Mamma mia

Serie: Wiccats.


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Quando hai un corpo fatto di un materiale diverso da quello solito, quando hai dei gatti con la voce di attori e attrici famosi e quando hai delle streghe assassine che vorrebbero eliminarti... la visita dei genitori potrebbe essere quanto meno inopportuna.

Davide stava passando in rassegna ogni aspetto della sua nuova figura: dalla barba, alle singole ciocche di capelli. Sapeva di dover evitare il più possibile il contatto fisico, ma era una bella sfida vista la propensione della madre agli improvvisi gesti affettuosi che avrebbero potuto farle nascere sospetti su quel corpo che era decisamente freddo e forse più ruvido.

– Guarda se nel Libro c’è un sortilegio che camuffi meglio il tuo aspetto! Qualcosa su come gli altri ti vedono e sentono… – Lilith stava istruendo anche i suoi colleghi felini ad un comportamento adeguato alla situazione.
– Tsk! Lo scopriranno subito! Quando mai è stato tanto muscoloso? Non credo abbia mai frequentato una palestra in vita sua! – Thanos era arrivato sistemandosi sul divano con la sua collaudata espressione insofferente.

– Ho tardato a chiamarli una settimana! Una sola settimana! E adesso me li ritrovo in casa nel momento peggiore! Streghe, gatti parlanti, magie e io morto e trasformato in una statua d’argilla! – Davide chiuse gli occhi richiamando le pagine di quello strano libro gigante che la sua gatta magica le aveva fatto assorbire e digerire.

Nella sua mente comparvero diverse pagine aperte contemporaneamente:
sortilegi ipnotizzanti, allucinazioni perpetue e sostituzione dei ricordi. Scartò la maggior parte degli incanti più strani e pericolosi e ne tenne aperti tre che potevano fare al caso suo. Poi pensò che era quasi ora di cena. Li avrebbe portati fuori? Avrebbe cucinato qualcosa?

Il campanello suonò impietoso.
– Ciao papà! – Aprendo la porta Davide incrociò lo sguardo severo e da giudice integerrimo del padre.

– Uhmph! – Il saluto del padre prometteva una bella serata di frecciatine e critiche sulla vita che stava conducendo il figlio traditore.

– Possiamo entrare o la casa è ancora un disastro come l’ultima volta? –
Il padre entrò deciso, facendo una specie di check up all’intera costruzione.
– Entra pure… – Disse quasi sospirando Davide, quando si girò trovo il volto serio della madre che lo stava squadrando dalla testa ai piedi. Aveva la mimica facciale di chi stava per scoppiare in un pianto a dirotto.

– Ciao mamma! – Davide abbracciò con trasporto la madre che ricambiò stringendolo con tutta la forza che aveva.
– Amore mio! Come stai? Ma perché non hai chiamato? Lo sai quanto mi preoccupo! Ma che hai fatto? Sembri un’altra persona! Ti stai drogando con gli sferoidi? – Aveva la voce rotta e leggermente gracchiante e persino gli occhi lucidi.

– Mamma! No… mi piaceva una ragazza che andava in palestra, così mi sono iscritto anche io! Però non ero proprio il suo tipo… Tutti soldi sprecati, ma almeno adesso sono muscoloso! – L’espressione del figlio era un misto tra il divertito e la delusione amorosa cocente.
– Che scemo che sei! Lo sai che le ragazze che fanno tutte queste cose di esercizi e si tengono in forma, non pensano assolutamente ai ragazzi! Però non stai male! Sembri quello del Grande Fratello! Il tizio figaccione, come si chiama? –
La madre di Davide aveva ripreso il controllo e adesso la sua espressione era quasi serena.
– Mamma, non credo di aver mai guardato il Grande Fratello in tutta la mia vita… – Disse Davide con una leggera punta critica.
– Javier! Si chiama Javier! Beh, lui è tipo due metri di marcantonio! Però così sembri anche tu più alto! Gioia mia, vuoi una mano per pulire casa? O i vestiti? – La madre stava velocemente entrando in modalità casalinga premurosa.
– No mamma, è tutto pulito. Mettetevi comodi. Anzi, dato che è quasi ora… cosa volete che vi prepari per cena? – Davide alzò il tono di voce in modo da farsi sentire anche dal padre che stava esplorando la casa in cerca di difetti o problemi.

– Perché, adesso sai anche cucinare? – L’espressione della madre era una maschera di stupore quasi comica.
– Vivo da solo, mamma e di tanto in tanto mi piace non mangiare robe precotte o la pizza… e quindi mi preparo i piatti che mi vanno. – Il padre ricomparve con una faccia stranamente turbata.

– La casa sembra un gioiellino, pulita e splendente e poi… ci sono quei gatti… Stavano tutti allineati sul tuo letto che mi fissavano in modo strano! Mi sono venuti i penotti sulle braccia. Ho ancora i brividi! –
Il padre di Davide guardava preoccupato in direzione della camera da letto.

