L’ultima notte del Signor J.

«”Cari genitori, pure vi ho sempre amati”, e si lasciò poi cadere giù. In quel momento sul ponte c’era un interminabile andirivieni di persone e di veicoli» Das Urteil, Framz Kafka

Il Pittore, Kafka e l’Ombra di Praga.

Il Signor J. (Jaroslav), un tempo celebre pittore post-trans-avanguardia, di fama internazionale, cercava rifugio a Praga. La città, con le sue stradine acciottolate e i vicoli oscuri, gli offriva l’anonimato che desiderava ardentemente. 

Nel suo atelier, affacciato sul Moldava, il Signor J. avrebbe avuto molti spunti per i suoi quadri. I suoi quadri che un tempo erano vibranti tele di colore e vita, adesso gli apparivano cupi e inquietanti. Devitalizzati.

Figure evanescenti, volti nascosti nell’ombra, e paesaggi notturni carichi di mistero, come nel racconto crepuscolare di Kafka, “La Sentenza“.

Una sera, mentre sfogliava un vecchio libro trovato in un mercatino dell’antiquariato, Jaroslav si imbatté in una profezia inquietante: “Il pittore, cercando la luce, cadrà nell’oscurità”. 

La profezia lo turbò profondamente, ma non riuscì a togliersela dalla mente.

Intanto, strani eventi cominciarono a turbare la sua tranquillità. Sentiva rumori strani provenire dalle stanze vuote del suo appartamento, trovava oggetti spostati e messaggi criptici lasciati sui suoi quadri. La notte, veniva tormentato da sogni angoscianti, in cui creature mostruose lo inseguivano attraverso la città.

In un vecchio cimitero ebraico, il Signor J. scoprì un diario nascosto in una cripta. Il diario apparteneva a un pittore vissuto secoli prima, un uomo tormentato dagli stessi demoni che affliggevano ora Jaroslav. 

Il diario parlava di una setta segreta, di rituali oscuri e di un potere soprannaturale nascosto nelle profondità della città.

Convinto che la setta fosse responsabile degli strani eventi che lo perseguitavano, Mr. J. decise di indagare. E questa ricerca inaspettata lo riportò ora dopo ora sempre piu a galla nelle cose della vita. Lo riconsegnò agli essere ri-animati.

Cominciò ad interessarsi del sottobosco della città, dei locali off nelle periferie, ed in questo oscuro mondo sotterraneo dell’ex capitale Ceca, venne in contatto con personaggi ambigui: cacciatori di teste, ex nazisti, ricchi commercianti ebrei, sicurai russi.

Finche questi sub-umani orientarono la sua ricerca ad un bordello frequentato da salottieri bohemien “Il Castello”che erano iscritti alla “Loggia LPSF” (Lione-Praga-San Francisco) il triangolo delle bermuda del Male.


L’arrivo del detective.

Il detective Marek Novotny era un uomo segnato dalla vita, con occhi stanchi che avevano visto troppo. Era stato trasferito a Praga da una piccola città di provincia, assegnato a un caso che sembrava di facile soluzione: Decesso per cause naturali, l’arresto cardiaco ipotesi piu plausibile, considerato che Mr. J. era ipeteso, diabetico e sovrappeso.

Il corpo era marcito per diversi giorni nell’ appartamento del Signor J. Ed i vicini stremati dall’estenuante olezzo di putridume avevano allertato le autorità locali.

Il “Pražský bulletin” titolava a tutta pagina: “Noto pittore di fama internazionale trovato senza vita nel suo appartamento sul fiume Moldava”.

La città, con le sue stradine acciottolate e i suoi palazzi barocchi, era bella ma nascondeva un lato oscuro che Novotny stava iniziando a scoprire.


Il Castello.

