Maledetto cavallo

Serie: Il cavaliere avventuroso


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Continuano le avventure di Paperone Castiglioni

Nord Italia, anno Domini 1301

Era venuto il momento.

Paperone Castiglioni non poteva più permettere che l’imbroglio continuasse. La sua dignità glielo impediva.

Stava per spiegare ai veneziani, ormai lontani, che si era trattato tutto di un inganno, e in quel momento arrivarono dei soldati che scortavano un paio di medici:

«Non vogliamo i lebbrosi, qua» disse uno dei soldati.

Imelda lo guardò, Paperone si sbarazzò delle bende. «Non c’è nessun problema. Non siamo lebbrosi».

«Cosa?» esclamò uno dei medici.

Paperone avvampò. Tutto gli diceva che era stato sciocco comportarsi in quella maniera, ma aveva sempre avuto in mente un sogno e, adesso, non poteva abbandonarlo.

È tutto così difficile, si disse.

Spiegò a quei tali il perché dello stratagemma, e li vide ascoltare allibiti. Si incupirono, anche.

Dopo che ebbe terminato, i veneziani si scambiarono dei lunghi sguardi cupi.

«Così ci hai ingannato» continuò quel tipo.

«L’ho fatto per un buon motivo». Scoppiò in una risata, per stemperare l’imbarazzo. «E poi…». Indicò Imelda, che gli sorrise.

Paperone intendeva dare tutta la colpa a lei, in fondo non gli interessava nulla della sua sorte, l’aveva sposata perché aveva creduto che gli avrebbe portato dei benefici, si era sbagliato.

«Non ci interessa» lo precedette uno dei soldati veneziani. «Non ci piace essere imbrogliati. Andatevene, e non costringeteci a usare le cattive maniere».

Paperone farfugliò una scusa, poi udì Imelda dire:

«No, da qui non ce ne andiamo. Abbiamo un sogno».

Anche Paperone avrebbe voluto ripeterlo, ma i veneziani lo precedettero con delle urla. Se i medici erano filati via, i soldati li avevano assaliti e scoppiò una zuffa.

Paperone si difese come meglio poteva con la spada, ma gli stracci gli impedivano di essere efficace nel duello.

I veneziani erano dappertutto.

Imelda strillava.

Il cavallo si impennò perché le redini erano sfuggite di mano a Paperone e Imelda, con un ultimo strillo, scivolò a terra.

«No» gemette Paperone.

La ragazza rimase sulla pavimentazione della città, non si mosse più.

Paperone si sentì meschino. L’aveva voluta sfruttare, e ora che non era più in vita, come avrebbe potuto scusarsi? Ma sempre che lui avesse mai voluto farlo se fosse rimasta in vita. Desiderava elaborare il lutto, però i soldati non glielo permisero:

«Via da qui! Via!».

Paperone si arrese.

O quasi.

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