L’ultimo uovo di drago 

L’estate era iniziata solo da un giorno, mentre la scuola era finita già da due settimane, ma quella mattina la quiete che albergava nel piccolo paesino ligure venne interrotta da un gruppo di ragazzini scalmanati in sella alle loro biciclette.

«Più veloci, razza di lumache che non siete altro!» urlò quello a capo della banda mentre faceva da apripista.

A quelle parole gli altri quattro alle sue spalle accelerarono la pedalata.

Come delle schegge impazzite attraversarono il paese in pochi minuti fino a ritrovarsi su un sentiero dissestato appena fuori dal centro abitato.

«Renzo, Renzo! Fermati un po’, Peppino ha forato!» gridò a un certo punto Damiano dopo una brusca frenata, attirando così l’attenzione dei suoi amici.

I tre davanti si fermarono di colpo e fecero inversione per raggiungere il povero Peppino che, seduto al centro del sentiero, con aria affranta guardava la ruota posteriore della sua bicicletta sgonfiarsi lentamente.

«Quanto è grave?» chiese Angelo con il fiatone.

«Mi sa che è andata» rispose Damiano scuotendo la testa mentre aiutava il fratello a rialzarsi.

«Peppino, tu sei tutto intero?» chiese poi Gigìn rivolto all’amico.

Questo abbassò lo sguardo triste sui calzoni strappati e annuì, cercando con tutte le sue forze di trattenere le lacrime.

Giuseppino, infatti, aveva solo nove anni mentre suo fratello maggiore, Damiano, insieme a Renzo ne aveva già compiuti dodici, seguiti entrambi da Angelo e Gigìn che di anni, invece, ne avevano ancora undici.

Insomma, era il più piccolo e proprio per questo motivo non poteva permettersi di scoppiare a piangere come un bambino per una stupida ruota bucata, l’avrebbero sicuramente preso in giro tutti quanti.

«Non fare quella faccia, dai. Te ne troviamo un’altra più bella. C’è quel meccanico in paese che può aiutarci, com’è che se ciamma ciù?» chiese Renzo con aria pensierosa.

«U Baciccia» intervenne Damiano in suo aiuto.

«Giùsto, o l’è pròpio lê!»

«Sci, ma o va pagòu sto Baciccia. Mio padre ha detto che di regali non te ne fa nemmeno se lo preghi in ginocchio» si intromise Gigìn facendo spallucce.

«E vabbè, qualcosa ci inventeremo non vi preoccupa-»

Ma le parole di Renzo vennero interrotte bruscamente da un rombo improvviso proveniente dalle montagne alle loro spalle.

I ragazzini alzarono la testa verso l’alto fino a quando, in lontananza, nel cielo azzurro di giugno non apparve una figura imponente volare nella loro direzione.

«È un drago, nascondetevi!» urlò Renzo, lasciando cadere la bicicletta con un tonfo. In un attimo lui e i suoi amici si erano già nascosti dietro il masso più vicino.

Mentre il rombo si faceva sempre più intenso, i ragazzi alzarono nuovamente lo sguardo verso l’alto e, finalmente, lo videro chiaramente: un corpo lungo e affusolato di un grigio lucente, delle ali enormi e un muso tozzo e arrotondato costellato da una miriade di occhi di vetro e dei denti aguzzi pronti a sputare fuoco da un momento all’altro.

«Quello non è un drago qualsiasi, quello è un drago d’argento!» esclamò Damiano strabuzzando gli occhi.

Il mostro volò sopra le loro teste per poi allontanarsi in fretta verso il mare quando, d’improvviso, la sua pancia argentata si aprì e, con un fischio sibilante, fece cadere un enorme uovo argentato in una collinetta poco distante da loro.

«U l’à fæto l’övu» sussurrò Angelo non appena il drago scomparve oltre la linea dell’orizzonte.

Renzo fu il primo ad uscire dal nascondiglio, fissò in lontananza il punto esatto in cui avevano visto l’uovo cadere poi annunciò: «Sí e ora noi andiamo a darci un’occhiata. Ci state?»

I quattro si scambiarono un paio di sguardi incerti ma elettrizzati, poi Gigìn esclamò: «Io ci sto!».

Così fecero anche gli altri, si misero in sella alle loro biciclette e iniziarono a pedalare per il bosco, risalirono la collinetta vista poco prima per poi ritrovarsi in mezzo ad una fascia incolta dall’erba alta.

A pochi passi da loro, l’uovo argentato scintillava alla luce del sole come un diamante incastonato nel terreno.

«Ma è tutto intero, non si è ancora schiuso!» esclamò Peppino sorpreso mentre con un balzo scendeva dalla bicicletta del fratello.

«E questo è strano» aggiunse Damiano dubbioso.

«Più che strano è un miracolo! Ho sentito dire da mio zio che nelle uova come questa c’è una polvere magica che vale un mucchio di soldi» dichiarò Renzo con gli occhi luccicanti.

