
Macta
Serie: Aracnofobia
- Episodio 1: Il selvaggio Hahni
- Episodio 2: Mutaforma
- Episodio 3: Verso la Madre
- Episodio 4: Macta
- Episodio 5: Mesot
STAGIONE 1
L’ultima volta che l’aveva vista, la Madre abitava in una caverna sulle colline poco distante dal mare. Si era già messo in cammino da qualche ora quando giunse in vista di un gregge di pecore e del loro pastore. Piano si avvicinò e il pastore sembrava perplesso, non aveva mai visto un uomo come lui, aveva qualcosa di strano ma non riusciva a capire cosa, forse erano i suoi vestiti. Hahni aveva intenzione di comprare un agnello se il pastore ne aveva. Quando fu abbastanza vicino glielo chiese. Il pastore non sembrava capirlo e rispose nella sua lingua. Da quando Hahni era andato via il dialetto che si parlava in quelle zone era cambiato molto ma riuscì comunque a farsi capire a gesti. Il pastore prese un agnello e glielo porse e si stupì molto quando quello strano uomo gli diede una moneta d’oro. Il povero mandriano non aveva mai visto oro in vita sua e rimase a contemplare la moneta mentre Hahni riprendeva il cammino. Portava l’agnello in braccio e aveva intenzione di mangiarselo più tardi o addirittura di donarlo alla Madre quando fosse arrivato.
Raggiunse presto la Madre. Macta abitava ancora nello stesso posto ma non era più la caverna semplice in cui Hahni aveva vissuto la sua infanzia. L’ingresso era stato scolpito con delle colonne e immagini di vita umana. Sicuramente aveva fatto tutto lei. L’interno era ancora più affascinante con tappeti, arazzi e candelabri che rendevano il tutto più accogliente.
Chiamò la Madre ma non ebbe risposta. La caverna era profonda e forse lei si trovava nelle sue profondità. Si incamminò. Lasciò la zona arredata e si addentrò nella caverna. Sentiva strani rumori provenire dal fondo. Sicuramente era Macta che si stava nutrendo. A un certo punto Hahni notò che a terra c’erano molte ossa e quasi inorridì quando capì che erano ossa umane. C’erano innumerevoli crani sia di adulti che di bambini. Non stava certo a giudicare sua madre dal punto di vista morale per aver ucciso così tante persone, d’altronde anche lui aveva ucciso qualche umano ma non riusciva a capire come potesse mangiare quella carne che a lui disgustava. Mentre era assorto in questi pensieri la vide da lontano che si avvicinava. Aveva assunto le sembianze di una bella donna e ci avrebbe scommesso che usava la sua bellezza per attirare gli uomini ignari e poi mangiarli.
– Hahni! Benvenuto. Sei stato il primo ad arrivare. Come stai? Cosa hai fatto in tutto questo tempo? E cosa porti sotto braccio?
– Salute Madre. Sto bene e a quanto vedo anche tu. Mi sono divertito molto al sud, lì non fa freddo per molti mesi all’anno come qui. Per la maggior parte del tempo mi sono crogiolato al sole. Ho portato un pensiero per te nel caso fossi stata affamata, è un agnello molto saporito.
– Hahni tu sei sempre stato il figlio ribelle. Ti ho insegnato a cacciare gli umani e a sedurli ma tu hai sempre preferito gli animali. Ti ho spiegato molte volte che la carne più nutriente è quella umana ma a te non piaceva. Non so che farmene del tuo agnello.
– Peccato, allora mi farò un pasto succulento e mangerò da solo.
Era da tempo che non mangiava carne arrostita. In realtà a lui piaceva cruda ma, forse per fare un dispetto a sua madre, uscì fuori e accese un fuoco vicino all’entrata. Con un coltello scannò l’agnello e fece scolare tutto il sangue, proprio il contrario di ciò che gli aveva insegnato sua madre. Tolse la pelle che lui non aveva mai mangiato, mentre sua madre la apprezzava, e cominciò ad arrostire la carne. Sapeva benissimo che quell’odore di bruciato nauseava le narici della madre ma così erano pari perché anche lui era rimasto disgustato dopo aver visto tutte quelle ossa umane.
