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  • Il fatto che il razzo si fosse avvicinato alla flotta degli scienziati guerrieri bastò a far tacere la discussione.
    In plancia di comando si sentì un rumore, come di tasti di macchina da scrivere premuti. Uno s […]

  • Marco stava correndo. Si era nascosto, ma poi gli sbirri l’avevano individuato. Adesso correva ed era vicino all’uscita dal tunnel. Quella non era l’America, non si sparava sugli evasi e i cani non erano mostr […]

  • Il razzo di Flisalmo lasciò la Terra, a bordo i tre supereroi. Paladino era curioso di sapere chi fosse il personaggio che l’ambasciatore diceva che conosceva. Che fosse forse una trappola, un tranello per far […]

  • Antiprincipe fu di parola: i suoi meccanici, degli spanni che chissà come avevano acquisito quelle conoscenze, aggiustarono il triangolo e spiegarono che il sangue versato da Death USB aveva messo fuori uso […]

  • Il triangolo con a bordo Paladino e Capitan Splatter atterrò sulla Terra. Prima di tutto gettarono via i resti di Death USB, e poi ammirarono i relitti delle astronavi Darganiane e Tank distrutte nello scontro. […]

  • I Darganiani furono di parola: operarono sul sole e misero fine al processo termonucleare che aveva causato la bolla temporale. Come influissero i raggi solari sui viaggi nel tempo, Paladino non lo capì. Ma del […]

    • Ciao Kenji, prima ancora di leggere le ultime righe ho visualizzato la battaglia raccontata come la telecronaca di una partita di calcio 😀 Hai ottenuto in pieno l’effetto desiderato.

  • Paladino era alla ricerca di Capitan Splatter. Sulle prime non aveva idea sul come trovarlo. Poi, ebbe un’illuminazione: dove c’erano cadaveri nazisti, lui era lì. Paladino vagò per ore nel campo di battaglia. M […]

    • Ciao Kenji, di questo episodio mi ha colpito maggiormente una “verità”: “Il nemico di domani, potrebbe essere l’alleato del presente”. Triste, ma vero. Siamo bandiere al vento.

      • Ciao Micol! Infatti tieni conto che a fine XIX secolo il Regno d’Italia era alleato con gli imperi di Austria e Germania, poi li tradì durante la Grande Guerra e la Seconda Guerra Mondiale la combatté al fianco di Hitler

  • Paladino spiegò cos’aveva scoperto a Capitan Splatter. Questi ascoltò con attenzione, poi chiese: «I Tank sono fascisti?».Paladino stava per rispondergli che non lo sapeva. Solo, rendendosi conto che se non l’a […]

    • Ciao Kenji, qui ritorna prepotente il tuo amore per la storia. Ancora uno sforzo, riuscirà il tuo eroe a raggiungere il presente?

      • Ciao Micol! Eh, sì. Il titolo originale era “Stalingrado” ma era molto spoiler. Mi sono ispirato a un libro di un romanziere russo, tale Viktor Nekrasov, intitolato “Nelle trincee di Stalingrado”… Grazie per avermi letto!

  • Il triangolo schizzò in avanti. Sotto di esso c’erano dei tank che sparavano con i loro tubi raggi viola. Dietro, i civili sumeri fuggivano terrificati da quelle cose che, senza dubbio, ritenevano un co […]

  • Kenji Albani ha pubblicato: PAZUZU 1 mese fa

    «Io sono Pazuzu, figlio di Hanpa. Il re degli spiriti malvagi del vento che sorge all’improvviso dalle montagne» recitò quella voce.
    «Okay, okay. Calmo» impose Paladino. Guardò meglio quel che aveva davanti […]

  • Paladino seguì Capitan Splatter nella giungla incontaminata di Paleo Pianeta. Ovvio, si chiese cosa ci facesse una simile natura in un pianeta tanto lontano dalla Terra, cosa che aveva ingannato Capitan Splatter, […]

    • Ciao Kenji, quest’ultimo episodio mi ha ricordato quando giocavo a Strarcraft 😀

