Mancanza

Serie: Rincomincio da me

Ho finito di mangiare il mio piatto di spaghetti di soia, era particolarmente saporito oggi, chissà come mai. Mi alzo, vado alla cassa e chiedo il conto, esco dal ristorante e mi trovo un raggio di sole a colpirmi dritta sul viso, forse è un buon motivo per farmi un giro oggi, è caldo e una passeggiata non si rifiuta mai. Mi ricordo per un attimo di non avere dietro il telefono, bè poco male, le voci delle persone e il rumore delle macchine mi faranno compagnia mentre cammino e penso. Amo molto camminare, mi distraggo e riesco a non pensare alla vita reale, a volte mi faccio viaggi e la cosa mi rende felice.

Vedo una coppia di ragazzi che si bacia, in un angolino nascosto all’ombra di una strada che sembra essere chiusa a pochi metri da lì, avranno sì e no 20 anni, io ne ho 35, giusto un po’ di più, ma adoro queste scene che fanno sognare. Vorrei anch’io rivivere questi momenti, ormai mi sento troppo grande per questo, eppure lo sogno spesso. E’ tanto che lui se n’è andato ormai, l’ho bloccato su ogni social eppure mi torna ancora in mente. Sogno, sogno e risogno il momento in cui troverò qualcun altro, quella persona che mi guarderà per quella che sono e che mi accetterà per pregi e difetti.

Sto camminando da un’oretta ormai, ritorno indietro e vado verso casa. Ripercorrendo la stessa strada di prima, arrivo sulla via dove ho visto quei ragazzi, non ci sono più, avranno continuato la loro passeggiata o saranno andati in un luogo più tranquillo. Senza nemmeno rendermene conto ho accelerato il passo, le persone mi guardano, sto iniziando a correre e nemmeno io so il perché. Corro sempre più veloce, finchè non raggiungo il portone di casa e appoggiandomi con la schiena recupero fiato, poi mi giro, apro e salendo le scale di corsa raggiungo il mio pianerottolo. Apro la porta di casa e me la richiudo alle spalle, come se qualcuno mi stesse rincorrendo e invece sono qui sola, accasciata a terra, con le gambe al petto e le lacrime che iniziano a scendere.

Che succede? Me lo sto chiedendo anch’io, forse vedere quei ragazzi ha riaffiorato in me una mancanza e che mancanza. Sono sola, da tanto tempo che quasi mi sembra di impazzire. Mi manca, mi manca la presenza, il sorriso di prima mattina, le notti accoccolata nelle braccia di lui, lui che mi ama, lui che mi bacia, lui che non esiste.

Non c’è, quel lui non esiste e io non so più stare sola.

Mi asciugo le lacrime col dorso della mano, mi alzo da terra, faccio un giro di chiave alla porta e vado in camera. C’è ancora il telefono sul mio comodino, la luce delle notifiche lampeggia, ma non sarà nulla di importante, mi butto sul letto, prendo il telefono, apro spotify e faccio partire la mia playlist.

La prima canzone “Il peso del coraggio” di Fiorella Mannoia, che dire, è una donna fantastica e se non dice verità, passa un sacco di emozioni. Questa canzone è un’esplosione di vita. La canto a squarciagola come lei quando sale alla nota più alta. Sono stonata da buttare via, ma la rabbia intrinseca in me, unita                    all’ insoddisfazione mi dà solo la forza di urlare. La canzone finisce e mi chiudo ancora a riccio, le canzoni scorrono e io crollo in un sonno profondo.

La tristezza fa questo, aumenta il bisogno di dormire, di chiudersi in se stessi e viversi, dedicarsi del tempo, riposare dalle emozioni forti e recuperare le energie per tornare a esplodere.

Mi risveglio dopo mezz’ora sentendo il telefono urlare qualcosa di improbabile, è la pubblicità, prima o poi mi convincerò a pagare quei dieci euro per non sentirla più. La spengo, ho bisogno di silenzio, sdraiata a pancia in su sul letto, slaccio i jeans che non ho tolto e li sfilo rimanendo con la mia pelle candida nuda sulle lenzuola chiare. Scompaio facilmente tra le lenzuola del mio letto, se provassi a prendere un po’ di sole sono certa che mi riuscirei solo a bruciare.

Resto li, prendo il telefono e controllo le notifiche, tra i messaggi di Eli e le chiamate di mia madre non c’è altro di importante. Mi sento una fallita, ma tiro un sospiro, mi alzo e rispondo al messaggio. Eli mi sta chiedendo di uscire stasera: “Potremmo andare al solito locale a berci un drink e poi magari andiamo a ballare da qualche parte” le rispondo “Ma non ti senti troppo vecchia per andare a ballare in un locale pieno di ventenni?”. Penso che accetterò la proposta e cercherò di eliminare tutto il brutto dei miei pensieri nell’alcool. La risposta non tarda ad arrivare “Non ti preoccupare, ti porto io nel posto giusto, ti passo a prendere alle 21:30. Mi raccomando, ti voglio bellissima più di sempre” “Sì, certo, bellissima. Va bene, per le 21:30 sono fuori casa.”

Mi costringo ad alzarmi per andare in cucina e mangiare qualcosa di un po’ sostanzioso, ho deciso che anche a trentacinque anni posso darmi all’alcool. Apro il frigo prendo l’insalata, la metto in una ciotolona con pomodorini, tonno, mozzarella, mais e cannellini, affianco un tris di gallette di mais. Sembra che mangio sano, ma faccio finta anche con me stessa visto che poco dopo mi fiondo su una fetta di torta al cioccolato. Sono le 20:30, rischio di fare tardi, mi butto in doccia, l’acqua che scorre sul mio corpo nudo mi rilassa, ma non ho tempo da perdere. I capelli possono rimanere così, dritti come sempre, una treccia su un lato e via, un trucco delicato per non farmi notare in tutto il mio pallore e via in camera. Nuda, davanti allo specchio, di nuovo, si intravedono le anche, forse si vedono proprio, apro l’armadio e il mio riflesso sparisce veloce dai miei occhi. Apro il cassetto, trovo un paio di culotte di pizzo e le indosso, poi prendo un tubino nero che trovo lì davanti, lo indosso e penso che anche se le forme sono quelle che sono, alla fine non è così male. Chiudo l’armadio e mi vedo già meglio, così vestita, metto un paio di sandali tacco dodici e sono pronta, giusto in tempo per scendere. Eli ha appena suonato il clacson, e il mio telefono ha iniziato a vibrare per i messaggi. Scendo, salgo in macchina e diamo il via a questa serata. 

Serie: Rincomincio da me
  • Episodio 1: Il mio risveglio
  • Episodio 2: Mancanza
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    Discussioni

    1. Un vuoto cosmico che emerge come corrente alternata, un vaso che pensi di aver riempito ma che in realtà non lo è… un ‘ anima che cerca di arrancare sola.Hai descritto benissimo come si può sentire una donna dopo una rottura in attesa della persona non giusta, ma che la rende felice e se stessa.Complimenti.