L’ombra dei Marsigliesi 

Serie: Profanarium Giubilaris


“Questa era la storia di Marsiglia. La sua eternità. Un’utopia. L’unica utopia del mondo. Un luogo dove chiunque, di qualsiasi colore, poteva scendere da una barca o da un treno, con la valigia in mano, senza un soldo in tasca, e mescolarsi al flusso degli altri. Una città dove, appena posato il piede a terra, quella persona poteva dire: «Ci sono. È casa mia»”

Jean Claude Izzo

Un laboratorio di ceramica, immerso in un’atmosfera ovattata e profumata di argilla. Bruno, l’investigatore, si trova di fronte a Jeanne Bergamelli, nipote del famoso criminale Albert, capo della Banda dei Marsigliesi, una donna anziana ma dall’aspetto energico, seduta al tornio.

Bruno, mandando giu un pastis in un calice in vetro di murano policromo: “Signora Bergamelli, la ringrazio nuovamente per avermi concesso questo colloquio informale. Come le dicevo, le statuette sono un elemento cruciale della nostra indagine.

Jeanne, sospirando spazientita: “Lo so, giovane. Ma le ho già detto tutto quello che so. Non ho niente a che fare con quella storia”.

Bruno: “Capisco la sua reticenza, ma alcune cose non tornano. Il sigillo pontificio sulle statuette, la sua parentela con Albert… c’è un legame troppo stretto tra lei e questo caso”.

Jeanne, con un filo di voce: “Mio zio… era un uomo tanto ingombrante quanto complesso. Aveva molti nemici, lo sa. Forse qualcuno ha voluto incolparmi per vendicarsi di lui”.

Bruno, incalzando: “È possibile. Ma mi chiedo, come ha fatto a ottenere il sigillo pontificio? Non è un oggetto che si trova facilmente”.

Jeanne con un sorriso amaro: “In passato, i Bergamelli avevano molti contatti. Magari mio zio ha usato qualche vecchia conoscenza. O forse… qualcuno glielo ha procurato”.

Bruno: “Qualcuno di importante, immagino”.

Jeanne, guardando Bruno negli occhi: “Forse. Ma non voglio parlarne”.

Bruno: “Capisco. Ma c’è un’altra cosa che mi incuriosisce. Lei mi accennato per telefono di aver avuto una relazione con mio zio Michele”.

Jeanne. Arrossendo leggermente: “È stato un periodo difficile della mia vita. Tuo zio mi ha offerto conforto”.

Bruno: “E mio zio Michele? Cosa ne pensava di questa relazione?”

Jeanne. Esitando: “Michele… era un uomo di Dio. Nel senso di divinamente voluttuoso, sprecato per una vita di rinunce…Anche lui aveva i suoi segreti. Comunque questa domanda andrebbe rivolta a lui”.

Bruno: “Segreti che potrebbero essere collegati a questo caso?”

Jeanne. Scuotendo la testa: “Non lo so. Forse. Ma non voglio crederci. Michele è una di quelle persone che ha tanti doppi fondi, come delle botole, dei trabocchetti che finiscono per incasinare soprattutto lui, ma alla fine un buono, soltanto un pò sprovveduto”.

Bruno: “Buono? Un gesuita coinvolto in traffici di droga? Mi scusi, signora Bergamelli, ma è difficile da credere.

Jeanne. Alzandosi in piedi:  “Basta! Le ho detto tutto quello che so. Se vuole altre risposte, dovrà cercarsele da solo.

[Jeanne si allontana, lasciando Bruno a riflettere. La sua reticenza e le sue contraddizioni non fanno altro che alimentare i sospetti dell’investigatore.]

Serie: Profanarium Giubilaris


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Un dialogo molto efficace, ottimamente riuscito. Un incipit da pelle d’oca e che mi fa fare un salto nel passato. Una musica azzeccata. Che altro dire? Mi pare che questa serie ti sia particolarmente congeniale.