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  • Hai incominciato a bere, per annegare le tue frustrazioni e la paura di essere presto dimenticato.In pochi mesi, ti sei trasformato nell’ombra di te stesso. E naturalmente sono nati i primi attriti con la tua […]

    • Ciao Massimo, come sempre lasci spazio alla speranza. Ed è un bene, perché come recita il vecchio detto deve essere l’ultima a “morire”. La scrittura è una “droga” in grado di portarci al di fuori del mondo, nel bene e nel male. Come un buon bicchiere di vino, se assaporato a tavola può arricchire il pasto: farne un compagno di vita ti soffoca e fa perdere la prospettiva. E’ un difficile equilibrio che a volte sfora in un’ossessione: non sempre l’alienazione è un’alleata contro i guai della vita. A volte, può portare alla rovina.

    • Ciao Micol, in effetti questo era il messaggio che volevo far passare. Capita spesso che voler realizzare un obiettivo, diventa una vera ossessione che fa perdere di vista le cose importanti della vita, rovinando la propria e anche quella di chi ci sta vicino.
      Un abbraccio.

    • Mi aspettavo una luca in fondo all’anima, per fortuna è arrivata per il protagonista, visto l’immedesimazione che creano i tuoi racconti, il tuo finale ci ha salvato tutti.

      • Ciao Alessadro, in effetti c’è sempre uma seconda possibilità. Nella vita capitano momenti bui che possiamo superare con l’aiuto degli altri, perché nessuno basta a se stesso. I miei racconti sono spaccati di vita, a volte vissuti, che mi hanno insegnato quanto siano importanti gli affetti più veri. Le soddisfazioni personali sono nulla, se non hai qualcuno con cui condividerli. Confucio diceva: anche una piuma sollevata in due è più leggera. Un caro saluto.

    • Ciao Claudio, credo che questa “lettera” scritta dalla coscienza di quest’uomo possa andar bene per qualsiasi delirio d’onnipotenza, non solo per quanto riguarda il mondo della scrittura, ma anche per altre forme artistiche. Credo che la creatività possa fiorire soltanto in una realtà sana, legata alle cose che più ti fanno sentire bene, e purtroppo, i famosi blocchi dello scrittore sono assai frequenti. Questo racconto, nel suo complesso, è una perfetta metafora di come il successo, in generale, sia effimero se non continui a sfornare lavori, e in ogni caso può abbandonarti comunque, perché dopo un best seller può giungere un flop inaspettato. L’unica garanzia che ci rimane sono gli affetti delle persone care: queste sono cose che bisognerebbe tenersi stretti, proprio perché le uniche in grado di sostenerci sempre, nel bene e nel male. Il tuo protagonista è stato fortunato, ma in fondo la vita non è solo un posto per persone cattive e tutti noi abbiamo diritto ad una seconda possibilità. I tuoi, più che dei racconti, sono dei perfetti esempi o spaccati di vita che regalano ogni volta mille spunti per poter riflettere. E da lettore te ne sono grato. Un caro saluto, alla prossima!

      • Ciao Antonino, in effetti sono spaccati di vita volti a far riflettere, in tempi in cui, l’unica cosa che importa è apparire o soddisfare il proprio ego. Un individualismo sfrenato che ci sta facendo diventare freddi come le macchine che produciamo. In effetti questo vale per tutto il nostro tessuto sociale. Non dovremmo mai dimenticare che abbiamo sempre bisogno dell’altro e che gli affetti più cari, come i rapporti con gli altri e il rispetto, sono le basi per una società migliore.

    • Claudio, anche con questo episodio mi è piaciuto e mi hai fatto sussultare… Non sempre finisce così, quando con la scrittura hai un po’ di successo, vero? Non farmi preoccupare, per favore.

    • Confermo le sensazioni provate leggendo il primo episodio. Non è tanto la morale o la trama che lo rendono particolare (pur essendo degne di nota) ma lo stile spietato e amaro della narrazione. È un modo di raccontare che genera un’empatia immediata verso il protagonista, la stessa evocata da @alessandroricci quando ci fa notare che è facile immedesimarsi nei tuoi racconti e, di conseguenza, nei tuoi personaggi. A presto.

