Mamma!

Hic et nunc.

Qui e ora.

Cerco di scrivere il mio prossimo racconto.

Nelle orecchie la dolce musica che viene dal salone giro giro tondo, giro giro tondo. Anche oggi mi concentrerò sulle parole domani.

«Domi ha detto mamma fai lo blavo!»

«Io faccio il blavo Irene». E Dominique giù a ridere come un matto.

«Non prendere in giro tua sorella» mi arrabbio con Dominique e gli faccio capire che lui è più grande e deve dare il buon esempio.

Cinque minuti dopo sto cercando di scrivere il titolo. Ma se non ho uno sputo di trama la vedo difficile. Sto leggendo il primo libro di Harry Potter, forse posso ambientare il racconto in un posto fantastico.

«Mamma! Domi non mi fa vedere i cattoni».

«Non è vero, è lei che ha il telecomando. Dammelo subito». Li sento agitarsi sul divano. Quindi lascio il computer e corro di là.

Cerco di dividerli e dico loro di stare buoni che ho da fare in cucina.

Ritorno in cucina. Preparo la mia bella moka rosso fuoco Bialetti e torno a scrivere. I tasti scorrono sotto le mie unghie appena colorate di amarena, secondo la specialista, barra estetista, barra “coleichenonsmettemaidiparlare”.

Devo scrivere su due persone che si contendono, senza dirlo apertamente, le attenzioni della protagonista.

Potrebbero essere due gnomi di un bosco.

Non mi sarà difficile trovare l’ispirazione.

Mentre spengo il gas, un tonfo arriva dal salone.

Pianto immediato.

Appunto.

I piedi sono i primi a muoversi, prima ancora di connettere le sinapsi del cervello che fanno già pensare all’ultima volta che sono stata in pronto soccorso con uno dei due.

«Signora non si preoccupi, è peggio quando sbattono la tempia». Fa che sia caduta di sedere.

Le mie orecchie cominciano a sentire il pianto.

Quel pianto.

Quello che ti fa rizzare i peli sulle braccia, ti dà un pugno allo stomaco.

Quello che non trova consolazione.

Nei dieci passi che mi distanziano dalla probabile tragedia c’è: passo uno, cazzo è successo; passo due, mo vado di là e gli meno; passo tre, sono una cretina a pensare di poter stare di qua in santa pace.

Accelero il passo.

Passo otto, mia figlia a terra che piange.

Passo nove, ancora respira.

Passo dieci, ok. Non è successo niente di grave.

Sono qui adesso. E sono una stronza a voler stare a scrivere un racconto mentre questi fanno casino.

Mi siedo sul divano. Come per magia, i due gnomi della mia storia si accovacciano su di me, uno a destra, l’altro a sinistra.

La mamma è arrivata.

Potete tranquillizzarvi.

Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Eh già… l’età dell’innocenza dura fino intorno ai tre mesi.
    Dopodichè, sono str****tti fatti e finiti, altrochè.
    Io non ho figli (al momento), ma me li immagino proprio così.