Maledetta primavera… che se ne va

Serie: Maledetta primavera


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Gli amori dei primi vent'anni non si scordano mai, e si affrontano per poi crescere

 “Vi state divertendo?” Francesco spuntò alle sue spalle, cogliendola di sorpresa e facendola sobbalzare sulla sedia.

Si portò una mano al cuore mentre gli altri ridevano, più per l’alcool che per lo spavento di lei, la quale si era un po’ arrossata in volto per la scena.

“Direi di sì, vi vedo alticci”

“Stiamo bevendo alla tua” rispose il ragazzo di Barbara.

Prese una sedia e la posò tra lui e Silvia.

“Siediti un po’ qua con noi”

Senza protestare Francesco si sedette, versandosi un generoso bicchiere di Spritz.

Parlarono tutti insieme del più e del meno, Silvia non ricordò mai bene quali fossero stati gli argomenti di quella serata: cercò di studiare il comportamento di Francesco, se la osservava e come.

“Una foto tutti insieme!” li richiamò alla realtà una voce esterna e così, con non poca fatica, tutte le persone sedute ai vari tavoli cercarono di alzarsi. Le sedie fecero rumore, trascinate sull’asfalto del cortile del locale.

Amici, conoscenti e sconosciuti si radunarono attorno a Francesco ed ognuno cercò una posa, anche solo per far vedere la propria faccia in quella foto di gruppo.

Silvia provò a rimanere vicino ai suoi amici ma questi vennero presi dalla calca ed anche Barbara fu messa poco distante da lei, vicino ad una ragazza che non conosceva.

Accanto a Silvia comparve Amanda: a quanto pareva era un’amica d’infanzia di Francesco, infatti si scambiavano battutine intime e Silvia doveva ammettere di essere un po’ gelosa, perché con lui non riusciva ad essere sciolta nella stessa maniera.

Con un sorriso ubriaco Amanda le mise un braccio attorno al fianco, per poi cambiare posizione e metterglielo alle spalle: le due ragazze avevano delle stature completamente diverse.

Silvia, dal canto suo, in maniera imbarazzata le passò il braccio attorno alla vita e lì rimase, la mano sinistra stretta a pugno per non dover toccare oltre la ragazza.

Alla sua destra ce n’era un’altra che la prese in un abbraccio, anche se non aveva la più pallida idea di chi fosse.

‘C’è qualcuno già molto ubriaco’ si consolò.

La sua autostima andò un po’ su, così sollevò il mento e sorrise per la foto, contenta di non essere ancora a quel livello di ubriachezza…sperava.

“Scattata, potete rompere le righe!” urlò il cameriere.

Silvia fece un passo in avanti ma senza calcolare che aveva ancora le braccia ed il corpo avvinghiato a quello di altre persone e che forse l’alcool era entrato bene in circolo: provocò una caduta di massa, proprio nel momento in cui mise il piede in avanti il ginocchio non la resse e si lasciò cadere a terra, un piccolo “ooh” le uscì dalla bocca e si adagiò in maniera scomposta sulla coscia sinistra. Accanto a lei Amanda rovinò contro la ragazza ubriaca, entrambe non più sorrette da Silvia.

Non capì bene, esattamente, cosa successe dietro di lei: seppe solo di aver provocato un piccolo disastro quando sentì gli altri cadere a terra ed una mano appiccicosa toccarle la schiena.

Si girò, un po’ inorridita.

La ragazza ubriaca che prima le stava accanto ora era a terra e si stava facendo leva sulla sua schiena per rimettersi in piedi.

A quanto pareva, però, solo quel lato dell’assembramento era caduto: tutti gli altri guardavano la scena ridendo, compreso Francesco. Silvia cercò di alzarsi in fretta e furia, pulendosi il vestito in maniera scomposta.

“Cos’è successo?” chiese lui ridendo a nessuno in particolare.

“Lei è caduta” disse la ragazza ubriaca, indicandola.

Silvia si stava sistemando, i capelli un po’ scomposti anche a causa del caldo. Annuì senza alzare lo sguardo, sapendo che stava diventando rossa e pregando che poi si facesse finta di nulla.

Non era esattamente l’impressione che voleva dare di sé, non voleva fare queste figure proprio quella sera.

Tornati tutti ai propri tavoli e davanti ai rispettivi bicchieri la serata tornò tranquilla.

Silvia però non riusciva a dimenticare la figura fatta – era una che pensava tanto ai suoi sbagli, anche a quelli minimi.

Quando fu ora di salutarsi e tornare verso casa sospirò, cercò di trovare un po’ di contegno nel suo essere alticcia (aveva bevuto acqua, era andata in bagno e si era guardata allo specchio cercando di avere un’espressione abbastanza sobria) e si avviò verso Francesco, il quale era ridotto non male, di più!

Silvia lo salutò con un abbraccio, ricambiato e che le scaldò il cuore, per poi vedere che quello stesso gesto lo riservava ad ogni invitato.