– Sono spaventati. Non hanno l’abitudine di ricevere visite e guardano gli estranei con sospetto… Ma sono dei bravi gatti e io li amo davvero. – Davide andò verso il frigorifero a cercare un’idea per la cena.

– Papà, mamma… cosa vi posso preparare per cena? Che vi va? Posso cucinare dei fusi di pollo al forno con i peperoni o delle cotolette di vitello alla milanese con le patatine. – Davide richiuse il frigo guardando i genitori in attesa di una risposta.
– A me le cotolette piacciono! Teresa, tu che dici? Cotolette alla milanese? – Il padre stava sfregandosi le mani con una luce negli occhi che ne rivelava l’appetito.
– Ennio… per me va bene, ma occhio alla tua pressione. Magari evita di strafogarti di patatine fritte! – Mamma Teresa aveva un sorriso divertito ed era curiosa di assaggiare un piatto cucinato dal figlio.

– Eviterò di usare troppo sale mamma, preparerò un piatto adatto anche alla pressione di papà! – Davide tirò fuori dal frigo un involto con quattro lombate di vitello complete d’osso.
– Tu non preoccuparti per me Davide, io prendo le mie pillole e sono a posto! Preparale come sai fare tu, burro, sale e tutto il resto. –
Papà Ennio si accomodò sul divano in pelle, accarezzandone i braccioli e notando come sembrasse tutto nuovo di zecca.

– Dove è il telecomando della TV? Strano che i tuoi gatti non abbiano già rovinato la pelle del divano facendosi le unghie sopra… – Davide passò il telecomando, posato su una mensola della libreria al padre che accese subito il televisore, eliminando però il sonoro.
– Non è difficilissimo addestrare dei gatti… Mi sono aiutato con uno spray repellente, così hanno capito in fretta che il divano andava evitato. – Davide stava battendo e incidendo la carne sui bordi in modo da evitare che le fette si arricciassero durante la cottura. Nel frattempo aveva preparato le uova in un recipiente e stava iniziando a sbatterle con la forchetta.

– Davide, ricordati di preparare qualcosa anche per noi. Stiamo morendo di fame di là! – Lilith era apparsa in cucina col suo aspetto regale ed elegante.
A Davide gli si gelò il sangue, che non aveva, pensando ai suoi genitori urlanti per la sorpresa di sentir parlare un gatto.

– Ma guardala! Che bella che è questa gattona! Chi è Billa? Milla? Non ricordo mai i nomi strampalati che dai tu agli animali… Sembra che ti stia parlando! – Mamma Teresa ammirava la bellezza di quella gatta certosino col pelo dai bellissimi riflessi violacei.
– Tranquillo, sei solo tu che capisci ciò che diciamo. Vanno bene anche le scatolette di tonno dell’atlantico, quelle blu! Non quelle gialle! – Detto questo la gatta si girò e ritornò nella stanza da letto.
– Lei si chiama Lilith, mi stava informando che anche loro hanno fame! – Rise Davide rivolgendosi ai genitori.

Le cotolette erano perfette.  La qualità di quella carne procurata con la magia era elevatissima. Il padre e la madre di Davide erano sazi e soddisfatti.

– …Non avresti nessun capo a romperti le palle… – Papà Ennio aveva ricominciato con il solito discorso di prendere le redini del negozio che aveva creato dal nulla, Davide conosceva a memoria quella predica.

– È un armeria! Lo sai come la penso su pistole e fucili! Papà, davvero, preferirei mille volte morire di fame piuttosto che vendere armi in grado di ferire o uccidere qualcuno! – Davide aveva tirato fuori dal forno una placca di metallo con sopra una dozzina di biscotti ripieni di marmellata, profumatissimi.
– Ma tu pensa di stare vendendo qualcosa per i collezionisti e poi mica tutti sparano alle persone! Molti vanno solo a caccia. – La madre di Davide voleva essere una motivatrice convincente, ma il risultato fu solo quello di irritare maggiormente il figlio.

– Lasciamo stare! Non gli interessa vivere agiatamente, proprio sopra al SUO negozio e tenersi tutti i soldi per se… – Il padre si alzò nervoso, prese un biscotto e andò verso la portafinestra del balconcino affacciandosi.
– Devi capire che tuo padre ti vuol bene! E il suo sogno è quello di lasciare a te l’armeria Stocco… – La madre stava iniziando a sparecchiare.

– Lascia mamma, faccio io i piatti! Lo so che papà vorrebbe solo il meglio per me, ma io sto bene così! Mi piace il mio lavoro… – La portafinestra si aprì facendo rientrare il padre con la sua espressione ancora più turbata della precedente.
– Ma… ma potevi dircelo che avevi compagnia! Davide, che cazzo! Hai lasciato la tua ragazza sul balcone tutto questo tempo? Ma sei un pazzo! Povera tata! Entra, dai entra… Ma guarda te cosa mi tocca vedere! – Davide ebbe un sussulto nella sua anima rinchiusa in un sacchettino di velluto bordeaux.

