L’ultima estate di Tullio e Penelope
Mancavano poche settimane alla maturità e Tullio Morelli, invece di studiare, passava i pomeriggi vagando da una piscina all’altra, invitato dagli amici riccastri della sua scuola, un orrendo covo di figli di papà, più per abitudine che per entusiasmo.
L’estate prima della maturità ha sempre qualcosa di irreale, come se il mondo trattenesse il respiro insieme a te. Tullio lo sentiva addosso ogni mattina, appena apriva gli occhi: un misto di caldo, ansia e una libertà che non riusciva ancora a godersi davvero. Solo l’odore dei gelsomini, curati maniacalmente da Roberta, la vicina di casa, che filtrava dalle imposte socchiuse lo ritemprava per qualche secondo.
Anche per questo passava i pomeriggi andando da una piscina all’altra.
Per non pensare…
Sia chiaro quello di Tullio non era un piano preciso, semmai più una deriva.
Un messaggio su WhatsApp, uno “vieni da noi?”, e lui si muoveva, zaino leggero, costume già sotto i pantaloncini.
La piscina di Gutto era sempre la più rumorosa. Musica trap sparata da una cassa sfondata, gente che si tuffava senza guardare, birre calde lasciate ai bordi, cannoni pieni di pakistano fumanti. Tullio si buttava subito, cercando quel momento esatto in cui l’acqua gli chiudeva il mondo fuori.
Sott’acqua tutto era più semplice: niente esami, niente futuro, niente pensieri.
E soprattutto niente lei.
Ma bastava riemergere per ritrovarsela in testa, precisa, fastidiosa. Il modo in cui storceva il naso quando diceva qualcosa di troppo serio. Le frasi dette con leggerezza, ma che lasciavano segni: «Sei pesante», «Non sai prenderti le cose con calma», «Stattene un po’ tranquillo».
All’inizio rideva. Poi aveva smesso.
«Penelope…tu mi fai sbroccare!», le ripeteva serio, ma lei si raccoglieva i capelli e andava giù.
Giù dove piaceva a lui. Fino a quando la testa non gli si separava dal corpo.
Alla piscina di Giulia, invece, c’era più silenzio. Ombrelloni grandi, gente che parlava piano, qualcuno che leggeva davvero. Tullio si stendeva su un lettino con una coca light e lasciava che il sole gli scaldasse la pelle. Guardava gli altri e si chiedeva se anche loro si sentissero così, sospesi.
La maturità incombeva come una nuvola lontana: sapevi che c’era, ma continuavi a ignorarla finché potevi. I libri erano nello zaino, mai aperti davvero. Domani studio, si diceva ogni giorno.
Poi pensava a lei, alla sua testa che oscillava su di lui, implacabile, e il domani diventava ancora più lontano.
Non era stata una rottura violenta. Nessuna scena, nessun urlo. Solo un lento sgretolarsi.
Una sera avevano fatto l’amore in macchina. Era stato così, senza infamia e senza lode, una cosa idraulica.
Subito dopo, Penelope aveva su uno sguardo strano, e si era messa a guardare la luna con la fronte sul finestrino.
Stava pensando di lasciarmi, ne sono certo: è successo in quel momento!
Messaggi sempre più freddi, meno voglia di vedersi, più spazio per dubbi che lei liquidava con fastidio.
«Non complicare tutto, cazzo, mica siamo sposati io e te», gli aveva detto l’ultima volta.
E lui era rimasto di gesso.
Chi sei Penelope?
Chi sei diventata?
Alla piscina di Luca arrivava verso sera. Era la sua preferita. L’acqua rifletteva il cielo arancione, e il rumore si abbassava fino a diventare quasi un sottofondo. Si sedeva sul bordo, lasciando i piedi immersi, guardando le onde allargarsi piano.
Lì pensava meglio.
Si chiedeva cosa fosse stato davvero quello che aveva provato. Amore? O solo bisogno? Forse gli piaceva l’idea di avere qualcuno che lo scegliesse, anche se poi quel qualcuno lo faceva sentire sbagliato.
Ripensava a tutte le volte in cui aveva ingoiato una risposta, abbassato la testa, fatto finta di niente pur di non creare problemi. Come se stare insieme significasse adattarsi sempre, anche quando ti sbrana il cuore.
Una sera, mentre gli altri ridevano poco distante, gli venne in mente una cosa semplice, quasi banale: non gli mancava lei.
Gli mancava l’idea che si era costruito.
L’idea di un amore facile, reciproco, in cui non dovevi sempre dimostrare qualcosa.
L’idea di essere abbastanza così com’era.
Ma quella cosa, con lei, non era mai esistita davvero.
Restò lì a lungo, con i piedi nell’acqua, a guardare il cielo diventare scuro. Sentiva ancora un nodo allo stomaco, ma diverso. Meno rabbia, più chiarezza.
