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  • Vestita di stracci, Maria regge un secchio. Ha munto da sola le mucche: quelle mammelle gonfie, che lei ormai ha imparato a maneggiare con cura. Al mattino, nella stalla, le bestie l’attendono grate, perché re […]

    • Ciao Cristina, sono corsa appena ho visto il libriCk, incuriosita dal titolo. Come sempre nel tuo stile di scrittura è il realismo a dominare, la tua capacità di descrivere sensazioni e sentimenti. Una storia triste, purtroppo non troppo di fantasia: chissà dove, chissà quando, una piccola Maria ha trovato la morte distesa sotto un albero. Sola.

    • Ciao Micol. Tu corri a leggere, puntuale come al solito! Grazie. Eh, cara Micol, questo è un racconto triste, che avevo scritto solo alcuni mesi fa. Mi chiedevo se adesso, in epoca di pandemia, lo scriverei ancora. La domanda che si faceva anche Dario. Ci sono scrittori, diciamo così, crepuscolari, che attualmente sembrano fuori luogo. Parlo per me: la tragedia che stiamo vivendo mi fa ricercare libri e film divertenti. Ho sempre amato i thriller, adesso guardo “Cetto c’è senzadubbiamente” 🤣), o comunque film da ridere. L’horror mi angoscia. Cambierà anche il nostro modo di scrivere, penso e temo.
      Un abbraccio.

    • Un racconto triste, parla di tempi duri. Cristina, ti andrebbe di dirmi in che luogo e in che epoca è ambientata la storia? Magari non l’hai voluto dire per far fantasticare di più la gente…

      • Ciao Kenji. Il racconto è ambientato nella seconda metà dell’Ottocento, in uno di quei villaggi a nord della Svezia. Ho letto un romanzo che, anche se del tutto diverso, parlava appunto di questi villaggi isolati, immersi nella foresta e abitati da orsi. E mi ha ispirato il personaggio di Maria.

      • Capito. Grazie per la risposta!

    • Cristina, da “scrittore” posso immaginare il dolore che devi aver provato nel dar vita a una storia tanto cruda. La realtà scivola nella fiaba, in un epilogo degno di Andersen. È un racconto amaro, impreziosito da personaggi violenti, così ben delineati che pare di sentire la puzza del loro sudore.
      Un caro saluto.🙂

      • Ciao Dario. Lieta di essere stata credibile! Per cui, mi fa piacere di averti fatto sentire proprio la puzza 😁 Grazie, per averlo letto e commentato. Un abbraccio.

    • Racconto scritto molto bene, hai saputo stimolare degnamente anche il senso olfattivo e infine mi hai fatto rattristare molto. Infatti avrei preferito un lieto fine, ma va bene lo stesso, brava.

      • Ciao Ivan. In questo periodo, rattristare il lettore aggiunge pena alla pena, me ne rendo conto. Mi rifarò più avanti con qualcosa da ridere.
        Grazie 😘

  • Il profilo di Cristina Biolcati è stato aggiornato 2 settimane, 6 giorni fa

  • Sento la paura che mi attanaglia. Mi nascondo in un anfratto e rimango a distanza di sicurezza. Il tizio che cammina sul binario, a pochi metri da me, ha appena ucciso. E il suo passo spietato, insieme alla totale […]

  • Il commissario guardò l’orologio e realizzò che Lovisio era in ritardo. Dove si era cacciato, quell’ottuso d’un preposto? Si mise in bocca una mentina, perché da quando aveva smesso di fumare era come se avvertis […]

  • Dicono che il male conservi una memoria di gran lunga più potente di quanto ogni buona azione possa generare. Personalmente, mi trovo d’accordo.
    Ma c’è maniera di eludere il giudizio, quando quest’ultimo è supre […]

  • La mattinata si presenta plumbea, con un cielo da neve. Nella notte la temperatura si è abbassata in maniera notevole e il maglione che indosso, mentre salgo le scale, è troppo leggero. Ho freddo e sono in […]

    • Ben scritto, bello e delicato. Un racconto piacevole!

    • Brava Cristina, bel racconto! Nonostante una vita già difficile, ci voleva pure quella scala… Alla prossima.

    • Rubo il commento di Annalisa (spero mi perdonerà, ma con una semplice parola è riuscita a descrivere perfettamente le emozioni che suscita questo racconto):
      delicato. Non serve aggiungere altro.
      Ciao Cristina.😊

    • Ciao Cristina, come di consueto, grazie ai tuoi protagonisti, entri in punta di piedi nell’anima delle persone. Questo, dice molto di te <3

    • Ciao Cristina,
      È una piccola cosa, ma avrei detto già all’inizio del racconto si trattasse di un negozio di abbigliamento, specie per quello che segue il “Ma che c’è”, non è immediato ricollegarlo, se non due righe dopo, al lavoro svolto dal protagonista; e anche per via “del maglione troppo leggero” con cui esce per la scala, ci poteva scappare una battuta ironica… ma era solo una mia sensazione nel leggerlo, un piccolissimo dire… perché in un attimo breve come un racconto hai saputo descrivere il dramma di una malattia che coinvolge l’intera famiglia, che resiste e combatte insieme, e non è affatto facile! Brava!

