
Lux Æterna
Mossi i primi passi in quel luogo a me sconosciuto che nissun occhio mortal avea mai veduto, finché incontrai un omo, era di spalle, anche lui era sconosciuto. A lui mi rivolsi con queste semplici parole: «Buongiorno buon uomo!» Non era un modo di dire, qui son tutti buoni, pure le donne son bone restando pure.«Vado bene per Paradiso Città?»
L’uomo si voltò con gran calma, osservando incuriosito il suo interlocutore. Ebbi così tutto il tempo materiale per vedere in volto lo sconosciuto, quei pochi minuti secondi che sono sufficienti per farsi un’idea del tutto sommaria su di chi ci si ritrova difronte.
Il buon uomo assomigliava di brutto a Grignani, mi correggo: assomigliava di bello al Gianluca di qualche lustro fa, quando con “Destinazione Paradiso” aveva toccato il cielo con un dito per poi cadere rovinosamente a terra senza paracadute.
«Benvenuto in Paradiso, qui tutte le strade portano in centro» rispose il buon uomo, «non puoi sbagliare, se sei qua la tua strada è segnata, indietro non puoi tornare. Un consiglio: abbi fede, segui la luce e non avere fretta, prenditi tutto il tempo che vuoi, qui di tempo ce n’è in abbondanza e anche di spazio.»
Il concetto spazio-temporale non mi era mai stato chiaro e le parole di Tiziano Ferro non c’è tempo non c’è spazio e mai nessuno capirà, non mi aiutavano proprio.
Prosegui. La strada per fortuna era corretta, la grammatica.. meno.
Prosegui avanti finché mi venne un’idea a dir poco maiuscola e allo stesso tempo balzana: se ci aggiungo una “i” minuscola all’ultima “i” tutto quadrerà, così l’italiano non ne risentirà. Soddisfatto proseguii con due “i”. Proseguii pieno di gioia per la “i” ritrovata; la sua mancanza, si sarà notato, si faceva sentire forte, ora avevo ritrovato l’armonia, potevo proseguire senza indugio per la mia strada. Chiusa questa parentesi ne apri sfortunatamente un’altra. Ne aprii un’altra mannaggia! Aprii! Comprerò qualche vocale, visti i precedenti mi potrebbe tornare utile, non c’è due senza tre.
Del buon uomo non seppi più nulla. Egli miracolosamente svanì nel nulla; ma era del tutto normale in questo luogo dove nulla è normale, dove tutto, grazie a Dio, è sovrannaturale.
Lunga era la strada, stretta era la via, se continuo di questo passo rimarrò sempre in periferia, pensai. Mi devo dare una mossa, devo allungare il passo.
La strada era diritta, mai una curva, mai un dosso: monotona per i gusti di chi in vita avveva amato le strade di montagna, dove il panorama muta man mano che si scende a valle, muta mentre si sale in quota, dove una persona sensibile a cotanta bellezza resta senza parole: muta. Bei ricordi di quando in vita salii i tornanti del Gran Paradiso.
Il mio corpo, leggero come una piuma, era fatto di una materia non materia e vestito di un tessuto non tessuto. Non indagai oltre perché quel concetto non concetto era inconcepibile per me che in vita ero stato un semplice impiegato, e per di più di concetto.
Muovevo i piedi per terra, oddio! Non proprio. Ero nell’alto dei cieli, la terra oramai era solamente un lontano ricordo terreno. Ero in paradiso, i piedi non toccavano nulla, ma quel nulla mi reggeva anche quando restavo immobile, come si reggono sul nulla i discorsi dei politici. Questa era la mia terra promessa, concetto del tutto fuorviante trattandosi del paradiso. Non c’è neanche eros – pensai – e neanche un bicchierino dell’amaro Ramazzotti qui in paradiso. Non ne sentii la mancanza, qui la preghiera sopperisce a tutto, ti fa dimenticare ogni vizio, forse un po’ ti sevizia, ma è a fin di bene.
In paradiso non si lavora, si ora. Si ora a tutte le ore, non è mai ora di finirla perché non è mai troppo presto o troppo buonora. Si ora fino a tarda ora ma non te ne accorgi perché non cala mai il buio, c’è sempre la luce, la lux æterna della fede, mentre in sottofondo si sentono le note paradisiache del Requiem di Mozart proprio in Lux Æterna. L’omonimo brano heavy metal dei Metallica, Lux Æterna, è stato bandito relegandolo a colonna sonora dell’inferno.