Si tolse la maglietta e si lasciò cadere in piscina senza fare rumore. L’acqua lo avvolse subito, fresca. Rimase a galla, guardando le prime stelle comparire, mentre la ghenga di giovani debosciati si dava da fare per il barbecue.
Per la prima volta da giorni, non stava scappando da niente.
Stava solo… lì.
La maturità sarebbe arrivata, e probabilmente non si sentiva pronto. Ma forse nessuno lo è davvero. Forse crescere era proprio questo: attraversare cose che non capisci del tutto, persone che ti segnano anche se non restano.
E imparare, lentamente, a distinguere chi ti fa bene da chi no.
Quando uscì dall’acqua, si asciugò con calma. Luca gli lanciò una battuta, qualcuno gli porse una birraccia del discount.
Penelope.
Il suo nome gli scivolò in testa senza più graffiare come prima.
Strano. Per settimane era stato un chiodo fisso, un pensiero che tornava sempre con un misto di rabbia e nostalgia. Ora era diverso, più distante, come una voce sentita da un’altra stanza.
Provò a pensarla davvero, senza difese.
Qualcosa gli fece ancora male, soprattutto quando pensò non a quello che lei gli aveva fatto, ma a quello che lui aveva accettato che lei gli facesse.
Restò in silenzio, ascoltando il rumore del barbecue che friggeva.
Si chiese se lei stesse pensando a lui. Ma la domanda non aveva più lo stesso peso. Non era più così importante.
Il mondo continuava, semplice, imperfetto.
Tullio sorrise, stavolta senza forzarsi.
Non aveva risolto tutto. Non aveva smesso di pensarci. Ma qualcosa si era spostato, dentro.
E per ora, bastava così.
Molti anni dopo, Tullio e Penelope si incontrarono in un centro commerciale.
Fu lei ad avvicinarsi con una bambina in braccio, tonda e simpatica.
Tullio indicò la piccola e Penelope scoppiò a ridere.
Parlarono per qualche minuto. Lavoro, città diverse, vite che avevano preso strade lontane.
Nessun accenno al passato, come se fosse un accordo tacito.
«Sei cambiato,» disse.
Tullio se la menò un po’.
«Spero in meglio.»
Lei lo guardò un secondo di più.
Era sempre bellissima, nonostante qualche velo di stanchezza addosso, e quella ruga in più.
Si promisero di rivedersi.
Si salutarono.
Ma gli uomini fanno progetti, e gli dei sorridono.
Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Il racconto mi è piaciuto molto: lento, malinconico e pieno di emozioni sincere. Complimenti.
Ciao Karina, grazie per la lettura e per l’apprezzamento.
Bel testo, malinconico e vero. Mi è piaciuto come racconta quel momento sospeso prima della maturità, tra caldo, piscine e pensieri che tornano sempre lì. Funziona bene anche il passaggio in cui Tullio capisce che forse non gli mancava lei, ma l’idea che si era fatto.
Ciao Daniele, è sempre l’annosa questione: noi amiamo l’amato o l’idea dell’amore? Grazie del passaggio.
Un racconto molto coinvolgente, di un amore che fa male quando si trascina a stento e soprattutto quando bisogna affrontare il cambiamento, prima che si spenga del tutto la fiammella che arde ancora nel cuore, con l’ idea fissa di chi resta appeso. Un tuffo al mare o in piscina e una bottiglia di Ichnusa fresca (la birra più amata non solo dai sardi), sono un buon rimedio che condivido.
Ciao M. Luisa, affrontare il cambiamento è terrorizzante e ineludibile. Grazie per l’apprezzamento.
Un racconto malinconico e sincero, che cattura con naturalezza quel momento sospeso tra adolescenza e maturità. Mi piace la lucidità con cui sei riuscito a smontare l’illusione dell’amore idealizzato, lasciando spazio a una crescita silenziosa ma autentica, fatta di piccole consapevolezze. Molto bello.
Ciao Cristiana, sì è uno dei periodi della vita su cui ho riflettuto di più, e che più mi ha coinvolto e sconvolto. Pertanto lo celebro spesso, anche con la scrittura. Grazie per il passaggio.
“Come se stare insieme significasse adattarsi sempre, anche quando ti sbrana il cuore.”
Giá! Succede spesso a tanti che temono di perdere l’ altra o l’ altro, anche se in realtá, lui o lei, che si vorrebbe trattenere, é giá distante. 😢
“Era stato così, senza infamia e senza lode, una cosa idraulica.”
😂 😂 😂
Beh, mi pare abbia funzionato. 😀
I tormenti del giovane Tullio, ben scritti e apprezzati e per fortuna senza un epilogo tragico in fondo alla piscina. 👏👏
I tormenti del giovane Tullio, fantastica. Grazie Fabius.
Hai bullizzato la mia anima. Bravo Simone, bel brano, nostalgico il giusto e vicino ai ricordi di molti.
Ho fatto molte cose, ma bullizzare l’anima non mi era ancora capitato! Ahah. Grazie Giuseppe.