L’origine delle stagioni

Era una delle giornate autunnali più fredde che si possano ricordare. Il vento soffiava forte e, dopo un’estate secca, finalmente pioveva. La pioggia era battente ed era talmente forte che le strade cominciarono ad inondarsi, mentre l’ultima foglia di un albero tentava invano di restare attaccata.

In una casa abitava un vecchio signore che, dopo la morte della moglie, era rimasto da solo. Di tanto intanto ospitava il suo giovane nipote, al quale piaceva stare col nonno e giocare nel suo grande giardino arrampicandosi su di un vecchio albero, che l’uomo aveva piantato tanti anni prima.

Il bambino, appena arrivato a casa del nonno, col viso imbronciato andò a sedersi su una panca sotto la finestra e, guardando il cielo che diventava sempre più nero, cominciò a sbuffare. Il nonno allora si avvicinò e, poggiandogli una mano sulla spalla, chiese: «Giovanni, cosa c’è che non va?»

«Uffa, con questo tempaccio non posso uscire a giocare!» rispose il bambino dispiaciuto.

«Porta pazienza piccolo mio, dopo un’estate così secca come quella che abbiamo appena trascorso, è un bene che piova».

«Perché?» domandò il bambino, al quale quella situazione non voleva andare proprio giù.

«Perché durante l’estate il calore del sole ha seccato le piante e il terreno e, dopo tanta siccità, questa pioggia è un toccasana per le piante che, altrimenti, morirebbero e ci troveremmo a vivere in un deserto».

Il bambino, a quel punto, non potendo replicare, abbassò la testa, fece un respiro profondo e si voltò verso la finestra a guardare in silenzio la pioggia con la speranza che finalmente smettesse. Passò poco più di un’ora e il nonno, vedendo che suo nipote non si spostava dalla finestra, cominciò a pensare a come avrebbe potuto distrarlo. Mentre rifletteva, andò a sedersi al tavolo. Il suo sguardo cadde su un melograno e cominciò a spiluccarlo. Ad un tratto si fermò e, come un fulmine a ciel sereno, gli ritornò alla mente una vecchia leggenda e pensò bene di raccontarla a suo nipote.

«Giovanni, vieni qua!»

«Cosa c’è, nonno?» chiese il bambino, senza nemmeno voltarsi.

«Voglio raccontarti una storia. Vieni!»

«Che storia?» si voltò incuriosito.

«Ti racconterò dell’origine delle quattro stagioni» mostrandogli il melograno mezzo mangiucchiato «Vedi Giovanni, tutto cominciò da questo frutto!»

«Davvero?» chiese il bambino meravigliato.

«Sì!»

Il piccolo, smettendo di pensare al tempo, corse a sedersi di fronte al nonno e si mise a braccia conserte sul tavolo, così da appoggiarvi la testa per mettersi comodo, e ascoltò la nuova storia che il nonno si stava apprestando a raccontargli.

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Tanto tempo fa, quando la terra era dominata dai grandi e potenti Dei dell’Olimpo, Ade, Dio degli Inferi, s’innamorò di Persefone e andò a chiedere consiglio a Zeus: «Fratello, sono venuto da te in cerca di un consiglio!» disse il Dio degli Inferi con il suo tono lugubre.

«Parla!» gli ordinò con tono autoritario il fratello.

«Mi sono innamorato di Persefone, ma sua madre è contraria alla nostra unione. Che cosa devo fare?» chiese Ade disperato.

«Il tuo amore è sincero?» domandò Zeus, che dall’alto del suo trono provocava nel fratello ancor più soggezione.

«Sì, fratello!» si affrettò a rispondere.

«Bene, allora non c’è altra soluzione… Rapiscila!» suggerì Zeus.

«Fratello, ho il tuo consenso?»

«Certo. Adesso va e fai quello che devi».

Ade decise di seguire il consiglio del fratello e, con il suo benestare, si recò ai piedi dell’Etna, dove la giovane, ignara del suo piano, raccoglieva i fiori. Il Dio degli Inferi, non appena la vide, si appostò dietro ad un cespuglio a osservarla mentre stava in compagnia delle ninfe. A un certo punto le apparve davanti un Narciso e, quando lei lo colse, Ade ne approfittò per uscire da dietro il cespuglio e rapirla. Appena lo seppe Demetra, madre della giovane e dea dell’agricoltura, disperata per la scomparsa della figlia la cercò per nove giorni, arrivando fino alle regioni più remote. Il decimo giorno venne a sapere che il rapitore era il Dio degli Inferi. Adirata, Demetra abbandonò l’Olimpo e scatenò una tremenda carestia su tutta la Terra, cosicchè non offrisse più i suoi frutti ai mortali e agli Dei. Zeus, vedendo la tremenda reazione avuta dalla Dea, tentò di riconciliare Ade e Demetra per evitare la fine del genere umano. Decise d’inviare il messaggero Ermes al fratello, che non appena fu negli Inferi disse: «Ade, mi manda tuo fratello Zeus».

