Luce tra due mondi
Clara non avrebbe mai pensato che un giorno una pioggia improvvisa potesse cambiarle la vita.
Si era rifugiata sotto la tettoia di una piccola libreria in via Broletto, stringendosi nel cappotto, mentre le gocce disegnavano scie argentee sulle vetrine. Lì, accanto a lei, un ragazzo con un cappuccio grigio leggeva un libro consunto, incurante dell’acqua che gli cadeva sulle scarpe.
“Sta piovendo davvero tanto,” disse lei, più per rompere il silenzio che per fare conversazione.
“Sì,” rispose lui senza alzare lo sguardo. “Ma Rilke sembra non accorgersene.”
Clara rise. “Lo leggi spesso?”
“Ogni volta che voglio ricordarmi che anche la solitudine può avere una forma bella.”
Fu una frase che le rimase impressa. Da quel momento, iniziò tutto.
Si rividero qualche giorno dopo, di nuovo per caso, in un bar che dava sul Parco Sempione.
Lui si chiamava Daniele, lavorava come ricercatore freelance nel campo della biologia, diceva. Lei, Clara, era illustratrice, spesso chiusa in casa a disegnare mondi che non esistevano.
Avevano entrambi ventotto anni e una comune diffidenza per tutto ciò che sembrava troppo facile.
Le loro conversazioni, inizialmente timide, divennero lunghe passeggiate serali, caffè condivisi, ore trascorse in silenzio a guardare il fiume. Clara amava il modo in cui Daniele parlava: cauto, preciso, con un tono dolce ma carico di pensieri che sembravano pesargli dentro.
Lui amava la leggerezza con cui lei riusciva a far sembrare tutto possibile.
Col tempo, divennero inseparabili.
Eppure, ogni tanto, Daniele spariva. Tre giorni. Cinque. Una settimana intera. Nessuna chiamata, nessun messaggio. Poi tornava, con scuse confuse. “Lavoro,” diceva. “Famiglia lontana, è complicato.”
Clara lo guardava negli occhi – quegli occhi di un azzurro chiaro quasi traslucido – e sentiva che c’era qualcosa che non diceva. Ma non insisteva.
A volte l’amore nasce proprio dalla fiducia in quello che non si comprende.
Una sera d’autunno, Daniele la invitò a salire con lui in macchina.
Guidarono fuori città, fino ai boschi sopra Lecco. La notte era limpida e la luna piena illuminava la strada. Si fermarono davanti a un vecchio osservatorio astronomico, abbandonato da anni. I vetri delle finestre erano rotti, ma la grande cupola di ferro era ancora lì, come un occhio che guardava il cielo.
“Che posto è?” chiese Clara, infilandosi meglio la sciarpa.
“Un luogo in cui posso parlarti senza che nessuno ascolti,” rispose lui, con un tono che la fece rabbrividire.
Salirono fino alla terrazza, da dove si vedeva il lago brillare come una lastra d’argento. Daniele rimase in silenzio per un po’, poi si voltò verso di lei.
Aveva lo sguardo di chi sta per dire qualcosa che non può più trattenere.
“Clara, ti fidi di me?”
“Certo che mi fido. Che succede?”
“Devo dirti la verità. Tutta la verità.”
Lei fece un passo avanti, cercando i suoi occhi. “Su cosa?”
“Su di me.”
Daniele inspirò profondamente. “Non sono… completamente umano.”
Clara rimase in silenzio, convinta per un attimo che fosse una metafora. Poi vide la luce nei suoi occhi cambiare. Non un riflesso. Una luminescenza vera, interna, come una scarica elettrica che passava nelle iridi.
“Cosa stai dicendo?” sussurrò.
“Mio padre… non viene da qui. Non dalla Terra. Appartiene a una razza chiamata Elyr. Sono pochi, nascosti tra gli umani da secoli. La loro specie sta morendo: non riescono più a riprodursi tra di loro. Gli ibridi come me sono la loro unica speranza. E per questo… vogliono che noi maschi generiamo più figli possibile, con più donne possibile. È la loro legge.”
Clara fece un passo indietro, sentendo il cuore battere più forte.