“Il Castello” era un locale decadente, con un’atmosfera soffocante e un odore acre di fumo, muffa e sudore stantio. Le pareti, un tempo affrescate, erano ora macchiate e sbiadite. Al bancone, un barista corpulento con uno sguardo torvo serviva clienti abituali, figure losche che evitavano lo sguardo del detective. Novotny si sentiva come un pesce fuor d’acqua in quel luogo, ma sapeva che era lì che avrebbe trovato le risposte che cercava.

La testimonianza della prostituta.

Una delle prostitute che lavoravano nel locale, una ragazza giovane e fragile di nome Anya, attirò l’attenzione di Novotny. Aveva gli occhi grandi e tristi, e un’aria di profonda tristezza. Anya rivelò al detective di aver sentito delle urla provenire dalla camera dove Jaroslav si era appartato la notte del delitto, ma di aver avuto paura di intervenire. Aveva visto un uomo di grossa stazza ed un cappello uscire portato a spalla da due energumeni. Ma non era riuscita a metterne a fuoco  il volto.


Il diario misterioso

Nel frattempo, grazie ad una indagine più approfondita richiesta dal Novotny, venne rinvenuto il famoso diario nel cimitero che rivelò dettagli inquietanti. Il pittore Jaroslav sembrava essere stato coinvolto in una setta segreta, dedita a riti oscuri e a pratiche occulte. Il diario conteneva simboli indecifrabili e riferimenti a eventi storici che sembravano collegati alla fondazione della città di Praga.



La cospirazione

Man mano che l’indagine procedeva, Novotny si rese conto di essere incastrato in una rete di intrighi e cospirazioni. Il caso della morte del noto pittore post-trans-avanguardista non solo non era da considerare come morte accidentale. Ma neanche un omicidio causato da futili motivi, ma faceva parte di un disegno più grande, che coinvolgeva potenti personaggi della città. Sembrava che qualcuno volesse insabbiare la verità e proteggere un segreto oscuro.

Chi erano i personaggi che portarono a spalla il pittore dal bordello al suo appartamento per occultare il crimine?

Con chi si era realmente appartato il Signor J. quella notte in una camera del “Castello”? Ed infine poteva ritenersi credibile il diario rinvenuto dagli inquirenti al vecchio cimitero di Praga?

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Discussioni

  1. Forse l’immagine di copertina è una riferimento all’ultimo capitolo de “Il processo” di Kafka.
    “La vergogna sembrò sopravvivergli” o qualcosa di simile (cito a memoria).
    Ho anche apprezzato la strizzatina d’occhio a Potocki.
    Non è che si possa commentare più di tanto e non credo che in fondo tu lo vorresti. Ho sempre apprezzato il coraggio di scrivere un brano che termina con domande senza risposta.

    1. Giancarlo, a volte le citazioni sono subliminali, altre volte semi-consapevoli, in questo caso del tutto casuali: Non ero a conoscenza dell’esistenza di Jan Potocki prima del tuo commento, mea culpa. Anzi adesso me lo vado a spizzare. Per il resto la mia intenzione era di inserire una sorta di riverbero kafkiano che si propagasse nel racconto. Ma era solo un intenzione, i racconti non si scrivono da soli, o forse si? 🙂 Grazie x2!

  2. Mi piace la storia e soprattutto come l’hai raccontata. Con le didascalie come tu spesso fai. Ti riesce bene, sicuro. Ma, con chi si era realmente appartato? Bella l’immagine a capo del testo.

        1. Infatti che poi c’è sempre il rischio che ti chiedano un rimborso spese o vitalizio per il solo fatto di averli fatti comparire ed avergli dato vita in un racconto senza il loro beneplacet 🙂

        1. Se ho una trama solida e definita personalmente non mi dilungo nel dettaglio, altrimenti se la trama fa acqua riempio i buchi con i dettagli. Mi ispiro alla poetica di Pazienza che a tavole/disegni abbozzati e stilizzati associava didascalie molto articolate e a disegni molto definiti invece faceva corrispondere esclamazioni e nonsense. 🙂