  • E così eccoti qua, in uno squallido bar di periferia a rimuginare su quello che poteva essere e non è stato. Naturalmente la colpa non è tua ma degli altri. Già, perché ti sei sempre considerato un genio inco […]

    • Ciao Claudio. Una delle cose che apprezzo di più, non la sola, dei tuoi racconti è che sono “onesti”. Non nascondi i sentimenti dietro ad un velo pietoso, li esponi in tutta la loro crudezza. Questo aspirante scrittore, almeno per alcuni aspetti, è tutti noi: l’amore per la scrittura può far perdere di vista chi ci è accanto e impedirci di trascorrere il giusto tempo con loro.

      • Ciao Micol, grazie per il tuo commento che come sempre carpisce le tematiche che affronto nei miei sofferti racconti che prendono spunto dalla realtà che mi circonda. Ti ringrazio molto per la tua preziosa presenza. Un grande abbraccio.

    • Micol ha proprio ragione: nei tuoi racconti i pensieri vengono messi “a nudo”, i sentimenti vengono quasi svelati al lettore… portandolo a riflettere e riflettere. Bravo! Questo racconto mi è piaciuto forse più dei tuoi precedenti librick… vuoi per il tema trattato o per il fattore “coscienza”. Ci sarebbe tanto da dire su questo argomento e tanto da dire su chi, oggi come oggi, crede che per diventare “famoso” o farcela nel mondo della scrittura serva unicamente saper scrivere. Scrivere, lo dirò sempre, è la parte più bella e più semplice (sì, esatto). La parte più difficile, lunga e tediosa viene sempre dopo: non parlo di editing, assolutamente, parlo della promozione, del genere da trattare, del personaggio che si deve costruire e portare avanti. E in questa giungla bisogna non snaturarsi, di non abbandonare ciò che siamo, di rimanere ben saldi al pensiero di noi stessi.

      • Grazie Giuseppe. Le tue parole rendono giustizia al mio racconto perché era quello che intendevo trasmettere. Ed è vero, scrivere è la parte più bella, le nostre ali della libertà che riescono a farci librare sopra una realtà sempre più triste, dove la mercificazione è ovunque; e tu lo hai esposto benissimo. Grazie ancora Giuseppe. Un abbraccio a te e mi raccomando, salutami Zorex e Droc …sono miei fedeli compagni di viaggio.

    • Ciao Claudio, bella storia, mi ha ricordato tutti quei momenti che mi sono alienato davanti al mio notebook, per passare ore a scrivere, dimenticandomi di mia moglie e mio figlio… Adesso mi stai facendo sentire in colpa, come farò a leggere il resto della serie? Ahahahaha

    • Ciao, molto bello! Eh, sì, a volte quando si ottiene successo si diventa delle altre persone.

      • Ciao Kenji, grazie. Vero, a volte, se non si ha dei forti valori, il successo può travolgerti in un meccanismo che ti fa perdere di vista le cose importanti e ti trascina in un tunnel da cui è difficile uscire.

    • Un’altra storia “normale”, che riguarda tutti noi, in cui ognuno, indipendetemente dall’ambito, può riconoscere i propri vizi. Avidità, superbia, lussuria. Sei molto bravo a tirar fuori e mettere in mostra i demoni che tormentano l’animo umano e che ci rendono tutti simili.
      So che la tua storia però chiederà il conto a chi sbaglia, infatti vado immediatamente a leggere il finale.

      • Grazie Alessandro, in effetti mi piacciono molto i viaggi interiori in cui tiro fuori il lato oscuro che è in ognuno di noi. Un espirimento che dovrebbe portarmi dal Fantasy ad altri generi. Grazie per l’interessamento.

    • Una parabola discendente che mi ha letteralmente risucchiato. Corro al secondo episodio, non prima di farti i complimenti per il vortice narrativo che sei riuscito a generare. Grande Claudio!

  • È passato più di un anno da quei tragici eventi. Ci sono voluti molti mesi di analisi prima di ritornare alla vita. Mi sento come se fossi stato partorito una seconda volta. Ero caduto in un limbo dove il p […]

    • Ciao Massimo, questa tua serie trasmette un bellissimo messaggio. Mai dare tutto per perso, i tesori più preziosi che possediamo sono la vita e l’amore di chi ci circonda. Tutti meritiamo una seconda possibilità.

    • Ciao Micol, in effetti questo era il messaggio che volevo trasmettere. La vita è costellata da alti e bassi ma nulla è perduto se siamo circondati da persone che ci amano. Un abbraccio e grazie per il commento.

