
L’ombra oscura
Serie: Il buio dell'anima
- Episodio 1: La sfida
- Episodio 2: L’ombra oscura
- Episodio 3: l’atroce identità.
STAGIONE 1
“ E che cosa si vince?”
“Io pensavo di mettere in palio un pallone di cuoio. Ho già visto il prezzo da Nardini. Ci vogliono dieci mila lire per comprarlo. Siamo fra tutti quattordici, se ci state dividiamo la spesa. Il gruppo che costruisce la capanna più bella vince il pallone. Che dite accettate la sfida?”
Smettemmo di giocare e ci guardammo negli occhi. Un breve cenno d’intesa e Michele disse:
“Ci stiamo. Quanto viene a testa ?”
Stefano con un sorriso, tirò fuori dalla tasca posteriore dei jeans un piccolo block notes e una biro blu, e fece di conto.
“Diciamo settecento lire a testa. Si fa allora?”
Ci guardammo nuovamente tutti, e con un cenno della testa rispondemmo di si.
“Quando si fa sta cosa?” chiesi.
“ Che ne dite di iniziare domani mattina nel bosco qua dietro. Ho scoperto che in punta alla collina stanno costruendo una villa, magari il legname lo prendiamo lì” disse Stefano facendo l’occhiolino.
“ Minchia bisogna rubare le assi, se ci beccano i muratori sai che calci in culo. Senza contare quelli di mio padre” disse Oreste che chiamavano Stainer.
“Ne hanno una catasta enorme vicino alla recinzione del cantiere. Non si accorgeranno nemmeno della mancanza di poche assi. E poi la villa è a più di trecento metri dalla recinzione, se se ne accorgono abbiamo tutto il tempo di scappare” rispose Stefano.
“ E come entriamo ? “ chiese Michele.
“ Mio padre ha delle cesoie da ferro “ rispose Tommaso “ ma se ve la fate sotto, lasciamo perdere.”
“ Chi è che se la fa sotto?” rispose Vito che aveva faccia e cappelli da indiano e che con sguardo truce fissava Tommaso che abbassò lo sguardo.
“Ok ragazzi calma è solo una gara, ho pensato che si potesse fare un qualcosa insieme. “ disse Stefano. “Allora si fa?” chiese guardando Michele.
“Si fa”.
Michele e Stefano si strinsero la mano destra e Tommaso spaccò con un pugno la stretta. Il patto era stato siglato.
” Se vi sta bene, ci troviamo domani mattina alle dieci davanti al portone del vostro palazzo. “
“ Domani alle dieci” rispose Vito che anticipò Michele.
Il gruppo della via Toti uscì dal bar. Quando fummo soli dissi: “ Ci siamo fatti fregare.”
“Perché?” chiese Michele.
“ Quelli sono più grandi di noi. E poi Stefano e Tommaso studiano per diventare geometri, e Edo ha il padre che fa il muratore. Praticamente abbiamo già perso.”
“ Ti vuoi tirare indietro mezza sega?” chiese Vito.
“ Non ho detto questo” risposi alterato.
“ E allora ce la giochiamo, vedremo alla fine chi vince. Ho già un idea di dove farla, più tardi vi spiego il mio piano” disse Michele.
Nel frattempo s’era fatta ora di cena, ma prima di rientrare a casa ci accordammo di trovarci alle nove alla panchina in cemento che era al fondo del cortile, per sentire qual era il piano.
Alle nove ci si ritrovò sulla panchina, e Michele ci spiegò che l’ultimo volta che eravamo stati nel bosco per lanciarci con le liane, era rimasto colpito da tre alberi dal grosso tronco che formavano un triangolo. Se n’era ricordato quando strinse la mano a Stefano, ed era li che voleva costruire la capanna, che sarebbe stata di forma triangolare.
Ci lasciammo verso le undici e rincasammo.
Il mattino dopo, come da accordi, ci trovammo davanti al nostro portone con quelli della via Toti. Notai che Stefano teneva in mano una sega.
“Cazzo la sega in cantina” disse Michele. Vito, che non se ne faceva scappare una per sminuirlo disse:
“ Ti fai le seghe in cantina?” scatenando le risate dell’intero gruppo.
