
Margherita
Serie: Quello che chiamate perdono
- Episodio 1: Sulla strada di casa
- Episodio 2: Madri, padri e figli
- Episodio 3: Spiragli
- Episodio 4: Buco nero
- Episodio 5: Occhi verdi
- Episodio 6: Domenica mattina
- Episodio 7: Margherita
- Episodio 8: Anna
- Episodio 9: Pensieri sbagliati e parole giuste
- Episodio 10: Amore mio
- Episodio 1: Inevitabile come il respiro
- Episodio 2: Il senso dei ricordi
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Da anni lavoro nel salotto buono della città, tra boutique di lusso in cui non potrei permettermi neppure una sciarpa e locali eleganti. Su tutti spicca il ‘Caffè Ferrari’ che, con il suo secolo di vita, è il ritrovo più antico e raffinato della zona. Entrando lì dentro sembra di fare un tuffo indietro nel tempo, tra lampadari luccicanti, musica classica, sedie in velluto e alzatine di cristallo. Provo sempre un po’ di soggezione ad andarci, ma Margherita non mi lascia scelta. Il martedì, la nostra settimana lavorativa inizia con un cappuccino e un bignè del ‘Caffè Ferrari.’ Il tavolino cambia in base alle stagioni: in inverno ci sediamo lontano dalla porta, sotto una foto delle città nei primi anni venti; in estate siamo nella veranda in legno chiaro che domina la piazza davanti al locale.
Margherita non è soltanto la mia titolare da quando avevo ventitrè anni, è un punto di riferimento e una cara amica. Siamo state ai rispettivi matrimoni, ci siamo consigliate, abbiamo affrontato insieme lutti e tradimenti. I quindici anni che ci separano non sono niente. La sintonia tra di noi era scattata al primo sguardo da entrambe le parti. Il giorno del colloquio, le erano bastati dieci minuti e poche domande per decidere di assumermi, anche se mi aveva fatto aspettare una settimana per comunicarmelo.
“Sei in ritardo” mi apostrofa con le dita intrecciate sotto il mento, appena mi vede spuntare trafelata.
“Scusami ho perso il solito autobus e ho dovuto prendere il 50, quello che ferma in via Manzoni. Mi sono fatta il resto della strada a piedi” le spiego, lasciandomi cadere sulla sedia di fronte a lei.
“Mmm, va bene. Non ti è suonata la sveglia?”
“No” sospiro buttando indietro una ciocca di capelli. “Ho discusso con Giorgia.”
Margherita piega all’ingiù le labbra rosse e si appoggia allo schienale.
“I soliti problemi. Ne vuoi parlare?”
Scrollo la testa, non mi va di appesantirla. Neppure lei sta passando un buon momento.
Un cameriere in camicia e farfallino si materializza sorridente. Non abbiamo bisogno di vedere i menù, i bignè alla crema sono una scelta obbligata al ‘Caffè Ferrari’.
“Come è andato il fine settimana?” le chiedo, giusto per parlare d’altro.
“Ho tenuto Elia. Mia figlia mi ha chiesto due giorni di tregua, per provare ad andare via con suo marito.” Margherita fa una smorfia, alzando gli occhi al cielo. “Come se bastasse un fine settimana in un agriturismo per risolvere i problemi.”
“Almeno ci sta provando” le faccio notare io.
Lei mi fissa con i suoi occhi azzurri, intuisce quello che vorrei aggiungere e scrolla il capo.
“Non basta la buona volontà per aggiustare un matrimonio, Sveva.” Non sta parlando solo di sua figlia, lo so.
“Però i figli hanno bisogno di stabilità, di un padre e di una madre” insisto e il mio pensiero torna alla discussione con Giorgia, a una delle sue tante recriminazioni.
“Se ti fosse importato di me, avresti perdonato papà. Invece, conta sempre e solo il tuo maledetto orgoglio!”
Arriva il cameriere con le nostre ordinazioni e Margherita si limita a guardarmi. Prende in mano una bustina di zucchero di canna, la versa nel cappuccino e mescola con calma.
”I figli hanno bisogno di genitori sereni, non di apparenze.”