    • Ciao Claudio, i tuoi racconti vanno sempre dritti al cuore e al sentimento di chi legge. Non so se Massimo ha meritato la fine che ha fatto, ma è anche vero che ha raccolto ciò che ha seminato. È di tutto rispetto l’affetto che, nonostante tutto, il tuo protagonista continua a nutrire nei confronti dell’amico. Il messaggio di rinascita, dopo il baratro della colpa, della perdita, è significativo, perché per il tuo protagonista è arrivato il momento di godere dei tesori che ha sempre avuto con sé, e con loro potrà riscrivere una nuova vita senza mai dimenticare quel vecchio amico con cui aveva condiviso un sogno con tanta passione. Una bella serie carica di riflessione, realtà e messaggi importanti da portare sempre con sé. Un saluto Massimo, alla prossima!

      • Ciao Antonino è sempre un piacere leggere i tuoi commenti perché riesci a focalizzare il senso dei miei scritti. Ti ringrazio molto per questo. Un caro saluto e al piacere di leggere un altro dei tuoi racconti,

    • Una bella serie e non solo perché è scritta bene. Quello che capita al protagonista, soprattutto nel primo episodio, mi è successo anche a me (scelta di un percorso scolastico imposto da “altri”).
      Il realismo come genere mi piace e nella tua scrittura vedo una certa profondità.

    • Un finale davvero inaspettato e interessante, il tentativo di rovinare la vita all’amico facendosi uccidere è una teoria a cui non avevo pensato e mi è piaciuta.
      Bello il fatto che comunque il piano riesca solo in parte, la scrittura come sempre è piacevole e incoraggiante.
      Bella storia

      • Ciao Alessadro, mi fa piacere leggere che il finale era inaspettato. Ho dovuto calarmi nella panni di uno psicopatico dotato di acume. Quale miglior vendetta di lasciare nella disperazione colui che si è odiato per anni come causa dei propri fallimenti. La psiche umana è un universo per lo più inesplorato …puo` fare cose fantastiche sia nel bene che nel male. L’eterna lotta del microcoamo che è in noi. Sono contento che ti sia piaciuta e ti ringrazio per averla letta. A presto.

  • “Massimo, ma che ti sei fumato? Non posso credere che mi stai dicendo queste cose. La discussione finisce qua. La riprenderemo quando sarai tornato in te. Io me ne torno a casa.”
    “Tu non vai da nessuna parte perch […]

  • Con Massimo ci licenziammo alla fine di marzo del 1993, senza aver ancora deciso dove aprire la libreria. Attendevamo di sapere la cifra precisa della nostra liquidazione. Insieme avevamo maturato circa 16 milioni […]

    • Ciao Claudio, ho letto ora i primi due episodi. Mi è stato facile immedesimarsi, il mio percorso giovanile è praticamente identico 😑 Ci vuole davvero coraggio per vivere la propria vita e non quella che altri vorrebbero per te. La sviluppo nel rapporto con Massimo è altrettanto realistico, purtroppo è difficile conoscere l’animo di chi ci è accanto. Attendo di conoscere gli eventi che hanno condotto il tuo protagonista in quell’hotel anni 70.

    • Ciao Micol. Anche in questo racconto miscelo esperienze vissute e la realtà che ci circonda. Una realtà sempre più difficile da vivere., dove le aspirazioni vengono sacrificate,e l’invidia e i rancori deteriorano i rapporti fra le persone. Spero che il seguito sia di tuo gradimento. Un abbraccio.

    • Ciao Claudio, ho letto d’un fiato entrambi gli episodi, è sempre difficile realizzare i propri sogni, specie se poi non si ha l’appoggio dei genitori. Ma i due amici hanno lottato, cogliendo i frutti del loro impegno. Purtroppo la vita può riservare spiacevoli sorprese, soprattutto quando subentrano rancori repressi e gelosie riaffiorate. Il tuo realismo legato alle situazioni e alle vicende dei protagonisti è sempre coinvolgente per chi legge perché può ben identificarsi con esse. Sogni realizzati sull’orlo del baratro… sono curioso di scoprire il seguito. Le tue storie di vita vissuta sono sempre interessanti! Un caro saluto, alla prossima!

      • Ciao Antonino. In effetti in questa serie di racconti ho scritto storie di vite comuni con l’intento di portare il lettore a immedesimarsi con i protagonisti. Storie con aventi anche tragici, in quanto essi fanno parte della nostra realtà e colpire ognuno di noi. Mi fa piacere constatare che tali racconti suscitino il tuo interesse. A breve pubblicherò il seguito che spero non deluda.
        Un caro saluto anche a te.
        A presto.