  • «Allola? Alliva?»
    «Dormi Dagmar. Babbo Natale non arriva se stai sveglia. Forza, mettiti giù.»
    La mano di Nello l’accarezza e la bimba si corica. Il letto è diventato troppo piccolo, per lei che ha già tre anni […]

    • Ciao Cristina, grazie per averci regalato un’altra bella favola. Mi piace leggerti, proprio perché sai ammantare una realtà ben crudele (e sono molte, purtroppo) con un tocco di dolcezza, facendoci ricordare che la felicità sta nelle piccole cose e nei grandi sentimenti.

    • Cara Micol, grazie per averlo letto. E grazie per le tue belle parole 🙏

    • Nonostante io sia abituato a racconti “malati”, penso che una favola buona ogni tanto non faccia male. Tu sai scrivere bene, e questo fa la differenza. Ciao, Cristina!😊

    • Ciao Cristina, una storia che mi ha commosso, un piccolo racconto natalizio con un finale che riscalda i cuori e inumidisce gli occhi. Un triste vicenda di una famiglia che non ha quella serenità che ognuno di noi dovrebbe avere, ma il tocco sublime che hai dato alla fine ha mutato la tristezza in un sorriso carico di dolcezza! Un lab che mi ha rapito per il suo retrogusto da favola e per il suo rievocare il vero spirito del Natale, legato alla semplicità di un gesto fatto col cuore e con sentimento😊! Un caro saluto, a presto!

    • Ciao Cristina, bello!
      Dolce, con un retrogusto amaro e una punta di acido, come è la vita d’altronde.
      Nello è un eroe romantico che combatte contro i demoni del quotidiano, con amore, dolcezza, praticità e tanta fantasia.
      Una favola dei tempi attuali.

  • Sono solo voci, dentro la mia testa. Non è vero niente. Niente. Perché io sono pazzo e quel che racconto non ha valore.
    Eppure talvolta mi sorprende un fastidio. Che non è proprio… fastidio. Insomma, è anche un po […]

    • Ciao Cristina,
      quel “forse” alla fine ha reso l’idea di come potrebbe essere andata la vicenda veramente. Io spero nei Caraibi. Divertente 😊

    • Ciao Cristina, hai ben giocato con questo lab, la follia del tuo protagonista è confacente con quella di Dolores! Una storia divertente, mi è piaciuto il tuo modo di concludere, chissà qual è la verità… con questo racconto vale tutto e niente, se di mezzo c’è la follia… d’amore😂😂😂! Un lab davvero gradevole, con la tua solita e splendida ironia, un saluto, alla prossima!

    • Brava Cristina, bella storia. Bello anche il finale.

    • Ciao Cristina, santa donna sta Dolores! Il dubbio amletico che hai voluto dare nel finale mi inquieta un po’ (in senso buono), ma quella che hai descritto è la storia di molte donne che soffrono della sindrome della crocerossina: fossi stata Dolores, avrei dato un bel calcio nel sedere a tutto e me ne sarei andata ai Caraibi da sola! 😀

    • Ringrazio chi ha letto e commentato. Alla prossima 👍

  • – Che ci fai qui?
    – So che preferiresti continuare a giocare, furbacchione. Ma io ti interrompo solo per un minuto.
    – Sì, in effetti la trovo una spiacevole invasione di “campo”. Questa è camera mia!
    – E in […]

    • Ciao Cristina, appena visto il titolo mi sono fiondata a leggere il tuo lab ignorando le migliaia 😂 di notifiche in attesa. Ero davvero curiosa e ho trovato questa modernissima mamma fin troppo reale (non una “macchietta”). Ai giorni nostri i nostri figlioli ne sanno più di noi e il confronto a volte è difficile. Mi è piaciuta questa tua sperimentazione, da mamma mi sono fatta una bella risata 😂

      • Ciao Micol. Grazie per avere letto e commentato. Ho provato a sperimentare un racconto basato interamente sui dialoghi.
        Mi fa piacere che ti sia piaciuto. Alla prossima.

