Maggese (spot pubblicitario di Ubaldo Panzeri, Verdemora S.r.l., 2009)
Serie: OLOTIPI DELL'IMMAGINARIO
- Episodio 1: Zafiristan (di Learco Bissoli, illustratore, cartotecnico)
- Episodio 2: Songs for Broken Hands (di Peggy “Fingerless” Ford, arpista, Folkways Records)
- Episodio 3: Escaping Downtown / To the River Valley (di Muddy Gennet & the Terminal Ensemble, Sick Town Tapes, Bruxelles 1999)
- Episodio 4: Come restare incinta durante una gravidanza (di Elena Marini, scrittrice, Torino)
- Episodio 5: Milwaukee (di Jacob Frances Butler, detto “Eclipse-Jack”, drammaturgo, internato, Milwaukee 1875 – Londra 1922)
- Episodio 6: Milwaukee – Dettaglio (di Jacob F. Butler, detto “Eclipse-Jack”, drammaturgo, internato, Milwaukee 1875 – Londra 1922)
- Episodio 7: L’altra me (firmato Alba / Alceo Ferretti, Fiorani Edizioni)
- Episodio 8: L’altra me – Dettaglio (firmato Alba / Alceo Ferretti, Fiorani Edizioni)
- Episodio 9: Guida al respiro subacqueo (di Marco J. Balestri, istruttore di apnea, Fiorani Edizioni)
- Episodio 10: Guida al respiro subacqueo – Dettaglio (di Marco J. Balestri, istruttore di apnea, Fiorani Edizioni)
- Episodio 1: Enciclopedia Panteistica delle Imprecazioni (di Lorenzo Vesperi, Edizioni Oblique)
- Episodio 2: Previeni la calvizie con la tricotillomania (di Gabriele Neri, Fiorani Edizioni)
- Episodio 3: Compendio di Diritto Fallimentare e Pulizia del Karma (di Giulia Samaras, Edizioni Liminali)
- Episodio 4: Bianco Litio (film mai completato di Renato Correzzana)
- Episodio 5: Bianco Litio – Dettaglio (film mai completato di Renato Correzzana)
- Episodio 6: Maggese (spot pubblicitario di Ubaldo Panzeri, Verdemora S.r.l., 2009)
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Ubaldo Panzeri non aveva mai girato nulla in vita sua, e questo, ai suoi occhi, non costituiva affatto un problema.
Da qualche anno, aveva preso in mano le redini dell’obsoleta attività paterna – una piccola fabbrica di dolciumi nella bassa padana –, portandola, in una manciata di mesi, da laboratorio casereccio a marchio di discreta diffusione nazionale. Nacque così Verdemora: produttrice all’ingrosso di gelatine di frutta vendute nei discount di tutta Italia.
Il repentino successo convinse Panzeri, come capita a molti imprenditori arrivati alla fama per vie creative più che strategiche, che il proprio istinto valesse quanto quello di un professionista, in qualunque campo avesse deciso di applicarlo.
Nel 2009, per il lancio della nuova linea “Maggese” – gelatine ai gusti di frutta in confezione compostabile, pensate per intercettare la sensibilità ambientale che cominciava allora a diventare un argomento di vendita –, decise che lo spot lo avrebbe girato lui stesso. Non per risparmiare sull’agenzia, che pure aveva già ingaggiato e pagato in anticipo, ma perché, disse ai collaboratori con una fermezza che nessuno osò mettere in discussione, questa storia ce l’ho dentro fin da bambino, e non permetterò che mi venga rubata.
Nessuno, nell’azienda, seppe mai con precisione a cosa si riferisse, finché non si trovò, anni dopo, tra le sue carte private, un taccuino mai destinato alla pubblicazione in cui Panzeri, nel pieno furore artistico della sua giovinezza, aveva provato a descrivere un albero della tenuta di famiglia che da sempre lo terrorizzava e al quale aveva affibbiato il curioso nome di “Viverna”: “Ricordo ancora i pomeriggi estivi della nostra infanzia passati a studiare da lontano le tentacolari appendici della Viverna. Il suo corpo vegetale, immobile ma anche agonizzante, come lo sbracciarsi in un incendio invisibile, con quelle propaggini nere e artigliate su cui il vento d’inverno modellava la galaverna a foggia di un bianco, ispido pelame; poi le notti insonni, popolate di fantasticherie sulla grande carie gialla al centro del tronco, che sembrava fissarci con quel pigro, rettiliano occhio verticale, mentre presagivamo l’incursione dell’essere nei nostri sogni, sotto forma di una piovra alta come una tromba d’aria e larga quanto un continente.”
