Lucilla e la terra della normalità

Serie: Il mondo della Principessa e il mostro H.

La cuoca del castello Lucilla era sparita. Immediatamente mi precipitai a percorrere lo stesso tragitto che avrebbe posto in essere Lucilla per giungere al borgo, in fondo alla vallata. Durante il mio cammino, ai bordi di un sentiero, scorsi tra due arbusti un cumulo di foglie secche “tremanti“, mi avvicinai e al suo interno perdindirindina vi era Lucilla con affianco il suo H. Le chiesi se stesse bene e cosa le fosse successo.

“Mi scusi principessa, mi sono fermata qui per piangere e così il mio H è diventato talmente grande che non sono più riuscita a muovermi. Lungo il tragitto, la gente mi guardava male, se per caso mi sfiorava, correva a scapicollo alla fontana per lavarsi le mani. Tutti mi additavano, ridevano e mi intimavano di andarmene non vi era spazio al borgo per una come me.”

Devi sapere anima gentile che Lucilla vive con un H da quando la strega della congrega della Poliomielite le ha scagliato un terribile sortilegio. Deve ancora abituarsi a convivere con il suo mostriciattolo.

Le raccontai ciò che mi era capitato più di dieci lune fa. Andavo alle scuole di legge e un giorno dopo un‘interrogazione il professore si prese un fazzoletto per prendere il libretto nel quale avrebbe dovuto scrivere con il calamaio il mio voto. Vide la mia faccia basita e mi disse che le persone come me non dovevano frequentare quella scuola dove si insegnava legge, in quanto solo le persone della terra della normalità potevano un giorno entrare nel mondo della Giustizia. Io gli risposi che la terra della normalità era ovunque, anche io ero normale. Lui mi rispose con una grassa risata che era meglio tornassi quando mi fossi schiarita le idee. E mi bocciò, purtroppo. Andai via piangendo e per la prima volta comparve la nebbia. Per ben due anni tornai, appello dopo appello, sentendomi dire quella frase, e io mi gettavo sempre più nello sconforto.

Finché un giorno gli dissi che finché la congrega dei maghi della medicina mi avrebbe tenuto in vita, non avrei mollato.In effetti io non ero della terra della normalità perché potevo vedere le cose per come erano realmente e non per come apparivano e proprio in virtù di questo sarei stata un giorno utile nel mondo della Giustizia. Dopo un paio di volte si stufò e mi promosse. (Quel professore un anno dopo venne accusato di una cosa che si chiama discriminazione di genere e da quel giorno non mise più piede nella scuola). Per cui dissi a Lucilla non importa essere fatti tutti nello stesso modo, l’importante è avere un cuore puro; che sarebbe dovuta tornare al borgo e far vedere la sua anima ai villeggianti ed entrare fiera di sé stessa nel panificio. Una settimana dopo a quell’episodio, la gente si era abituata a Lucilla che andava a prendere il pane. Ti svelo un segreto, anima gentile: la terra della normalità non esiste, in realtà è la terra dell’ignoranza…Ora vado o Arnis si arrabbia…

Serie: Il mondo della Principessa e il mostro H.
  • Episodio 1: La principessa Rugiada e il mostro H.
  • Episodio 2: Lucilla e la terra della normalità
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    Commenti

    1. Antonino Trovato

      Confermo il mio commento del primo episodio, usi perfettamente il tratto fiabesco per trattare una tematica che non passerà, purtroppo, mai di moda. Ma in questo secondo episodio è evidente anche la voglia di insistere, al di là della discriminazione, di lottare e non arrendersi mai, portandosi dietro, con orgoglio quasi, il proprio H sulle spalle… attendo il seguito…

    2. Dario Pezzotti

      Ciao Ely, anche io condivido il pensiero di Micol, la chiusura di certe persone è inspiegabile. Per quanto riguarda il racconto in sé, l’ho trovato scorrevole, magari acerbo in alcuni passaggi, ma comunque godibile.🙂

    3. Micol Fusca

      Ok, mi si sono inumiditi gli occhi. E ce ne vuole, credimi. Non tanto per H, ognuno ha il suo da portare anche se invisibile. Ad avermi rivoltato lo stomaco è l’ignoranza che hai saputo descrivere alla perfezione. Persone chiuse nel loro piccolo mondo di egocentrismo, cui manca per completo la pietas romana intesa come il normale sentimento di empatia che permette di abbracciare l’intero genere umano. Nero, bianco, etero, gay, straniero, concittadino, uomo, donna.