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  • Al termine del resoconto di Landucci, l’unica cosa che Leone aveva più chiaro era il suo giramento di palle.
    Il collega della scientifica si era limitato ad esporre ciò che la sua indagine del tutto pre […]

    • Il vice Leone, con i suoi modi sempre diretti, comincia a starmi sempre più simpatico e poi, la svolta data dai fiori è stata fantastica!

      • Ciao Ivan,
        grazie di aver letto anche questo nuovo episodio. Sono felice che il buon Vice Leone inizi a stare simpatico nonostante la sua antipatia. 🙂
        Alla prossima lettura…

    • Ciao Raffaele. Risvolto interessante, a questo punto vorrei sapere quale odio covasse l’assassino nei confronti della vittima. Da come hai descritto l’omicidio nel primo episodio non è stato frutto di un raptus, ma di attento ragionamento e preparazione. I fiori sono un tocco macabro che danno spazio a variate ipotesi: aspetto di scoprire il seguito. Odio amore? Ossessione? Mah…

      • Ciao Micol,
        grazie ancora per il tempo che dedichi a questa serie.
        Vedremo se i prossimi episodi porteranno un po’ di luce nei tuoi dubbi.
        Alla prossima lettura…

  • “Avete chiamato la ditta di disinfezione?” Chiese il vice questore Leone al giovane Zerilli, l’agente che lo accompagnava.
    “Dovrebbero essere qui a momenti.”
    “Non li voglio qui a momenti. Li voglio qui subito, por […]

    • Ciao Raffaele. Povero Carlos! Almeno, potevi farlo morire con il freddo ;D Vero che, stagione a parte, solo carne rimane.
      Quello di Leone (pardon, il vice questore Leone) è un personaggio interessante, da quanto comprendo sarà il protagonista di questa serie. Anche Landucci è una figura che riesce a conquistare l’attenzione, non mi dispiacerebbe se la sua non fosse solo una comparsata. Per scoprirlo, non mi rimane che attendere il prossimo episodio.

    • Ho trovato questo episodio spassoso, soprattutto per il linguaggio da osteria di Leone e per lo stereotipo del poliziotto isterico e aggressivo che incarna. Esilarante la scena in cui si parla della disposizione delle camicie, della tavoletta abbassata, ecc…davvero divertente.

    • Non è che vuoi farmi concorrenza con lo stile “follia”?😁😉
      Leone è un pg interessante, con un linguaggio che lo contraddistingue.
      Al prossimo episodio.🙂

      • No no figurati… ne ho di strada da fare prima di poterti fare concorrenza…
        Grazie del tuo tempo Dario, spero che apprezzerai anche gli sviluppi futuri.
        Alla prossima lettura…

    • È piaciuto anche a me l’elenco di cose che hanno fatto credere a Landucci che la vittima fosse gay, un po’ meno però, mi è piaciuto il taglio che hai dato alla fine dell’episodio, ma ci rivedremo alla prossima per rimediare, ehehehe

  • Lo pugnalò dritto alla gola, appena sotto il pomo di Adamo che si mosse nervosamente per un breve istante per poi rimanere completamente immobile.
    Non si prese nemmeno la briga di estrarre la lunga lama di […]

    • Ciao Raffaele, serie iniziata con il botto! Ho amato la tua attenzione nel descrivere i particolari dell’ambiente in cui si muove l’assassino, ancora senza nome, i ricordi e gli oggetti che descrivono Carlos e la sua vita: in realtà, la Loro vita. Rimane da comprendere il perché il protagonista abbia preso una decisione tanto drastica, quale sia la molla che ha fatto scattare la sua lucida follia: gelosia? Cuore e corde vocali. Particolari in grado di generare curiosità. Attendo il prossimo episodio 😀

      • Micol, è sempre bello leggere i tuoi commenti… grazie per le belle parole, spero davvero di non deluderti con i prossimi episodi.
        Alla prossima lettura…

    • Quindi alla fine anche tu hai deciso di lanciarti in una serie! Una storia di gelosia e di follia. L’inizio ci catapulta nel pieno dell’azione, resta da scoprire cosa si nasconde dietro. Al prossimo episodio.😉

      • Una nuova esperienza letteraria può solo fare bene… Vediamo cosa ne viene fuori… spero qualcosa di buono.
        Alla prossima lettura…

    • Complimenti Raffaele! Non potevo chiudere gli occhi, perché me l’hai proiettata nella mente! Non so perché ma ora ho un certo mal di gola…
      Bravissimo nella descrizione dettagliata della scena, in quella cruenta e nel dopo…ma perché la vittima è sempre uno che tiene tutto ordinato? stavo per scrivere in modo maniacale…

      • Grazie Maria Anna del tuo commento e del tuo tempo…
        Spero che anche i prossimi episodi possano non farti chiudere gli occhi ;)..
        Alla prossima lettura…

    • Le tue descrizioni anatomiche, per me, sono sempre ben accette. Mi sono piaciute anche le descrizioni dell’ambiente, bravo. Vado a leggere subito l’altro episodio, per cercare di capire perché questo personaggio ancora senza nome, ha fatto quello che ha fatto al suo amante… Credo che però, si sia lasciato dietro un mucchio d’impronte, nonostante sia stato molto calmo nel suo operato.

