lui a cosa pensare. Si sentiva confuso perché voleva ascoltare e pensare insieme e aveva l’impressione che una delle due azioni disturbasse l’altra, e che riflettere su quale avesse la priorità in realtà accrescesse soltanto il suo disordine mentale. Sentiva che avrebbe potuto fare più ordine nella sua testa, ma non riusciva a capire come. Si girò in tutte le direzioni per vedere se c’era qualcosa che lo disturbasse, ma l’aria era ferma e anche la vita nei vicoli.
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Eh, la peppa, mi ha colpito… e affondato
Grazie mille davvero…
Ci sono delle considerazioni molto interessanti in questo racconto. Mi sono ritrovato circa le persone che restano maggiormente in silenzio, quale che ne sia poi la ragione, caratteristica che ne accresce la capacità di osservare. Molto stimolante questa serie.
Grazie mille Roberto. Per quanto mi riguarda uno degli scopi della scrittura è quello di fare del bene agli altri. Perciò quando qualcuno si ritrova in qualche modo nelle mie parole sento veramente una grande gratificazione, soprattutto perché è il mio primo scritto edito. Grazie ancora