      • Ciao Antonino. In effetti in questa serie di racconti ho scritto storie di vite comuni con l’intento di portare il lettore a immedesimarsi con i protagonisti. Storie con eventi anche tragici, in quanto essi fanno parte della nostra realtà e colpire ognuno di noi. Mi fa piacere constatare che tali racconti suscitino il tuo interesse. A breve pubblicherò il seguito che spero non deluda.
        Un caro saluto anche a te.
        A presto.

    • Ciao Antonino. In effetti in questa serie di racconti ho scritto storie di vite comuni con l’intento di portare il lettore a immedesimarsi con i protagonisti. Storie con aventi anche tragici, in quanto essi fanno parte della nostra realtà e colpire ognuno di noi. Mi fa piacere constatare che tali racconti suscitino il tuo interesse. A breve pubblicherò il seguito che spero non deluda.
      Un caro saluto anche a te.
      A presto.

    • Cavolo un risvolto davvero interessante, anche la vita quotidiano può essere intrigante.
      Ci vediamo al prossimo episodio

    • Bellissimo ed inaspettato colpo di scena che crea suspense e curiosità nel proseguire la lettura.
      In questo secondo episodio si affronta la tematica dell’invidia e pure qui vedo una metafora sulla società consumistica attuale dove determinati meccanismi entrano anche nelle relazioni personali.
      Ci risentiamo con piacere (per lo meno io) al prossimo episodio.
      Complimenti

  • Sembra incredibile che sia arrivato a questa conclusione. Non mi sarei mai aspettato che la mia vita venisse così stravolta, da portarmi a prendere una decisione così drastica in un’anonima camera d’albergo dell’ […]

    • Un bell’epidosio introduttivo, una situazione familiare comune ben scritta e piacevole da leggere.
      Al prossimo episodio

    • Ho letto quest’episodio dopo la segnalazione di Micol Fusca e Antonino Trovato. Il rapporto padre figlio lo vedo anche come una metafora sull’invadenza dell’autorità. Sono curioso su come evolverà la situazione.

      • Ciao Raffaele. È sempre interessante vedere le diverse interpretazioni che si possono dare a un testo, perché ciò allarga l’orizzonte della discussione. Vi è un filo conduttore tra l’autorità genitoriale, (e nello spefico patriarcale) e l’autorità istituzionale. Entrambe hanno influito e influiscono sulla libertà di scelta delle persone. Ingerenze che hanno pesato grandemente sulla vita e sulla libertà degli individui. Per molti secoli si sono avvicendati maestri del pensiero su come dovesse essere il modello giusto di società, e nonostante questo, siamo ancora ben distanti da quella pace perpetua ( e sociale) di cui scriveva Kant. Discorso ampissimo questo. Comunque ti ringrazio per l’interessamento.
        A presto.

  • Mentre scendevamo avevo l’impressione di essere seguito, quando all’improvviso una mano fuoriuscì dai rovi e mi trascino dentro. L’unica cosa che vidi erano degli occhi indemoniati e una lunga lama di coltel […]

    • Ciao Claudio, non so se anche questo tuo racconto nasce da un episodio realmente accaduto. In questo caso, cela una grande amarezza e un sentimento “sottile” nei confronti di altri “invisibili”: coloro che soffrono di una malattia mentale. Paura, naturale diffidenza. Il diverso provoca sempre disagio soprattutto quando lo vediamo come un pericolo che tristemente può rivelarsi reale. Quando si toccano questi argomenti, nello scrivere, si ha sempre timore di violare la sensibilità di qualcuno, ma tu hai saputo farlo senza ferire. Leggere e vivere direttamente quell’esperienza come parente è totalmente diverso: l’amore si mescola alla paura come ben espresso dal tuo personaggio. Per fortuna la farmacologia ha fatto passi da gigante, ma c’è chi combatte contro questo spettro ogni giorno. Spero davvero che i passi divengano balzi.