Abbasso lo sguardo sulla tazza e inizio a muovere la schiuma con il cucchiaino. A un tavolo accanto al nostro, compare una coppia di una certa età. L’uomo, alto e con i baffi, scosta con galanteria la sedia alla moglie, una signora con il caschetto argentato e un bel vestito beige. Colgo la tenerezza nei loro sguardi e mi viene da sorridere. Chissà da quanto stanno insieme e ancora riescono a guardarsi così. Penso a me e a Luigi.
“Avrei solo voluto invecchiare insieme” ammetto alla mia amica e a me stessa. “Pensavo che ne saremmo stati capaci. Pensavo di potergli bastare.”
Margherita manda giù un sorso di cappuccino. “Probabilmente, lo pensava anche Luigi. Ma le aspettative e la realtà non vanno quasi mai allo stesso passo.”
Finiamo la colazione parlando d’altro. Margherita odia crogiolarsi nel passato, dice che si invecchia prima guardando indietro. Mi chiede del mio fine settimana e mi mantengo sul vago, non le parlo dell’invito di Roberto, dello svenimento, di chi ho visto e di chi ho creduto di vedere. Non le parlo neppure del sogno con Sergio, non sono alla ricerca di interpretazioni mistiche. La precedo in salone, spetta sempre a me l’apertura. Ci aspetta una mattinata tranquilla, quasi tutti gli appuntamenti sono da mezzogiorno in poi. Infatti, Margherita mi ha già prenotato per la tinta.
“Miracolo, ma Guido si è ricordato del nostro anniversario. Stasera andiamo a mangiare pesce” mi ha detto poco fa, per poi indicare la riga tra i capelli biondi. “Questa crescita deve sparire!”
Ho appena indossato la divisa nera e acceso l’aria condizionata, quando vedo arrivare Roberto con Lucia, responsabile della parte estetica del salone. Stanno ridendo di qualcosa e, non so perché, provo una sensazione fastidiosa sopra lo stomaco. Faccio finta di niente e saluto con espressione neutra. Poco dopo, entra anche Margherita. Si siede direttamente alla mia postazione, la più lontana dal banco della reception e si toglie i suoi vistosi orecchini d’oro. Inizio a preparare la tinta e tendo l’orecchio, cercando di cogliere, sotto la musica alla radio, la conversazione tra i miei due colleghi.
“Quindi, nonostante il litigio tra i tuoi amici, ti sei divertito?” sento dire da Lucia, con una risatina che mi dà sui nervi.
“Sì, ma non avevo dubbi” replica Roberto. “Se avessi saputo che anche a te piacciono i Queen ti avrei invitato!”
Mi irrigidisco. Sta parlando dello stesso concerto a cui voleva portarmi? Gli uomini di oggi sono tutti così inaffidabili?
“Oh sì! Dobbiamo proprio fare un’uscita insieme!” cinguetta Lucia, spuntando dal retro.
Spalanco gli occhi e il morso allo stomaco aumenta.
Margherita intercetta il mio sguardo nello specchio, aspetta che dica qualcosa. Mi concentro sulla ciotola che ho in mano, miscelo il colore con più energia del solito. Sento Roberto e Lucia continuare a parlare e ridere, ora si è aggiunta anche Jennifer, la ragazza addetta all’accoglienza clienti.
Non resisto più. “Da quanto sono così in confidenza quei due?” chiedo tra i denti alla mia titolare.
Lei fa un sorriso ironico, mentre inizio ad applicare la tinta.
“Non sei contenta che ci sia armonia tra i tuoi colleghi?”
Socchiudo gli occhi, le mie pennellate sono rapide. “Stavano parlando di uscire insieme.”
“Già” replica Margherita togliendo una macchia immaginaria dai suoi pantaloni. “Forse perché è stanco di aspettare te.”
Sollevo la testa di scatto e incrocio il suo sguardo divertito. Cercava una reazione.
“Perché non sei andata al concerto sabato sera?”
Mi fermo un secondo con il pennello a mezz’aria. “Come lo sai che mi ha invitato?”
“Oh su, Sveva! È il mio salone questo, vuoi che mi sfugga qualcosa?”
Abbasso gli occhi, sento l’imbarazzo diffondersi sul mio viso.
“Era un invito in amicizia.”
Margherita scoppia in una delle sue risate rumorose.
