L’odore della carta non si scannerizza (retrò)

In tutte le foto che ho, comprese quelle in cui ho un anno, sono circondata da libri. Nella casa in cui sono nata, le pareti del salotto erano interamente ricoperte di libri. Il loro odore impregnava l’intera stanza.

Mia mamma mi raccontava che una volta, quando avevo circa due anni, mi aveva trovato a mangiare un libro. Oddio, mangiare non è proprio la definizione esatta, non avevo denti.

Questa la scena, così come mi è stata raccontata: mia madre si gira, mi vede e urla un materno “Marta, no!”. Mio papà, vittima dell’ansia da prima figlia, corre in salotto, vede lo spettacolo e si blocca.

Guarda me. Mia mamma. Ancora me.

Io guardo lui e faccio un sorriso beato, in mano un libro liquido.

Immagino la scena tipo fumetto di Goscinny e Uderzo, con mio padre che si straccia le vesti e si strappa i capelli. Ovviamente non è riuscito a dirmi niente di più di un: “Non si fa, dai il libro a papà”.

E cosa ho fatto io, deliziosa bambina di due anni? Quello che avrebbe fatto un gatto.

Gli ho porto tutta contenta il cardellin… ehm il libro, soddisfatta del mio lavoro.

Sorriso tirato di mio padre, accompagnato da lacrime di sangue che gli scorrono sul viso. Fine. Dissolvenza in nero.

Nella seconda casa in cui ho abitato, i libri erano stati relegati nello studio di mio papà (l’esperienza insegna). Ultimo piano del castello. Per arrivare dovevo salire una scala stretta e buia. A guardia dell’ingresso, due quadri che ancora oggi mi creano un certo disagio.

E cavolo! – pensavo – Va bene tutto, ma avevo due anni, sant’ Iddio! Che diffidenza!

Ad ogni modo, nel bunker di carta mio padre faceva puzzle. Puzzle di tipo 2500 pezzi che avevano la dimensione di un chicco di sale. Mai capito come la cosa lo rilassasse.

In quello studio piccolo e stretto, l’odore della carta era inebriante… ve lo ricordate, voi, l’odore della carta?! Non quella di ora, quella dei vecchi libri. Un po’ ingiallita, più spessa. L’odore dell’inchiostro letteralmente impresso nella e non sulla carta. Io sì.

Mi ricordo un libretto di mia mamma, di quando aveva tipo vent’anni (lei), di Lyala. Si leggeva a fatica. Lo tengo ancora in libreria. Le pagine sono spesse. La copertina, che avrebbe voluto essere un rosa antico, a tutt’oggi sembra solo un rosa invecchiato. Male.

Credo che il carattere usato per scrivere quel libro nemmeno esista più. O forse sì. Riproposizione vintage di un passato vivissimo. Con le “p” spostate, le “e” inchiostrate male… che meraviglia.

Ricordo libri che risalivano al pleistocene della letteratura, le cui pagine, al contrario, sembravano carta velina, con una stampa minuscola, quasi illeggibile, ma precisissima. Con accanto appunti scritti in una calligrafia perfetta, di altri tempi, la calligrafia altrettanto precisa di mia nonna. Non andava né sopra né sotto, dritta come un fuso.

Mia nonna scriveva dritto anche quando ha compiuto 101 anni.

Io ne ho quarantanove e per andare dritto probabilmente mi dovrei fare di valium.

Libri di storia, filosofia, libri che allora erano considerati “spinti” e adesso fanno ridere i polli, come si dice a Firenze. Ricordo un libro di vignette spinte di cui mi facevano ridere i disegni… a sette anni tre uomini e una donna che esclamano: “Toh, guarda, tuo marito!” non lo capivo.

Un ragazzino di oggi ci chiederebbe quando arriva la parte spinta. Questione di punti di vista.

Nella terza casa, raggiungere lo studio era ancora più difficile. Mio papà aveva posto una barriera psicologica fra noi e lo studio. Sì, lui era la versione goliardica del Dottor Xavier.

Si trovava in fondo alla casa, alla fine di uno stretto corridoio. All’inizio del corridoio, sulla sinistra, c’era la stanza degli armadi (ho sempre odiato i vecchi armadi, sapevano di mostri in agguato). La porta era abbastanza socchiusa da far intravedere i mostri, ma non abbastanza da mostrarti la loro natura lignea.

Ok, qui lo dico e qui lo nego. Il pezzo di corridoio davanti alla porta lo saltavo!

