Luciano e Marie
La voce del comandante aveva annunciato le previsioni del meteo, l’ora prevista per l’atterraggio, le offerte commerciali del giorno, le comunicazioni di servizio. Infine aveva augurato buon volo a tutti i passeggeri diretti ad Alghero.
L’uomo seduto accanto al finestrino, fila C numero 23, dopo aver allacciato le cinture di sicurezza, aveva posizionato la bocchetta dell’aria condizionata, prima che il suo corpo debordante iniziasse a grondare sudore. Subito dopo aveva impostato il cellulare in modalità aereo.
«Est-ce que tu veux? » gli aveva chiesto la donna affianco a lui, offrendogli una compressa di Travelgum.
Alcuni minuti dopo, quando lei aveva accennato alcune considerazioni su Tatà, l’ultimo romanzo di Valerie Perrin, la scrittrice, fotografa e sceneggiatrice francese che avevano conosciuto a Parigi, non aveva aggiunto niente, non aveva fatto domande, non aveva mostrato alcuna curiosità. Appariva poco attento, con lo sguardo intermittente: un po’ verso di lei, un po’ fuori dall’oblò, per chissà dove.
«Hai visto che c’è un terrorista a bordo? È armato, ha preso in ostaggio un bambino e sta minacciando un dirottamento.»
Lui aveva annuito, senza proferire parola, con la solita espressione imperturbabile.
Eh bien , je lis – aveva pensato lei – c’est mieux.
Mentre faceva scorrere le news e le chat con gli occhi abbacchiati, tra i braccioli che lo ingabbiavano e le braccia di Morfeo che lo chiamavano, per un attimo aveva raddrizzato la testa e ripreso il suo abituale contegno. L’espressione si era ravvivata mentre iniziava a leggere. Nella lunga pausa di riflessione per rispondere al messaggio, come se dovesse scrivere una delle sue relazioni scientifiche per un convegno, lo sguardo si era fatto vacuo e l’abbiocco l’aveva vinto. Il cellulare era rimasto in bilico sul bracciolo; poi, lentamente, era scivolato giù.
La moglie lo aveva recuperato da sotto il sedile avanti a lei. Il display si era illuminato, mostrando il nome dell’ultimo contatto, con il testo del messaggio inviato poche ore prima.
Rosanna B.. Toujours celle là? Com’ è che dicono a Roma? ‘Na bella gnocca, ma… Ce pigeon, gros nul, il n’ a pas compris qui cette famme magnifique est fausse. Elle l’a bluffé. Regarder ses photos il fait perdre la boule. Dans ses pubblications, ameliorèes avec GPT chat, elle est toujours une jeune fille trés sensuelle, en bikini. Trois mille follower, ” buongiorno e buonanotte” a tout le monde, avec des mots copié-collé, 365 jours par an. E tous les escargots e les garçons o les professeurs un peu gateux , tutti fessi e contenti, comment dit en Italie.
Francesco, mon coifeur, il a raison quand il dit: “Tutti estasiati per gli occhi da cerbiatte e i seni da super majorette, come se avessero vinto sulla forza di gravità e sul cedimento fisiologico, per più di mezzo secolo. Mai una frase, un pensiero compiuto – non copiato – che lasci intuire, dietro l’immagine, una testa pensante.”
Et lui – le grand professeur – ce pachiderm – il se piss dessus d’emotion, quand il lit: “Buonanotte piccioncino” rivolto all’intera nidiata di duemila colombi. Povero colione, il se croit convaincant, apres le diner, quand il se leve et il me dit: “Tessoro devo trattenermi, farò tardi: devo riordinare le cartelle”. Le ho viste le sue cartelle da riordinare. E la password per aprirle col nome di lei a l’envers. Quel génie!.
La donna aveva continuato a rimuginare, mentre lui era sprofondato nel sonno e forse sognava già il ritratto artificiale di quell’eterna ragazza che nascondeva il suo vero volto, deturpato da qualche cicatrice, o gonfio, con le borse sotto gli occhi, o semplicemente segnato dalle rughe come ogni settantenne vera.
“Senza tracce di vita vissuta” come aveva scritto Pauline Poetryn. “Per i segni di molte risate, delle cupe nottate senza stelle, dei giorni storti e pesanti, di lutti e di altri pianti; del sole che brucia la pelle, del tarlo che rode la mente e scava solchi sulla fronte. Ligia e savia o ribelle, è la vita con le sue impronte.” Je pense aussi.
