L’UBRIACONE

Serie: STORIE DI GIOVANNI CARDILLO


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Serie unica da dieci episodi per raccontare il Natale e l'arte del presepio napoletano, la sua bellezza e la tradizione da cui essa è sgorgata.

Da qualche tempo, una stella splendente più del sole di mezzogiorno attraversava i cieli di Giudea. Essa rischiarava le notti con una luce quasi accecante, e la sua meravigliosa scia poteva essere vista a miglia e miglia di lontananza da ogni essere vivente. Nessuno, da tempi immemori, aveva mai visto nulla del genere.

Nella città di Betlemme, così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, viveva un pastore di nome Cicci Bacco il quale, ogni giorno, dopo aver portato al pascolo le pecore del proprio gregge e averne venduto il latte, cedeva a ogni possibile perdizione ubriacandosi e spendendo tutto il proprio denaro, privo di qualsiasi amore per se stesso e per la sua famiglia.

«Perché ti ostini a farti del male e a dilapidare i tuoi soldi in frivolezze?» chiedevano gli altri pastori. Â«Abbi pietà almeno della tua famiglia…»

Ma ogni loro tentativo, falliva miseramente.

Quando in una notte gelida, sotto le fulgide stelle di Betlemme, venne alla luce nel più povero dei luoghi il più bello di tutti i bambini, proprio ai pastori fu concesso l’onore di vedere per primi il Messia, Colui destinato a mutare la storia dell’uomo. 

«Vieni con noi Cicci Bacco, vieni a contemplare il Messia» gli dissero. «Solo così otterrai la vera redenzione.»

Egli però, testardo come un mulo, preferì abbandonarsi all’ebbrezza, e nemmeno le preghiere di sua moglie lo fecero desistere. 

NEL PRESEPE NAPOLETANO

Nel presepe napoletano, Cicci Bacco è uno dei personaggi più noti e buffi.

La sua origine è ritenuta antichissima, risalente secondo alcuni addirittura al mondo pagano e alle sue divinità, come si evince dal nome e dai simboli a egli associati. Divenuto nella tradizione napoletana una statuina fissa e l’emblema del vizio anteposto alla redenzione e all’amore, il pastore viene raffigurato corpulento, poco curato e ubriaco, o alla guida di un piccolo carro ancora ebbro.

A Betlemme, il pastore è posto in un luogo distante dalla grotta, in un’allegoria della contrapposizione fra il mondo sacro e quello profano, fra la purezza e la dissolutezza. Proprio dai vizi di Cicci Bacco ha avuto origine anche il modo di dire ‘’M par Ciccibacc ngopp ‘a votte’’, utilizzato per indicare una persona ubriaca.

Continua...

Serie: STORIE DI GIOVANNI CARDILLO


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Discussioni

  1. Il testo è piacevole e scorre bene, soprattutto nella parte in cui racconta l’origine di Cicci Bacco e il legame con il mondo pagano e con il linguaggio popolare. Da questo punto di vista è curioso e interessante. Resta però tutto piuttosto superficiale: il personaggio viene ridotto al semplice simbolo del vizio, senza approfondire davvero il perché, in un presepe sacro, ci sia spazio anche per figure così umane e contraddittorie. È una lettura gradevole, ma che non lascia molto una volta chiusa la pagina.

  2. Cicci Bacco mi ricorda l’incoercibilità alla redenzione del mediocre, espressa con energia dal Manzoni nell’ evergreen “I promessi sposi”, soggetto troppo ottuso per poter ricevere una scintilla di luminosità capace di riaccendere il suo animo oscuro

  3. Questo episodio mi ha fatto sorridere, anche se il racconto é serio e interessante, piú che comico. Mi ha ricordato un fatto simile di un altro pastore, raramente sobrio che per “Bacco” ignorava Dio e trascurava patria e famiglia. Non posso svelare il suo nome ma posso dire che mi fu sempre caro. Molto tempo fa la vita dei pastori era dura, richiedeva coraggio, spirito di adattamento, privazioni e sacrifici. Bere scaldava il corpo, attenuava la tristezza della solitudine e aiutava a sopravvivere.
    Quelli come Cicci Bacco, in un certo senso, erano piccoli eroi, senza lode e senza gloria. Il personaggio, forse anche per questo motivo ha avuto l’ onore di essere incluso nel presepe.
    Saperlo mi conforta.

    1. Vero Maria Luisa, infatti molti personaggi del presepe napoletano sono tratti da persone reali, che si potevano incontrare nelle strade della Napoli del XVI-XVII secolo, e non a caso alcuni inseriscono anche Pulcinella nella Betlemme ”napoletana”. M in ogni modo, le varie statuine hanno un proprio significato e nascondono una simbologia affascinante di cui spero di riportarne almeno una piccolissima parte nei racconti di questa serie. Grazie Maria Luisa, a presto!