    • Ciao Micol, come sempre riesci a cogliere l’esdenza delle cose; d’altronde la sensibilità è femminile. In questo racconto mischio molto realtà e fantasia. Il caso di schizofrenia non è inerente a mio fratello ma a una persona che conoscevo e che mai avrei sospettato. Finché prendeva i farmaci la cosa era tenuta sotto controllo, poi decise diversamente e la malattia si è poi palesata in tutta la sua drammaticità. Sono cose difficili da affrontare anche per i parenti per i motivi che tu hai ben descritto. Da qui la scelta di far ricadere la cosa sulla mia famiglia per meglio descriverla, immedesimandomi in un parente stretto. Anche questo nasce dall’osservazione di un altro caso di schizofrenia di un bambino che fa parte della mia infanzia: la vergogna che provava la famiglia e i giudizi della gente. Per mia fortuna, fin da bambino sono stato un acuto osservatore …ancora oggi non ho smesso di osservare ed essere curioso. Grazie per tuo commento. Un caro saluto

    • Ciao Claudio, complimenti per la storia, oscura e trista ma molto ben raccontata. Non ho ben capito se nella realtà hai vissuto l’omicidio di un tuo amico spero con tutto il cuore di no.
      Al prossimo racconto

      • Ciao Alesandro, mi fa piacere che il racconto ti sia piaciuto.
        L’omicidio prende spunto da recenti fatti di cronaca. Ed è una forzatura che ho voluto io.
        La scena del funerale invece è reale e risale alla morte del mio amico Michele ( il capo dei selvatici nonché mio miglior amico, deceduto giovanissimo per un incidente stradale)
        Altri aneddoti come l’ improvvisa fuga di un altro mio amico, legata a motivi che non posso citare, o il sucidio (non di mio fratello ma di un ragazzo che conoscevo) sono cose realmente accadute.

    • Ciao Claudio, altro episodio condotto bene, e l’intera vicenda da te narrata mi è piaciuta, soprattutto per la forza emotiva che sei riuscito ad imprimere in ogni episodio, ma qui, in particolare, la tensione che scivola in disperazione è davvero palpabile. La nostra identità è nei ricordi, ma la nostra anima è affidata alla psiche e a tutta la sua complessità, smarrita questa, purtroppo smarriamo anche tutto ciò che siamo, non solo nella psicosi o schizofrenia, ma anche nella depressione o negazione in cui sono scivolati il tuo protagonista e i suoi amici. Ma la tua fantasia emerge nel voler usare il ricordo, negato dalla scissione, e mutarlo in evento onirico, il mezzo più forte per scardinare ogni chiusura, liberando il protagonista dal suo buio e trovando la via del perdono. Complimenti per il pathos creato e per le forti emozioni che mi hai trasmesso! Alla prossima, un saluto!

      • Grazie Antonino, è sempre un piacere leggere i tuoi commenti che riescono sempre ad analizzare in profondità i miei racconti. Grazie ancora e a presto.

    • Ciao Claudio. L’ultimo episodio, ma in generale tutto l’impianto narrativo che hai messo su, ha annidato nella mia mente un dubbio: si tratta di una storia realmente accaduta o di sola fantasia? Oppure si tratta di una sorta di commistione tra le due cose? In ogni caso, la vicenda è stata raccontata egregiamente: la tristezza, quel “buio dell’anima” che menzioni alla fine, risulta quasi palpabile. Una storia in continuo crescendo che ti avvolge nella sua spirale, che ti cattura e non ti molla… sino alla fine. Complimenti.

      • Ciao Giuseppe. In effetti io mischio sempre realtà e fantasia. L’omicidio nasce da un fatto di cronaca a me vicino. Un mio concittadino fu ucciso barbaramente nel mercato multietnico di Torino il 15 ottobre del 2017. Una vicenda che ha colpito non solo la famiglia dello sventurato conoscente ma tutta la nostra comunità. La chiosa finale nasce da questo episodio.

    • Ciao Giuseppe. In effetti io mischio sempre realtà e fantasia. L’omicidio nasce da un fatto di cronaca a me vicino. Un mio concittadino fu ucciso barbaramente nel mercato multietnico di Torino il 15 ottobre del 2017. Una vicenda che ha colpito non solo la famiglia dello sventurato conoscente ma tutta la nostra comunità. La chiosa finale nasce da questo episodio.

    • Credo che nella mente del protagonista avrebbe dovuto aleggiare una domanda: “Se non avessi dimenticato quel martello… come sarebbe andata?” A parte questo, complimenti, bella serie!