      • Ciao Micol e grazie per avermi letto! Non ho idea di cosa sia Starcraft, adesso cerco…

  • Le lenzuola erano stropicciate ma a Lei non davano fastidio. Avevano un aspetto vissuto e, per una volta, Lei stava bene in quel disordine.Lui stava russando. Erano tutti e due esausti e andava tutto bene.Fuori […]

    • Breve, però intenso. Uno spaccato sempre attuale, secondo me. Che mette in risalto la mancanza di libertà, a cui si è costretti a soggiacere. In ciascuna epoca, per motivi diversi. Un racconto evocativo.
      Bravo Kenji 👍

    • Ciao Kanji, eccoti nella tua versione più intensa ed ancorata al passato. Anche in questo racconto, come in altri che ho letto, si percepisce il tuo legami con quel particolare periodo storico. Ho visto “La casa degli spiriti” e l’atmosfera è quella che desideravi ottenere 🙂

      • Ciao Micol! Sì, mi piace molto il periodo della Guerra Fredda e sono sempre stato sensibile alle questioni delle dittature. Nel 2005 visitai l’Argentina e mi documentai sul Proceso dei militari che governarono il paese sudamericano fra il 1976 e il 1983 e nel dicembre 2012 vidi su YouTube “La notte delle matite spezzate”.

    • Mi è piaciuto assai.
      Ambienti, personaggi e situazioni sono tratteggiati in maniera concisa e tutto ciò mi ricorda il minimalismo (anche se qui non si può parlare di questa corrente letteraria) che tra l’altro mi piace tantissimo (altrettanto provo ribrezzo per coloro che criticano questa forma d’arte dicendo: “non vedo la storia”.
      Perdonami la divagazione e lasciamo perdere i grandi sistemi. Questo racconto trova la sua forza nella brevità: come questo commento ottiene la sua debolezza perché prolisso.
      Secondo me è un’ottima prova.

      • Ti dirò: a me piace scrivere racconti brevi perché li voglio finire in fretta. Che poi questo ha precise precise 303 parole. Proprio a pelo!
        Grazie comunque. Anche delle tue segnalazioni via PM.

    • Bravo! Breve, diretto, conciso. In pochi tratti hai tratteggiato sentimenti, emozioni e anche un periodo storico.

  • I Mercanti del Crepuscolo si arrabbiarono per la distruzione del razzo Darganiano. Avevano chiesto l’eliminazione dell’equipaggio, non l’eliminazione del mezzo. Adesso il relitto era ancora più relitto. Era […]

    • Ciao Kenji, chissà perché Capitan Splatter mi ha ricordato Paladino. Mica sarà il suo corrispettivo in una dimensione parallela?

      • Ciao Micol! Diciamo che Capitan Splatter è uno psicopatico, mentre Paladino è più tranquillo… Stiamo a vedere cos’ho scritto come decimo episodio! Domani lo posto.

  • Paladino era in viaggio verso la Terra. Aveva lasciato Atom Dum. Non era sicuro che se ci fosse rimasto, sarebbe sopravvissuto. Un po’ perché c’erano le anguille del fango, che lo avrebbero sbranato. Un po’ […]

    • Ciao Kanji, da bravi mercanti/pirati quelli del crepuscolo badano solo ai loro interessi. La Terra è ancora troppo lontana, i nemici troppo vicini. Chissà dove lo skateboard porterà Paladino 😉

      • Ciao Micol, esatto! Cavoli, sei al penultimo racconto che ho pubblicato… Tieni conto che domenica pubblico il lab e l’ultimo racconto della serie lo inserisco mercoledì prossimo. Poi partirò con la seconda stagione…

  • Paladino era atterrato ad Atom Dum. Dallo schermo di visione aveva visto la distesa di fango farsi sempre più vicina. Con un singulto, Paladino aveva temuto di sprofondare nel fango, essere conteso dalle anguille […]

    • Ciao Kenji, la libertà di Paladino avrà lunga durata? Con te nulla è certo ;D

      • Un tempo ero molto più imprevedibile, adesso no… Ma come ti ho già detto giorni fa con i racconti brevi autoconclusivi c’è più libertà nell’inventare. Quando si tratta di un romanzo bisogna badare a un sacco di elementi e la storia si rivela più lineare e con meno colpi di scena! Grazie per avermi letto.