Davanti all’ingresso dello studio… ecco di nuovo le due donne che si fissavano da un lato all’altro.

Una era più grande, con una faccia arcigna che ho rivisto in poche persone. L’altra sembrava una ragazzina dallo sguardo infinitamente triste. Nella mia mente, una era la matrigna, l’altra la povera figliastra. Abbassavo lo sguardo e superavo quell’ultimo ostacolo. A volte saltando pure quello.

Ed eccomi nuovamente nel magico mondo dei libri! Odore di carta! C’è chi si dà alle droghe e si brucia il cervello, chi ama i libri e lo espande a dismisura… e paga pure meno. Di nuovo, questione di punti di vista.

Ma torniamo a noi.

Appese alle pareti dello studio, davanti alla biblioteca, c’erano le spade di mio papà. Che, capisco ora la presa di giro, mi diceva sarebbero state la mia dote di nozze. Le spade come dote non sono il top, lo so. Per lo sposo, intendo. Ma mio padre aveva uno strano senso dell’umorismo. Sapeva che prima o poi questa cosa sarebbe saltata fuori.

“Sai che mi ha dato mio padre per il matrimonio?”

“Dimmi, amore”

“Du’ sciabole e tre fioretti.”

Insomma, vi pare il caso?! A mio papà pareva. Per fortuna mio marito ha senso dell’umorismo. Anche lui.

Ed eccoci all’ultima casa, quella in cui ho vissuto fino a che non sono andata a convivere con quello che sarebbe diventato mio marito.

Biblioteca a soffitto per una parete del salotto. Biblioteca a soffitto nell’ingresso che porta alle camere. Biblioteca a soffitto in quella che era camera mia e di mia sorella.

Idem per quella di mio fratello.

Idem per camera dei miei genitori, idem per il bagno del babbo, idem per il bagno grande.

Dimentico qualcosa? Ah! Biblioteche simili in tutta la cantina.

Non vi preoccupate, in cucina non ce ne erano. Non eravamo mica fanatici!

Credo sia per questo che non posso farne a meno.

Ho comprato libri fin da quando ho potuto farlo. Prima me li facevo regalare, che fosse per Natale o per il compleanno. Prima ancora, leggevo quelli dei miei genitori. Libri, o fumetti che fossero.

Per esempio Linus, o fumetti che pochissimi di voi avranno sentito (La momma, B.C. I Muviani), Martin Mystere, DD, NN, poi Dampyr, poi tutto il resto nel mezzo, i giapponesi e così via.

Naturalmente anche libri, non ci siamo fatti mai mancare nulla. Presto a me si è unita mia sorella.

Scoprivamo via via nuovi autori, alcuni subito dimenticati perché non trasmettevano altro che parole; altri eletti a “libri sempre davanti”, perché al contrario trasmettevano tutto. (n.d.s. i “libri sempre davanti” sono quelli che devi avere sempre a vista perché, come la copertina di Linus, ti fanno sentire a casa e protetta).

Ho tutt’oggi dei libri di cui ho comprato una seconda copia da tenere come collezione, perché la prima mi si stava sfaldando tra le mani tanto la avevo riletta. Perché anche se conosco un libro a memoria, ogni volta che lo inizio dimentico tutto, mi lascio rapire, affascinare. Seguo l’odore della storia e dei sentimenti.

Perciò, cosa manca ora in casa mia mia? Biblioteche. Nel senso… più biblioteche, perché quelle che ci sono non bastano. Come è possibile?

Beh, ci sono i miei libri e quelli di mio marito. Quelli dei miei genitori. Quelli che comprerò. Due o tre su cui ho messo gli occhi la settimana scorsa…

E vorrei anche avere i quadri da guardia! Perché? Perché ancora qualcuno osa chiedere ingenuamente: “Me lo presti?! Poi te lo riporto.”

Eretico!

MAI.

Ti ospito più volentieri due settimane da me. Fatti ‘no studio in casa mia, usa il mio caffè, bevi il mio latte, ma non porterai mai un libro fuori da casa mia.

Papà diceva sempre che i libri non dovevano uscire di casa, perché raramente tornavano. È nella loro natura, a loro piace girare di mano in mano. Una volta fuori di casa sono del mondo e tu devi fartene una ragione. E aveva ragione.

I libri sono importanti, sono degli amici, dei confidenti, una famiglia.

Non so voi, ma io in una libreria sento sempre una sensazione potente, un mormorio di fondo, come se ogni libro raccontasse la sua storia, ti chiamasse. È una selezione naturale. Il nostro orecchio percepisce e sceglie.