“ Ma smettila minchione, intendevo la sega di mio padre per tagliare le assi” rispose con sguardo contrariato.
Ok Miki, noi incominciamo andare, ci troviamo davanti al sentiero del bosco” disse Stefano.
“Va bene noi arriviamo fra un po’” rispose.
“ Si, se non ci mette tanto a farsi sta sega” disse Vito scatenando nuove risate.
Michele non rispose ma fece in modo che i suoi splendidi occhi azzurri si rabbuiassero in un viso che ricordava quello di Jerry Calà.
Dopo poco, tornò con la sega. Attraversammo la strada, e fiancheggiammo il lato sud del muro del bar. Dopo venti metri girammo a sinistra e percorremmo la strada da dove passavano i trattori dei boscaioli che andavano a far legna. I lati della strada erano in terra battuta per via delle gomme, mentre nel centro v’era una striscia d’erba che proseguiva per tutta la lunghezza della strada. A sinistra la stessa era delimitata da un basso muretto, e sopra di esso una rete verde di recinzione che sanciva il confine della villa dei Cascetta. La strada era sopra elevata di tre metri rispetto al cortile della casa, superata la quale, v’era lo spiazzo del distributore Total, e a seguire, un palazzo di sei alloggi. A destra, dei rovi spinati di more, e dietro di essi, il bosco. Alcuni di noi si fermarono a raccoglierne una manciata che mangiarono durante il tragitto.
Il sentiero dove ci aspettavano gli altri era a circa trenta metri dopo il palazzo, e fu li che ritrovammo quelli di via Toti.
Come ci disse Stefano il giorno prima, il cantiere si trovava sulla sommità del bosco. E dopo qualche scambio di battute su come organizzare l’intrusione nel cantiere, c’incamminammo.
Il sentiero era una striscia di terra battuta che sembrava dividere in due la selva. Ripido e stretto ci costrinse a percorrerlo in fila indiana. Dopo una decina di minuti, ci ritrovammo in cima madidi di sudore e ansimanti; davanti a noi, la rete di recinzione del cantiere.
Tommaso incominciò a tagliare la rete con le cesoie, creando un passaggio quadrato largo due spanne che permetteva il passaggio di una persona.
“ Ok, chi vuole venire dentro con me?” disse Stefano.
“ Vengo io “ rispose Vito che di noi era sicuramente il più temerario.
Entrarono nel cantiere strisciando nel passaggio, e raggiunsero il legname da costruzione correndo chinati. Stefano passò le assi a Vito che a sua volta le passò a Tommaso dall’altra parte della rete. In meno di un’ora vennero trafugate una cinquantina d’assi. Quando Stefano e Vito uscirono dal cantiere, si passò alla conta delle stesse e alla divisioni in parti uguali.
Scendemmo dal sentiero a due a due con tre assi appoggiate sulle spalle come ci aveva indicato Edo. Scendere non fu un operazione facile. Alcuni di noi, per la paura d’essere scoperti, s’erano messi a galoppare giù, per il ripido sentiero, e non pochi caddero rovinosamente fra i rovi di more e ortiche, scatenando l’ilarità degli altri … io, fui fra quelli che caddero.
Mi accorsi che in cima al bosco avevo dimenticato il martello di mio padre.
“Cazzo, chi viene con me in punta al bosco che ho dimenticato il martello?”
“Cos’è, hai paura ad andarci da solo?” disse Vito.
“No, però se viene qualcuno è meglio, così non mi perdo.”
“ Si caga sotto ad andare da solo,” disse Vito facendo ridere gli altri.
“Vengo io” disse Stefano.
“ Ma noi dobbiamo iniziare la capanna, e poi non è del nostro gruppo” gli disse Vincenzo.
“Siamo tutti un gruppo, e poi Edo sa già cosa fare; gli ho fatto vedere il progetto ieri sera a casa. Tranquillo la capanna si farà.”
Stefano s’avvicinò a me e con un sorriso mi fece cenno d’andare.
Risalendo il sentiero, mi fece un sacco di domande, chiedendomi se mi piaceva leggere, se amavo la storia, e ad ogni mia risposta positiva annuiva sorridendo. Arrivammo in cima al bosco, e scorsi il martello vicino alla recinzione, ma fu mentre lo ripresi che sentii uno fruscio di cespugli dietro di me. Non sono mai stato impavido, per cui la cosa mi mise in agitazione.