    • Ahahah, divertente…certo non il migliore dei tuoi racconti, ma ogni tanto ci sta anche una storiella senza pretese. Tu, comunque, sei sempre brava.😉

      • Ciao Dario. Grazie mille! Il mio intento era però di esprimere tutto l’astio che il ragazzo nutre nei confronti della madre. Qualcosa non ha funzionato, se ti ha fatto ridere. Fa niente! 🤣 Un saluto e alla prossima.

      • Ridere e riflettere! Inoltre ho apprezzato questa sperimentazione fatta di dialoghi.

      • Dai, allora forse mi salvo. Vado a recuperare il Pc dal pattume 😂😂🤣 A risentirci 👍

      • Ahahah, lo sai che sei una grande. A volte capita che alcune storie rendano meno di altre; alla fine è anche una questione di gusti. Anzi, è quasi sempre una questione di gusti. L’ho detto mille volte, e ancora lo ripeto: sei tra i top di Edizioni Open.

    • Ciao Cristina! Il cinismo del ragazzo, impatta con l’isteria della madre, un po’ nervosa, un po’ disperata per questo figlio con cui fatica ad avere un dialogo.
      Lui mi piace… È disilluso, o forse finge di esserlo. La sua battuta finale nasconde dell’amarezza… Mi è piaciuto! Un LAB che non avrei mai immaginato potesse venir affrontato in questo modo 🌺

    • Ciao Cristina, mi è piaciuto il modo con cui hai “rigirato la frittata” per quanto riguarda il lab, hai avuto un idea davvero originale! Il cinismo e la disillusione di questo ragazzo rappresentano a mio parere lo stato d’animo della gioventù odierna, certamente convinti di essere meno “ingenui” rispetto alle generazioni precedenti, e capita spesso che gli adulti non vengano presi sul serio. Magari saranno meno ingenui, ma sono più inclini a tutte le derive negative della società attuale, ed è ciò che ho intravisto nella preoccupazione della madre. Non credo che il tuo intento fosse far ridere, ma far riflettere sulle dinamiche familiari. Certo è divertente l’accostamento che fa la madre con gli asteroidi, ma anche lì ho sentito in pieno il suo disagio nell’affrontare il vero tema, un imbarazzo in cui rivedo molti genitori. Per me sei stata brava con questo preciso botta e risposta, un racconto atipico che fa riflettere😁! Un saluto, alla prossima!

      • Ciao Antonino. Trovo sempre i tuoi interventi mirati al punto. Quindi, non mi resta che ringraziarti per il tuo supporto 👍
        Al prossimo racconto! Ciao.

    • Ciao Cristina,
      un ritmo frenetico in questo tuo racconto, battuta dopo battuta si è arrivati al fatto che i ragazzi di oggi sono più avanti sia nelle scelte che nelle parole. Se avessi risposto così a mia madre ancora stavo appesa al muro!! 😁 Brava

    • Molto divertente. Bello anche il fatto che hai raccontato tutto attraverso dei dialoghi…

    • Che bellissima chiacchierata tra madre e figlio… E poi, sempre meglio che portare quel solito esempio dei fiori e dell’impollinazione! Brava.

  • Se io non fossi l’artefice del piano che ho ordito, farei fatica a individuare l’anfratto in cui mi sono rintanata. È un capannone abbandonato, situato giusto di fronte agli uffici della “SELLEr’s Corporat […]

    • Ciao Cristina, e bentornata, è sempre un piacere leggerti! La vicenda della scommessa è di certo un bel tocco di classe in chiave ironica che mi ha fatto sorridere, ma al di là di ciò, hai condotto il lab magistralmente, portandomi fuori strada e sorprendendomi sul finale. Non mi aspettavo finisse così, sei riuscita a farmi provare compassione, per poi smontare ogni mia certezza. È proprio vero, le apparenze ingannano, mentre il lupo perde il pelo ma non il vizio! Brava come al solito, e complimenti per la tua solita accuratezza, sempre ammirevole😁!

      • Ciao Antonino. Grazie, ancora una volta, per avere letto e commentato il mio Lab. Come sempre, hai centrato il punto. La mia paura, questa volta, è di avere messo in campo troppi personaggi e avere fatto un po’ di casino. Forse per timore di essere banale, ho provato a “spiare” la scena da un’altra angolazione. Dovendo restare sul vago, per svelare poi le carte solo alla fine, può essere che la credibilità ne abbia risentito. Ma è un rischio che ho dovuto correre. Alla prossima 😉

    • Ciao Cristina! Leggendolo avrei sperato in un altro finale. Mi spiace per Vito…

      • Ciao Kenji. Grazie per avere letto e commentato. È dispiaciuto anche a me “sacrificare” Vito, scegliendolo come colpevole. La protagonista, poi, proprio non voleva crederci alla sua malafede! 😂Però ho pensato al fastidio che ognuno di noi prova quando si trova di fronte ai luoghi comuni. Tendiamo a evitarli a priori, per partito preso. Così talvolta siamo accecati e, pur di sostenere la nostra causa, non riusciamo a vedere la realtà. Quanto è successo alla mia poliziotta, delusa e amareggiata su tutti i fronti. Un saluto 🙂

      • Ma la scelta di questo finale è stata dettata dal desiderio di essere originale?

