L’ultimo Primo Quarto

La luna debolmente crescente, giunta al primo quarto, illuminava parzialmente la radura, gettando ombre inquietanti tra gli alberi.

Luca parcheggiò la sua vecchia Fiat Panda blu al limitare del bosco, spegnendo i fari.

Accanto a lui, Marta sorrise nervosamente, i suoi occhi scuri brillavano nell’oscurità.

“Sei sicuro che nessuno ci troverà qui?” sussurrò lei, guardandosi intorno.

Luca le prese la mano, rassicurandola. “Tranquilla, amore. Questo posto è deserto a quest’ora.”

Abbassò il volume della radio, lasciando che una dolce melodia si diffondesse nell’abitacolo.

Si voltò verso Marta, accarezzandole il viso. Lei chiuse gli occhi, abbandonandosi al suo tocco. Le loro labbra si incontrarono in un bacio appassionato.

Le mani di Luca scivolarono sotto la maglietta di Marta, facendola rabbrividire. Lei ricambiò, slacciando i primi bottoni della camicia del ragazzo. I loro respiri si fecero più pesanti mentre l’eccitazione cresceva.

All’improvviso, un rumore secco spezzò il silenzio della notte. Marta sussultò, aggrappandosi a Luca.

“Cos’è stato?” chiese col cuore veloce nel petto.

Luca abbassò ulteriormente il volume della radio, tendendo l’orecchio. “Probabilmente solo un animale,” mormorò, cercando di sembrare calmo. Dopo qualche istante di silenzio, ripresero da dove avevano interrotto.

Marta si sfilò la maglietta, rimanendo in reggiseno. Luca la guardò estasiato, accarezzandole i fianchi. Lei gli tolse la camicia, lasciando che le sue mani esplorassero il suo petto.

Un movimento tra i cespugli attirò l’attenzione di Marta. La luce fioca della luna rivelò per un attimo la sagoma di una figura umana che si ritraeva velocemente.

“Luca!” esclamò Marta, coprendosi istintivamente. “C’è qualcuno là fuori!”

Il ragazzo si voltò di scatto, scrutando l’oscurità. “Dove? Io non vedo niente.”

“Era lì, tra quegli arbusti” insistette Marta, tremando. “L’ho visto chiaramente.”

Luca cercò di mantenere la calma, col cuore che batteva però senza controllo. “Ok, non agitarti. Forse era solo un innocuo guardone. Vedrai, se ne sarà andato.”

Marta si rivestì in fretta, ancora scossa. Luca la abbracciò, accarezzandole i capelli. “Va tutto bene, tesoro. Sono qui con te.”

Passarono alcuni minuti in silenzio, ascoltando ogni minimo rumore. Poco a poco, la tensione iniziò a dissolversi. Marta tentò di rilassarsi tra le braccia di Luca, che riprese a baciarle il collo dolcemente.

“Sei sicuro che non ci sia nessuno?” mormorò lei.

“Assolutamente” rispose Luca, con un sorriso ipocrita. “Era solo la nostra immaginazione.”

Ripresero a baciarsi, ma entrambi restavano all’erta, pronti a cogliere qualsiasi suono sospetto. La musica della radio si mescolava ai rumori della notte, creando un’atmosfera surreale.

All’improvviso, un tonfo sordo li fece sobbalzare. Questa volta anche Luca vide chiaramente una figura scura muoversi rapidamente verso l’auto, parzialmente occultato dalla vegetazione.

“Basta, adesso vado a vedere chi è” disse Luca, tradendo un misto di paura e irritazione.

“No, ti prego!” Marta lo afferrò per un braccio. “Non lasciarmi sola.”

Luca esitò un istante, poi si liberò dalla sua presa. “Starò attento, promesso. Tu chiuditi dentro e non aprire a nessuno.”

Prima che Marta potesse opporsi, Luca uscì rapidamente dall’auto. Lei si affrettò a chiudere tutte le portiere, guardandolo allontanarsi nel buio.

I minuti sembravano non passare mai. Marta cercava di distrarsi con la musica, ma ogni ombra, ogni fruscio la faceva sussultare. Dov’era Luca? Perché ci metteva così tanto?

Dopo quella che le sembrò un’eternità, un rumore attirò la sua attenzione. Un battito ritmico, sempre più forte sembrava provenire dall’esterno. Per un attimo, intravide il volto di Luca al finestrino. Il suo cuore fece un balzo, dispensandole un breve conforto ma l’immagine scomparve subito.

