L’ultima vasca
Annarita Lisordi era bellissima, nella sua fisicità statuaria temprata da anni di allenamenti durissimi in piscina. Nello studio dell’avvocato Crodini, tuttavia, era l’ennesima fragile donna che si rivolgeva ad un legale per una sospetta infedeltà del marito. L’avvocato Crodini la osservava sprofondato nella poltrona in pelle e fasciato dal suo completo sartoriale.
«Da dove derivano i suoi sospetti Federica?» chiese Crodini tenendole incollati addosso i suoi occhi fissi da squalo bianco.
«Raoul ha iniziato ad uscire da solo con frequenza la sera dopo cena avvocato» rispose Annarita con voce rotta dal pianto.
«Prima non accadeva?»
«Mai»
Crodini annuì.
«Dobbiamo incaricare un investigatore privato per monitorare gli spostamenti di suo marito. Lei ha un riferimento di fiducia?» domandò fissandola con il suo sguardo gelido.
Annarita scosse il capo in segno di diniego.
«Conosco l’uomo che fa per noi» rincarò Crodini.
Annarita annuì.
«Non sarà economico» puntualizzò con voce greve.
«I soldi non sono un problema avvocato. Lo sa bene» replicò Annarita.
Crodini annuì. Poi compose un numero di telefono.
«Sono Crodini. Dobbiamo vederci. Riesci a salire in studio da me?»
Annarita aggrottò le sopracciglia.
«Collaboriamo spesso. Ha l’ufficio qui vicino» sibilò Crodini.
Un senso di angoscia improvvisamente la pervasa. Era l’epidermica sensazione di trovarsi in una condizione di vulnerabilità. Raoul era un uomo estremamente potente e pieno di conoscenza. Chi poteva garantirle che Crodini non fosse un suo prezzolato? Chi poteva assicurarle che Crodini non avesse appena contattato un sicario? Provò a sondare gli occhi dell’avvocato ma non riuscì a leggere nulla oltre la corteccia.
«Credo non sia stata una buona idea avvocato. Mi dica quanto le devo per il disturbo suo e dell’investigatore» esclamò Annarita in tono vorticosamente frenetico.
Crodini inarcò il sopracciglio in modo quasi impercettibile, continuando ad osservarla con sguardo glaciale.
Il campanello dello studio rimbombò. Annarita iniziò ad agitarsi sulla sedia.
«Voglio andarmene!» iniziò ad urlare furiosamente, con gli occhi sgranati, il volto paonazzo e le vene sul collo gonfie come un fiume in piena.
La segretaria annunciò l’arrivo del dottore Giardini. Annarita piantò i suoi occhi in quelli di Crodini, con sguardo saettante.
«Maledetto! Mi hai tradito» urlò, cercando di scagliarsi contro di lui.
In quel momento il dottor Raoul Giardini entrò nella stanza dell’avvocato Crodini.
“Annarita!” tuonò con voce baritonale.
Annarita si bloccò immediatamente.
Guardò a turno i due uomini e poi si lasciò cadere sulla sedia.
Come ciclicamente accadeva, la bellissima Annarita Lisordi, ex atleta di livello internazionale adesso affetta da una rara forma di schizofrenia, si convinceva di essere la moglie tradita del dottor Raoul Giardini e si rivolgeva all’avvocato Crodini per avviare un’indagine sul marito. Come ogni volta, l’avvocato Crodini contattava il dottor Giardini, primario specialista e direttore di una costosissima struttura terapeutica specializzata in patologie psichiatriche in cui Annnarita era ricoverata, con il pretesto di contattare un investigatore privato. Come ogni volta, prima che gli arrivassero gli operatori della struttura, Annarita Lisordi riemergeva, per un brevissimo attimo, dal buio oceano della psicosi e sussurrava con occhi velati dalle lacrime «Ero brava. Vero avvocato?», evidentemente riferendosi alle sue imprese sportive, prima di piombare in uno stato catatonico. Come ogni volta, Annatita Lisordi lasciava nello studio dell’avvocato Crodini quella scia di amara tristezza che solo la caduta degli dei può provocare.
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“«Maledetto! Mi hai tradito»”
Quando lo dice, all’avvocato, la sensazione è che giri improvvisamente tutta la scena. E nello stordimento, solo lei riesco a mettere a fuoco. Con la sua certezza che qualcuno l’ha tradita.