Ma se io odio il Natale, perché dovrei essere più buono?

“Se non avrei criticato mia nuora per il suo modo orrendo di cucinare, forse lei non avrebbe criticato il mio modo di parlare, e così io non l’avrei mandata a fare in culo!” rifletté Nicola. «Ma ormai la minchiata è stata fatta e anche per quest’anno, come l’anno scorso, passerò un Natale di merda: da solo.» 

Il suo “interlocutore” lo guardò un po’ disorientato ma ovviamente non parlò, perché non poteva, e si limitò a sbadigliare.

«Ripensandoci, non è che abbia fatto proprio una grossa minchiata…  Io glielo dico da sempre a quella palla di lardo di mio figlio: che fai, non lo sai che il momento più bello della giornata è quando ti siedi a tavola per mangiare?» Bevve un sorso di rum. «E lui invece di rispondere che fa? Fa sì con la testa e si massaggia quel panzone che ha!» Svuotò il bicchiere. «Certo, gli rispondo io ogni volta, tu non hai gusti culinari, le tue papille gustative sono più inutili di te, e quindi ti mangi pure la merda e dici che è gustosa!»

Sergio, che nonostante fosse un bastardo era estremamente intelligente, lo guardò e pensò: “Ti farei mangiare il mio di cibo, e poi vorrei sentire cosa ne penseresti!” Ma si limitò a stiracchiarsi e a mettersi più comodo nella poltrona.

Ma Nicola, che a sessantatré anni aveva le rughe di un settantenne e che nella sua vita aveva trascorso tante esperienze quanto un ottantenne, almeno per quanto riguardasse l’arte culinaria, fissò il suo amico con uno sguardo truce e disse: «Lo so a cosa stai pensando, che la lasagna di mia nuora è sempre meglio del tuo Chappi di merda!» E si versò l’ultimo “dito” di rum nel bicchiere. «Ma non è come pensi tu!» affermò tracannando il liquido ambrato. «Perché quando prepari una lasagna, specialmente se hai ospiti, o la fai bene o lasci perdere e compri la roba in rosticceria. Non puoi metterci le fave in mezzo la salsa di pomodoro, ci va la carne tritata!» Scaraventò il bicchiere contro al muro e riprese a inveire: «Non me ne fotte un cazzo se è vegana, ma non può rovinare una lasagna in quel modo: è un peccato mortale!»

L’amico ormai c’era abituato e, per niente turbato da quella sfuriata, fece un cenno con la testa come se avesse annuito mentre si leccava il muso.

Nicola spense la sigaretta nel posacenere colmo di cicche, si alzò dalla sedia e agguantò il pastrano, ne estrasse poi il guinzaglio dalla tasca e disse al suo amico a quattro zampe: «Andiamo, dobbiamo uscire prima che chiuda il mini market, altrimenti passerò un Natale senza rum e poi dovrò prendermela con te.»

Sergio balzò dalla poltrona e si diresse subito alla porta d’ingresso.

Nonostante fosse già alticcio, la sua andatura era regolare e non appena vide il commesso pronto ad abbassare la saracinesca, Nicola accelerò il passo e urlò: «Aspetta! Non chiudere altrimenti ti taglio le mani.»

Il giovane si voltò impaurito e portò la mani dietro la nuca e, nonostante stesse piovendo, rimase immobile e aspettò che il cliente lo raggiungesse.

«Lui può entrare?» chiese lanciando un’occhiata al suo cane scodinzolante.

«Sì, l’importante che non mi fa qualche bisognino sul pavimento, ho appena finito di lavarlo e non ho il tempo per rimettermi a pulire. Sa, è la vigilia di Natale…»

Nicola non gli lasciò finire la frase, si strofinò le scarpe sullo zerbino ed entrò. 

Sergio parve imitare il padrone e lo seguì. 

Il ragazzo, inebetito dalla scena, non disse niente e andò a posizionarsi dietro al registratore di cassa.

«Ce l’hai un buon rum che costa poco?»

«Primo corridoio, infondo a sinistra» rispose con un lieve sorriso.

«Ma sei scemo? Non ti ho chiesto dov’è, ma se ce l’hai!»

«Mi scusi, ma sono astemio, quindi non saprei consigliarla…»

«O mio Dio!» esclamò mentre si dirigeva verso lo scaffale dei liquori. «È per colpa di quelli come te, e anche dei vegani, che questo mondo sta andando a rotoli!»

Il ragazzo, che continuava a guardare l’orologio, non rispose, poi però, per velocizzare l’acquisto, disse: «Comunque c’è il Jamaica Rum in offerta, e potrebbe fare al caso suo.»

Afferrò la bottiglia consigliata e, dirigendosi verso la cassa, Nicola chiese: «Ma non c’è quel rum con la pagliuzza attorno la bottiglia?» 

L’altro, non capendo quale articolo interessasse al cliente, alzò le spalle. 

«Mi sembra che si chiami Zappa o qualcosa del genere» gli spiegò Nicola.

Il commesso parve illuminarsi e così riferì: «Ah, forse intende dire lo Zacapa.» Nicola assentì e l’altro continuò: «No, quello non lo trattiamo, Comunque, mi sa che è fin troppo buono per lei…»

«Che cosa vorresti insinuare?» sbraitò, «che non ho i soldi per potermi permettere una bottiglia del genere?» 

Il cassiere si pentì subito per la sua osservazione, ma Nicola continuò le sue invettive: «Giovanotto, non permetterti mai più a parlarmi così, altrimenti ti prendo a sberle e ti faccio scoppiare tutti quei brufoli che hai sulla faccia!» 