Serie: Wiccats.


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Discussioni

  1. Questo è stato uno degli episodi che più mi ha fatto ridere, perché immaginavo la scena e come deve essersi sentito Davide! 😹
    I gatti che guardano male, Lilith che fa avanti e indietro facendo spaventare Davide, il padre che “che cazzo!” perché pensa che il figlio abbia chiuso la fidanzata sul balcone! 😹
    Ripeto: niente più?!

    1. Deve essere l’umidità! Qui a casa mi trovo le ostriche ovunque! Mi sa che devo chiamare la disinfestazione! 😀 Ciao Roberto, spesso non lo faccio neanche tanto apposta! Le reazioni che hanno i miei personaggi sorprendono anche me! Tieni presente che un episodio si sviluppa nel mio cervello mentre faccio altro, solitamente un lavoro meccanico e ripetitivo, ed è come guardare una puntata di una serie animata, dialoghi, colonna sonora e doppiatori inclusi.

  2. “Mamma, non credo di aver mai guardato il Grande Fratello in tutta la mia vita…”
    Perché, come è scritto nella Bibbia, le possibilità che un popolo venga salvato dalle fiamme dell’inferno è inversamente proporzionale al numero di edizioni del grande fratello uscite nella di lui nazione di appartenenza

    1. Spesso vado la domenica a casa dei miei. Trovo sempre la televisione accesa sul canale che trasmette gente che dorme e silenzio interrotto dalla pubblicità che spara a tutto volume! Con mia madre che cucina, passa in salotto con un cucchiaio in mano e commenta: «dormono ancora!»
      Ed io che penso che sia indubbiamente questo l’inferno! 😀

    1. Ah! Io non dico niente altrimenti rovino la sorpresa! 😀
      Grazie Giuseppe! Alla fine i genitori di Davide erano più preoccupati di trovare il figlio in condizioni di salute precaria ed il paraocchi dell’ansia e della preoccupazione riesce ad essere un filtro eccezionale che evita un uso esagerato della magia. Beh, mi correggo, avrebbe evitato un uso eccessivo della magia, ma la comparsa di un ospite sconosciuto non proprio desiderato potrebbe complicare di molto le cose.
      Grazie Giuseppe! Apprezzo davvero la tua compagnia ed il tempo che passi a leggere la mia storia!

  3. Ero un po’ in ansia anch’io quando sono arrivati i genitori di Davide. Mi sono sentita coinvolta in pieno. Questi tuoi racconti da piccola mi avrebbero fatto impazzire di gioia, ora che sono un po’ cresciuta e certi giorni ammattisco per lo stress, queste storie mi aiutano a rinsavire, con un po’ di sana evasione.
    Buona domenica.😊

    1. Aw! ♥ Emme… Io scrivo questi miei deliri immaginandomi sdraiato sul lettino, che aveva un orribile piumone giallo canarino con delle macchine da rally disegnate sopra, con una pila di fumetti, manga e i libretti de Piccoli Brividi di quando avevo quattordici anni circa, una pila di videocassette pirata con i miei film preferiti del momento, cercando quelle emozioni e quella voglia di scoperta che solo pochi di quei media sapevano dare… A me piacerebbe riuscire a trasmettere quelle sensazioni, tipo la prima volta che ho visto Goonies o Incontri ravvicinati del terzo tipo! Ecco. È lì che vorrei arrivare io!
      Grazie Emme! Lo sai, non serve neanche scrivertelo. ♥♥♥

  4. “– È un armeria! Lo sai come la penso su pistole e fucili! Papà, davvero, preferirei mille volte morire di fame piuttosto che vendere armi in grado di ferire o uccidere qualcuno!”
    👏 👏 👏

  5. Divertentissimo, come e più degli altri. La caratterizzazione dei personaggi qui, pur mantenendo la nota comico-grottesca dell’intero racconto, è dettagliatissima. Da padre mi sono sentito descritto dolorosamente bene. Bravo.

    1. Il padre della mia primissima ragazza si chiamava Enio, con una enne sola, possedeva davvero un’armeria ed io avevo una paura fottuta di quell’uomo! Non sai quante domeniche ho passato sul balcone della cucina per ore e ore sotto qualsiasi tipo di clima! ♥
      Grazie mille di tutto Giancarlo!

      1. Beh, credo che tutte le madri del mondo abbiano la facoltà di storpiare i termini scientifici o i termini tecnici proprio per sdrammatizzare… Recitano la parte di quelle che non sanno di cosa stiano parlando, ma in realtà credo ci sia uno studio ed una precisa tecnica. Così non ci arrabbiamo mai seriamente. Diabolico!