  • “ E che cosa si vince?”
    “Io pensavo di mettere in palio un pallone di cuoio. Ho già visto il prezzo da Nardini. Ci vogliono dieci mila lire per comprarlo. Siamo fra tutti quattordici, se ci state dividiamo la spe […]

    • E adesso? Cosa si cela dietro quel fruscio di cespugli? Si tratta di un semplice rumore nel bosco… o c’è dell’altro? Curiosità a mille! Librick davvero bello, attendo il seguito! 🙂

    • Mi raccomando Giuseppe, mantieni la curiosità perché il brutto deve ancora venire. Scherzi a parte, ti ringrazio per averlo letto e per gli aporezzamenti.
      A presto.

    • Ciao Claudio, ho sentito la realtà di questo episodio in tutte le sue sfaccettature, apprezzando soprattutto il linguaggio, che reputo adatto alla situazione e all’età dei tuoi protagonisti. LibriCK divorato piacevolmente, scorrevole, reale e senza fronzoli, capace comunque di immergermi tra i giochi di questi ragazzini. D’accordo con Giuseppe, curiosità a mille di sapere cosa si cela dietro i cespugli! Non mi resta che attendere il seguito! Un saluto!

    • Ciao Claudio, in questo episodio ho respirato le atmosfere di “Stand by me”. Il gruppo di ragazzi, la sfida, il ” viaggio”, tutto ha contribuito a darmi questa sensazione. Contrariamente a Giuseppe e a Antonino ti confesso che quello a preoccuparmi è l’abbraccio di Stefano.

      • Ciao Micol, sono felice di costatare che le mie emozioni e le atmosfere siano state colte. In effetti la tua sensazione ha recepito appieno quello che volevo ricreare nel racconto. Grazie

    • E’ molto divertente immaginare come questa situazione possa tramutarsi in un’esperienza pericolosa. Bravissimo anche nel gestire un così gran numero di personaggi, io impazzirei

      • Ciao Alessandro, scusa il ritardo: alcune notifiche non mi arrivano. In effetti sono bravo a complicarmi la vita. ☺ Nel mio fantasy ce ne sono più di trenta, e ho dovuto fare una scaletta personaggi per non cadere in errore. In questo caso è stato più facile perché sono persone reali. La storia, omicidio e suicidio a parte è vissuta. È stato come tuffarmi nel passato. Ti ringrazio per i complimenti. A presto.

    • Bello anche questo episodio, anche se, fortunatamente hai menzionato il martello, ma per renderlo ancora più reale io avrei menzionato pure i chiodi e un metro. Vado subito a leggere il terzo episodio per vedere cosa succederà.

      • Ciao Ivan, potevo anche menzionarli, anche se a mio parere appasantiva un po’ l’azione. È una storia tratta da un mio vissuto. Eravamo una squadra di circa una quindicina di ragazzini, per cui ognuno portava una cosa: chi il martello, chi le tenaglie, chiodi ecc, ma il martello era quello che ognuno doveva avere, se voleva aspirare a fare qualcosa. Nei gruppi, come sempre, ci sono dei capi, ai quali spettava l’ultima parola e, nello specifico, la misurazione delle assi. ☺ Io non ero il capo, per cui mi ero portato solo il martello. (Che era di mio padre) Nella scena del furto delle assi, (alcuni erano rimasti in basso a far da guardiani a chiodi e seghe. Michele, con il padre piastrellista, era quello che aveva più dotazioni, per cui era rimasto a guardia dell’attrezzatura) bisognava aver dietro meno roba possibile, per non perderla in caso di fuga. (Io sono realmente caduto fra i rovi con un altro) Il martello si rendeva necessario, qual ora vi fossero dei chiodi piantati e non rimossi dai muratori. So che la cosa ti può sembrare inverosimile, ma noi ragazzi di strada degli anni “70” , avevamo una mente osservatrice e dinamica.

      • Sei stato molto soddisfacente, grazie Claudio.

  • Sono passati trentasette anni da quel tragico evento, eppure ancora oggi, mi capita di svegliarmi nel pieno della notte madido di sudore. Non ne ho mai fatto parola con mia moglie e tanto meno con mia figlia. Ho […]

    • Racconto avvincente, la resa dell’ambiente è convincente, ti lascia la sensazione di respirarla, quella periferia, e la voglia di sapere come continua..

      • Grazie Riccardo. In questo caso ho giocato in casa, nel senso che ho rievocato vecchi ricordi e amici. Mi fa piacere sapere che sei riuscito a vedere con i miei occhi. Ti ringrazio molto per il tuo commento.

    • Le periferie non finiscono mai.
      Ognuno ha la sua..

