L’uomo nero

Serie: Il settimo bicchiere - Oscura follia


(Attenzione! Linguaggio e temi espliciti.)

«Senti, amico.»

John Ellen finse di non udire e continuò a camminare.

«Cazzo fai, amico? Voglio solo aiutarti!»

«Lasciami in pace.»

«Vedi che ho ragione? Tu hai bisogno di una mano.»

A quel punto John si vide costretto a tornare sui suoi passi, raggiunse il proprietario di quella voce fastidiosa e si preparò ad aggredirlo. «Tu dammi una mano e io ti spezzo tutte le dita.»

«Calmo, calmo amico. Il destino non si è già preso abbastanza gioco di me?»

In effetti il destino non era stato clemente con quell’uomo; la rabbia che aveva guidato le ultime azioni di John si sciolse come neve al sole.

«Vedi, amico? Sono solo un povero negro e per di più senza una gamba. Non farmi del male d’accordo?»

Se ne stava appoggiato ad una vecchia stampella. In mano un piccolo cestino per le offerte con una singola banconota sgualcita al suo interno.

«Se c’è qualcuno ad aver bisogno di una mano quello sei tu» gli fece notare John. Osservandolo con attenzione, si accorse di quanto fosse vecchio. Una lunga e cespugliosa barba bianchissima faceva fare a pugni con una carnagione talmente scura da essere figlia della notte. Gli occhi, scuri anch’essi, erano coronati da sopracciglia simili a siepi.

«Ti sbagli, amico.»

«Che cosa?»

«Ad avere bisogno di aiuto sei proprio tu, John.»

Quest’ultimo sgranò gli occhi per lo stupore. «Come fai a conoscere il mio nome?»

Lo storpio esplose in una risata catarrosa simile al raglio di un asino. «Ti chiami davvero John?! Ho tirato ad indovinare, amico.»

John sospirò, non poteva negare che il suo era un nome piuttosto comune. Rivolse un cenno di saluto al mendicante, che forse nemmeno lo meritava, e fece per allontanarsi.

«Non mi lasci nemmeno due spiccioli, amico?»

Quell’ amico cominciava a dargli sui nervi.

«Nemmeno un penny? Oh, che Dio ti abbia in gloria! Hai bisogno di aiuto eccome.»

John si guardò attorno. L’ora si era fatta tarda e la via in cui si trovava era praticamente deserta; nessuno avrebbe avuto da ridire se avesse spaccato il muso a un negro come tanti.

«Fallo pure se ti può far star meglio.»

Non si era accorto di aver stretto le mani a pugno. Ne valeva la pena? Certo che no, meglio cambiare aria. Per andare dove?

«Il mondo è una merda, John.»

«Che cosa?»

«Il mondo è una merda e noi che facciamo? Ci beviamo su, naturalmente.»

Le ultime parole avevano acceso un pizzico di interesse in John. Quel negro pareva afflitto da tutte le piaghe d’Egitto, ma il suo alito non puzzava d’alcol. 

«Una bottiglia di quelle con i controcazzi può fare la differenza. Sei d’accordo, amico?»

Ancora quell’insopportabile amico.

«Ohhh, certo che sei d’accordo! Siete buoni amici tu e la bottiglia, non è forse vero?»

John Ellen aveva preso a sudare, le mani strette nuovamente a pugno.

«Nei momenti memorabili della tua vita è forse mancato l’alcol? Quando tuo figlio emetteva i primi vagiti non eri forse con quella puttana di Kelly Spears? Te lo ricordi, vero? Non so quante cazzo di bottiglie avete tracannato quella sera!»

«Stai superando il limite, negro.»

«E di tua moglie? Che mi dici della tua cara mogliettina? Perché ci sarebbe molto da dire, sbaglio? Dimmelo pure se sbaglio, in fondo non sono altro che un povero storpio!»

La dolce cara mogliettina si era dimenata peggio di una scrofa quando le aveva tagliato la gola.
Nei vecchi film gialli che davano in tv dopo la mezzanotte, l’omicidio era quasi un’azione chirurgica, ma nella realtà era piuttosto una faccenda da macellai. Sangue ovunque, fin sopra le pareti. Sangue che aveva dovuto pulire, e pulire si era rivelato una bella merda. Più eri convinto di aver finito, più ti accorgevi di quella macchia tra le mattonelle. E il sudore. E la puzza.

«Non mi è fregato un cazzo di sgozzare quella troia di mia moglie, pensi che abbia remore a far fuori un negro?»

Il viso dello storpio, seppur in gran parte celato dalla barba selvatica, si contrasse. «No, amico. Non ti ho forse offerto il mio aiuto?»

John Ellen si meravigliava di non aver ancora ammazzato di botte quello stronzo. Era forse la pietà a trattenerlo?

«Non so come tu faccia a sapere di mia moglie, ma…»

Nuovamente quell’umida risata catarrosa. «Come faccio a saperlo?! Ma se me l’hai appena detto tu, John.»

Me l’hai appena detto tu? Ma che diamine stava blaterando? La testa gli doleva terribilmente, non aveva smesso di farlo da quando si era occupato della moglie, tre, forse quattro ore prima.

Forza John, che aspetti? Ammazza il negro. Ammazza lo storpio. Gli faresti solo un favore.

