
Mazzate e Mazzamauriell’
Mazzate e panell’ fanno i fiji belle
Nora, sin da bambina, era incline alla preghiera e alle buone azioni. Cresciuta da un carpentiere e da una filatrice di lana, rimase orfana in giovane età.
Profondamente addolorata, e segnata da questa tragedia decise di dedicare la sua intera vita al servizio divino, diventando suora.
Con il tempo, Nora divenne conosciuta da tutti come “Zì Monaca” termine affettuoso e dialettale con cui la comunità esprimeva la benevolenza nei confronti della fanciulla tanto gentile e tanto onesta all’apparenza.
Oltre a portare conforto ai compaesani ammalati e bisognosi in cambio di un pasto caldo, o qualche sigaretta sfusa, la sua generosità si spingeva fino a svolgere en passant qualche servizietto extra: Per accontentare e lenire la disperata solitudine degli anziani usava le sue manine veloci o la sua boccuccia di rosa. Manine che poi si ricongiungevano subito dopo in preghiera, e boccuccia subito ricomposta in un atto impuro di dolore, espiando quei peccati bianchi, in tutti i sensi.
A volte anche i pastori nomadi se la portavano a pascolare lungo le mulattiere fin nelle brulle campagne ingroppandosela a camporella in cambio di un mazzolin di asparagi e un po’ di latte.
Dunque Zì Monaca, un giorno, mentre si lavava i lunghi capelli corvini dentro una bacinella di rame fu sorpresa dalla presenza inaspettata del folletto in un angolo della stanza.
“Buongiorno, suorina!”
La voce era stridula e metallica, come il tintinnio di monete. Nora rabbrividì, cercando di scorgere la creatura con gli occhi dilatati dalla paura.
Dall’ombra di un vecchio baule polveroso, emerse una figura piccola e grottesca.
Alto poco più di un nano, Mazzamauriello aveva la pelle verde pallido e gli occhi grandi e gialli come quelli di un gatto. Le sue orecchie a sventola erano appuntite come quelle di un pipistrello, e dalla sua testa pelosa spuntavano due cornetti ricurvi. Indossava una tunica a brandelli di un colore indefinito, e ai suoi piedi dei calzini sudici e forati da cui penzolavano lunghi artigli neri.
“Non aver paura, Nora”, disse Mazzamauriello con un sorriso malizioso. “Sono qui solo per giocare un po‘”.
Nora non era affatto rassicurata.
Aveva sentito le storie su Mazzamauriello, il folletto dispettoso che si divertiva a tormentare gli abitanti del villaggio. Si diceva che fosse capace di far sparire gli oggetti, rovesciare mobili e persino far impazzire le persone con le sue risate isteriche.
“C-cosa vuoi?”
Balbettò Nora, cercando di mantenere la calma.
“Solo un po‘ di compagnia!” rispose Mazzamauriello.
“Sono tanto solo, sai? Nessuno vuole giocare con me perché hanno paura. Ma tu non hai paura, vero, Nora?”
Nora scosse la testa lentamente. Era terrorizzata, ma allo stesso tempo provava una strana compassione per quella creatura solitaria.
“”Va bene” disse con voce tremante. “Giocherò con te”.
Mazzamauriello batté le mani con gioia. “Fantastico!’ esclamò. “A cosa vuoi giocare?‘”
Nora ci pensò per un attimo.
Non aveva voglia di giocare ai soliti giochi di Mazzamauriello, che implicavano sempre tiri mancini e scherzi crudeli. Voleva qualcosa di diverso, qualcosa che potesse farli divertire entrambi senza spaventarla o ferirla ma on riusciva a decidersi.
“Che ne dici di mosca cieca?”
Azzardò il folletto spezzando quel pesante silenzio. “Io ti bendo e tu mi cerchi. Se non mi trovi entro dieci minuti, avrò vinto io”.
Nora, ci pensò su per un attimo, poi annuì: “Va bene’ disse. “Ma se vinco io, tu dovrai fare quello che dico”.
Concluse Mazzamauriello.
Nora deglutì nervosamente. “D’accordo”, disse: “Ma niente di troppo cattivo, promesso?”