“ Tranquillo, sarà qualche lepre o biscia.”
“ Meglio la prima che la seconda, i serpenti mi fanno schifo.”
“Dai torniamo giù” mi disse cingendomi le spalle.
Serie: Il buio dell'anima
- Episodio 1: La sfida
- Episodio 2: L’ombra oscura
- Episodio 3: l’atroce identità.
Bello anche questo episodio, anche se, fortunatamente hai menzionato il martello, ma per renderlo ancora più reale io avrei menzionato pure i chiodi e un metro. Vado subito a leggere il terzo episodio per vedere cosa succederà.
Ciao Ivan, potevo anche menzionarli, anche se a mio parere appasantiva un po’ l’azione. È una storia tratta da un mio vissuto. Eravamo una squadra di circa una quindicina di ragazzini, per cui ognuno portava una cosa: chi il martello, chi le tenaglie, chiodi ecc, ma il martello era quello che ognuno doveva avere, se voleva aspirare a fare qualcosa. Nei gruppi, come sempre, ci sono dei capi, ai quali spettava l’ultima parola e, nello specifico, la misurazione delle assi. ☺ Io non ero il capo, per cui mi ero portato solo il martello. (Che era di mio padre) Nella scena del furto delle assi, (alcuni erano rimasti in basso a far da guardiani a chiodi e seghe. Michele, con il padre piastrellista, era quello che aveva più dotazioni, per cui era rimasto a guardia dell’attrezzatura) bisognava aver dietro meno roba possibile, per non perderla in caso di fuga. (Io sono realmente caduto fra i rovi con un altro) Il martello si rendeva necessario, qual ora vi fossero dei chiodi piantati e non rimossi dai muratori. So che la cosa ti può sembrare inverosimile, ma noi ragazzi di strada degli anni “70” , avevamo una mente osservatrice e dinamica.
Sei stato molto soddisfacente, grazie Claudio.
E’ molto divertente immaginare come questa situazione possa tramutarsi in un’esperienza pericolosa. Bravissimo anche nel gestire un così gran numero di personaggi, io impazzirei
Ciao Alessandro, scusa il ritardo: alcune notifiche non mi arrivano. In effetti sono bravo a complicarmi la vita. ☺ Nel mio fantasy ce ne sono più di trenta, e ho dovuto fare una scaletta personaggi per non cadere in errore. In questo caso è stato più facile perché sono persone reali. La storia, omicidio e suicidio a parte è vissuta. È stato come tuffarmi nel passato. Ti ringrazio per i complimenti. A presto.
Ciao Claudio, in questo episodio ho respirato le atmosfere di “Stand by me”. Il gruppo di ragazzi, la sfida, il ” viaggio”, tutto ha contribuito a darmi questa sensazione. Contrariamente a Giuseppe e a Antonino ti confesso che quello a preoccuparmi è l’abbraccio di Stefano.
Ciao Micol, sono felice di costatare che le mie emozioni e le atmosfere siano state colte. In effetti la tua sensazione ha recepito appieno quello che volevo ricreare nel racconto. Grazie
Ciao Claudio, ho sentito la realtà di questo episodio in tutte le sue sfaccettature, apprezzando soprattutto il linguaggio, che reputo adatto alla situazione e all’età dei tuoi protagonisti. LibriCK divorato piacevolmente, scorrevole, reale e senza fronzoli, capace comunque di immergermi tra i giochi di questi ragazzini. D’accordo con Giuseppe, curiosità a mille di sapere cosa si cela dietro i cespugli! Non mi resta che attendere il seguito! Un saluto!
Grazie Antonino per i tuoi apprezzamenti. Spero possa piacerti anche il seguito.
Un caro saluto.
Mi raccomando Giuseppe, mantieni la curiosità perché il brutto deve ancora venire. Scherzi a parte, ti ringrazio per averlo letto e per gli aporezzamenti.
A presto.
E adesso? Cosa si cela dietro quel fruscio di cespugli? Si tratta di un semplice rumore nel bosco… o c’è dell’altro? Curiosità a mille! Librick davvero bello, attendo il seguito! 🙂