“Vuoi dire che tu…”
“Sì,” disse lui, con voce rotta. “Ho fatto quello che mi chiedevano. Non avevo scelta. Obbedivo. Era il mio dovere. Ma da quando ti conosco, tutto è cambiato. Non voglio più vivere così. Non voglio che la mia vita sia una catena di corpi e doveri. Voglio solo te. Voglio una famiglia vera, dei figli che crescano sapendo cosa significa essere amati, non solo concepiti per una missione genetica.”
Clara lo guardò, con le lacrime agli occhi. “E perché me lo dici ora?”
“Perché non posso più mentirti. Ma devi sapere che se decido di restare con te… loro non lo accetteranno. Mi troveranno. Ti troveranno.”
Lei si avvicinò, lo prese per il viso. “Allora scappiamo. Ovunque. Ma non lasciarmi fuori da questa verità.”
Daniele la guardò a lungo, poi, ricordando all’improvviso qualcosa che fino ad allora aveva come fluttuato nella sua memoria senza peso o forma precisi, annuì. “C’è un posto dove potremmo andare. Una comunità di Elyr che ha rinnegato le vecchie leggi. Vivono nascosti in Islanda. Lì potremmo essere liberi.”
Ci vollero mesi di preparativi.
Daniele falsificò i tracciatori biologici che gli Elyr usavano per riconoscersi, un sistema di segnali energetici invisibili agli umani. Vendette tutto ciò che aveva, e una notte, senza lasciare traccia, partirono.
Il freddo dell’Islanda li accolse come un abbraccio silenzioso.
Trovarono rifugio in una piccola casa di legno vicino a un fiordo, dove il cielo danzava di verde e viola durante le notti d’inverno.
Daniele trovò lavoro come insegnante di scienze in una scuola locale; Clara aprì una piccola biblioteca, dove insegnava ai bambini a disegnare storie e stelle.
E una mattina, sotto la luce pallida del sole, nacque Lila, la loro prima figlia.
Quando Daniele la prese in braccio, sentì una pace che non aveva mai conosciuto.
La bambina aprì gli occhi – due piccoli globi azzurri che brillavano con una luce sottile, come la sua.
Clara li guardò e sorrise. “Assomiglia a te.”
“No,” rispose lui, accarezzando la fronte della piccola. “Assomiglia a noi. È metà cielo e metà terra. Come l’amore che l’ha fatta nascere.”
Fu allora che Daniele capì un’altra cosa molto importante: non aveva bisogno di salvare una specie per sentirsi utile. Gli bastava aver salvato sé stesso — e il suo modo di amare.
Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Amore
Allora, pur non essendo il mio genere, mi hai catturato sin dall’inizio e mi hai portato a leggere tutto il racconto. Di solito quando percepisco la storia d’amore, se non è condita col sarcasmo o con un’ironia molto spinta, fuggo a gambe levate, e questa volta non è stato così. Bella storia, e bel messaggio, complimenti.
Sono felice di questo tuo commento, più di quanto le parole posssano esprimere. Sai qual’è l’unica cos che mi dispiace (e tanto)? Sono così, impegnata a dedicare quasi ogni briciola del mio tempo libero, da giorni (tranne dovute pause ome questa altrimenti non ce la farei), ad un grandioso progetto che…. non mi ricordo neanche più quando è stata l’ultima volta che ho letto un racconto altrui qui su Edizioni Open e vorrei leggere di più.. ma il progetto è tropo importante per me! (anche se non potrò mai pubblicarlo qui)
Una storia d’amore che vira verso la fantascienza. Un racconto dolce e intenso già dal titolo, brava!
Grazie mille! Sono proprio felice che ti sia piaciuta e ti rispondo soloora perché ho avuto una giornata pienissima.
La conferma che non si può soggiogare completamente un essere vivente, soprattutto se è intelligente. Daniele rivendica la sua libertà, soprattutto quella di amare, e ci riesce. Brava, Teresa🙂
Grazie mille ^_^ e tu sapevi già che ti avrei letto e risposto solo tardi.
A mio avviso, questo racconto cattura perché inizia come una dolce storia d’amore e poi si trasforma in un thriller fantascientifico mozzafiato. L’idea dell’amore che trionfa sulla “missione” e sul destino genetico è molto emozionante.
Non t’immagini quanto ho apprezzato….