  • Adesso che Paladino era stato accolto dalle Ninfe guerriere, pensò che l’avrebbero riaccompagnato sul pianeta Terra.
    Ma a deluderlo furono le parole di Tamuna, che gli disse: «No di certo. Ti abbiamo accettato per […]

  • La cabina del telefono era alta. Almeno quaranta metri. Un grattacielo cosmico. Paladino notò alla sua base delle fiammate che cambiavano colore: dal rosso al blu, fino al nero. Fiamme multicolori.
    Paladino […]

    • Ciao Kenji, bella la cabina Dott. Who e le amazzoni spaziali. Uno dei pregi di leggerti e che non sai mai dove vai a finire 😀

      • Ciao Micol, grazie! Diciamo che scrivendo dei racconti autoconclusivi si è più facile far cavalcare la fantasia rispetto allo scrivere un romanzo (nel romanzo ci sono degli elementi che devi far sviluppare e non si può mettere nelle ultime pagine un deus ex machina), ma se è così facile inserire nuovi elementi, scrivere racconti autoconclusivi è molto faticoso…

  • Paladino aveva raggiunto un pianetoide dal terreno verde. L’aveva raggiunto dopo circa dodici ore di viaggio, in modalità iperveloce. Ora che si poteva rilassare fu colto dai sensi di colpa: i tank avevano […]

    • Ciao Kenji, ho letto i due ultimi episodi assieme. Il tuoi bizzarri personaggi, fermo restando l’accenno all’iconografia classica, riservano sempre delle sorprese. Inizio a conoscere Paladino e a considerarlo un “eroe per caso”. Qui non ha fatto propriamente una bella figura 😀

  • Mi chiamano il Professore Re. Sì, in questo modo. Sulle prime mi ero infastidito – i miei genitori votarono per la Repubblica nel ‘46 – ma poi ci ho fatto l’abitudine e ho iniziato ad apprezzare questo sopr […]

    • Ciao Kenji, al di là dell’ironia che regna sovrana in questo racconto, direi che lascia comunque una riflessione legata all’educazione dei giovani studenti oggi, una generazione che, in generale, tende sempre più a non rispettare l’adulto e l’autorità in genere. Serve una disciplina legata al dialogo e alla comprensione, all’empatia, ascoltare la voce delle loro emozioni. Strada non semplice, certo, perché dipende anche dai contesti di crescita, ma in tal senso famiglie e istituzioni dovrebbero fare di più. Un racconto che apre davvero ad una riflessione complessa. Alla prossima!

      • Ciao Antonino e grazie per avermi letto! Plaudo quel che dici. Il racconto in questione si basa su un evento di cronaca realmente successo. Settimane fa, in una scuola superiore di Varese, hanno sospeso settantasette studenti per alcuni disordini avvenuti durante l’orario delle lezioni.

    • Un po’ esaltato questo Professore Re, eh? Quando si arriva alla violenza, è perché non si hanno argomentazioni valide per farsi rispettare. Tristezza 😔
      Bel Lab, però! Ciao Kenji, alla prossima.

      • Ciao Cristina! Diciamo che questo personaggio è un po’ spinto. Per fortuna non esistono nella realtà, insegnanti simili… O no?

    • Ciao Kenji, il tuo racconto mi ha ricordato quelli di mia zia. Sessant’anni fa le pene corporali erano un metodo educativo largamente utilizzato, tanto che la “stecca” sulla mano era un nonnulla. Per fortuna le cose sono cambiate 🙂

      • Ciao Micol e grazie per avermi letto! Scusa se ti rispondo solo ora, ma a causa di alcuni esami sono stato un po’ distratto. Direi che il Professore Re è molto all’antica, un gran conservatore.

    • Ciao e grazie per avermi letto! Diciamo che ho voluto esagerare per effetto più “scenico”.

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Kenji Albani

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@kenjialbani

attivo 1 giorno, 2 ore fa
scrittore