    • Ciao Cristina, racconto amaro che pone molti interrogativi. Bella la svolta nel finale che stravolge ogni cosa 🙂 Purtroppo hai fatto una giusta considerazione: “Chi ha fame, purtroppo, non può sempre essere una brava persona.” Aggiungo che “Chi ha fame, purtroppo, non può sempre permettersi il lusso di essere una brava persona.” Non parlo di crimini eclatanti, ma il mio pensiero va a chi non riesce a sopravvivere e ruba un pacco di pasta al supermercato.

      • Ciao Micol. Concordo con la tua analisi, che trovo arguta, come sempre. Qui, più che sui significati “morali” (forse altrimenti sarei stata banale), ho pensato di dare un effetto finale come in quei film dove il colpevole è stato individuato sin dall’inizio, ma poi vengono introdotti ad arte dei diversivi tanto che si arriva a dubitarne. E invece, alla fine, era lui per davvero! Ad esempio, a me è capitato col film “Doppio taglio” e mi è caduta la faccia. Per cui, qui, non punterei su buoni e cattivi, quanto piuttosto al fatto che era proprio Vito che rubava, nonostante la protagonista non volesse crederci, per non dare adito alle malelingue. Boh, spero di essermi spiegata. I racconti comunque sono belli perché ognuno ci vede quello che vuole. Per cui, ogni opinione è bene accetta. Un abbraccio e grazie.

    • Un racconto che fa male,soprattutto grazie al finale amaro. Sì, ma assolutamente plausibile. Il tuo stile non delude.😊

    • Degna conclusione del racconto. “Chi ha fame, purtroppo, non può sempre essere una brava persona.”, una morale amara e realistica che racchiude tutto il significato della storia.
      Nonostante tutto, non perdiamo fiducia nell’umanità.
      Complimenti!

    • Complimenti per la scrittura, densa, che impone un ritmo lento, un graduale calare dalla narrazione dei fatti alla psicologia della narratrice, che poi si rivela essere la protagonista della storia, pur compiendo un solo piccolo gesto pesantissimo.
      E complimenti per la storia, che pur nella sua brevità racconta un mondo, di relazioni, calcoli, arrivismi, e un vero e proprio arco, una presa di coscienza della “necessità” del male, al di là delle illusioni sulla natura umana.
      Ha qualcosa di russo.

    • Ciao Cristina,
      racconto ben scritto e scorrevole. Sgradevole la sensazione di essere stata usata e amaro il finale che purtroppo ha confermato che “la fame è una brutta bestia”. Brava! 😊

  • Poco fa stavo buttando la pasta, Arrigo. Qui in cucina, come al solito. E mi sei venuto in mente tu. Neanche farlo apposta. Così ho lasciato tutto, fa niente se poi mi diventa colla! E ho deciso con urgenza di […]

    • Ciao Cristina,
      bello sfogo epistolare!! Divertente l’idea del cretino che organizza una finta morte, senza pensare che non tutti sono stupidi. Brava! 🙂

      • Certi uomini vanno, sperimentano. Ma poi, delusi, tornano all’ovile come niente fosse. Arrigo l’ha organizzato male, il suo ritorno. Un saluto Isabella e grazie per averlo letto. Alla prossima 👍

    • Ahahah, maledetto cuggino. 😂

    • Ciao Cristina, il poveraccio poteva inventarsi una scusa più credibile 😉 Degna storia per il programma condotto da Barbara D’Urso, se ne discuterebbe per una settimana intera.

      • Ciao Micol. Grazie per il tuo commento. Mi spiace che non mi sia venuto niente di serio. Ma anche esercitarsi a far ridere può essere utile. Più che ricercare uno stile vero e proprio, qui dovevo essere credibile nelle espressioni di una donna, in sostanza, presa in giro. Speriamo bene😉 Alla prossima.

      • Credo che in realtà sia molto difficile “far ridere” e tu ci sei riuscita. Hai il coraggio di sperimentare e questo non può dare che buoni frutti. Quasi quasi, al prossimo lab mi butto anch’io in qualcosa di pazzo: un romance?

    • Ahahah fantastica! Certo che gli uomini a scuse sono meravigliosi e fantasiosi… ma se ti ci metti tu li batti tutti| :))))

    • Ciao Cristina, davvero da morir da ridere, dall’inizio alla fine, noi uomini siamo proprio dei “sola” eh? Guarda che Barbara D’Urso paga bene per scoooop del genere😂😂😂! Lab scompisciante e originale!