Cammina che ti cammina vidi alla mia destra e anche più in là, all’estrema destra, nonché alla mia sinistra e pure all’estrema sinistra altre strade, tutte confluire verso il centro, tutte stracolme di persone per bene. Il centro, si sa, si compone di persone per bene, non di estremisti di destra o di sinistra.
Vidi anche delle donne, invero molte più donne che uomini; a colpo d’occhio gli uomini erano solo una sparuta minoranza. All’inferno dovevano essere molti di più e se la matematica non è un’opinione, la maggioranza assoluta. In effetti tutti i peggiori criminali di cui si ha memoria sono sempre solo uomini e molti uomini soli, ma di quote rosa in questo settore (codice ateco 666: tiranni, criminali e affini) nessuno ne parla mai. Qui mancano le pari opportunità. Meglio così. E poi, tutto sommato, è un discorso più sinistro che di sinistra.
Le donne che incontrai erano tutte belle. Son tutte belle le mamme del mondo… era un motivetto che mi frullava in testa, un tormentone ante litteram e ora post mortem. Mi sembrava impossibile ma era tutto vero tant’è che vidi le tre Tine, Anselmi, Pica e Turner, giovani e belle. Per la Turner non mi meravigliai più di tanto, per le altre due Tine sì, e molto. Sarà stato un miracolo, pensai.
Stranamente erano belle anche tutte le altre donne che incontravo, forse erano tutte delle Miss. Incuriosito chiesi a un Angelo, più precisamente al mio angelo custode che mi seguiva e che si era fermato lì vicino dietro una nuvola per un bisognino: «Scusa Angelo, mi potr..»
«Mi chiamo Pier, chiamami per nome per Dio!» Pier Angelo mi interruppe bruscamente senza tanto bon ton.
«Ah! Okay! Scusami Pier.» Dopo qualche secondo ripresi coraggio e mi rivolsi nuovamente a Pier: «Mi sapresti dire perché in paradiso le donne sono tutte belle?»
«Perché le vedi con gli occhi dell’amore.» Fu la risposta di Pier Angelo che mi lasciò alquanto sgomento, felicemente sgomento, e che non aveva bisogno di alcun commento. Ero uno dei pochi uomini che avevano avuto la fortuna di ammirare con gli occhi dell’amore il vero Paradiso delle Signore, non la telenovela vista e stravista nel piccolo schermo.
Avanti a me mi parve di vedere Angela, una mia vecchia fiamma, anche lei da poco dipartita; mi sbagliai, era invece Piero, anche lui in cammino verso la luce.
Dannati gli uomini che finiti all’inferno non vedranno il paradiso, pensai, per loro il paradiso sarà per sempre perduto.
Gioi così per la mia grande fortuna: gioii! Finalmente anche la terza “i” si era rivelata, non era il terzo segreto di Fatima, però accolsi la terza “i” con soddisfazione, come quando venni promosso dalla terza “I” alla quarta “I” dell’ISIS da Vinci – Carli, che non era una scuola per terroristi islamici, bensì un istituto che sfornava semplici ragionieri italiani.
Intravidi anche uomini indossare lunghe tuniche bianche e turbanti colorati, donne di rara bellezza velate col hijab, credo di altri credo. Forse il loro Dio era anche il mio, il loro era Allah, il mio doveva essere per di qua.Tutti quanti, io compreso, convergemmo nella stessa direzione, verso una luce accecante ma allo stesso tempo inebriante, come tanti insetti attirati dalla luminescenza di una plafoniera che poi si rivelerà fatale.
Dove stiamo andando, mi chiesi, non possiamo ritrovarci tutti al centro, mancherà lo spazio materiale.
