Mamma

Ed è forse nei momenti in cui siamo stati più distanti, nascosta dietro a moli immense di lavoro, di ansia, di stress, che ho sentito di più la tua presenza. In quegli attimi di difficoltà, nelle tue lacrime, nei tuoi sospiri percepivo la forza e la determinazione di una prima donna, al fianco di un primo uomo, che mai mi ha fatto mancare ciò che di più importante mi sia mai stato donato, il suo amore.

E fra i ricordi più belli, quelli che conservo con più cura all’interno della mia mente, ci sono vari fotogrammi di sorrisi da te donati fin nella mia più tenera età. Per ‘manina’ al centro commerciale, le corse in bici, il rivederti fuori dalle elementari. E mi sentivo fortunato, prima come ora, nel rientrare a casa, dopo la scuola, dopo gli allenamenti, dopo il lavoro, consapevole di trovare qualcuno ad aspettarmi, ansiosa di chiedermi come la mia giornata fosse andata nonostante la stanchezza. E sentirmi ascoltato da chi forse non trova il tempo di ascoltare neanche se stessa. Hai sempre ritagliato una fetta del tuo tempo per riempire una parte del mio, senza mai farmelo pesare. Quel sorriso che con tanta cura mi riservavi, fuori da ogni frangente, fuori da ogni difficoltà. Quei tuoi occhi vigili, seduta su una panchina al parchetto, che si scioglievano incontrando i miei. Non te l’ho mai detto ma spesso, mentre giocavo a nascondino, da dietro un cespuglio, un albero, una casetta in legno o un dondolo, osservavo di nascosto come tu cercassi me. In quella ricerca pregna di una preoccupazione che non volevi far trasparire. In quel tuo perdere il filo del discorso con chiunque fosse il tuo interlocutore. Era allora che alzavo la manina, facevo un cenno o semplicemente ti chiamavo. Non mi importava di rischiare di perdere, di venire scoperto. La cosa più preziosa sapevo di averla già trovata. 

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