      • Ciao Antonino. Grazie per averlo letto e commentato. Mi spiace, ma guardando quel video, non mi è venuto altro. Sono però felice che la mia storia ti abbia divertito.

    • Mi ha fatto sorridere, molto. 🙂 Sembravo tutto naturale, vero e autentico. C’era molta “Italia”, se così posso dire, e ogni tanto mi fa piacere leggerne.

    • Un monologo spiritoso. Più che il (regione che non posso dire per non spoilerare) mi immaginavo un paesetto siciliano (ma era solo una mia suggestione).
      Suppongo che la protagonista sia una commessa di supermercato, o sbaglio?
      Visto il titolo mi immaginavo una storia di avventura, e invece… (non spoilero).

  • La sua giacca aveva una cucitura profonda. Di un colore diverso: l’aveva comprata giusto per quello. Chi altri avrebbe accostato un filo arancione sul rosso della stoffa? Rischiando che il particolare nemmeno si v […]

    • Ciao Cristina, il tuo racconto mi ha trasmesso un’infinita tristezza. Proprio perché a volte, nella vita reale, ci viene tolta quella ragione che sappiamo di avere a dispetto delle apparenze. Hai saputo comunicare tutta l’angoscia della protagonista, il suo disagio e coraggio nell’ “alzare la voce” cercando di rompere la timidezza: senza successo. Un racconto triste, perché specchio di una realtà che non ha età.

    • Cara Micol, io stessa non avrei saputo commentare meglio! Hai capito esattamente quello che intendevo. Soprattutto, le persone deboli o affette da qualche forma di disagio fisico o mentale, sono bersaglio continuo di mille angherie.
      Grazie per averlo letto. A presto 🙂

    • Grande Cristina! Tu non lo sai, ma la signora corpulenta io la conosco! Ne ho descritta una pari pari in una mia serie Edizioni Open. Ahahah.
      Bel racconto, semplice ma efficace. Spesso la cattiveria della gente sta nelle piccole cose.

      • Ciao Dario. Hai proprio ragione! Non si perde occasione per ingannare i più deboli. La “stazza” della protagonista doveva essere comparata a quella della guardarobiera. Altrimenti non avrei potuto essere credibile sullo scambio delle giacche. Quella con la cucitura era di qualità migliore e la tizia l’ha voluta per se’, reputando che Dora fosse una poveretta a cui nessuno avrebbe mai creduto. Bella combinazione che anche tu abbia descritto una signora corpulenta! Alla prossima e grazie per i tuoi commenti sempre graditi e preziosi.

    • Ciao Cristina, in questo bel racconto la cosa che più mi ha colpito è proprio la zero considerazione data a Dora da parte degli altri, nonostante il coraggio di andare oltre la timidezza. A volte si rinuncia a dibattere contro i prepotenti per non mettersi in guai peggiori, ritirandosi nonostante si ha piena ragione, e a me è capitato spesso in gioventù, ma Dora viene addirittura presa per matta! Hai ritratto con perfetta semplicità un triste angolo non solo della realtà, ma anche di quanto possa essere meschino il genere umano. Brava davvero😁!

      • Ciao Antonino. Grazie per averlo letto e per il tuo commento. Sono partita dall’idea che la gente approfitta quando vede qualcuno disagiato. Perché sa che tanti non si può difendere. Gran brutta cosa.
        Un saluto 🙂

    • Un racconto semplice che però bada a tutti i dettagli giusti per immergerti nella lettura, lo stile è asciutto e non lascia spazio a fraintendimenti e voli pindarici. I personaggi hanno poche battute ma riescono comunque ad apparire tridimensionali, non ho notato errori di battitura o altro, direi che è proprio venuto bene!

      • Alessandro, grazie per questa tua attenta analisi. Sono lieta di non avere fatto errori. Alla prossima 🙂

    • Brava Cristina! E grazie a chi l’ha messo in evidenza nell’Open Factor, perché non l’avevo letto. Asciutto, quasi completamente fattuale, è questo per me il suo maggior pregio. Mi piace molto, mi piace lo scivolamento finale.

      • Grazie Nicoletta, per averlo letto e commentato. Mi fa molto piacere che ti sia piaciuto. Un racconto dallo stile “fatturale” è una definizione che sento mia. Grazie ancora. Un saluto.

    • Mi sono commossa… povera Dora. Poche righe e tantissimo significato… questo sì che è da pochi. Complimenti per la sintesi piena di sensibilità, realtà disarmante…. adoro quando il tema è la verità che spesso sfugge davanti agli occhi. Ogni giorno ci sono piccole cose che per le persone sensibili diventano profonde ferite, grazie di averne parlato.