Sua madre lo osservava dall’ingresso della grotta e scuoteva la testa come per dire “non hai imparato proprio niente” ma Hahni non ci badava, per lui quello era un pasto succulento e, visto come era andata e ciò che aveva visto, gli sarebbe dispiaciuto condividerlo con Macta.
– I tuoi fratelli arriveranno fra poco, ci saranno tutti e ho molte cose importanti da dirvi.
Hahni non vedeva l’ora di sapere cosa voleva la loro Madre. Sapeva che prima che arrivassero gli altri non avrebbe aperto bocca. Non era la prima volta che usava il richiamo ma le altre volte era stato quando erano piccoli e si allontanavano troppo, allora lei usava il richiamo a cui non potevano resistere e li sgridava tutti. Per i primi anni non voleva che andassero a caccia e si arrabbiava molto se uno di loro portava qualche animale indietro. Badava lei al loro nutrimento e per lo più si trattava di carne umana. Forse era per questo che ad Hahni non piaceva: non aveva mangiato altro per anni. In realtà, nonostante tutto, aveva una certa simpatia per gli umani e per qualche tempo aveva tentato di vivere con loro mangiando i loro cibi, imparando la loro lingua e adattandosi alle loro usanze. Non era durata a lungo, lui era troppo diverso. Il rapporto si incrinò completamente quando ci scappò il morto. Per gelosia verso una ragazza, che in realtà ad Hahni non interessava per niente, un uomo aveva tentato di pugnalarlo alle spalle ma si era scontrato contro il suo esoscheletro nascosto sotto la pelle. Certo non era invincibile e il colpo gli causò una piccola ferita. Reagendo d’istinto Hahni lo uccise e per non sprecare la carne si fece un pasto succulento lasciando solo le ossa che seppellì in modo che nessuno le trovasse. In seguito si rese conto che aveva causato soltanto dolore sia ai suoi genitori che alla stessa ragazza che non riusciva a capire perché l’avesse abbandonata. Certo non provava quello strano sentimento umano chiamato empatia ma non voleva uccidere di nuovo un uomo per poi essere costretto a mangiarlo. No, la carne umana gli faceva schifo. Decise che da quel giorno in poi avrebbe vissuto da solo.
Il sole era tramontato e lui mantenne acceso il fuoco. Nonostante fosse estate, per lui faceva troppo freddo: non lo sopportava. Anche quando si trovava a sud e cominciava la stagione delle piogge si trasferiva vicino al deserto accendendo un fuoco di notte. Non riusciva a comprendere gli uomini che vivevano così a nord, andavano contro ogni logica. Per gli uomini il freddo era come la paura che lui aveva visto in tanti occhi: in entrambi i casi tremavano, nel primo contro un nemico invisibile, nell’altro contro qualcosa di tangibile. A lui il freddo non causava tremori ma una sensazione di malessere generale come se gli mancasse qualcosa, come se tutto il cibo che mangiava non gli bastasse. Solo il caldo e il sole riuscivano a renderlo appagato e felice.
Serie: Aracnofobia
- Episodio 1: Il selvaggio Hahni
- Episodio 2: Mutaforma
- Episodio 3: Verso la Madre
- Episodio 4: Macta
- Episodio 5: Mesot
“Aveva assunto le sembianze di una bella donna e ci avrebbe scommesso che usava la sua bellezza per attirare gli uomini ignari e poi mangiarli.”
commento al volo: mi piace questo passagio, perchè potrebbe benissimo essere una delle tante leggende di cui è ricca la storia.
Grazie. Un po’ tutto il racconto è una specie di mito in cui, con la fantasia, ho cercato di spiegare questa fobia.