L’ultimo fuoricampo – 4

Serie: Avamposti

David Gosh guidava il drappello dei genitori inferociti. Facevano picchetto davanti all’ingresso del tribunale, quando Daniel, Stacy e i ragazzi arrivarono sull’auto di lei. Daniel riconobbe tutti quelli che lo avevano sfidato dal barbiere. Brandivano cartelli con la scritta: Non passa lo straniero.

I ragazzi avevano giurato di non aver rubato nulla. Nell’autocaravan e a casa di Stacy non era stato rinvenuto niente di sospetto.

Era chiaro come i ragazzi fossero solo un pretesto, per presentargli il conto con gli interessi.

L’udienza iniziò nella tensione. Il giudice chiamò a testimoniare Justin, ma gli evitò di sedersi al banco degli imputati.

Un usciere posò sul banco del giudice una borsa incrostata di fango.

– Abbiamo trovato questa e dentro c’era la refurtiva.

Con un sussulto Daniel la riconobbe. L’aveva vista in mano a Catherine alcune volte.

– È tua questa borsa, ragazzo?

Justin, che non osava guardare in faccia nessuno, fece no con la testa.

– Il figlio del signor Gosh, Nick, vi ha visti mentre la nascondevate sotto il materiale di scarto, dietro agli spogliatoi. Vieni avanti, ragazzo.

Nick Gosh avanzò, sospinto dal padre sorridente. 

– Racconta a questo signore cosa hai visto, figliolo, – lo incoraggiò il padre.

– Lasci che faccia io le domande, – intervenne il giudice, severo.

Nick guardò in direzione degli imputati, trattenendo a stento le lacrime. Era dispiaciuto e spaventato. 

– Allora, raccontaci ciò che hai visto. Non aver paura. È una cosa bella denunciare un crimine.

Nick biascicò qualche parola confusa.

Daniel ebbe pietà del piccolo, che conosceva ormai bene.

– Ricordati che devi essere sincero, – lo pungolò il giudice.

Il signor Gosh smise di sorridere. – Nick, – bisbigliò. Il ragazzino lo guardò atterrito. – Forza!

Justin strinse forte la mano di suo padre. Entrambi conoscevano Nick e sapevano che era un ragazzo sincero.

– Signor Gosh. Venga qui un istante, – lo richiamò il giudice.

Gosh si avvicinò al bancone e ebbe uno scambio di opinioni piuttosto acceso. L’uomo togato lo congedò, ammonendolo, per poi rivolgersi ancora al ragazzino.

– Nick, ragazzo. Ascolta. È importante che tu capisca che una denuncia di furto è una cosa grave. Sei obbligato a dire la verità, tutta le verità e bla bla bla, lo sai? Se hai davvero visto Justin e Catherine rubare dagli spogliatoi, devi dirlo. Altrimenti… – E rivolse lo sguardo verso il padre di Nick, che si torceva una mano, piuttosto infastidito.

– C’ero io con Nick, al parco.

La platea ebbe un fremito. Mike Dantino avanzò nel corridoio, come tra le acque divise del Mar Rosso.

– Ho visto tutto. – Dantino andò a sedersi accanto al signor Gosh. – David.

– Il suo nome?

– Mike Dantino, barbiere. E già che ci siamo, il padre dell’imputato mi deve ancora il pagamento di una prestazione.

– Sarebbe stato sufficiente ricordarmi questa cosa, invece di trascinare mio figlio in tribunale, – disse Daniel.

Parte della folla rispose con un riso sommesso.

– Silenzio in aula!

– Io l’avevo inquadrata subito. Lei è un furbacchione, – rincarò la dose l’italo–americano.

Daniel si alzò di scatto.

– Resti seduto e mantenga la calma! – lo redarguì il giudice.

Daniel non lo degnò di attenzione. – Vogliamo parlare di questo ragazzino spaurito, che avete mandato avanti al vostro posto?

– Lei lasci stare il mio ragazzo! Bastardo! – sbraitò Gosh.

Il giudice prese a battere con foga il martelletto, ma l’atmosfera stava per esplodere.

– Mi avete affidato i vostri figli, – riprese Daniel, – forse siete stati voi a commettere un errore. Non sono affari miei. Li alleno ormai da mesi e non ci sono mai stati problemi.

– Silenzio!

Il giudice ottenne una parvenza di quiete. Ma gli sguardi lanciavano ancora accuse pesanti.

– Mettiamo fine a questa storia. Nick, avvicinati!

Dantino tratteneva a stento il signor Gosh.

– Voglio sapere tutta le verità, chiaro!

Il ragazzino scoppiò in lacrime. Stacy corse ad abbracciarlo e lo portò via.

– Giù le mani dal mio figliolo! – Gosh era furibondo.

– Si vergogni, signor Gosh! – gridò la donna infervorata. – Mettere in mezzo un ragazzino. Suo figlio, per giunta!

Dalle file dei sostenitori di Gosh partirono alcuni insulti. Tanti presenti reagirono per partito preso. Daniel non si aspettava che la fronda fosse così numerosa. Erano sembrati tutti entusiasti di lui e del suo lavoro. Invece, l’amara verità, era che l’avevano sopportato a stento.

– C’era da immaginarselo, che se la sarebbe fatta con uno straniero!

– La storia si ripete. Vengono qui e ci comandano e ci rubano il pane!

– Ma siete stati voi a propormi…

– Sì! Hai ragione! Via, vattene e portati dietro quella puttana!

