Mattatoio

Serie: Wiccats.


Quando arriva Matilda è come quando si chiamano quelli che svuotano le cantine: svuotano un ambiente pieno di cianfrusaglie in poco tempo, riempiendo il cassone del camioncino posteggiato davanti al portone. La strega sgombera i palazzi dalle persone.

Tra il mondo reale e quelle strane linee ondeggianti, la differenza era evidente. Erano strisce d’assenza, erano mancanza di dati, un glitch di sistema fastidioso in quel videogioco che era la vita.
Erano lembi di morte sicura.

Migliaia di lame nere vibranti, serpeggianti, frementi, che dichiaravano la loro sete di sangue caldo, pulsante.


I tentacoli ondeggiavano minacciosi e il loro numero sembrava aumentare ogni secondo che passava. Poi una grossa massa informe emerse dal buio di quella gigantesca buca.

Ingrid ci vedeva un grosso e liquido calamaro, aveva una testa oblunga che finiva con una pinna triangolare, erano evidenti quattro occhi luminosi che risaltavano in quella oscurità, le fruste mortali sembravano partire da quello che poteva essere la gobba su una schiena curva, il corpo era tozzo, piccolo, senza gambe e con qualcosa simile a otto braccia dinoccolate e dotate di un numero variabile di gomiti o articolazioni: un perfetto incubo ad occhi aperti.

Un cielo roboante riversò una seconda cascata di lampi ferocemente abbaglianti, che si abbatterono con veemenza sull’essere fatto d’ombra e oscurità.
Il crepitio ed il fragore di quella pioggia elettrica creava una pressione sui timpani quasi insopportabile, tanto che le persone avevano iniziato a riversarsi in strada in preda ad un panico da fine del mondo anticipata.
La fontana di tentacoli si mosse freneticamente e con una precisione chirurgica. Alla gente sparivano gli arti, le teste, parti importanti dei loro corpi morbidi e delicati, alcune venivano separate in una perfetta metà con tagli longitudinali o trasversali.

Nadille venne ferita ad un fianco, perdendo gran parte del muscolo obliquo esterno a destra e poi un’altra striscia di tessuto nero le asportò una grossa fetta della cresta iliaca. Juno accese i suoi occhi cremisi da sopra la spalla della sua padrona che, in combinazione con i poteri della gatta certosino assorbita, riuscì ad attivare velocemente ed efficacemente la magia di cura.

La strada sottostante era diventata un vero e proprio mattatoio, chi scappava o provava ad allontanarsi dal palazzo veniva fatto a pezzi senza alcuna pietà.

Melanippe provò a reagire cercando di prendere del tempo bloccando quel nemico terribile. Ma le cupole di detriti a matrioska venivano cancellate come fossero fatte di carta velina. Tre o quattro lame oscure, veloci come colpi di frusta, asportarono ampie zone di tessuto muscolare dalle gambe della Spaccaossa, che presto dovettero cedere inginocchiandosi. Otto aveva gli occhi perennemente accesi, concentrato e focalizzato a portare tutto il mana necessario a non far morire dissanguata la sua padrona muscolosa.

Di quando in quando, ondate di terreno tentavano di coprire il calamaro nero, seguite da scariche di lampi poderosi e devastanti, ma nulla pareva funzionare con quella creatura infernale.

Nadille perse un’intera gamba, per una piccola distrazione nel vano tentativo di evitare la morte ad una signora urlante che scappava nella direzione sbagliata: la donna venne separata in almeno una decina di parti.
La strega dei fulmini  cadde a terra tenendosi la ferita con entrambe le mani. Il terreno sconnesso, rivoltato e dissestato era zuppo di sangue, di mani e parti di corpi di almeno una trentina di persone, pozzanghere rosse riflettevano gli ultimi lampi, prima di un silenzio spezzato dai lamenti delle poche persone ferite che chiedevano aiuto o imploravano la pietà di una morte veloce. Juno era sfinita, i mustelidi non erano adatti ad un uso così intensivo del flusso magico. Aveva la sensazione di stare per perdere i sensi, ma doveva fermare l’emorragia della gamba della sua amica, aveva pochissimo tempo prima che la perdita di sangue eccessiva compromettesse irrimediabilmente la vita della sua Nadine.

Il mostro nero tentacolare apparve, come se il terreno avesse sputato del petrolio indigesto, proprio davanti al volto della strega delle tempeste. I suoi quattro occhi stavano sorridendo.

«Mi sa che abbiamo finito, qui.» disse amorevolmente quell’abominio.
La sua mano carezzò dolcemente la tempia di Vainilla, scorticandola e facendo sparire capelli e carne.

«La Spaccaossa si cura più velocemente di te, ma l’ho appena presa alla carotide ed anche lei è messa maluccio…»

Si sentivano i gorgoglii e il suono disperato della mancanza d’aria poco distante.

«Era da un pezzo che non c’incontravamo, Vania. Dall’incidente con la mia Caprice… Ricordi?»

La strega delle tempeste aveva l’occhio pieno di sangue che colava caldo dalla tempia scuoiata. Scosse la testa cercando di alleviare il fastidio.

«Tsk! Incidente? Avevi mandato la tua gatta ad avvelenarmi. Ma parlandoci mi aveva chiesto aiuto perché era preoccupata per te, per l’altra te…»
«No, no, no. Voleva salvare giustamente la sua padroncina incapace. Ormai l’avevo ghermita, avevo finalmente un bel corpo da violare. Vero, reale, tangibile.»
Rise quel mollusco osceno, mentre riapriva le ferite che la strega delle tempeste stava faticosamente tentando di risanare.

«Ma tu non eri morta? Come sei sopravvissuta al mio veleno?»

«Non sono sopravvissuta. Il tuoi aghi avvelenati nascosti tra i peli della tua Caprice mi hanno uccisa, hanno ucciso il mio corpo umano. Per ironia della sorte è stata la mia Lilith a salvarmi, ha scambiato le anime. Lei si è sacrificata ed io sono sopravvissuta sotto forma di gatta dal collare rosso.»

«Ah! E hai mandato uno stregone a tentare di uccidere me?» Il totano sembrava divertito ed eccitato.

«Non so a cosa ti stai riferendo. Io non ho mandato nessuno.»

«Scusami, colpa mia. Non puoi saperlo. L’ho eliminato da questa realtà e il suo ricordo è svanito.» La creatura puntò delicatamente una di quelle strisce sul collo di Vania e Nadine: un bellissimo corpo con due anime fuse.
Una seconda punta oscura si piazzò vicino all’occhio sinistro della strega pronta a farsi strada per elargire una morte rapida e pietosa.

Nadille avvertì un’ondata di tristezza senza nome vorticarle nel petto.

«Falla… finita. Uccidim…» i pensieri di Vainilla iniziarono a perdersi in un labirinto di colori scuri pastosi. «…Che diamine?» riuscì a sussurrare prima di perdere i sensi.

«Uccidimi e cosa? Sei svenuta? Stai mor—»
Qualcosa non andava.
Rumore di vetri. Matilda seppia sentì che si frantumava quella sicurezza allineata all’interno di una coscienza priva di luce, come bellissimi calici di cristallo, quei rumori interni accesero per la prima volta, nella sua millenaria esistenza, il sentimento della paura.

Continua...

Serie: Wiccats.


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Young Adult

Discussioni

  1. Ti leggo e immagino queste lotte coloratissime, attorcigliatissime, vivacissime, paurosissime, tesissime, in un’animazione grafica all’ultimo sangue!
    Mi sarei aspettata di tutto, ma non che Matilda iniziasse ad avere paura…che sarà mai?