      • Ciao Ivan, felice che le descrizioni anatomiche ti piacciano tanto…e spero anche che tu possa gradire i prossimi episodi.
        Alla prossima lettura…

  • “Porca puttana alla fine sei tornato davvero!” 
    Il barbone guardava quel damerino dal basso, seduto com’era sul bordo del marciapiede in attesa della pietà delle persone che gli passavano davanti […]

    • Ciao Raffaele, mi hai fatto venire i brividi (in senso buono) 😱 Effettivamente da adulti tendiamo a dimenticare gli insegnamenti ricevuti da bambini: mai parlare con gli sconosciuti. Mi è piaciuto il tuo modo di interpretare il lab, hai creato un racconto coerente mettendo insieme incubo e realtà.

      • Grazie Micol del tuo tempo e del tuo bel commento. Sono contento di averti fatto salire un brivido durante la lettura. Per chi scrive creare certe connessioni con il lettore è sempre di fondamentale importanza.
        Grazie ancora e alla prossima lettura.

    • Bellissimo risvolto, non me lo aspettavo.
      Bravissimo hai saputo tessere con sapienza la trama, complimenti

      • Grazie Alessandro, sono felice di non aver scritto un finale scontato…
        Grazie ancora del tuo tempo.
        Alla prossima lettura…

    • Bello. Non ho altro da dire. Passo e chiudo 🙂

      • Ed io allora non ho altro da dire se non grazie davvero! 😉
        Alla prossima lettura…

    • Ciao Raffaele, la cosa che più mi ha fatto riflettere è la verità esposta dal tuo senzatetto: certo, è solo una singola verità, ma è pur vero che è facile rimanere ammaliati da tante cose “luccicanti” che poi in realtà ci ingabbiano facendoci spesso perdere la cognizione del nostro essere “umani”. Però il tuo impiegato ha mostrato, a mio parere, un senso di umanità ingenua, e lì l’altra morale… mai fidarsi degli sconosciuti! Purtroppo non è mai semplice valutare, perché la diffidenza può essere scambiata per indifferenza, mentre a volte, nell’essere generosi non si guadagna nulla o… beh, il tuo finale mi ha piacevolmente stravolto, e il realismo del tuo racconto mi ha fatto sentire ogni olezzo, dal prosciutto e fontina sino al “ritrovo” del tuo barbone! Ovviamente mi è piaciuto, alla prossima!

      • Grazie Antonino, sono molto felice di averti fatto sentire ciò che ho provato a descrivere… è una cosa importante per me.
        Grazie davvero del bel commento e del tuo tempo.
        Alla prossima lettura…

    • Pazzo! Così il poveraccio alla fine si è rivelato l’uomo in cravatta! Il finale non me l’aspettavo, ci sono arrivata solo quando è risultato ovvio e dire che dal tono che aveva preso la conversazione… e dire che il titolo mi aveva avvertito, ma non ci ho fatto caso e mi sono fidata…mai fidarsi…mai. Congrats! Bellissimo il ritmo crescente che via via ha preso il racconto. Ma colpirà ancora il serial killer?

      • Grazie Maria, sentirti dire che sono riuscito a tenere nascosto il finale fino alle ultime battute, mi fa capire che sono riuscito nel mio intento.. amo i colpi di scena e i ribaltamenti di prospettive.
        Grazie del tuo commento e del tuo tempo.
        Alla prossima lettura…

    • Raf, colpa mia: avrei dovuto intuirlo che il taglio iniziale della storia nascondeva qualcosa, andava troppo dritto verso l’ovvia retorica della società dei consumi, dovevo aspettarmelo un finale spizzante. C’è una forte aggravante: ti conosco, come ho fatto a non intuirlo? Non mi do pace. Poi finalmente il rocker che c’è in te ha tolto la maschera, elargendo generosamente quei dettagli splatter che tanto mi piacciono. L’idea della serialità del killer, infine, è stato il colpo di fioretto. Rock!!!

      • Tiziano, mi hai fatto morì…si effettivamente non hai scusanti, credere che le mie parole siano veicolo di giustizia sociale contro una società cannibale è imperdonabile… io voglio la giustizia, ma solo quella risvegliata attraverso le schitarrate ignoranti di tizi che iniziano la giornata con un doppio whisky ovviamente liscio!!!
        Grazie mille del tuo fantastico commento!!!
        Alla prossima lettura…

    • A essere onesto, mi aspettavo una fine del genere… Il barbone era troppo stronzo! Anzi, ci sarei rimasto male non fosse finita così, altrimenti al posto del damerino gli avrei mollato due sberle. Naturalmente, molto bella la descrizione della ferita inferta.