«Sei stato bravo, John. Hai fatto un lavoro quasi perfetto. Il modo in cui ti sei liberato del cadavere! Fantastico.»

Gli faresti solo un favore…e tu lo sai.

«Quasi perfetto» fece eco John.

«Giusto, John; quasi perfetto. Potrai fuggire alla legge, ma da un’altra cosa non sarà altrettanto facile.»

Ci fu una specie di grugnito; il nero lo interpretò come un invito a continuare il discorso. «La tua coscienza, John. Perché anche tu ne hai una, amico.»

Ce l’aveva? Che ne poteva sapere un negro?

«Nessun problema, John. Ho qualcosa per te.» Infilò una mano nel cestino delle offerte. Quello che a prima vista John aveva scambiato per una banconota, si rivelò un semplice biglietto.

«Proseguendo per questa strada, troverai un lampione con la lampada bruciata. Gira a destra appena lo vedi e arriverai a un bar. Non aspettarti granché, si tratta di una topaia, ma hanno il bourbon migliore del mondo. Mostra questo biglietto all’ingresso e potrai bere gratis fino a scoppiare! Forte, vero? All you can drink.» Altra risata, seguita dallo sputo di un grumo di catarro questa volta.

«Ha tutta l’aria di essere una cazzata.»

«Nessuna cazzata, John.» A quella ci hai già pensato tu. «Solo dell’ottimo bourbon.»

Molto probabilmente non avrebbe trovato nessun bar, o forse sì, ma bere senza pagare? Mah! Più facile che un negro diventasse presidente.

«Vai amico. Vai e bevi. Bevi fino a dimenticare.»

Forse non aveva tutti i torti. Gli sembrava di non bere un goccio d’alcol da secoli.

Serie: Il settimo bicchiere - Oscura follia


Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Horror, Narrativa

Discussioni

  1. Ciao Dario. Scorrevo Open e mi è stato proposto questo primo episodio. Diciamo che me lo sono “bevuto”! Intrigante, piacevole, grottesco al punto giusto e con il giusto grado di tensione. L’inizio che ti fa venire voglia di proseguire. Bravissimo!

  2. Il Lessico propone il ritmo del respiro di un alcolista, si sente la puzza di strada e l’alito delle fogne. Eppure quel bourbon, il migliore. Strano, m’immette addosso questo senso schifoso di catarro alcolico, eppure mi vien voglia di quel bourbon. Bello. Leggo le altre puntate. Grazie per averlo scritto.

  3. Mi piace l’idea di questa “alt version”, posso provare ad immaginare dove si andrà a parare, ma sono davvero curioso circa il percorso che ci farai fare questa volta. Il “parental advisor” ci sta, come del resto ci sta il lessico così diretto e crudo: è assolutamente pertinente al contesto, non è certo gratuito.

  4. Eccomi qua con la mia seconda seria targata Dario Pezzotti.
    Devo dire che l’inizio è più che invitante, mi piace il Parental Advisor, che come succede nei dischi rende tutto più appetibile. Il titolo è azzeccato e fa già intendere che quell’uomo di colore celi qualcosa di mostruoso.
    Bravissimo Dario

  5. Ecco, ora mi toccherà subirmi di nuovo le tue infamie. Tu essere immondo, non scrivi per piacere di farti leggere ma per sadismo mentre ci manipoliXD
    Cmq bella introduzione, anzi ti dirò questo stile sembra molto più idoneo alle contorte fantasie che giacciono nascoste nella tua testaXD

  6. Chi poteva andare a scrivere all’inizio di un racconto “Attenzione linguaggio e temi espliciti”? Dario Pezzotti, chi altrimenti! Ahahahaha, fantastico! 🙂 Ti dirò, con l’ambientazione che hai messo sù questo tipo di linguaggio ci sta alla grande. A me è piaciuto. 🙂
    Quanto ho adorato il passo: “Ancora quell’insopportabile amico.”… quanto!
    Proseguo con la lettura. 🙂

  7. Ciao Dario, non sapevo che in quel bar ci fosse una drink card???! Scherzi a parte, ricalca in pieno l’atmosfera vissuta ne “Eterno oblio” , ma stavolta hai calcato più la mano, più esplicito, anche se non di tanto. Già in questo episodio entri dentro nella mente del lettore, lo fai ammattire anche grazie alla stessa voce del narratore, quasi una macabra voce in ognuno di noi, una sorta di coscienza che martella. Al di là di dove ci condurrai, ci sarà certo da divertirsi e da riflettere?!

  8. Ciao Dario. Avevo ricevuto la notifica ieri sera, ma ho preferito aspettare perché di solito disinnesco le bombe al mattino presto. Ti dirò, quello a “preoccuparmi” ? è stato l’avviso: Attenzione linguaggio e temi espliciti. Mi è tornato alla mente il CD dei Red Hot Chili Peppers, dove ho letto per la prima volta quel l’indicazione di salvaguardia.
    OK, a parte gli scherzi, ho avuto il piacere di incontrare John, effettivamente la sua storia non era nota. Confesso che mi sto ancora interrogando sul nome “John Ellen” (ricordando la controparte femminile nella serie forse parallela), ma con il tempo capito (spero). Proseguo lungo il cammino…