Il tasso

Serie: L'Ombra


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Dopo l’incontro con la Memoria, l’Ombra riceve un messaggio che la pone di fronte ad una scelta estrema.

Quando fu sera, si rimise in cammino fino a giungere a un altro bivio.

«E ora?» si chiese, mentre uno sbattere di ali le veniva incontro.

«Salve, visitatrice di questo solitario luogo» la salutò il merlo indiano, planando a un palmo da lei.

«Oh, sei tu! Quale nuova mi porti?»

««Stavolta vengo a dirti che, vada come vada, manca poco alla fine del tuo viaggio.»

«Vada come vada? Non mi suona bene.»

«Beh, in qualche modo andrà pure. Intanto, vedo che non vai da nessuna parte!»

«Infatti, sono ferma ad un bivio, come bene vedi.»

«Vedo, vedo.»

«Oltre al tuo vedere, mi diresti anche in quale direzione devo proseguire?»

«Certo.»

«Quale?»

«L’una e l’altra parte sono speculari e ciascuna, dal bivio alla fine del percorso, descrive un semicerchio; ma una direzione non vale l’altra, perché, se scegli di andare a sinistra, trovi ciò che cerchi, ma non potrai tornare più indietro!»

«Allora, vado a destra.»

«Lì, non troverai ciò che cerchi!» la contraddisse il merlo, allargando le ali per volare via.

L’Ombra rimase al bivio nel dilemma di dover scegliere tra il proseguire per raggiungere la meta del viaggio, da cui però non sarebbe potuta tornare indietro, e la rinuncia a ciò che cercava. Avvilita, si scoprì stanca e stropicciata,

come un vecchio lenzuolo usato per contenere degli stracci da gettare. Che delusione, che non ci fosse una porta da aprire per uscire da quella situazione di stallo!

A ridosso delle radici di un albero secolare notò l’ingresso di una tana, rifugio di qualche animale. Pensò di andare a rifugiarsi là dentro, quando avvertì una presenza: non riusciva a vederla, ma la percepiva.

Fantasticò ci fosse un mago, capace di cambiare ciò che era immutabile, a cui chiedere di trasformare il sentiero di solo andata in un doppio senso di marcia. «Ma la fantasia» si disse dispiaciuta «fabbrica realtà impossibili, come un ciliegio giapponese, vestito con una maglietta senza maniche e i calzoncini corti, o una donna d’alto rango, con un copricapo a forma di scarpa e una collana di tacchi a spillo, o un elefante con le ali e un delfino con le zampe che corre più veloce di un ghepardo!»

«Chi sei, che ti sento ma non ti vedo?» domandò, sperando non fosse un nemico da cui difendersi.

«Ciao, ombra strana» debuttò il tasso, sporgendo la sua testa bicolore da un cespuglio.

«Tu da dove sbuchi?»

«Di solito, esco da qualche buco, ma stavolta mi ero imbucato, per nascondermi» confessò.

«Ti faccio paura?»

«Scusa, ma un’ombra che si muove e che parla da sola non è normale vedere.»

«Ti capisco: tutte le stranezze, finché non le conosci, intimidiscono.»

«Sai, io costruisco gallerie sotterranee, al buio, e di notte esco per nutrirmi; quindi ne so abbastanza di ombre da poterle costruire, se avessi un tornio e il materiale adatto…»

«Ma io sono un’ombra diversa. Lo so.»

«Tu sei molto più che diversa: so anche che provi sentimenti, avendoti vista triste e sconsolata.»

«Sì, è vero; sono un po’ triste.»

«È per quello che ti ha riferito il merlo indiano?»

«È così.»

«Ma sai cosa ne penso?»

«Cosa ne pensi?»

«Penso che il messaggio del merlo sia stato volutamente ambiguo.»

«Spiegati.»

«Può significare che non puoi tornare indietro in senso assoluto, oppure che non puoi farlo dalla stessa strada che hai percorso all’andata.»

«Mi stai dicendo che per via diversa potrei tornare da dove sono partita.»

«Sì, ma è una possibilità e non una certezza!»

«Già!» ammise mestamente.

Il tasso le si avvicinò: zoppicava e aveva i peli bianchi sul dorso e le rughe sul muso, ma l’aspetto giovanile.

«Vieni a riposarti a casa mia, così che la stanchezza ti vada via e tu possa decidere senza affanno» le propose.

Un bivio, due vie, il dubbio, due possibilità. Come sceglier, tra due archi tesi e armati, di fronte a quale mettersi, sapendo che solo uno avrebbe scoccato la freccia.

Venere si affacciava ad ovest, mentre Sirio luccicava più delle altre e sostava sul sentiero senza ritorno.

«Ma gli astri sono indifferenti a ciò che accade al di fuori delle loro orbite, perché il loro equilibrio non può essere distratto da ciò che ha diversa forza gravitazionale» pensò l’Ombra, avviandosi sul sentiero.

Si incuneò tra rocce taglienti e fredde, lambendo sponde di ruscelli in piena, forre di lastre ghiacciate, fino ad arrivare sull’orlo di un baratro che segnava il limite tra lo stare in equilibrio e il cadere nello spazio senza appigli, aperto a ingoiare ogni cosa vi cadesse dentro.

Sull’altra sponda del precipizio, finalmente l’entrata di una caverna! Avanzò fino ad un passo dal vuoto, per cercare una via da cui raggiungerla, quando sentì uno scricchiolio di foglie secche calpestate: un vecchio ci camminava sopra, a piedi scalzi e con un bastone di quercia scorticato con cui si alleggeriva il passo.

Continua...

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