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  • Osservo la superficie scura, in attesa che il cadavere riaffiori.Lei è la terza, in tre settimane.L’anno scorso furono due. Aumentano di anno in anno, e me le trovo intorno sempre a settembre, quando ri […]

    • Spiazzante.
      Arrivato alla fine ho dovuto rileggerlo subito alla luce della mosca.
      Penseresti sia un sollievo sapere che non sono donne, una chiusa umoristica, eppure rimane inquietante come la prima volta.
      Mi sono chiesto perché.
      Forse perché nello sguardo del protagonista sembra non esserci differenza tra le due.
      Complimenti.

    • Grazie, Riccardo.
      Fino all’ultimo sono stata indecisa sulla connotazione psicologica da dare al protagonista: ha deciso lui, le parole sono uscite da sole, e sono d’accordo con te sulla visione che ha delle donne.

    • Davvero carino questo racconto. Mi aspettavo di avere a che fare con un serial killer e invece… spiazzato 🙂

  • Faccio quattro passi avanti e uno indietro, in cinque secondi. Ogni passo misura venticinque centimetri. Pausa silenziosa di tre secondi – contati a mente. Poi conto ad alta voce fino a otto in quattro secondi: u […]

  • Anno 1899 – Fine del kali yuga. Fine del velo sottile, ma impenetrabile che separava il Cielo dalla Terra. Negli ultimi vent’anni un’energia sottile e inafferrabile era strisciata sulla Terra insieme ai demon […]

    • Ciao Loredana, addirittura un’ucronia mistica! Complimenti per lo slancio di fantasia. Con un impianto del genere si potrebbe pensare ad una storia di grande respiro, anche perchè il tuo LibriCK sembra ribellarsi alla dimensione ridotta e concentrata del racconto breve. Sembra più una introduzione vista l’assenza di dialoghi e di personaggi da esplorare. Comunque davvero brava, una delle poche persone ad aver raccolto la sfida del racconto ucronico!

    • Lo è: è il prologo di un romanzo che ho intenzione di finire.
      Sei stato estremamente intuitivo.
      Quando ho visto il progetto, mi è venuto in mente questo lavoro, iniziato molti mesi fa,
      Certo: non era così. L’ho trasformato in racconto. Però, prima o poi – tra dieci anni, temo – sarà un romanzo.
      Ti avvertirò, quando sarà finito 🙂
      Grazie

  • Ci sono giorni in cui gridare al cielo tutta la propria frustrazione (e ritenerlo pure colpevole, nonostante, obiettivamente, sia chiaro che i responsabili di quella precisa situazione siamo noi) non basta.Inutile […]

    • Storia triste, raccontata con particolare attenzione verso le emozioni. Nelle tue parole c’è un filo di rassegnazione ed ingiustizia che il protagonista, alla fine stremato, sfoga attraverso una mazza da baseball… La vita alle volte non è giusta.
      A parere mio il racconto poteva iniziare da “Vladimir cammina a passi pesanti …” senza la parte precedente che secondo me fa perdere un po’ il lettore.
      Alla prossima letturam

    • Questo racconto è un’escalation… Di emozioni, di pensieri. Mi è piaciuto perché intriso di nostalgia e anche di veleno. Un veleno che si annida lentamente, punge, un po’ logora ma infine non uccide. C’è un antidoto al veleno, alla fine. Brava Loredana 🌺

    • Ironico e preciso, nella sua infinita tristezza. Questo racconto mi è piaciuto tantissimo! Oltre ad essere scritto molto bene, con un’attenzione particolare nei riguardi della cultura russa, descrive il senso di esasperazione di un uomo che si è riscoperto deluso e si è risvegliato di colpo. E alla fine, ha scelto se stesso, incapace di contenere il rancore. Per questo sei stata pienamente credibile. Bravissima, cara Loredana! Un saluto.

    • Ciao Loredana, il tuo personaggio riesce a regalare fin da subito emozioni concrete, frutto di una “normalità” a lui imposta che non è la sua. Una grande tristezza, rassegnazione, impregna ogni parola e stato d’animo. La caratterizzazione e l’ ambientazione mi hanno colpita per la loro accuratezza. Bellissimo racconto.

    • Ciao Loredana,
      molto ben articolato questo tuo racconto, che senso di solitudine hai saputo rendere del personaggio, senza via di scampo. Brava!

    • A me le storie di soprusi familiari, in cui vengono descritti stati di prigionia, piacciono. Vladimir è manipolato come un cubo di Rubik e il suo liberatorio gesto finale è un sollievo per tutti, lettori inclusi.