Il battito si intensificò, trasformandosi in tonfi pesanti provenienti dal tetto dell’auto. Marta spense la radio, chiamando il nome di Luca con voce sempre più disperata.

I colpi divennero più violenti, facendo tremare tutta la vettura. Un rivolo di liquido scuro iniziò a colare lungo il finestrino. Marta urlò, in preda al panico. Con mani tremanti, afferrò il cellulare e si precipitò fuori dall’auto.

Illuminò freneticamente la zona circostante con la torcia del telefono. Sulla capote, vide una figura alta e scura che brandiva qualcosa di pesante. L’uomo si voltò lentamente verso di lei. Un sorriso inquietante si allargò sul suo volto pallido. Con voce calma e suadente, disse: “Ciao tesoro, vuoi giocare con me a palla?”

Con orrore, si rese conto che l’oggetto era la testa mozzata di Luca.

Marta sentì le gambe cederle. L’ultima cosa che vide prima di perdere i sensi fu il ghigno folle dello sconosciuto e gli occhi senza vita di Luca che la fissavano.

La luna continuava a splendere indifferente sulla radura, mentre un urlo agghiacciante squarciava la notte.

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Discussioni

  1. Molto da Venerdì 13 questo sì, però mi è piaciuto nella sua classicità. Fra l’altro ti capisco per quanto riguarda il numero di parole: il pathos che meriterebbero certi finali viene spesso compromesso da questa cosa. La soluzione sarebbe imparare a gestire meglio il tutto sin dall’inizio, con parsimonia nell’incipit e nello sviluppo, per riservare maggiore spazio al termine. Molto ardua questa cosa, io ci sto lavorando ma non è banale. Complimenti, comunque!

  2. Bravo! Mi associo a chi ha parlato di “cliché” del genere horror, in questo caso senza fronzoli e rivisitato molto bene. Chi non ha mai pensato, guardando Venerdì 13: “Ma che c…o vai a vedere: scappa, vai via!”.
    Avrei solo insistito di più sulla scena: “Con orrore, si rese conto che l’oggetto era la testa mozzata di Luca”, provando a far scoprire in modo più graduale l’orrore.

    1. il limite di numero delle parole di questi racconti è purtroppo anche un dovuto limite al pathos delle scene descritte. Sta molto alla fantasia del lettore ampliarle. Poi, un sentito ringraziamento al mio personaggio maschile che anzichè scappare, ha preferito fare l’eroe e darmi così modo di proseguire nel racconto. 😉

  3. I personaggi della storia sono italiani e la Panda è in produzione fin dai primi anni ottanta. Se non fosse per il cellulare avrei pensato a un racconto ambientato in quel periodo, magari in Toscana. È infatti molto facile associare questa storia ai fatti di cronaca che riguardano il mostro di Firenze.
    Tutto questo per dire che nell’horror c’è molto della realtà.

    Racconto asciutto e lineare, non male!

    1. ognuno può vedere riferimenti a fatti reali è ovvio; io preferisco relegare la fantasia ad un mondo parallelo e che questo non riesca mai a diventare reale. Grazie dei complimenti, Francesco

  4. ““Basta, adesso vado a vedere chi è” disse Luca, tradendo un misto di paura e irritazione.”
    Caspita! Un classico. E tu a chiederti: ma perché non metti in moto e te ne vai? 😃 Molto bello e suggestivo questo breve racconto che esplora molti cliché dell’horror in una maniera elegante e coinvolgente. Molto bravo

      1. Certamente lo penso. Si è trattato di una lettura veloce, piacevole e nel testo ho trovato molti elementi che un lettore di questo genere cerca. Senza fronzoli mi è sembrato che tu sia andato a segno

  5. La dico esattamente come la penso, è assolutamente scolastico ma non fraintendermi, da qua in poi, avendo i fondamentali, puoi gestire i tempi, i modi, i personaggi e tutto il resto per sorprendere meglio. Lavora sui dialoghi anche, danno vita ai personaggi, li identificano per quello che vuoi raccontare, credo. Se non ti vengono facili, vai al bar o dove c’è una fila o un gruppetto di persone e prendi nota, il folklore è importante per dare vita a queste storie.
    Scusa, non sono supponente, sono solo vecchio, spero di essere utile.