L’ordine, la coscienza e la purezza

Serie: Anatomia sepolcrale di un sogno


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: L’insegnante racconta, senza ritegno, della maledizione inferta al cartolaio e alla sua famiglia, perché presenti alla sua esecuzione dei Notturni in sala Picasso e poco rispettosi della sua arte. Rimprovera anche all’avvocato Gustav una serie di simili mancanze nella stessa circostanza.

«Entrata nella sala dei ventisei pianoforti, dove stavano esercitandosi i miei ventisei allievi di ottavo, ciascuno con una lampada rosa sullo spartito, battevo un tacco della scarpa sul pavimento e poi sulla bacchetta, facendo sì che tutti i pianisti si fermassero nello stesso istante. Ho avvertito un errore. Da un pianoforte c’è stato un errore! È importante rimediare seduta stante. Potrebbe essere pericoloso soprassedere. Certi errori possono lasciare tracce nell’aria, essere contagiosi. Il quarto pianoforte dalla sinistra. Battuta 67. Con la massima lentezza, per cortesia. Adesso scandire per bene le crome, nooooooo, non così! Che cosa ho detto? Scandire, scandire, sai che cosa significa scandire?, gli dicevo. E perché non mi guardi? Sto parlando con te! Non ti hanno insegnato che quando la tua insegnante ti parla tu devi guardarla e ascoltarla con la massima attenzione? Allora? Non riesci nemmeno a reggere il mio sguardo? Sarà la tua cattiva coscienza, immagino. Non ti ricordavo un pianista timido. Non lo sei mai stato. Sei diventato un prodotto dozzinale dei vostri ritrovi notturni, delle ore di ozio, di vuoto e di eccessiva spossatezza nelle sordide sale da ballo del dopolavoro. Lo sai che il sacrificio assoluto e il rispetto per la mia persona sono l’unico viatico per ottenere la lode? Ricorda bene, ragazzo, che per me un dieci all’ottavo è un puro fallimento. I miei allievi che non hanno ottenuto la lode al quinto o all’ottavo sono stati radiati dalla mia accademia. Ora va meglio, vedo che mi stai guardando. Allora, ripeti il passaggio della battuta 67 scandendo per bene le crome, una per una, al massimo della loro traslucenza, mi raccomando, concentrati. Scandire vuol dire definire, per ogni istante di suono e di non suono. Prima e dopo la sua scomparsa il suono va scandito e definito in suo universo magico. Ecco il senso dell’arte. La purezza estatica della definizione, unico metodo per ricevere la lode, mio giovane illuso. Ho detto scandendo e non strascicando, gli gridavo, che poi lo saprà anche lei, avvocato, che tra la scansione e lo strascico vi è un enorme abisso, che pochi riescono a percepire e a differenziare come si dovrebbe. Soltanto pochissimi allievi scandiscono come si deve le crome di Mozart, altrettanto gli spiccati, come le impronte delle zampette del passero sulla neve azzurrina del sagrato, come mi piace ricordare ai piccoli studenti del primo anno. L’unica allieva più grande e talentuosa della nostra accademia è stata la volpe, avvocato. Lo so, lo so a cosa starà pensando. Ma certo, avvocato. La volpe dei caffè, che è sempre in giro, in albergo, a spazzolare le cicche dei clienti con la sua coda rossa e ben folta, e che in fondo era l’unica che avrebbe portato avanti la mia scuola nella sua massima purezza. Il carisma della volpe è un carisma assoluto, mi creda, avvocato. Il legato della volpe ha il suo stesso carisma e il suo carisma riflette il suo splendido legato da fiaba. Non mi faccia ricordare, avvocato, con quale incanto la volpe legava le note. Ogni legato della volpe, io colpivo un mio allievo sulla nuca, con la bacchetta, fino al limite dell’epistassi, per metterlo di fronte all’abisso della frustrazione. Perché non ci riesci? Perché non provi nemmeno lontanamente a legare come fa lei?, gli dicevo. Spesso i colpi erano talmente forti che la volpe si fermava e mi chiedeva di non infierire, e io mi fermavo, perché qualsiasi cosa mi dicesse la volpe per me era la verità, una sorta di Verbo, mi segue? Da non confondere con il Logos, naturalmente, come molti tuttora fanno, purtroppo. Quando si ha un legato del genere nelle dita, ma cosa dico, il legato non appartiene alle dita, le dita non c’entrano, il legato parte da zone più profonde dell’anima. La volpe, per esempio, ha un legato di puro cuore, che nasce dalle acque alte di un suo ravvedimento teologico. Un legato ispirato ai grandi innamoramenti romantici, autunnali, dai brividi dublinesi… e attraverso un legato di tale portata si è capaci di spiccare, staccare e scandire tutto il possibile resto mirabilmente. Se non leghi non sciogli, non stacchi, non spicchi, non esiste più la musica, e un talento così straripante, di punto in bianco, poco prima della data per il concorso pianistico internazionale Sergej Rachmaninov, mi confidava che la sua felicità non era più nella musica, e io le feci: Ma come, mia carissima volpe, tu adesso starai scherzando o delirando, forse? Vuoi prendermi in giro, vero? E lei: Per niente. Sono serissima. Mai come ora, signora insegnante. Dimmi che stai scherzando, ti prego. E la volpe: Il mio sogno è fare i caffè e portarli in giro nell’albergo del poeta o nell’ufficio soleggiato della dattilografa. Non mi dire più niente, altrimenti mi fai morire, le gridavo e poi mi allontanavo, con la speranza che la mia allieva volpe in qualche modo rinsavisse, mi raggiungesse e che mi consolasse, dicendomi che era solo uno scherzo, ma invece mi aveva detto la verità, avvocato, per la prima volta nella sua vita era stata sincera, come più volte mi precisò. Quel pomeriggio c’era un bel sole. Avevamo già prenotato il volo per la sede del concorso internazionale pianistico Rachmaninov, nella stessa camera d’albergo – una doppia –, io e la mia allieva volpe, che sarebbe risultata la vincitrice assoluta del prestigioso concorso pianistico internazionale, se solo si fosse decisa a partire, ma lei fu irremovibile, nonostante la implorassi, carezzandole la coda gonfia di commiato e di nuvole, ma senza risultati. Mi disse che non voleva saperne più della musica, dei legati, del pianoforte, delle lunghe ore dedicate alle esercitazioni, ma che voleva perfezionare al massimo l’arte romantica dei caffè. Dei caffè?, le dissi. Sappi che da te non me lo sarei mai aspettato, le mormorai» riprese l’insegnante, che adesso aveva il fiatone per colpa di quel ricordo crudele, o forse sarebbe meglio parlare di un tradimento ricevuto dalla volpe e risultato frustrante e doloroso, per quanto l’insegnante ci tenesse alla ragazza, più di ogni altro animale o persona amata al mondo. 

Continua...

Serie: Anatomia sepolcrale di un sogno


Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni