
Mal di testa
Ogni volta che provo a mettermi a letto, mia moglie chiede se ho lavato i denti.
Manco fossi un bambino.
Le faccio una smorfia e poi mi infilo sotto le coperte.
Lei si accuccia vicino la mia spalla e comincia a darmi piccoli bacetti in giro per il viso. Prima sulla fronte, poi sulla guancia, poi sul nasino (così lo chiama), poi sulle labbra. A quel punto mi accorgo che lei, i denti non se li è lavati.
Faccio un’altra smorfia tirando un po’ su il naso, diventa una faccia di disgusto. Lei si ritrae e mi dà le spalle.
Si rannicchia come un armadillo nel proprio guscio, mettendo in mostra le natiche.
A causa delle coperte non le vedo. Così, se con lo sguardo cerco di guardare oltre i ricami fatti dall’uncinetto di sua nonna, con la mente penso a cosa mettermi domani mattina per la riunione di condominio.
Ogni volta che la signora Franca è nella mia testa la titubanza s’insinua in me.
Cravatta o non cravatta? Mi chiedo.
Una rossa con le strisce verdi o una con piccole ampolle da cui fuoriesce vapore su uno sfondo purpureo?
Puntualmente disdegno l’ipotesi di mettermi in ridicolo e respingo l’idea di attirare l’attenzione della donna che vive al secondo piano del condominio. Lo faccio per amore o più probabilmente per abitudine per la donna distesa al mio fianco.
Quando mia moglie sbuffa, stufa dell’attesa di essere toccata, con foga prende la mia mano e la mette sul culo. I polpastrelli rimangono immobili come se il mio braccio fosse un’estensione del suo corpo, statuari, in una posizione scolpita secondo un’idea di Canova.
Un’idea che rimane solo un’illusione, concepita da quello che nella stanza da letto diventava sempre più chiaro, la gran voglia di poggiare la testa sul cuscino e dormire.
Mia moglie in preda a isterismo momentaneo dato dall’apparente rifiuto di visitare per il ventunesimo anno consecutivo il suo corpo, si alza dal letto e va verso l’armadio.
Apre l’anta scorrevole e ne ricava dall’interno un completino intimo, di pizzo, nero. Getta con velocità sul pavimento il pigiama che indossa e con i capelli agitati e l’espressione corrucciata mette mutande e reggiseno. Le cosce sembrano prendere un’altra forma e le maniglie dell’amore si rilassano in una C rivolta dall’altro lato.
Quello che non capisco è perché poi, con mancata cupidigia e insistente solerzia, rimette a posto il pigiama sotto il cuscino.
La guardo con compassione.
Poi le dico con serenità profonda e le palpebre quasi chiuse a metà:
“Stasera no, ho mal di testa.”
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa
Caspita! Ci vuole coraggio a buttarsi così. Bravissimo e irriverente al punto giusto. La fotografia del rapporto di coppia, quello consumato dagli anni e dalla stanchezza, quello trascinato come si trascinano le ciabatte in giro per casa, e soprattutto quello vero, reale, che non si nasconde più dietro alle mutandine nere di pizzo. Diciamolo chiaro a chi inizia una relazione nuova, che la strada è quella. Si parte con lo sprint e si arriva sudati arrancando. Direi, dalla parte di colei che non si è lavata i denti, che il tuo racconto mi piace, dalla prima riga all’ultima. Bravo.
Come si dice, la verità fa male.
Ma fa crescere, aggiungo io.
Grazie mille per il tuo commento Cristiana.
Giusto, anch’io ho mal di testa!
La pazienza aiuta.
L’aspirina fa miracoli Kenji!