Un individuo segaligno, con un berretto strappato, la faccia da pitbull, inveì: – E se la spassa con un infame, per giunta!

L’insinuazione risultò oscura ai più, ma Daniel si sentì soffocare. Cosa sapeva di lui? Barcollò e crollò sulla sedia. La sua testa stava sbandando pericolosamente e non riusciva a trovare il pedale del freno.

E la faccia da pitbull dell’uomo con il cappellino riempiva i suoi occhi.

Stavano per prendere il sopravvento e non poteva fare nulla. Rimpianse di non essere partito. Poi fu scosso da suo figlio Justin, gli occhi rossi di pianto.

E capì.

Non era solo lui in pericolo, ma lo era tutta la sua vita futura. Justin, Stacy, quello che stava cercando di diventare.

Non me ne andrò questa volta, pensò. Ricordò le lezioni di suo padre: la forza delle parole vince sulle parole della forza.

– Io mi ricordo di te. – Parlò, indicando il tizio dalla faccia da pitbull.

I contestatori zittirono, perché Daniel aveva parlato con voce pacata, ma alta e decisa.

Dietro di lui la porta dell’aula si aprì e una figura piegata scivolò dentro.

Il segaligno fece la faccia sorpresa, ma dopo un istante ghignò.

– “L’ultimo fuoricampo e avrai quel che ti è stato promesso.” Ricordi? – Si strappò letteralmente il cappello dalla testa, furibondo. – Tu! Mi hai rovinato la carriera! Non sai quante volte ho immaginato di spaccarti la testa con la tua stessa mazza!

A quelle parole lo riconobbe.

Si alzò per affrontarlo da uomo a uomo. – Volevi troppo, volevi che perdessi la mia dignità. Così ho sopportato l’onta di essere chiamato infame, – disse Daniel.

La sua voce non grondava vendetta o cattiveria, ma tanta compassione. Per se stesso, come non aveva mai osato prima.

Profuse le ultime energie, si accasciò a terra. Due braccia forti gli sorressero la testa, prima che la battesse sul pavimento.

Semi-incosciente, credette di vedere nell’uomo il vecchio che l’aveva soccorso al campo. Ma questo era giovane, avevano più o meno la stessa età.

– L’uomo vecchio è morto, Daniel, – lo consolò Edward, il marito di Stacy.

*

Edward aveva assistito a quella famosa partita, dove Daniel era stato pagato per consentire al battitore della franchigia avversaria di realizzare il record di fuoricampo in stagione, ma poi aveva cambiato idea.

Così erano andate in fumo molte scommesse e molti avevano perso grosse cifre. Daniel era stato dunque costretto a fuggire, per evitare le conseguenze. Il mondo della malavita aveva corroso l’ambiente del baseball.

Il tizio segaligno era stato l’intermediario dell’operazione.

Anche Edward era a conoscenza della storia, essendo nel mondo del baseball da tempo. Era rimasto così deluso, da perdere la fiducia nella vita stessa. Perché il baseball era la sua vita. Aveva girovagato per molti stati, facendo piccoli lavoretti per sopravvivere. Alla fine si era deciso a tornare, la lontananza da Stacy e Catherine si era fatta insopportabile.

*

Tempo dopo, Daniel e Justin andarono a cena da Stacy.

Dopo il dolce, i ragazzi se ne erano andati in camera a giocare, lasciandoli soli. Daniel le fece i complimenti per il cibo.

– Ti aiuto a rassettare la cucina.

– Sì, ti prego. È una cosa che non sopporto.

Quell’anno la squadra era arrivata a centro classifica. Senza infamia e con qualche lode. Justin deteneva il record di eliminazioni. Solo il signor Gosh aveva ritirato il figlio, ma Justin e Cat erano rimasti suoi amici. Lo vedevano di nascosto dal padre.

Daniel aveva saldato quella seduta dal barbiere, che aveva dato il via a tutto. Lasciando il posto da coach a Roger.

– Vi riaccompagno a casa, quando siete pronti.

– Lascia stare, ci facciamo una passeggiata.

– Senti i ragazzi come si stanno divertendo.

Dal fondo del corridoio arrivavano rumori e risate.

– Glielo hai già detto?

Daniel scosse la testa. Non sapeva come fare. Stacy gli passò dei piatti da sistemare sulla mensola.

– Se volesse restare?

Non aveva preso in considerazione quella possibilità. Decideva sempre da solo, ma quella volta il pensiero era pressante. Che diritto aveva ancora di privare Justin di una vita normale?

– Buonasera.

Il marito di Stacy rientrò dal lavoro. Si baciarono. Lei rivolse uno sguardo timido a Daniel, che sorrise, per rassicurarla che andava tutto bene.

– Dov’è Catherine?

– È in camera con Justin. Si stanno divertendo un mondo.

– Esco un attimo, – annunciò Daniel.

Uscito in strada, guardò attraverso la finestra della camera. I due amici mimavano una corrida. Justin fingeva di essere il toro e lei lo sfidava con una maglietta rossa.

Alitò sul vetro e vi lasciò impressa la sua mano. Infine prese la via del ritorno. La luna era bassa e completa. Una palla da baseball, un fuoricampo lanciato tra le stelle. 

Serie: Avamposti
  • Episodio 1: Caccia
  • Episodio 2: L’ultimo fuoricampo – 1
  • Episodio 3: L’ultimo fuoricampo – 2
  • Episodio 4: L’ultimo fuoricampo – 3
  • Episodio 5: L’ultimo fuoricampo – 4
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