    • Ciao Cristina. Sono nuova di questo sito e questo è il mio primo commento. Ho iniziato a leggere questo breve racconto per curiosità, chiedendomi cosa si potesse scrivere di interessante su una giacca, e mi è piaciuto davvero molto. L’ho trovato equilibrato, senza una parola fuori posto; come una fotografia, immortala perfettamente un momento. L’aspetto che ho apprezzato di più è stato lo stile, che è essenziale, severo, asservito alla trama stessa e che riflette appieno lo spaccato che hai raccontato

      • Ciao Laura. Benvenuta! Grazie per avere letto il mio racconto e per averlo commentato con tale entusiasmo. Sono proprio contenta che ti sia piaciuto. Alla prossima.

  • Dormi papà, che sei stanco. Mio fratello ti ha tenuto sveglio tutta la notte, con quei dentini malefici che spuntano. La mamma ha fatto il possibile per calmarlo, ma il vero “leone” di casa sei tu.
    Lavori un sacco […]

    • Ciao Cristina, è una bella dedica alla figura paterna, in cui, da figlio, mi sono identificato, in ogni situazione da te descritta, proveniendo da una famiglia povera, mi hai fatto tornare in mente tutte le difficoltà ma anche tutti i momenti in cui ci siamo rialzati… Grazie…

      • Ciao Antonino. Grazie. Ti ho risposto, ma il commento non è stato visualizzato sotto al tuo. Grazie.

      • Mi fa piacere che ti sia piaciuto, Antonino. Questo bambino a volte parla forbito, lo so, ma ho accettato il consiglio di un’amica. E cioè che bisogna smetterla di far parlare i bambini in letteratura come fossero dei deficienti. Spero solo di essere risultata credibile. Un saluto.

      • Assolutamente Cristina, hai ragione! I bimbi sono dei piccoli adulti!!

    • Ciao Cristina,
      bello questo tuo racconto epistolare. Avrei voluto un papà come lo hai descritto tu, ma grazie al cielo adesso ho mio marito che è amato da nostra figlia proprio come il grande uomo del tuo racconto. Un abbraccio ad occhi umidi 🙂

    • Ciao Cristina.
      In una realtà che chiede soltanto, è emozionante sentire la voce di un bambino che ringrazia il suo papà per tutto quello che fa. È l’amore incondizionato che parla e, da papà, posso solo sognare di essere il supereroe del mio bimbo.
      Grazie anche per questo.
      Brava!

    • Ciao Cristina, il tuo racconto mi ha riempito il cuore di tenerezza. Bellissimo il pensiero di questo bimbo innocente che non ha ceduto ai falsi lustri portati dal denaro. Il rapporto che lega un figlio ad un padre (normalmente, nel mio caso mi accodo a Isabella) è magia: l’ho vissuto guardando quello che mia figlia ha intessuto con il suo. Mi hai portato alla mente bei ricordi, fatto vivere un momento malinconico e al tempo stesso felice.

    • Ciao Cristina, e come il solito complimenti. Il tuo racconto, visto con occhi da padre (anche se di due femmine), è riuscito ad emozionarmi, anche se il bambino mi è parso un po’ troppo “libro cuore”. Ma l’aspetto che mi ha veramente colpito, è lo stile! Sembra proprio che sia stato un fanciullo a scrivere questo racconto, quindi ti rinnovo i miei complimenti.

    • Mi fa piacere che ti sia piaciuto, Antonino. Questo bambino a volte parla forbito, lo so, ma ho accettato il consiglio di un’amica. E cioè che bisogna smetterla di far parlare i bambini in letteratura come fossero dei deficienti. Spero solo di essere risultata credibile. Un saluto.

    • Molto toccante e scritto veramente bene. Mi piace 😊

    • Questo librick ha avuto la grande forza di addolcirmi il cuore: tenero, emozionante… uno scrigno colmo di significati profondi. Quello che ho gradito molto, a livello narrativo, è la voce “interiore” del bambino: piccolo, sì, ma solo in parte. La grandezza d’animo conta di più, sempre.

    • Di una brevità necessaria per essere così toccante e pieno, nelle storie ti confermi sempre bravissima e sempre davvero, @cristinabiolcati, è un piacere leggerti!

  • C’e un gioco che amo fare. Nelle situazioni più impensate, mi guardo dall’alto e provo a immaginare cosa la gente pensi di me. Mi estraneo dalla scena, per assistervi in qualità di spettatore.
    Tanto più che st […]

    • Ciao Cristina,
      bella l’idea del capovolgimento del punto di vista e dell’alibi per un misfatto. Originale!! Brava 😀

      • Ciao Isabella,
        ti ringrazio. Non so cosa mi sia preso, ma a me ha ispirato quel biondino lì a fianco, dall’aria indecifrabile 😀 😀 😀
        Alla prossima.