“Ma davvero? E allora, sarà un invito in amicizia anche quello fatto a Lucia.”
Le guance mi diventano ancora più calde.
“Lei è più giovane di me, non ha vincoli, potrebbe…”
La mia amica mi interrompe bruscamente. “E tu che vincoli hai? Un uomo che non esiste più, o una figlia che tra qualche anno crescerà e si farà la sua vita?”
Un cliente entra, Roberto si allontana verso la sua postazione e lo fa accomodare. Mi guarda e mi fa l’occhiolino, ricambio con qualcosa di simile a un sorriso e distolgo subito lo sguardo. Alla radio parte una delle mie canzoni d’amore preferite.
“Marghe, io vorrei che fosse facile come la vedi tu, ma…”
Lei mi blocca di nuovo. “La vita è una sola. Il punto non è Roberto, magari non fa per te. Ma sono stanca di vederti piangere addosso. Non c’è nessuno che può cambiarti la vita, nessuno che può perdonarti. Lo puoi fare solo tu. Hai intenzione di aspettare ancora molto?”
Serie: Quello che chiamate perdono
- Episodio 1: Sulla strada di casa
- Episodio 2: Madri, padri e figli
- Episodio 3: Spiragli
- Episodio 4: Buco nero
- Episodio 5: Occhi verdi
- Episodio 6: Domenica mattina
- Episodio 7: Margherita
- Episodio 8: Anna
- Episodio 9: Pensieri sbagliati e parole giuste
- Episodio 10: Amore mio
Certo che Sveva è una maestra nel complicarsi la vita😂. D’altra parte la depressione amplifica proprio questo senso d’impotenza. Ho parlato di depressione perché credo che la serie voglia parlare anche di questo. Quella specie di sconnessione dalla realtà che ho notato sin dall’inizio – l’atmosfera ovattata e lontana – sembra quasi la trasposizione del senso di derealizzazione che Sveva inizia a sentire verso la sua vita. Poi magari ho sbagliato completamente l’interpretazione, come al solito😂, in ogni caso mi sembra tutto così familiare. Bravissima👏🏻
Ciao Nicholas, sono assolutamente d’accordo su Sveva😂.
Non ho pensato alla depressione, ma ho cercato di rendere l’incapacità di Sveva di reagire e di uscire dalla palude dei sensi di colpa.
Grazie per aver letto anche questo episodio!
Hai un’incredibile capacità di delineare in maniera realistica e credibile situazioni di vita quotidiana, grazie al tuo stile semplice e pulito. Ed è anche per questo che il racconto mi sta coinvolgendo sin dal primo episodio.
Grazie Giuseppe, mi fanno davvero bene queste parole.
Mi ero fermato a commentare il terzo episodio chiedendo dei fantasmi e subito dopo è apparso il fantasma principale. Poi mi hai fatto venire voglia di fare un cazziatone a Giorgia. Ora spunta questa Margherita e io già la adoro, mi sembra pure di sentire la sua voce.
Insomma, hai scritto una storia che prende in pieno!
Grazie mille Francesco!!
E’ eccellente! 🙂
Grazie mille!
La tua serie è sempre foriera di riflessioni. Sei una garanzia senza bisogno di ipoteche.
Grazie di cuore Roberto!!
Lo hanno già detto, ma lo ripeto: eddai, Sveva!!!
Questo episodio mi ha fatto riflettere, su come tendiamo a complicarci la vita quando in realtà a volte è tutto molto semplice. Basta dimenticarsi di avere paura e fare quel passetto in più…
Proprio così! Grazie mille Dea!
“Hai intenzione di aspettare ancora molto?””
Dai Sveva, devo decidere per il tuo benessere. Basta rimpianti.👏
Devi
Chissà, potrebbe essere sulla strada giusta…
Grazie Giuseppe per continuare a seguire questa serie!
👍
“Sveva…Sveva…Sveva…e andiamo su!”. Così le direi, se lavorassi con lei.
😂Eh lo so, ha la testa dura Sveva.
Grazie per la lettura e il commento!
Andrò a trovarla dove lavora. E la convincerò! Grazie a te.
Bel finale! giusto
Grazie Kenji per la lettura e il commento!