L’ora di gloria

Serie: L'ottavo giorno della settimana


Le bianche pareti dell’ufficio e il bancone della reception facevano apparire il posto come un ospedale. Quando si entrava in un ufficio ci si rendeva rapidamente conto che non era così. All’inizio di ogni giornata, nonostante lavorassi lì da sette anni, avevo sempre la sensazione di dovermi far curare qualcosa. Non era cambiato molto dopo l’avvicendarsi di proprietari. C’era stato qualche quadro sostituito con altri e qualche testa saltata ma, alla fine, tutto era rimasto uguale. Non che mi dispiacesse. Non si rammaricava nessuno di aver conservato il posto.

Quel giorno, al contrario degli altri, mi diressi subito alla sala riunioni che si trovava in fondo al corridoio, il mio ufficio era due porte a destra. Infatti era stata indetta la riunione di presentazione del nuovo socio dello studio. Ovvero io.

Quando aprì la porta mi ritrovai di fronte a tutti i dipendenti in piedi ad aspettarmi. In fondo alla sala, davanti ad un quadro post-moderno che non avevo mai apprezzato, c’era il presidente Hale Coley. Un uomo sulla settantina che si era arricchito facendo grandi spot di successo da giovane. Era vissuto di rendita fino a quel momento. Oggi lo studio poteva contare su incassi a sette zeri. Eravamo uno dei più grandi della città. Recentemente avevamo assunto un buon venticinque percento del personale per affrontare le nuove richieste di lavori che avevamo ottenuto. Clienti milionari disposti a spendere altrettante milionarie cifre per avere noi al posto di altri.

“Tom. Oggi è la tua giornata” mi disse Jane, la mia segretaria. Ci davamo del tu, a differenza di tutte le altre segretarie.

“Sì, oggi è un gran bel giorno Jane” sorrisi mentre mi dirigevo verso il presidente.

Una volta arrivato accanto a lui gli strinsi la mano sorridendo. Lui mi guardò e ricambio il sorriso. Si voltò verso tutti gli altri e percorse con gli occhi la sala rapidamente. Tutti erano in attesa del suo discorso.

“Sette anni fa assunsi personalmente quest’uomo. Veniva da un momento non proprio semplice. Era stato appena licenziato dalla sua vecchia azienda e nessuno avrebbe puntato un nichelino su di lui. Tutti pensavano che fosse un creativo allo sbando e senza futuro. Ma io avevo visto qualcosa di più in lui. Avevo visto la voglia di crescere e il carisma di chi sa cosa vuole. Oggi, signori miei, posso dire che sono orgoglioso di aver compiuto quella scelta.

Vi presento quindi il nuovo socio della nostra azienda. Un applauso per Tom Sigursonn” disse alzando il calice colmo di champagne in aria. Tutti lo imitarono sorridendo e urlando.

“Discorso, discorso” ripetevano guardandomi.

“Grazie. Innanzitutto voglio ringraziarti Hale. Tu sei stato uno dei pochi ad aver fiducia in me quando nemmeno io ne avevo. Mi hai convinto che questo era il lavoro giusto per me e che un licenziamento non era la fine del mondo. Avevi ragione. Da quel giorno di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. Una cosa però non è mai cambiata: l’amore con il quale facciamo le cose. La passione che ci mettiamo per portarle al massimo. Sono contento di far parte di questa grande famiglia e sono convinto che cresceremo ancora” conclusi brindando di nuovo.

Il mio cuore batteva forte. Era la promozione che solo qualche anno prima non avrei nemmeno immaginato di ottenere. Oggi trovarmi di fronte a quella folla urlante solo per me era magnifico ed appagante. Mi sentivo come in cima alla salita che avevo dovuto affrontare. Mi sentivo bene. Tutti in ufficio mi ammiravano e volevano lavorare con me. Pochi potevano farlo. Da oggi, però, tutti avrebbero avuto un pizzico di rispetto in più per me. Da oggi sarei stato quello che ce l’aveva fatta. Quello che aveva realizzato il sogno americano.

I festeggiamenti durarono ancora per un’ora. Quando Hale disse che era il momento di andare a lavorare tutti lasciarono la stanza in un attimo e ci lasciarono soli.

“Tom, mi aspetto grandi cose da te. Ora più che mai.”

“Certo Hale. Ci metterò il centodieci percento” risposi sorridendo.

“Devo parlarti di una cosa” disse mentre si sedeva. Era scuro in volto, non erano buone notizie. Non sapevo ancora se fossero solo cattive o addirittura pessime.

“Di che cosa?” domandai mentre lo imitavo.

“Ho scoperto che il nostro contabile è riuscito a sottrarci una certa somma.”

“Una certa somma? Di quanto parliamo?”

“Dieci milioni di dollari” disse quasi come se mi stesse comunicando di avere una malattia allo stadio terminale.

“Cristo santo Hale. Come cazzo è possibile?” quasi urlai per lo stupore. Il cervello cominciò a macinare freneticamente dati per capire che diavolo volesse dire questo. Non era molto difficile capirlo. Stavamo per fallire. A meno che non avessimo lasciato a casa molte persone.

“Non ne ho idea. I miei avvocati stanno cercando di capire. Il punto è che non si trova più quel bastardo. Ha fatto le cose per bene. Quei dieci milioni sono tutta la liquidità di cui disponiamo attualmente. Questo vuol dire che non abbiamo soldi per pagare i dipendenti il prossimo mese. E così finchè non finiremo qualche lavoro. Siamo nella merda fino al collo.”

“Cazzo. Perchè hai deciso di parlarmene solo ora?” urlai fuori di me dalla rabbia. Mi sentivo raggirato. Come era possibile farsi fregare tutto quel denaro sotto il naso senza rendersene conto? Era possibile muovere una cifra del genere senza destare sospetti? La cosa mi sembrava alquanto improbabile.

“Pensavo che non avresti accettato di diventare socio di una barca che rischiava di affondare.”

“Merda Hale. Sai perfettamente che non lo avrei fatto. Mi hai legato mani e piedi a questa situazione. Non te lo perdonerò facilmente” dissi scattando in piedi.

“Risolveremo tutto come abbiamo sempre fatto, Tom” disse lui cercando di calmarmi.

“Gli altri soci lo sanno?”

“Non ancora.”

“Perfetto. Grandissima mossa Hale. Siamo in una montagna di merda. E ci rimarremo seppelliti molto probabilmente” sospirai ricadendo sulla sedia. Ero passato dall’euforia più totale al disastro più totale. Eravamo sul lastrico. Potenzialmente tutti senza lavoro. A quarantadue anni non era la prospettiva che mi sarei immaginato. In più, possedevo il quindici percento delle quote societarie. Non potevo andarmene.

“Hale. Ascoltami bene. Se entri nel mio ufficio oggi non ti assicuro di poter resistere alla tentazione di tirarti uno o due pugni. Perciò non entrare e ci eviteremo di dover scoprire l’esito della cosa” dissi mentre aprivo la porta.

“Aspetta Tom” ribadì lui mentre io sbattevo uscendo.

Voltai subito a sinistra una entrato nel corridoio principale e mi diressi verso l’ufficio di Hericksen, il nostro notaio. Eravamo amici da molto tempo e sapevo che lui avrebbe cercato una soluzione insieme a me. Questo implicava il raccontargli che cosa stesse accadendo ma, ormai, non me ne importava più niente. Entrai senza nemmeno bussare.

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