Perciò, quando siete in mezzo ai libri, provate ad ascoltare, ma soprattutto annusare; perché è vero che tutti i libri si possono trovare on-line, che leggiamo comodamente in rete, gratis, quello che avremmo dovuto cercare in varie librerie, per poi pagarlo un capitale, a meno che non fosse a sconto in edizione tascabile, ma!

Datemi retta: girate per le librerie, lasciate che i vostri polpastrelli leggano attraverso la carta. Lasciate che i vostri occhi si spalanchino sul magico mondo dell’inchiostro. Siate l’odore del libro.

Non accontentatevi della foto del David di Michelangelo, quando potete ancora riempirvi gli occhi di marmo vivo.

Godetevi la pausa sul divano, sulla poltrona, a letto, in bagno, dove vi pare! Fate vostro quel momento, quando vi chiamano, esclamate soddisfatti: “Finisco il capitolo e arrivo!”

Non dimenticate il rumore delle pagine che girano. Finitevi occhi e narici!
E ricordate bene quello che vi dico: l’odore della carta non si scannerizza.

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. “Ricordo libri che risalivano al pleistocene della letteratura”
    Tu li ricordi, io invece li ho, perché un pochino risalgo anche io al pleistocene 😃 Ho letto veramente di gusto questo tuo racconto che sa di vita vissuta e profuma di carta. Riguardo alla nonna, la mia leggeva senza occhiali il Giornale di Brescia all’età di 94 anni. Se ci penso, impazzisco.

    1. Ahimè – li ho anche io! Ovviamente quelli degli anni cinquanta/sessanta no, quelli erano, appunto di una mamma adolescente, io sono classe 1975. Però confesso che ogni tanto li rileggo volentieri, è un po’ come se rappresentassero l’ancora reale alla moderna vita digitale

  2. “Con le “p” spostate, le “e” inchiostrate male… che meraviglia.”
    Benissimo, mi hai fatto venire in mente libri vecchissimi in cui il 9 (non si perché proprio il 9) veniva sempre stampato un filo disallineato rispetto agli altri caratteri verso l’alto.

  3. Non credo ci sia altro da aggiungere, se non che condivido praticamente tutto di quanto hai scritto.
    Di recente, tuttavia, ho dovuto iniziare a cedere i miei libri e i miei fumetti, per ragioni di spazio e di praticità e, benché ne abbia ricavato un notevole tesoretto, mi è sembrato realmente dire addio a degli amici fedeli.
    Però, è anche giusto che anche altri ne possano beneficiare, che ne possano assaporare la carta e le parole. E così, quando non li si sfoglia più da eoni, è giusto che essi possano portare felicità a qualcun altro. Ecco, questo è il pensiero che mi ha confortato nel momento in cui mi sono dovuto separare da loro.

    1. Hai proprio ragione. Presto anche io sarò costretta a separarmi da qualcosa… Pur essendo fornita di mensole, ho finito lo spazio sul muro 😭 Pero è vero, magari porteranno un po’ di felicità ad altri, pensiamo positivo

  4. “l’odore della carta non si scannerizza.”
    Oh, lo so lo so… e non si scannerizza nemmeno il tatto, e la consapevolezza del punto dove si trova un certo brano del libro, una consapevolezza tutta tattile e istintiva, che non passa dalla memoria visiva né da quella analitica. Però… però da anni ormai io soffro di tendinite da tastiera-e-mouse, e di una composizione venefica di difetti visivi che mi rendono complesso leggere la carta stampata. E allora mi resta l’e-book…

    1. Ti capisco, io dopo anni e anni alla tastiere, per lavoro e non, faccio fatica sulla carta. Tanto è vero che quattro anni fa ho dovuto iniziare a usare gli occhiali. Però. quelle poche volte che leggo su carta, non so… mi dà proprio una sensazione speciale e diversa. Di contatto totale con il libro, come dici tu, anche la sensazione tattile fa la differenza.

  5. “Per esempio Linus, o fumetti che pochissimi di voi avranno sentito (La momma, B.C. I Muviani), Martin Mystere, DD, NN, poi Dampyr, poi tutto il resto nel mezzo, i giapponesi e così via.”
    😂 Ti garantisco che ne conosco di più. Solo da Linus… ad esempio Beetle Baley, o Andy Capp. E via dicendo. E poi trascuriamo tutta la produzione della casa editrice Corno (Alan Ford e Gruppo TNT)?