Malafavola

Non che io possa dire di essere stata mai troppo audace. A dispetto del mio nome, furba sì, ma con le dovute accortezze. Mai troppo vicina, così da non cadere nella trappola. Eppure adesso lo percorro tutto, questo sentiero, che pare non avere fine. Un rumore ha destato d’improvviso la mia curiosità, seppure debole e appena percettibile. Altre creature accorreranno, al tuo cospetto, dea dalla chioma rossa, fiammeggiante come quella di una tigre. Attirate dall’odore, vedrai che non tarderanno.

E così corro, a grandi balzi nel fitto della boscaglia, là dove le fronde s’intersecano e negano al sole i suoi raggi. Ovvero dove tutto diventa umido e buio, cosicché la bestia possa rintanarsi e sentirsi a proprio agio. Ogni madre lo raccomanda al figlio: non ti allontanare, stai sempre con chi conosci, non entrare nel bosco. Perché il bosco rappresenta il male, che quando ti agguanta è già troppo tardi. La conosci anche tu la favola di Cappuccetto Rosso?

Non credo di essere saggia, ma certe cose le capisco. Si è sempre attratti, in realtà, da quel che non si conosce. Quasi si volesse sfuggire alla noia infrangendo ogni tipo di regola. Eppure di vita ne abbiamo una sola, principessa delle fate, te ne sei resa conto? Di quanto facile sia cadere in trappola e perderla, quella cosa fragile che appunto è la nostra vita.

Per questo, mentre mi avvicino e incontro i tuoi occhi vitrei, comprendo che la lezione ti sia divenuta ormai chiara. Ma è troppo tardi, non è vero? Non posso fare niente per te, guerriera caduta nel profondo della terra. Ti sei fidata della persona sbagliata, e l’hai seguita in questo labirinto di fronde e foglie, rosse, gialle, davvero pittoresche. Ma ne è valsa la pena? Dimmi anima bella, se lo avessi saputo, cosa avresti fatto? Non avresti ceduto alle lusinghe di un uomo che ti ha abbordato facendo credere altro da sé. Non è bello, come immagino ti scrivesse. Non è intelligente, altrimenti adesso tu staresti di fronte a lui, e non adagiata su un cumulo di foglie, coi capelli sparsi simili ad aureola, tutta sporca di fango e senza più vita.

Non sono la più astuta della mia specie, lo so da tempo. Ma vuoi che ti dica una cosa, regina di questo bosco incantato? Ci sono uomini che non meritano alcuna fiducia, perché qualcosa in loro si è inceppato per sempre, come avviene con gli ingranaggi di una macchina. Sono completamente obnubilati dai loro pensieri maligni, ma capirlo non è facile. Che questo sia da monito, dolcissima ragazza di bianco vestita. Vorrei renderti giustizia, e aggiungere un po’ di poesia alla tua orribile morte. Il fatto è che nella morte non c’è assolutamente niente di poetico, questa l’amara realtà. Bisognerebbe sfuggire e programmare con calma la resa. Non dovrebbe coglierci impreparati.

Dimmi, amore mio bello, li hai già tu vent’anni? Non credo. E per questo mi esce una lacrima. Piango come so fare io, al tuo sacrificio vano. Ti sei immolata, ma per che cosa? Servirà la tua storia, a tutte quelle ragazze che, con fiducia, andranno incontro al loro destino? Vorrei tanto fosse così, ma non ne sono troppo sicura. Il fatto è che ognuno è da solo, di fronte alla sua fine.

Cos’hai pensato quando l’aria ti è sfuggita dai polmoni? Quando i tuoi occhi hanno strabuzzato, diventando rossi? Lo hai visto questo cielo turchino? Ti ha riscaldata questa brezza sottile, di inizio primavera?

Presto ti troveranno. La tua mano, abbandonata e bianca, li guiderà a te. Non può il cumulo di foglie trattenere a lungo il tuo sguardo perso. Avevi gli occhi chiari… che spreco.

Sono la volpe, bambina. Ho visto, e adesso me ne vado. Fossi un cane, potrei darti una leccata, un ultimo conforto. Ma la mia natura è guardinga, sono selvatica. Ai primi rumori sospetti, balzo lungo il sentiero e sono già distante. In lontananza il mio pelo fulvo si disperde nella macchia; muove rami e sposta foglie la  coda folta nell’addio che ti serba.

Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Più che un racconto sembra una poesia in prosa dal tema estremamente attuale.
    Apprezzo anche la scelta di scrivere come se fosse un dialogo diretto dove l’impossibilità della controparte di rispondere è una delle chiavi per capire la drammaticità della situazione.