Con la testa dolorante, i piedi che la reggevano a malapena ed il sonno che le gravava sulle spalle decise di tornare verso casa da sola, senza farsi accompagnare come al solito dai suoi amici. Nel tragitto non fece altro che ripensare a tutto quello che era successo quella sera, fino all’abbraccio finale e che forse lei l’aveva stretta un po’ più degli altri, poteva vedere di scherzarci sopra le prossime volte che lo avrebbe incontrato.

La serata della svolta sarebbe arrivata, ma non era quella.

Finalmente tornata a casa, struccata e cambiata, a letto nel silenzio del suo bilocale, decise di scrivere una poesia: corta, banale, ma bellissima per la sua mente. Forse un po’ imbarazzante essendovi un paragone con una triglia.

La mattina dopo si svegliò che andava tutto bene – a vent’anni non ci sono ancora i postumi di una sbornia – e tornò alla sua vita di sempre. Da quella sera non cambiò nulla, fino a quando non decise definitivamente di confessare i suoi sentimenti, continuare a scrivere da brilla ed andare avanti con la sua vita.

Ci furono altre serate in cui uscirono insieme, anche solo lei e Francesco, le quali terminavano puntualmente con mille domande senza risposta e racconti scritti sul letto poco prima di addormentarsi, distrutta dalle emozioni e stanca di continuare a perseguire qualcosa che sapeva non avrebbe portato da nessuna parte, ma in quel momento il dolore al cuore era quasi dolce.

Voleva dare una svolta a tutto, perché per quanto lei abbia avuto il coraggio di buttarsi e dire a Francesco ogni cosa la realtà era che nulla era cambiato: lui continuava la sua vita, non provava niente e lei invece sognava ad occhi aperti.

Quando si ha vent’anni i sogni e gli amori tormentati vanno a braccetto, nulla di più scontato e banale, eppure in quel momento si sentiva viva, presa dai suoi problemi che le facevano amplificare ogni cosa.

Le sue avventure continuarono – sia da sobria che meno – e lei continuò a divertirsi, insieme a Barbara e le altre sue amiche, decise di andare avanti e tornare indietro, vivere momenti spensierati ed altri di sconforto.

Solo quando divenne più grande – bastarono pochi anni, eppure furono importanti – capì che tutto quel bagaglio le era servito, tutto quello stare male quasi per nulla, tutto quell’uscire e bere e scrivere e parlare di un solo argomento fino allo sfinimento.

Sorrise al ricordo di tutto quello che vi era stato in mezzo al suo cammino mentre il treno continuava a viaggiare: con l’università era partita e tornava a casa poco, sempre in viaggio conoscendo persone nuove per poi lasciarsi una scia di saluti alle spalle.

Forse sarebbe stato diverso se quella sera lei fosse rimasta sobria e avesse accompagnato Francesco a casa, soli loro due? Oppure se gli avesse dato tutte le lettere miste a racconti che aveva scritto? Questo pensiero l’accompagnò mentre prendeva fuori il computer per scrivere, Maledetta primavera in sottofondo nelle cuffiette e pronta a rituffarsi sorridendo nella lei di quei primi vent’anni.

Il tutto da sobria, ma solo perché era giorno e non si era ancora ricongiunta in stazione con Barbara.

Quella, però, è un’ altra storia.

Serie: Maledetta primavera


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. I vent’anni di Silvia scatenano ricordi….. Belli e brutti, ma tutti importanti. Aspetto con pazienza l’altra storia, che ci preannunci in chiusura.

    1. Come già accennavo nel precedente commento, le sue avventure stanno prendendo forma. i vent’anni sono sempre belli in ogni caso, li si ricorda con un sorriso, qualunque cosa sia successa

    1. Grazie, ho voluto provare un genere diverso dal mio, avevo voglia di sperimentare! Spero che questo esperimento continui bene, anche se non lascerò la mia strada principale.

  2. Ciao Sara, mi hanno subito catturato i colori della copertina di questa tua serie; anche il titolo, che mi ha ricordato la famosa canzone che ho canticchiato mille volte, qualche decennio fa. Ho una simpatia innata per le ragazze o donne ” diversamente alte”, nelle quali mi e´ piu´ facile identificarmi. La protagonista di questi episodi e´ quasi un rewuind, per alcuni aspetti, dei miei vent’anni.”Quando si ha vent’anni sogni e amori vanno a braccetto… ”
    Mi sarebbe piaciuto leggere la poesia, se tu l’ avessi inserita.
    Aspetto i prossimi episodi.

    1. Grazie per il mega commento! Ho messo un po’ dei miei vent’anni in questo racconto e mi fa sempre piacere quando ci si ritrova, anche solo un poco, in certi racconti – è una cosa che adoro su di me, rivedermi tra le pagine di un libro. La poesia effettivamente esiste, ma non so se la metterò in un futuro capitolo, vergognandomene un po’. Vedremo come farlo continuare, era nato come racconto breve ma la protagonista mi ispira altre storie