L’altro alzò le mani in segno di resa e Nicola si accontentò. Stava per posare una banconota sul nastro, quando disse: «Fammi una confezione regalo, devo fare bella figura.»

«Certamente» disse sorridendo e senza scomporsi, «però, se ci vuole pure una coccarda, quella me la deve pagare a parte.»

«Senza coccarda andrà benissimo» tagliò corto Nicola. Ritirò poi il resto, fece per andarsene ma Sergio s’inchiodò. «Ah, non avete mica il Chappi al pollo?»

«No, mi spiace, ma ci sono altre marche altrettanto buone, alcune anche in off…»

«È come fai a dire che sono altrettanto buone, le hai assaggiate?»

«No, ma…» 

Nicola, scuotendo il capo, non gli lasciò finire la frase e andò con Sergio presso lo scaffale dedicato agli animali.

«Confezione regalo anche per questo?» chiese sorridendo il commesso. 

Nicola gli lanciò un’occhiataccia, poi ritirò il resto e insieme a Sergio si avviò verso l’uscita.

«Buon Natale a lei e i suoi cari» disse il ragazzo prima che il cliente uscisse.

«Chi ti ha detto che ho dei cari?» 

L’altro, con un cenno indicò la bottiglia incartata, ma lui se la strinse al petto come se qualcuno volesse appropriarsene e disse: «È per me. Che fa’, non posso farmi un regalo?»

«Certo che può, mi scusi. Buon Natale a voi due, allora.»

Sergio abbaiò e scodinzolò.

«Buona serata» rispose Nicola, mentre si coprì il capo col cappuccio.

Giunti a casa, Nicola asciugò Sergio con un bel colpo di phon, poi andò in cucina, scartò il suo regalo e avviò il suo notebook. 

«Vediamo se i miei amici su Edizioni Open hanno pubblicato qualcosa di nuovo,» disse al suo amico mentre si versava una dose generosa di rum. Poi, scosse il capo e sorrise amaramente. «Come al solito, Tiziano si sarà perso insieme a Vladimiro che deve ancora arrivare in Abruzzo; Giuseppe, non ha ancora fatto trovare il bagno al suo Zorex; e poi c’è Tonino che è sempre attivo, ma come fa?» Chiese a Sergio che si limitò a scodinzolare. «Però mi scoccia leggere le sue storie… peggio per lui che mi corregge sempre! Ah, ecco qualcosa d’interessante… Anche a te piace Micol, vero Sergio?» L’amico abbaiò. «Io l’adoro, e se cucinerebbe come scrive me la sposerei anche subito!» Detto questo, alzò il bicchiere in direzione dell’amico e poi trangugiò il rum.

Allora Sergio balzò dalla poltrona e andò ad accucciarsi nella sedia accanto al suo padrone, pronto a sentire una nuova storia.

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Discussioni

  1. “L’amico ormai c’era abituato e, per niente turbato da quella sfuriata, fece un cenno con la testa come se avesse annuito mentre si leccava il muso.”
    Già mi sta simpatico per il nome, ma poi mi fa morire perchè mi ricorda Fiuto Joe, il cane di Dinamite Bla (Disney)

  2. Ahahah che bel racconto! Cani, umani, staff di Edizioni Open tutto mescolato nella quotidianità del periodo pre natalizio. Ricerca di regali, di inviti a pranzi e cene si fondonoalla perfezione. Simpatico, divertente, innovativo, spiazzante!

    1. Grazie Lorenza, mi fa piacere che il mio racconto ti sia piaciuto e di sapere che sono riuscito a spiazzarti. Ci “vediamo” alla prossima.

  3. Ciao Ivan, librick molto divertente… grazie per avermi strappato una risata! 🙂 Sulla questione “quando troverà Zorex il bagno”, la vedo complicata! Spero che questo fantomatico Giuseppe si sbrighi! 🙂

  4. Ciao Ivan, eh va bè io correggo quando mi va, praticamente una volta ogni tanto, Nicola non può lamentarsi, è stato corretto a malapena una volta??????! Comunque hai fatto sorridere anche me, e poi non penso che a Nicola non piacciano i miei racconti… Ne ha commentato alcuni, e se vuole, sono sempre là che attendono???!

    1. Tonino, tu sei un grande supereroe, non solo dai una mano a tutti, ma leggi tutto di tutti. I quattro menzionati nel mio racconto, li ho immaginati come i “Fantastici 4”. Non ricordo i nomi, ma per me tu saresti “l’uomo di pietra”, Giuseppe “l’uomo di fuoco”, Tiziano “l’uomo di gomma” e infine Micol sarebbe “la donna invisibile” Ahahahaha
      Sono sotto revisione con il mio romanzo e sto leggendo pochi LibriCK, non appena avrò un po’ più di tempo arriverò anche da te, aspettami!

  5. Ma infatti, Micol ha ragione. Ci ho messo un po’ a capire: ma chi è ‘sto Sergio ??? Il finale è strepitoso! Idea molto carina, quella di tirare in ballo lo staff di Edizioni Open. E comunque, il bello di questi racconti è che nessuno ti può correggere: gli errori son voluti ?

  6. Ciao Ivan, se “cucinerebbi” la lasagna molti “freghirebbiro” il Chappi a Sergio ?
    Sei riuscito nel tuo intento, mi hai fatto ridere. Ma, a quelli dei tuoi racconti, metterai mai un nome da cani? ?

    1. Micol Fusca, vuoi tu prendere Nicola come tuo sposo? È fondamentale però, che tu non sia vegana… Ahahahaha Per quanto riguarda i nomi dei cani non penso di apportare modifiche, piuttosto cambio animale! Eheehehe