«E cosa vuole?» chiese il Dio meravigliato.

«Vuole che tu restituisca Persefone alla madre».

«No, non lo farò mai!» si rifiutò categoricamente.

«Ade, ragiona. Hai visto l’ira di Demetra cos’ha causato?» cercò di convincerlo Hermes.

«Sì, ma non m’importa!» rispose stizzito.

Ermes, a quel punto, prese coraggio e gonfiando il petto: «Zeus, ha detto che devi restituirla e se non lo farai sai già che la sua ira cadrà su di te. Non ti conviene metterti contro di lui».

In seguito a quelle parole, sapendo che cosa gli sarebbe potuto capitare, Ade sbiancò e abbassando la testa disse: «E va bene, farò come vuole lui. C’è altro?»

«No. E’ tutto!» e, usufruendo dei suoi magici sandali alati, spiccò il volo.

Ade era infuriato, non voleva accettare quell’ordine, ma non poteva di certo opporsi. Cominciò ad andare avanti e indietro come un pazzo pensando ad un modo per non eseguire l’ordine. Ad un tratto, come per incanto, gli venne un’idea: doveva far mangiare il frutto dei Morti alla sua amata, solo così Zeus non avrebbe potuto fare niente contro di lui. Adesso restava un solo problema: come farglielo mangiare senza costringerla? La fortuna era dalla sua parte, visto che Persefone era digiuna dal rapimento. Raccolse un melograno e glielo donò per il viaggio di ritorno. La donna, affamata, ne mangiò pochi grani e così il tranello ordito da Ade si compì. Mangiando quel frutto non sarebbe più potuta andare via dagli Inferi.

Allo scatenarsi dell’ira di Demetra, Zeus cercò nuovamente di fare da tramite proponendo un nuovo accordo: «Poiché Persefone non ha mangiato il frutto per intero, dovrà rimanere nell’oltretomba solamente per il numero di mesi equivalente al numero di semi da lei mangiati, potendo così trascorrere con la madre il resto dell’anno. Trascorrerà così sei mesi con il marito negli Inferi e sei mesi con la madre sulla Terra. Accettate?» chiese con tono infastidito, dato che quella questione si era protratta più del dovuto.

I due Dei si guardarono l’un l’altro e, pensando che in fondo fosse una proposta equa, a malincuore accettarono. Dopo di che si strinsero la mano e sancirono una volta e per sempre la pace. Da quel momento si associano la primavera e l’estate ai mesi che Persefone trascorre in terra dando gioia alla madre e l’autunno e l’inverno ai mesi che passa negli Inferi, durante i quali la madre si dispera per la figlia.

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Mentre il nonno raccontava la storia, le nuvole si diradarono lasciando spazio al sole e a un arcobaleno dai colori sgargianti. Il bambino, dopo aver ringraziato il nonno per la storia, scappò a giocare sotto l’occhio vigile del nonno che, sorridente, si era seduto sotto il portico a intagliare un pezzetto di legno.

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Discussioni

  1. Ciao Antonio, non conoscevo questa leggenda. Non ho alle spalle studi classici e pur amando la mitologia questa mi era sconosciuta: grazie per averla riportata alla vita nel tuo racconto. Il campo di registro (non più comico) non ha tolto al tuo modo di scrivere l’aurea positiva che la pervade, riesci sempre a strappare un sorriso pur in modo diverso. Sono curiosa di vederti alla prova con qualcosa di drammatico: non ho ancora letto alcuni dei tuoi racconti, magari è già lì che mi attende ☺

    1. Ciao Micol, Ti ringrazio per le belle parole che hai sempre per me e per questo ti voglio rivelare un piccolo retroscena. Devi sapere che dovendo e volendo scrivere un libro ambientato nell’antica Grecia, e non avendo studi classici alle spalle, ho cominciato a fare alcune ricerche. Nel mentre, ho trovato questa leggenda che mi è piaciuta sin da subito e ho deciso di farne un racconto breve.
      Invece, per quanto riguarda i tuoi auspici riguardanti un racconto drammatico, spero di poter soddisfare la tua curiosità al più presto.

  2. Ciao Antonino,
    Non posso fare altro che apprezzare le belle parole che hai per me e, soprattutto, essere felice per quello che il mio lavoro scatena nel lettore. Grazie di cuore. ☺

  3. Ciao Antonio, è davvero una bella leggenda quella con cui mi hai deliziato! L’ho letta con grande passione, riportando la mia mente ai tempi in cui studiavo le eroiche gesta delle divinità greche descritte da Omero, o al limite quando mi divertivo col famoso Anime giapponese “Pollon”! E mi hai coinvolto come sempre con la tua semplicità che nulla toglie alle belle immagini da te evocate?! Alla prossima!