Pauline Poetryn aveva ragione e lei non sapeva più se provare rabbia, fastidio o compassione, per il comportamento dell’uomo che aveva accanto. L’uomo gentile che quarantacinque anni prima aveva giurato di amare, nella buona e nella cattiva sorte, davanti all’altare della cattedrale di Notre Dame, a Rouen. L’uomo galante che le regalava sempre le solite orchidee ad ogni compleanno. E quando viaggiavano insieme, ogni volta dormiva. Una presenza fredda, distratta e poco loquace. Solo le attenzioni quotidiane che riceveva e riservava alla sua amica virtuale sembravano ringalluzzirlo. Certe volte lo sentiva cantare sotto la doccia, canzoni di Luciano Pavarotti, il tenore più simile a lui: stesso nome, stessa mole.
Un’illusione – pensava lei – per consolarsi e stuzzicare il suo piccolo zizi, più letargico di un ghiro.
La donna aveva sospirato, poi aveva preso il suo smartphone per rileggere il messaggio di Lucy. “OK. Ci vediamo sabato.” Da quel loro primo e unico incontro, al Bella vista, durato poche ore, erano passati tanti anni.
L’aereo era atterrato con qualche minuto di anticipo, riportando il beato sognatore nel mondo reale, con un impatto un po’ brusco.
Scuotendo la testa, aveva guardato sua moglie, disorientato: «Marie, dove siamo?»
«Siamo all’aeroporto Alghero-Fertilia, Luciano. Riviera del Corallo. Tra un’ora saremo al Bella Vista.»
«Ma sei sicura che staremo bene in quell’albergo? Mi avevi detto che la cucina è un po’ scadente. »
«Ci sto pensando, sai? Forse per te non è adatto. Succede spesso che l’ascensore si guasti. Ė dura salire le scale fino al terzo piano. Credo che per te sarebbe meglio l’altro, il San Carlo. Lì c’è il centro benessere. Potremmo disdire la prenotazione per due e richiedere una singola. Il San Carlo costa un po’ di più, ma sarebbe l’ideale… per te. La sauna ti gioverebbe, per eliminare le scorie dei farmaci, per calare di peso e soprattutto per rilassarti. Sei stanco, caro Lucien, hai bisogno di una cura rigenerante. Io posso adattarmi al Bella Vista. Pas de problem, pour moi; altrimenti non ci rimborseranno niente.»
«Cosa intendi, Marie, per costa un po’ di più? »
«Non preoccuparti, caro, solo un po’ più caro.»
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Umoristico / Grottesco
Come non provare empatia per la povera donna costretta a sopportare un simile koljonen? 🙈 Complimenti per questo piacevole racconto!
Mi è piaciuto molto il modo in cui il racconto parte quasi in silenzio, dentro una scena normalissima, e poi piano piano tira fuori tutto il veleno nascosto di una coppia. Bella anche questa miscela tra italiano e francese, che dà ritmo e carattere alla voce della protagonista. Il finale poi è cattivo al punto giusto: niente scenate, solo una vendetta elegante servita con il sorriso.
Ciao, mi è piaciuto il modo in cui vengono mostrati i pensieri della moglie, tra sarcasmo e delusione. Devo ammettere che il francese lo mastico poco, quindi probabilmente mi sono perso qualche sfumatura. Spero però che il traduttore di Google non abbia fatto troppi danni. 😄
Ciao, grazie. Hai colto perfettamente lo stato d’ animo della donna: delusa e sarcastica. Sull’ uomo-ghiro capisco che ci sia ben poco da aggiungere, oltre le parole amareggiare della moglie. E sul francese – scolastico – che ho cercato di ricordare e di verificare con l’ aiuto di google, credo che qualcuno, prima o poi, mi suggerirà qualche modifica. Ci spero.
Non parlo il francese e la mia conoscenza della lingua e “scolastica” quindi vado sulla fiducia.
Comunque per me, con questo questo racconto quasi cinematografico: la voce del capitano, chat, monologhi interiori… hai aggiunto quel tocco in più che mi fa dire “Mi piace”.
Complimenti 👏🏼
Ciao Corrado, grazie. In fin dei conti, se riusciamo a non essere noiosi con ciò che scriviamo, è già un risultato. Non so se sia d’accordo anche tu. Per migliorare la lingua – la nostra prima di tutto – c’è sempre tempo.
D”accordissimo
Chiedo scusa ai francesi e a tutti coloro che sanno parlare e scrivere in francese. Una lingua che amo e che temo di aver offeso con questo mio esperimento narrativo. Ma forse un rimedio c’è: si accettano suggerimenti per eventuali correzioni.