  • Non ci sono riuscito. In mezzo ai miei colleghi mi sono sentito stupido. Perché mi manca la spregiudicatezza che hanno loro? Perché devo vergognarmi di fare smorfie, o di chiudere gli occhi davanti a chi c […]

    • Ciao. Secondo me la storia lascia spunti aperti per una continuazione. Ci avevi pensato? L’evoluzione del personaggio, potrebbe portare a risvolti fuori dall’ordinario (che lui non vorrebbe).
      Bel racconto, soprattutto la descrizione della metro…dove ognuno si fa i fatti propri (una benedizione quando hai sonno e non vuoi parlare con nessuno!)

      • Ciao, Fabio.
        Riscrivo qui la risposta che ti avevo dedicato (è finita più su).

        L’ho scritto a mo’ di incipit, in effetti.
        E sai cosa mi hai fatto pensare? Che perfino il romanzo più lungo, sempre che non sia fantascientifico e descriva nella scena finale la definitiva fine del mondo, abbia in sé gli elementi per un prosieguo.
        Grazie mille!

    • Ciao, Fabiio.
      L’ho scritto a mo’ di incipit, in effetti.
      È sai cosa mi hai fatto pensare? Che perfino il romanzo più lungo, sempre che non sia fantascientifico e descriva nella scena finale la definitiva fine del mondo, abbia in sé gli elementi per un prosieguo.
      Grazie mille!

    • Scusa gli errori: scrivo dal cellulare e a volte mi sfuggono le sue iniziative 😁

    • Ciao Loredana. Il tuo racconto mi è piaciuto molto, perché sei riuscita ad attrarre l’attenzione semplicemente mediante le elucubrazioni e le descrizioni del personaggio. Senza fargli fare cose eclatanti, non so se mi sono spiegata.
      Ritengo che sia scritto davvero bene. Complimenti!

    • Ciao Fabio, questo racconto mi ha trasmesso una grande tristezza. Proprio perché vero: siamo noi a stabilire i nostri confini, noi a doverne uscire. La solitudine auto imposto dal protagonista si manifesta in tutta la sua forza. Incapacità relazionali o, sotto la scorza, insicurezza? Una questione che accende mille prospettive.

      • Micol,
        ti ringrazio.
        Fabio è stato molto carino a suggerirmi un prosieguo.
        Il protagonista, nella mia testa, è un insicuro strutturale. Difficile da guarire, ma non impossibile.
        Un incontro, una frase di un libro, l’osservazione di una scena… tutto può diventare il motore del cambiamento interiore.
        In questo caso la forzatura della meditazione, che non gli riesce, beninteso (infatti, invece del silenzio interiore lui sviluppa pensieri. Ma finalmente pensieri rivolti all’esterno e non solo a sé stesso), scardina delle abitudini concettuali.
        Speriamo bene per lui… 😉
        Grazie di cuore, Micol

      • Ciao Loredana. Scusa per lo scambio di persona 🙂 Chissà perché avevo in mente quel nome, probabilmente mi ero fissata sull’ultimo commento. Scusa ancora

  • Sdraiata su un divano anni settanta, dalle esili zampe di acciaio e dalla copertura di velluto rosso, apro gli occhi al silenzio innaturale.
    Tutto tace, anche l’ottocentesco orologio da muro, che fino a poco fa, o […]

  • Mi guardo allo specchio.La mia camicetta preferita, che disastro.I bottoni… quelli si riattaccano. Se cerco bene magari li trovo pure. Per fortuna non amo riempire di mobili le mie case, non dovrò frugare mo […]

    • La sagacia del titolo disorienta e quindi poi sorprende in quello che è il reale tema del racconto, un racconto tanto lucido a volte, da sembrare folle nella dinamica dei sentimenti spezzati, molto brava per questa alternanza,

    • Ti ringrazio molto Marta.

    • mi è piaciuto scoprire che il regalo di papà era nascosto nel racconto, e in cucina. Ben scritto davvero. Complimenti!

    • Inevitabilmente bello. Essenziale e arguto, nella sua drammaticità. Il vero regalo di papà? Il rispetto di sé stessa.

      • …e anche se, grazie al cielo, non ho mai avuto incontri ravvicinati con esseri dal cuore alieno (alla verità), una nota autobiografica nel racconto c’è: mio padre mi ha cresciuta a pane e stima.
        E sì, il dono è quello.
        Grazie Isabella

Loredana Conti

Foto del profilo di Loredana Conti

@loredana_conti

attivo 4 settimane fa
scrittore