La luce aumentò ancora d’intensità, divenne insopportabile alla vista, accecante, tant’è che non vidi più niente: eravamo tutti in un centro di gravità permanente, dove anche l’immenso Battiato era venuto a cercare Dio. Dio era lì al centro dell’universo, in quel buco nero immensamente massiccio da dove nulla usciva ma tutto entrava. Era un tutt’uno di luce e buio, di buio e luce, dove il buio fagocitava interanente la luce, dove tutte le anime belle trovavano rifugio in un eterno, infinito abbraccio che solo un grande e unico Dio poteva dare a tutte le sue creature. Il mio tempo si era compiuto, avevo concluso il cammino: il Big Ben aveva detto stop.
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Pronto buongiorno è la sveglia, ma di alzarmi mi manca la voglia…. La musica della radiosveglia sintonizzata su Radio Romantica e la canzone dei Pooh mi strappa dall’abbraccio di Morfeo riportandomi bruscamente dal mondo dei sogni alla cruda realtà.
Riavvolgo velocemente il nastro del sogno; ricordo solo alcuni frammenti e penso che tutto sommato il paradiso poteva attendere. Mi guardo allo specchio e mi vedo stravolto, mi annuso l’alito che non profumava di lavanda, sento i soliti vicini bisticciare per l’uso del bagno, con un veloce controllino ritrovo al tatto tutti i gioielli di famiglia e per finire sorseggio a letto un buon caffè amaro: avevo ritrovato tutti e cinque i sensi.
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Nda: A volte i sogni racchiudono delle verità nascoste. Forse anche il mio sogno, ripulito dagli innumerevoli nonsense e battute di dubbio gusto, non fa eccezione perché spesso la fantasia non si discosta di molto dalla realtà. Del paradiso non abbiamo certezza, è solo un’auspicabile speranza per molti, che invece diventa una solida e dogmatica certezza solo per chi vive una fede profonda.
https://youtu.be/_u-7rWKnVVo?si=C3SBx-xath-rLYVL
https://youtu.be/Hq7jPwds4Ko?si=eTAWfmWywPTnOcMY
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La mujer bonita, se la lleva el diablo… Dice proprio cosí, sai? Ma allora sarà vero?
Yo soy Fabius P., no hablo español, nunca escuché la canción que se llama El Curruco. Sabes más que el diablo pero te mereces el cielo si continúas leyendo Fabius P. Muchas gracias Cristiana.
Yo soy Fabius, no hablo español, soy madre, soy cristiana…Perdonami che quel tuo incipit mi ha preso alla testa:) 🙂 🙂
Mi hai sgamata subito! Accidenti!
Incredibilmente coinvolgente e significativo, ma anche molto divertente.
Ed è proprio questo aspetto a renderlo così peculiare, perché usi l’umorismo per raccontare qualcosa di più profondo.
Thank you Giuseppi, i am a sTRUMPalate writer, now you know me.
Bentrovato Fabius! Vedo che al posto dei neuroni continui ad avere dei fuochi d’artificio, mi fa piacere!
Non ho ancora terminato i botti, ne lancio sempre di nuovi anche se le mie origini non sono napoletane. In quanto ai neuroni penso che me ne sia rimasto uno solo che, poverino, gira vorticosamente per non cadere a terra.
Non ho ancora terminato i botti, ne lancio sempre di nuovi anche se le mie origini non sono napoletane. In quanto ai neuroni penso che me ne sia rimasto uno solo che, poverino, gira vorticosamente per non cadere a terra.
Piacevolissimo, mi piace essere stupito e tu mi hai. Vien voglia di adeguarsi al tuo modo di esprimerti il che vuol dire che sei trascinante, arriverò al centro con te, ma abbi pazienza.
A volte mi stupisco anch’io per i rocamboleschi giri di parole, ma questo è quello che so fare. Sono come un bicchierino di liquore, ne basta poco ma ti dà la carica. Chi è debole di stomaco non mi sopporta. Non me ne rammarico; se tutti scrivessero alla Fabius P. non entrerei neanch’io più in questo sito. Grazie Giuseppe del commento.
Complimenti.. un testo divertente e scoppiettante.. come Paradiso preferisco quello del nasone toscano, ma anche il tuo non è male 😉
Bravo, punta sul nasone tos’hano. Meglio tifare per Dante, con me, che sono un perDente, ci rimetteresti la posta e i soldi in banca se non li hai depositati in posta. Non lo faccio apposta ma quasi. Invidio i pochi uomini che entreranno in paradiso perché saranno beati e beati tra le donne. Grazie Furio del commento positivo.