    • Cristina, la tua idea è stata geniale, ma anche piena di attualità, visto che le contese tra vicini, purtroppo, spesso finiscono nel sangue… ottimo lab!!

    • Molto carina. Bella l’idea dell’alibi. Visto quello che il vicino gli ha fatto peggio per lui !

      • Grazie Silvia. Eh… in effetti, il personaggio mi è uscito meno negativo di quanto pensassi. Un saluto.

    • Bravissima Cristina! Ma questo lo sapevo già. In questo racconto hai saputo dar vita alla follia calma di un uomo comune.

    • Spettacolo di racconto. L’ho adorato. Mi piace tantissimo come utilizzi una scena comune per raccontarne un’altra molto più crudele.
      E che dire della vendetta, con quell’unica importante richiesta? Solo che amo molto più i cani che gli umani, quindi…
      Brava.
      Alla prossima lettura.

    • Bellissimo racconto, hai saputo dare a un lab difficile una svolta del tutto originale. Ottimo il cambio di prospettiva, il tono dark, ma non troppo, ha saputo valorizzare una storia di “quotidiana” realtà.

    • Ciao Cristina e complimenti per questo racconto molto originale, contenitore di significati che hai saputo condensare in poche righe. Il risvolto alla John Wick poi mi ha entusiasmato tantissimo. Modo di interpretare il lab riuscitissimo. 🙂

  • Cleopatra, Poppea, Paolina Bonaparte. Cos’hanno in comune queste tre figure femminili della storia? Pare facessero tutte il bagno nel latte d’asina, elisir dalle mille proprietà cosmetiche e curative. Ora, dett […]

    • Ciao Cristina! Racconto simpatico, un pizzico di spensieratezza ogni tanto non fa male. Alla prossima. 🙂

      • Ciao Dario. Gentile, come sempre. Sì, stavolta l’ho buttata sul ridere. Lo avevo promesso a Tiziano 😀

    • Breve e molto divertente. Mi ritengo soddisfatto! 🙂

    • Avevi ragione, stavolta mi hai fatto davvero sorridere.

    • Ciao Cristina. Veramente pungente e che rispecchia la vita di molte giovani di questi tempi

      • Grazie per avere letto il mio racconto, Isabella. Purtroppo è così. Coi social ci atteggiamo un po’ tutti come fossimo figli di Onassis e fratelli di James Bond. Invece, la vita è più banale di così. La ragazza nella vasca io la vedo tanto giovane. Per cui ho avuto l’idea di cavalcare l’onda di questi falsi miti. Alla prossima 🙂

    • Mi piace questa scrittura, è fresca. Bell’idea rispetto al tema, oltretutto. Complimenti!

    • Sara replied 1 anno fa

      Sei stata provocante con le parole , anche ironica e cruda. Un bel ritratto moderno , un bel selfie.

    • Sei riuscita a mettere in luce lo squallore dell’apparire moderno e il volersi sentire sempre superiori agli altri in modo impeccabile. Complimenti.

      • La mia protagonista cerca di adeguarsi alla società, anche se poverina non ha i mezzi. È molto giovane e quindi lo fa ingenuamente. Credo però che questo sia un problema che sta emergendo sempre più preponderante: il voler apparire a tutti i costi. Come dicevi tu. Grazie di cuore per il tuo commento, Annalisa. Un saluto.

    • Al Tavernello non avevo proprio pensato :). Mi piacciono quando le storie riescono a stupirmi e a farmi ridere allo stesso tempo.

    • No vabbè… GENIALE! Questo racconto mi era sfuggito, Cristina. Attraverso un linguaggio ironico sei riuscita a disseminare in più parti del librick diversi spunti di riflessione. Il costante richiamo alla “nuova” realtà – che permea oramai la nostra società – l’ho trovato sublime. Brava, brava e ancora brava.

    • Mi ha divertito assai 😁

  • Ciao Daniele, sono la mamma. Sono venuta per dirti di non angustiarti per ciò che è successo l’altro giorno. Porto incisa qui ogni singola traccia di te, nella mente, e non c’è alcun pericolo che io me ne possa […]

  • Il profilo di Cristina Biolcati è stato aggiornato 1 anno, 2 mesi fa

  • La ragazza è bruna, coi capelli lunghi e ricci. Le sue labbra sono carnose e, in cuor mio, spero tanto che abbia origini mediorientali, che allora quello che ho in testa viene meglio.
    Da tempo cercavo una donna […]

    • Stile a parte (scorrevole e piacevole, come sempre) l’interpretazione del Lab è stata suggestiva, con una letteratura che entra dentro se stessa, in cui il protagonista di uno scritto è egli stesso uno scrittore. Bella e maniacale l’idea della caccia al personaggio “ispiratore”.

