Mazzamurello(*)

Serie: Le fate non esistono


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Lascio il rifugio per tornare a casa .
Mi ritrovo di nuovo in mezzo ad eventi irrazionali.

A tutti quelli che se ne sono andati senza un addio.

Apro gli occhi, le luci dell’alba filtrano tra gli scuri, i crepitii del pavimento in legno mi ricordano che sono nel mio rifugio e gli ospiti sono già svegli.

Mi stropiccio gli occhi e mi stiracchio come un bimbo al primo lunedì di vacanza pensando che, per un breve periodo di tempo, la mia vita sarà diversa dal solito: dovrò lasciare per un po’ il lavoro per dare una sistemata alla mia vita privata.

Raccolgo le mie poche cose, saluto il gestore che mi sostituisce per qualche tempo e lascio alle mie spalle la baita abbracciata alle mie amate montagne.

Dopo qualche tornante che si snoda tra paesini semi abbandonati, mi ritrovo di fronte al cortile della casa dove sono cresciuto e ho vissuto le mie prime avventure: il bosco è a due passi ed è uno dei pochi posti rimasti dove la tecnologia non ha ancora voce.

Scendo dalla macchina e tiro fuori una vecchia chiave legata a un ciondolo di legno a forma folletto.

Fatico ad aprire la porta e solo con un po’ di pazienza e un colpo riesco ad entrare.

Tutto è fermo, un sottile strato di polvere, la luce che penetra tra gli scuri: mi sento all’interno di una foto antica.

Intravedo pentole in rame sopra il camino e quadri che raccontano parte della mia infanzia.

guardando per qualche istante la camera da letto grido:

“Pà!”

Silenzio

Poi riprovo di nuovo:

“Pà! Sono tornato!”

Silenzio

La difficoltà di accettare la scomparsa improvvisa di una persona cara, senza neanche un addio è enorme.

All’inizio era un malore, un controllo, qualche giorno in ospedale e poi di nuovo a casa invece, l’ho potuto rivedere solo disteso in una bara.

Neanche un saluto, ricordo le mie ultime parole appoggiato al portellone dell’ambulanza: “tranquillo ci vediamo presto”.

Ad oggi non riesco ad entrare in casa senza chiamarlo.

Tutto sembra intatto a parte una biscottiera sul tavolo aperta e qualche briciola per terra.

Do una sistemata alla casa, il sole è già calato ed è ora di riposare.

Le palpebre crollano, i rumori notturni proseguono finchè un velo di irrequietezza mi avvolge e dei rumori sordi provenienti dal muro dietro di me mi fanno sobbalzare.

Apro gli occhi, non vedo ma odo dei passi provenienti dalla cucina: sospetto di non essere  l’unico abitante della casa. Mi alzo di scatto e vado a vedere ma, a parte il coperchio della biscottiera riverso sul tavolo niente di strano: eppure ero sicuro di aver rimesso tutto a posto. Sistemo la biscottiera e me ne torno a letto poco convinto della situazione.

La notte si stende come un velo pesante sopra il mondo, ma dentro di me non c’è quiete.

Il mio animo si rifiuta di cedere al sonno, mi giro, mi rigiro: il letto è troppo stretto per contenere i pensieri che oramai si sono insinuati dentro me.

C’è qualcosa nell’aria che non riesco a comprendere, un nodo che non si scioglie: capisco che stanotte non dormirò ma ascolterò ciò che il buio avrà da dirmi.

“Tump!”

“Tump!”

Spalanco gli occhi, accendo la luce ma  niente: nella rassegnazione provo a riposare.
Finalmente è giorno: come  in un rituale ancestrale, mi accingo a prepararmi un caffè.
Il borbottio della moka inizia a vibrare nell’aria, stropiccio gli occhi per cacciare l’ultima ombra di sonno.

Non posso fare a meno di notare che il coperchio della biscottiera è spostato ma, credendo di stare ancora sognando, verso il caffè caldo evitando di aggiungere ulteriori pensieri.

Passo la giornata facendo le mie commissioni e ripensando alla strana notte: avrei bisogno di un escamotage per capire chi si intrufola in casa.

All’emporio del paese trovo un po’ di materiale utile per la mia ricerca e, in un attimo, mi ritrovo a passare il resto della serata a tendere corde e campanellini come un ragno che costruisce la sua trappola invisibile trasformando la casa in un labirinto sonoro.

Nel buio tutto sembra immobile: nessuno potrebbe accorgersi di ciò che ho preparato, basterà un passo fuori posto e il tintinnio tradirà l’intruso.

Ormai stanchissimo mi metto a dormire sereno con la certezza che stanotte i miei dubbi saranno risolti.

Dopo qualche ora, come da copione, sento dei tonfi provenire dal muro seguiti dai campanelli che iniziano a tintinnare: mi alzo di scatto e inizio a correre verso la cucina incurante delle mie stesse trappole che mi fanno inciampare e sbattere il capo contro il ciglio del tavolino.

Un dolore lancinante poi il buio.

Non riesco a capire la differenza tra un battito di ciglia e un sonno profondo ma fatto sta che rimango immobile, disteso a terra incapace di vedere sia per il buio della stanza che per lo stordimento della botta presa.

Due mani piccole come quelle di un bambino e vissute come quelle di un anziano si poggiano sulle mie tempie e una voce tremolante dice:

“Ti ha cercato e gli sei mancato tanto”

Fa un po’ di silenzio e poi:

“Non sapeva spiegarsi la tua assenza e negli ultimi giorni ha trovato conforto nel ricordo dei bei tempi passati insieme e a quando eri fanciullo.

Ora ti è vicino e ha capito“

Dopo un altra breva pausa:

“Quando ti senti solo e hai bisogno di consigli parlaci: lui ti ascolta e in qualche maniera ti risponde. Sempre!”

Lacrime silenziose solcano il mio viso bagnando le mani del mio misterioso amico.

Chiudo gli occhi e forse mi addormento.

Una luce accecante fissa sulle mie pupille e una voce mi chiama insistentemente: è il dottore che cerca di farmi riprendere conoscenza accompagnato dalla vicina che ha sentito il tonfo della caduta.

Dopo un controllo di routine decido di tornare nella casa, rimettere qualche dolcetto nella biscottiera e lasciare un po’ in pace questo piccolo santuario immerso nella natura.

Sarà il mio cuore a dirmi quando potrò tornare.

(*) Il mazzamurello è un folletto di montagna italiano che appartiene al piccolo popolo delle creature fatate. Si manifesta facendo rumori dentro le case.

Nei monti Sibillini è visto anche come messaggero tra il mondo terreno e l’aldilà.

FINE.

Serie: Le fate non esistono


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