«E’ vero, anche io l’ho sentito dire!» confermò Gigìn entusiasta.

«E se riusciamo a prendere questa polvere possiamo pagare Baciccia e comprare una nuova ruota per la bici di Peppino!» concluse Angelo soddisfatto mentre un sorriso sdentato si faceva largo sul suo volto.

«Va bene, ma stiamo attenti, che non si sa mai» decretò Damiano ancora titubante.

Angelo fu il primo a raggiungere l’uovo, gli girò intorno pensieroso poi annunciò: «Da questa parte c’è una strana protuberanza, possiamo provare ad aprirlo da qui».

Fu Renzo ad accogliere il consiglio dell’amico e con l’aiuto di Gigìn si mise a cavalcioni sull’uovo, poi si rivolse a Damiano: «Passami una pietra».

«Sei sicuro?»

«Segùo comme òua non lo sono mai stato» gli rispose Renzo con un sorriso beffardo.

Così Damiano si convinse, gli passò una pietra pesante e osservò l’amico colpire con forza l’uovo sotto di lui.

Una volta.

Due volte.

La terza volta un fascio di luce accecante investì i cinque ragazzini mentre un boato assordante si fece largo in tutta la valle.

Poi il silenzio.

Un attimo dopo il piccolo paese sembrò risvegliarsi improvvisamente da un sonno profondo e le prime urla di terrore iniziarono a squarciare l’aria:

“Gigìn, Gigìn! Qualcuno ha visto il mio Luigìn?”

“I miei bambini! Quelli erano i miei bambini!”

“Me figgio, me figgio! Duvul’è me figgio?”

Gridavano le donne dilaniate dal dolore.

Gli uomini, invece, rimasero in silenzio.

Presero delle vecchie carriole arrugginite e si recarono sul luogo del fatto: dovevano riportare a casa ciò che rimaneva dei loro amati figlioli.

22 giugno 1944.

L’estate era iniziata solo da un giorno quando l’ultimo uovo di drago si era appena schiuso, spazzando via per sempre le cinque vite di quelle povere anime innocenti.

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Discussioni

  1. è stata una storia bizzarra fino a poco prima del finale: come dicono altri commenti, pensi sul serio che sia uno strano connubio con il fantasy, fino a che in poche righe si rivela il senso che ci stava dietro. Hai usato tanta fantasia per questo librick: una creatività davvero originale (persino la copertina mi sembra, nel suo contrasto, incredibilmente azzeccata). Complimenti, spero come al solito di rileggerti presto! 😀

  2. Cara Sabrina, la triste sorpresa del finale lascia il lettore a bocca aperta di fronte a una storia così bella e ben condotta. Tutto lasciava a credere che fosse un racconto di altri tempi, bimbi semplici in sella alle loro bici, che parlano un misto di italiano e dialetto, come si faceva una volta. Poi arriva questo drago d’argento e tu che leggi ci credi davvero che sia un fantasy, fino alla botta di stomaco. Molto brava.

  3. Bellissimo Sabrina! Molto brava nella costruzione della storia, nel lasciare il lettore sospeso in una piccola fiaba per poi arrivare come una bomba alla cruda realtà! La spensieratezza e l’innocenza dell’inizio sottolineano con forza disarmante il potere ditruttivo e la crudeltà della guerra che proprio quell’ innocenza annienta. L’uso del dialetto, poi, valorizza ancora di più lo studio e la consapevolezza con cui hai lavorato, raccontando una storia fuori dal tempo per poi alla fine contestualizzarla! Applausi scroscianti!

  4. Cavoli. Un finale che non mi aspettavo. Un bello schiaffo.
    Penso che tu sia stata davvero brava a costruire questa storia, che ha un involucro di quotidianità e spensieratezza, il fantasticare giocando dei bambini, ed un ripieno tragico, lo stupido, evitabile orrore della guerra.

  5. Episodio ben scritto Sabrina. Il colpo di scena alla fine è stato inaspettato, ma ha impreziosito ancor più il racconto: di fatto spinge a leggere anche il secondo episodio. Complimenti!!! 👏👏👍

    1. Grazie mille Alfredo, purtroppo questo racconto è tratto da un evento realmente accaduto dove i giovani protagonisti perdono effettivamente la vita. Dunque la storia finisce proprio così, sia nella realtà che in questo racconto 🤍

      1. Sì scusami, mi sono fiondato nella lettura tralasciando il fatto di essere di fronte ad un singolo episodio, e non all’inizio di una serie. Convinto com’ero, pensavo continuasse con altri racconti. Spiegato il mio errore di distrazione, perdonami 🙏🙏

        1. Ma figurati! Non c’è nulla di cui scusarsi, anzi, non è escluso che in futuro decida di ritornare su questo tema con altri racconti. In ogni caso per la lettura e per il tuo parere!