Mazzamauriello le fece un occhiolino malizioso. “Lo prometto” disse. “Ora, ti bendo!”
Il folletto si levò un calzino bucato e puzzolente e lo passò intorno al capo di Nora, poi dalla fronte lo abbassò sugli occhi stringendolo fino a farla gemere: “Ahi cosi mi fai male!”
Non fece in tempo a finire di lamentarsi che il dispettoso nanetto la imbavagliò con l’altro calzino, con sorprendente velocità, le legò le mani con una corda che aveva in tasca e le caviglie, immobilizzandola a terra.
Nora allora prese a divincolarsi, costretta in spasmi e movimenti spastici mentre Mazzamauriello sghignazzava e ripeteva a bassa voce come in trance:
“Song Mazzamauriell e teng nu pingon come n’asinell”.
Dopo diversi minuti di quel ritornello cacciò fuori il suo pistone dalla salopette e prese a fustigare la povera Nora col suo nerbo nodoso, mentre lei giaceva in una pozza di sudore e lacrime, fino ad inzaccherarla tutta in una esplosione di ovatta liquida.
“Nora, Norina, mia cara suorina, sono passati 10 minuti e tu non sei riuscita a trovarmi. Ho vinto Io!”
Con tono canzonatorio Mazzamauriello la bulleggiava mentre la slegava con la destrezza di un marinaio.
Zi Monaca si tolse la benda dagli occhi e si spolverò via l’ovatta da dosso. Mazzamauriello le aveva insegnato l’arte del piacere violento. L’arte del peccato. Dello stupro del corpo e dell’anima.
Per poi scomparire cosi come era comparso, senza dare spiegazioni ma solo il marchio a fuoco del suo passaggio.
Da quel giorno Zi Monaca cominciò a giocare con i suoi afflitti, come gli aveva insegnato il nano crudele, decimando in breve tempo la già esigua comunità di paese attraverso forbiciate, venefici, affatturazioni, scuoiamenti.
Negli anni a venire alcuni superstiti parlarono di una strage causata dai lupi affamati che erano scesi dai monti, altri delle Janare che sconfinavano in cerca di nuove anime da insozzare.
Sta di fatto che nessuno venne mai a conoscenza del colpevole, troppo insospettabile, e nel folklore locale, per colpa del tiro mancino giocato dalla Zi Monaca, ancora adesso Mazzamauriell da “dispettoso e saltariello” viene invocato come “cornut e pazzariell”.
Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fantasy
una rivisitazione come spesso ce ne proponi, forse una delle più riuscite di quelle che ho letto finora. Ha un bel ritmo e una disinvoltura boccaccesca, malandrina e dissacratoria, se il sacro esistesse. Su questa Zi Monaca bisognerebbe girare un film forse Pasolini l’avrebbe fatto.
Francesca, magari avessi quella visione pasoliniana delle novelle popolari, Decameron etc. O al grottesco di Cipri e Maresco ma credo che sono poi in linea con “La Monaca di Lonza” del demenziale erotico all’italiana. 🙏 di ❤
Costruzione perfetta, tecnica impeccabile, leggenda curiosa, cruda e anche un po’ birichina. Bravo
Cristiana grazie davvero, sono contento che ci si percepisca anche una valenza divulgativo-folklorica in questi brevi scritti.
Calibrato e ben riuscito come sempre. Bravo!
Grazie mille Dea! ❤
“Sta di fatto che nessuno venne mai a conoscenza del colpevole, troppo insospettabile”
Sempre insospettabile il colpevole, così come le vittime quando si trasformano a loro volta in carnefici.
Parole Sante!
Ci fai conoscere un’altra leggenda popolare attraverso un racconto crudo nel finale, nel quale citi anche il sommo poeta.
Ben fatto, come sempre.
Parole Sante! 👏
Grazie mille Francesco, ma ti giuro stavolta la citazione del sommo poeta è involontaria. Dove sarebbe? 🙂
Tanto gentile e tanto onesta pare…
Vero, ho una citazione addiction, neanche mi accorgo più quando le inserisco grazie
Da un punto di vista tecnico è superbo
Grazie mille Francesca, troppo buona!