      • Ciao Tiziano. Sì, infatti ho “giocato” sul fraintendimento iniziale. Non un maniaco, il mio narratore, bensì uno scrittore in cerca d’ispirazione. Che ti devo dire? Mi è venuto così 😀

    • Ciao Cristina, e ben ritrovata. Appena leggo il tuo nome su EDIZIONIOPEN mi fiondo a leggerti! Anche stavolta ci delizi con un racconto semplice, ma ben strutturato. Un inizio che lascia presagire qualcosa, invece…

      • Ciao Dario. E io, puntualmente, mi fiondo a leggere i tuoi commenti. Hai ragione. La semplicità di questa ragazza mi ha ispirato una storia piuttosto lineare. Ma si può sempre fare di meglio. Ne sono consapevole. Alla prossima.

    • Ciao Cristina, sei stata abile nel seminare il dubbio nel lettore. Chi diamine è l’osservatore esterno? Uno stolker? Un maniaco? Poi la scoperta: uno scrittore/trice. Ben congegnato, veloce e van scritto.

  • Quando sento quel che la gente pensa di me, sorrido. Con la mia bocca sghemba, atta a fagocitare tutto. Sospinta dalla corrente del golfo, mi scopro a scrutare con occhio vitreo la superficie dell’acqua che d […]

    • Interessante e ben scritto, anche se risente della mancanza di una componente narrativa.
      A rileggerci 🙂

      • Grazie Dario, per il tuo commento. Questo era un racconto più lungo (molto di più) che avevo scritto per un concorso. La tematica era una cosa tipo: si va via per ritornare. Purtroppo non ha vinto. Mi hanno detto che l’idea di far parlare uno squalo femmina era originale. Ma il racconto, a lungo andare, assumeva i toni del saggio. Allora io ho tolto tutti i pezzi “enciclopedici” e ho salvato quelli meno noiosi. Almeno, spero. Un saluto 🙂

    • I concorsi lasciano il tempo che trovano 😉
      Adoro il tuo stile, per me sei tra i migliori autori di EO.

    • Ciao Cristina, devi sapere che vado matto per gli squali bianchi, davvero. Se n’è accorto perfino youtube, che ogni tanto si sente in dovere di suggerirmi filmati a base di pinne e denti aguzzi. Tolte le nozioni espresse per dar corpo al racconto, e restando al tema dell’allontanamento (e del ritorno), la metafora dello squalo calza a pennello. Vorrei aggiungere una considerazione personale, forse lievemente fuori tema: il vero allontanamento, quello che porta a cambiare profondamente, a cambiare prospettiva e modificare il proprio mondo, è un gesto forte, spesso senza ritorno; un salto nel buio, un percorso tutt’altro che comodo e non si sa se si avrà la possibilità di tornare indietro (penso a chi lascia il proprio lavoro, emigra, esce da una relazione, ecc.). Tutto sommato allo squalo va di lusso fare un giretto nei nostri mari per partorire e poi ritornare a casa. Ciao e a presto rileggerti.

      • Ciao Tiziano. Lieta che ci piacciano gli stessi argomenti. Sono sempre stata affascinata dallo squalo bianco. Fin da bambina. Forse perché siamo attratti da quello che ci fa paura. Il tuo commento mi fa sorridere: mi sa che hai ragione.
        A questo squalo non è poi andata male! Grazie per il tuo intervento.
        Alla prossima.

    • A differenza di Tiziano, a me gli squali bianchi terrorizzano… Ma non è che mi terrorizzano se ne vedo uno dal vivo, mi terrorizzano e basta! Quindi dopo averti letto, sono terrorizzato… L immagine dei cerchi sempre più stretti intorno alla vittima mi ha fatto guardare intorno (sia mai quegli aggeggi abbiano imparato a nuotare anche Nell aria) e ora affronterò la giornata pensando che il mio corpo la prossima estate non avrà così bisogno del mare. Quindi se l intenzione del tuo racconto era terrorizzarmi, ci sei riuscita perfettamente!! Apparte gli scherzi il racconto è fluido e l idea delle riflessioni introspettivo di uno squalo bianco è molto carina. Brava! Alla prossima lettura

  • «Tirate in parte, che adess el riva.»
    Ma Luchino è troppo piccolo, lui non sa.
    Il padre lo toglie dalla porta, dalla quale giungono gli spifferi, e lo deposita sulla paglia.
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Cristina Biolcati

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attivo 1 settimana fa
scrittore