“Prosegui. La strada per fortuna era corretta, la grammatica.. meno. “
Mi stavo spaventando
È la “i” da INCUBO. Siamo vicini (con tre “i”) a Halloween, di più: vicinissimi (cinque “i”). Il paradiso può attendere, l’inferno no! In idiozie sono insuperabile. Sii indulgente con me Kenji, tu che di “i” ne hai una lunga e una corta assieme, prova a immaginarti senza di loro, saresti un toy boy, l’amante di Barbie Girl.
Ah ah ah! Grazie per avermi risollevato la giornata
“In paradiso non si lavora, si ora.”
ottimo motivo per guadagnarsi un posto in un luogo così felicemente improduttivo.
Ora non si lavora, domani chissà.
Ti comunico ufficialmente che hai raggiunto l’obiettivo e quindi puoi rimandare il suicidio. Divertita sì, e non poco.
Molto bene, sono già all’8 x 1000, quasi quasi mi conviene indicare anche il mio codice fiscale. Niente paura: “No me copo!” L’inferno può attendere.
Grazie Maria: no. Silvia: no. Giulia: no. No, non è neanche Francesca! Ma sì che è Francesca! È tutta colpa di Lucio che è lassù. Dai Lucio non cantare: ora.
Scusa Francesca, Fabius P. è fatto così.
Bizzarro, ma molto divertente! Mi è piaciuto, complimenti:)
Se ho divertito anche solo una lettrice su mille di questo sito il mio scopo è stato raggiunto. (Se no me copo – altrimenti mi ammazzo, in dialetto triestino) Grazie Melania. Per fortuna che mi accontento di poco.
Questa volta l’intuito mi ha aiutato. Ho pensato quasi subito che, a parte la bellezza delle donne, questo racconto sembrava quasi un incubo e mi chiedevo se avreii letto nel finale anche la descrizione di una cena abbondante a base di peperoni. Però, anche stavolta, su certe battute sei stato imbattibile. Sono tante e ho rinunciato a evidenziarle, ma sono da 👏 👏 👏.
Grazie M. Luisa. Le mie battute sono tante che non si contano, caso mai si raccontano. Mi piace dare senso a tanto nonsense, anche perché senza nonsense non saprei cosa scrivere. “IN CHE SENSO?” Direbbe Verdone in “Un sacco bello”. Nel senso che sono un indegno scrittore ma scrivo lo stesso finché, a furia di ripetermi, non scriverò lo stesso testo due volte.
Non fare il modesto. I tuoi racconti sono come La Cura del nostro caro Battiato. Quando hai smesso di scrivere qui su Open, ho dovuto prendere il Prozac. Scherzo ma, non essendo brava a fingere, quando scrivo che i tuoi testi, da proporre anche a Zelig, sono piacevoli e fanno allenare i nostri neuroni, (non essendo mai banali), puoi crederci, non ho la risata facile.
Una cura omeopatica e soprattutto gratis😂 . Non male di questi tempi che invece di andare in una casa di cura ti dicono: curati a casa.
“codice ateco 666: tiranni, criminali e affini”
👏 👏 👏 👏
“tutte confluire verso il centro, tutte stracolme di persone per bene. Il centro, si sa, si compone di persone per bene, non di estremisti di destra o di sinistra. “
😂 😂
Ebbravo Fabius, qui ci lanciamo nel tra-scendente, nell’Al-di-Lah, nella Teologia e nella domanda delle domande (la risposta è sempre 42). Mi hai fatto pensare tanto, ma così tanto che sto ancora pensando e così non so cosa scrivere. Pazienza, tanto non credo che sarei arrivato a conclusioni tanto interessanti.
Meglio che mi limiti a dire che mi è piaciuto tanto questo ex-cursus trascendentale. Grazie per averlo condiviso. Tanto!
“Allegria! 42 è la risposta esatta! Bravo zio Fester, voi della famiglia Addams sapete sempre tutto.” “Addams! Veramente Mike mi chiamo Adams” “Però gli assomiglia! ALLEGRIA!”
Grazie Gia’, con te imparo sempre cose nuove, e già! Io che non so mai niente avrei risposto 24.
😀