      Buon lavoro per il seguito!

    • Grazie Riccardo. A breve pubblicherò il seguito. Spero di ritrovarti. A presto.

    • Ciao Claudio. Racconto scritto come sempre molto bene e che incuriosisce parecchio. Passo subito al prossimo episodio! 🙂

    • Ciao Claudio, sai sempre ben descrivere frammenti di vita caratterizzandoli al meglio, concentrandoti stavolta sul ricordo vivido di una giovinezza che, a prima vista, sembra del tutto normale. In questo episodio hai ben preparato il terreno in prospettiva di qualcosa di misterioso e suscitando in me una forte curiosità. La quiete prima della tempesta… Al prossimo episodio dunque!

    • Io sono un amante della letteratura per ragazzi e naturalmente i Ragazzi della via Pal, Stand by Me e altri racconti di scorribande di ragazzi sono parte delle cose che adoro.
      Il tuo primo capitolo mi ha riportato le stesse emozioni, il tuo stile mi piace molto e non vedo l’ora di andare avanti.
      Alla prossima

      • Ciao Alessandro, ti ringrazio molto per aver compreso le atmosfere che volevo evocare. Ricordi di un vissuto fatto di scorribande, spensieratezza e anche un pizzico di follia.
        Un caro saluto.

    • Ciao Claudio, mi piacciono le tue descrizioni “familiari” ovvero quelle che appartengono a molti di noi (forse di una certa età😂): le periferie, i giochi all’aperto con la “banda”. Riesci a mettere in ” parole” sensazioni e sentimenti. Fra l’altro in questo episodio hai accennato a un dramma che comparirà in un prossimo episodio di una mia serie, spero di riuscire ad affrontarlo con altrettanta delicatezza. Ho visto che è già disponibile il prossimo racconto, vado a leggerlo così da non perdere in phatos di questo.

    • Come promesso rieccomi qua, a leggere le tue belle storie. Come inizio serie, non c’è male! Mi hai catturato facendomi ricordare i bei vecchi tempi e adesso andrò a leggere subito il secondo episodio. Nonostante i limiti da rispettare sei riuscito a dare una buona descrizione degli ambienti e anche dei personaggi… L’uva fragola che cade sulla pavimentazione e lascia le macchie violacee è stata una grande chicca, bravo Claudio!

      • Ciao Ivan, grazie per i complimenti. Pensa che quel bar, poi diventato birreria negli anni “80” è cambiato pochissimo. Il vecchio battuto sotto il pergolato è stato riverniciato di rosso, ma il resto è rimasto tal quale. Ci sono andato a marzo di quest’anno, con alcuni amici menzionati nel libro: il tempo si è fermato per un attimo per tutti noi. È stata una grande emozione.

      • Grazie Ivan, pensa che ci sono stato recentemente e il bar, poi diventato birreria negli anni ” 80″ è rimasto tal quale. Il battuto di cemento sotto il pergolato è stato verniciato di rosso, per il resto è stato un tuffo nel passato.

  • M’incamminai a fianco dell’uomo. Dopo una ventina di passi, scendemmo delle scale e ci ritrovammo in un parcheggio sotterraneo. Prese dalla tasca un telecomando e dopo un attimo sentii un suono strano e due far […]

    • Ciao Claudio, ho letto ora entrambi gli episodi. La vita è strana, basta una scintilla per stravolgerla del tutto. Mi è parso di comprendere che questa è una storia realmente accaduta, magari una di quelle che hai raccolto nel tempo. Mi piace la speranza ultima che hai voluto comunicare, la possibilità per tutti di afferrare una nuova scintilla questa volta benevola. Esistono anonimi angeli che decidono di non voltare le spalle ai “dimenticati”.Conosco il meccanismo di rifiuto della realtà, una barriera che consente a molti di sopravvivere. In attesa di riacquistare la forza per riprendere in mano la propria vita. Sono contenta che tu abbia deciso di condividere con noi questo progetto 🙂

      • Ti ringrazio Micol. Il racconto si basa su storie e vicissitudini raccolte in tanti anni …alcuni hanno visto per protagonisti persone che conoscevo cadute in disgrazia. (Purtroppo non sempre con un lieto fine; medito di scrivere qualcosa in merito) Un racconto molto sofferto che è stato finalista, a ottobre 2018 al concorso: insolito forese; un concorso dedicato agli esclusi. Sono onorato di far parte di questa comunità dove mi sento a mio agio …e questo grazie anche a te.