Nessuno in azienda lesse mai queste righe prima della messa in onda dello spot. Se lo avessero fatto, forse qualcuno avrebbe capito in anticipo ciò che i genitori di mezza Italia compresero poche ore dopo la trasmissione: che Panzeri non stava girando una pubblicità di caramelle, ma stava finalmente esorcizzando, con un budget aziendale e una troupe pagata, un mostro che lo perseguitava da trent’anni – solo che stavolta lo faceva davanti a una platea di bambini in fascia protetta, nell’intervallo di un cartone animato del sabato mattina.
L’agenzia, va detto, provò a intervenire. I pochi creativi che ebbero il coraggio di sollevare dubbi sulla sceneggiatura – un albero dal volto ligneo e gli occhi incandescenti che porgeva caramelle a due ragazzini per poi assalirli, filmato con un’estetica più vicina all’horror festivaliero che allo spot pubblicitario –, si sentirono rispondere che doveva trattarsi di “una scelta di posizionamento audace”, e che l’azienda doveva “rompere con l’immaginario rassicurante e un po’ demodé della caramella per bambini”. Chi insisteva veniva liquidato con l’argomento più efficace che un titolare può opporre ai propri dipendenti: la busta paga. L’unico compromesso che Panzeri accettò, dopo settimane di trattative, fu l’aggiunta di un jingle allegro e di un arcobaleno digitale sul logo del prodotto – due elementi che, lungi dall’ammorbidire il tono generale, resero lo spot ancor più perturbante, incollando quaranta secondi di terrore rurale a cinque di ottimismo pubblicitario scaturito da chissà dove.
Lo spot andò in onda su un canale nazionale, nella fascia protetta di un sabato mattina di ottobre, esattamente come Panzeri aveva preteso, convinto che i bambini fossero “il pubblico più sincero, capace di apprezzare l’audacia senza i filtri del perbenismo”. Quei filtri, in realtà, servivano eccome, e la loro assenza produsse in poche ore migliaia di telefonate di genitori infuriati, centralini della rete intasati, e un ritiro dello spot dalla programmazione nel giro di una sola giornata – non per un provvedimento dell’authority, arrivato solo settimane più tardi e ormai puramente formale, ma perché la stessa emittente, sommersa dalle proteste, decise autonomamente di togliere lo spot, prima ancora che qualcuno glielo imponesse.
Il danno commerciale per Verdemora fu enorme: la linea “Maggese” venne ritirata dal mercato prima ancora di raggiungere gli scaffali, e l’azienda, che aveva investito una fetta consistente del proprio fatturato nella campagna, si trovò a un passo dal dissesto. Fu il consiglio di famiglia – i due fratelli minori di Panzeri, comproprietari dell’azienda paterna, sino ad allora rimasti sempre in ombra – a intervenire, spingendolo con una delicatezza tutta emiliana (ma con fermezza inequivocabile) verso un ruolo di “presidente onorario”, carica che comportava una scrivania, un biglietto da visita e nessuna autorità reale su alcuna decisione aziendale, di marketing o d’altro genere.
Panzeri accettò senza opporsi – il che sorprese tutti, quasi quanto lo spot che aveva terrorizzato l’Italia intera – e non tentò mai più, negli anni, di dirigere alcunché.
Del taccuino d’infanzia con la descrizione dell’albero non parlò mai, per il resto della sua breve vita, ma chi ancora lavora nella vecchia sede di Verdemora giura sull’esistenza di un testo ben più corposo, custodito in un cassetto chiuso a chiave della sua scrivania onoraria – nell’unico ufficio dell’azienda, peraltro, da cui si vede ancora, in fondo al parcheggio, un vecchio noce piantato dal nonno di suo nonno, che nessuno ha mai avuto il cuore, o il coraggio, di abbattere.
Serie: OLOTIPI DELL'IMMAGINARIO
- Episodio 1: Enciclopedia Panteistica delle Imprecazioni (di Lorenzo Vesperi, Edizioni Oblique)
- Episodio 2: Previeni la calvizie con la tricotillomania (di Gabriele Neri, Fiorani Edizioni)
- Episodio 3: Compendio di Diritto Fallimentare e Pulizia del Karma (di Giulia Samaras, Edizioni Liminali)
- Episodio 4: Bianco Litio (film mai completato di Renato Correzzana)
- Episodio 5: Bianco Litio – Dettaglio (film mai completato di Renato Correzzana)
- Episodio 6: Maggese (spot pubblicitario di Ubaldo Panzeri, Verdemora S.r.l., 2009)
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