      • 😘

    • Ciao Claudio, è davvero un epilogo emozionante, hai saputo specchiare il tuo talento narrativo con la verità della realtà mostrandomela come una istantanea piena di amarezza. La semplicità e sensibilità con cui hai ritratto l’incontro tra due universi, quello del senzatetto e quello degli “altri”, rende il racconto sincero e veritiero, e il fatto che tutto sia partito da vere vicende ne aumenta ancor di più il valore, perché riflette delle storie di persone vere. Possono essere tanti i motivi per cui qualcuno finisce per strada, ma senz’altro quello scelto da te ha una drammaticità unica, ma verosimile, perché i traumi e il rimosso sono due realtà sempre presenti, e quando sopraggiungono sconvolgono la vita senza che ce ne accorgiamo. Una conclusione carica di tristezza ma anche di speranza, perché la vita è tornata in quest’uomo, la vita nella memoria, nei ricordi, perché è nei ricordi che risiede la nostra essenza, senza di essi saremmo solo corpi dimenticati anche da noi stessi. Ricordare per mai dimenticare… La frase finale, poi, è di quelle che ti lasciano un segno. Perdona se mi sono dilungato, ma il tuo contributo merita questo ed altro, e da lettore ti ringrazio per aver condiviso con me, con noi, questo splendido racconto di vita! Alla prossima, un saluto!

      • Antonino sono io che ringrazio te per il tuo commento. Ancora una volta mi hai emozionato. Le tue parole mi lusingamo molto. Grazie davvero.
        Un caro saluto.

    • Ciao Claudio, dal modo in cui è raccontata, questa storia ha un forte tocco realistico in grado di assorbire il lettore e toccare il suo animo. Ho letto con avidità ogni parola e nonostante la drammaticità degli eventi descritti ho provato un forte senso di gratitudine dall’epilogo del racconto. Si può morire e risorgere tante volte nell’arco di una vita e penso che questo sia uno degli aspetti più interessanti del vivere. Grazie per aver condiviso questa mini serie.

      • Ciao Tiziano, ti ringrazio per i complimenti e per il lavoro che stai svolgendo insieme ad Antonino e Micol. Una bella realtà che permette ad autori sconosciuti di farsi conoscere e condividere le proprie emozioni.
        Ti confesso che ogni cosa che scrivo mi procura emozioni intense, e questo è il bello di qualsiadi forma d’arte. Riuscire a far rivivere nel lettore le stesse emozioni è per me uma grande fonte di soddisfazione che mi ripaga delle tante notti insonni.

      • Ciao Tiziano, mi fa piacere che il racconto ti abbia emozionato e ti ringrazio per l’opportunita che mi hai dato grazie alla tua creatura. A presto.

    • Librick dalla forza prorompente, capace di trascinarti in un intricato labirinto di emozioni. Si parla di vite spezzate, di morte… ma soprattutto di rinascita. Ed è bello il significato che hai voluto trasmettere, con un finale davvero significativo, degno di tutto l’impianto narrativo che hai messo su. Complimenti. 🙂

    • Grazie per questo racconto, si respira l’aria della verità. Ed è molto per me, quasi tutto 🙂

    • Non è facile raccontare scene di vita “quotidiana” anche se trattano di tragedie, la mancanza del fantastico può rendere un racconto un mero fatto di cronaca. Da questo si vede, secondo me, che sei un bravissimo narratore.
      E ogni volta c’è sempre qualcosa di inaspettato che capita a riparare in parte le storture della vita del protagonista ma senza togliere del tutto l’amaro dalla bocca.

      • Ciao Alessandro, grazie per i complimenti che contraccambio. In effetti non è facile raccontare scene di vita quotidiana senza il rischio di cadere nel banale. Credo che il segreto stia nell’empatia: la capacità di percepire solitudini, sofferenze e dolori altrui. Non una gran cosa secondo me, perché ti sovraccarichi di emozioni. Presto posterò un racconto per bambini, ( il mito del sole bambino e la tradizione celtica dell’albero di Natale) e mi farà molto piacere sapere cosa ne pensi. A presto. E grazie per la tua presenza.

    • Mi sono trovata, per motivi differenti dal protagonista, a dover rinascere. Conosco bene il significato di questo verbo e tu l’hai ben spiegato con le tue parole!

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Claudio Massimo

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attivo 3 giorni, 18 ore fa
scrittore