  • “Quanto è durata la mia vita dottore?” chiese Matteo al dottor Salsani.“52 minuti” rispose il medico posando il blocco degli appunti sull’elegante scrivania.“Merda, ma è sicuro? Voglio dire magari si è distratto e […]

    • Ciao Raf, finalmente posso leggere una tua nuova storia e senza nulla togliere a quelle precedenti, questa è davvero la più completa di tutte. Mi è piaciuta tantissimo forse perché a tratti è una di quelle “storie specchio” in cui è facile riconoscersi. Il dialogo tra Matteo e sua madre è sconvolgente e centra l’essenza di tanti danni e tante limitazioni causate dai condizionamenti familiari. Spassoso anche il dialogo con l’amico che mi ha fatto sorrirede, psicazzologia non l’avevo mai sentito 🙂 A presto rileggerti

      • Grazie Tiziano, mi fa davvero piacere che ti sia piaciuto il nuovo racconto e forse hai ragione, a differenza dei precedenti questo ha un punto di inizio ed una fine piuttosto netta.
        Grazie davvero per il tuo tempo… mi fa sempre un gran piacere leggere i tuoi commenti.
        Ciao,

    • I tuoi personaggi sono veri, non artificiosi e devo dire che questo è ciò che mi è piaciuto di più di questo librick. I 52 minuti nel quale Matteo può riassumere tutta la sua vita da trentacinquenne fanno da sfondo ad una vita vissuta non come si avrebbe voluto davvero, colpa anche, in parte, della madre. Tuttavia, quando lei se ne va, la mancanza regna sovrana e questo per sottolineare l’enorme buco che può lasciare chi ci ama davvero. Lo stile è il tuo e si vede, come ha detto Tiziano, questo librick è completo con un inizio e una fine ben delineata. Complimenti.

      • Ciao Annalisa, che piacere leggere il tuo commento. Sono molto contento che tu abbia apprezzato i protagonisti, è stato un punto su cui ho cercato di lavorare.
        Cercherò di fare tesoro dei consigli tuoi e di Tiziano sempre estremamente utili ed importanti.
        Grazie davvero del tempo che mi hai dedicato.
        Ciao,

    • Come già detto in precedenza, hai uno stile tutto tuo, in grado di stimolare sempre la mia curiosità da lettore e scrittore. Al di là della storia – molto bella -, la bravura quando si scrive per Edizioni Open risiede non tanto nella brevità ma nell’essenzialità. Dire ciò che va detto senza dilungarsi troppo, descrivere, narrare, far dialogare i personaggi in maniera funzionale. In questo modo la trama risulta vincente. Bravo, come sempre! 🙂

      • Ciao Giuseppe, grazie infinite per il tuo commento, sapere che sono riuscito a stimolare la tua curiosità mi rende davvero felice.
        Grazie del tempo che mi hai dedicato.
        Alla prossima

    • Ciao Raffaele. L’impulsività dei personaggi si rispecchia anche nello stile di scrittura, molto veloce e fluido; trovo il tutto coerente, essenziale e tanto apprezzabile. Complimenti!

    • Ciao Raffaele, questa storia è uno scrigno di emozioni e di verità racchiuse in poche righe. Cruda, diretta, arricchita da personaggi che, nel bene e nel male, tutti abbiamo incrociato durante la nostra vita. La storia di Matteo è uno specchio in cui tutti, volenti o nolenti, abbiamo guardato.

      • Ciao Dario, grazie del tuo tempo e del tuo commento. Si, alle volte certi specchi come dici te, rimandano immagini che fanno pensare e che alle volte, incrinano i rapporti o amicizie.
        Alla prossima

    • E’ una storia urlata, di sofferenza, di sentimenti repressi che trovano l’apice nel dialogo con la madre. Diretto e senza mezzi termini, congrats! bello anche il dialogo con l’amico, racconto molto ben riuscito! mi è piaciuto molto

      • Grazie mille Maria, del bel commento e del tuo tempo. Si, l’effetto che volevo ottenere era proprio quello dello scoppio di una sofferenza repressa.
        Grazie ancora.

    • Ciao Raffaele. Gran bella storia. Forse hai dato voce a migliaia di pensieri che la gente vorrebbe dire ogni giorno….ma che non dice per paura di quello che potrebbe accadere.
      Il tuo personaggio ha avuto il coraggio di farlo e le conseguenze sono state pesanti, ma inevitabili.
      Mi è piaciuto!!

      • Ciao Fabio, grazie mille del tuo tempo e scusa della mia risposta tardiva.
        Mi fa molto piacere leggere quanto hai scritto e sono onorato di sentir dire che in qualche modo sono riuscito a dare voce a pensieri comuni.
        Alla prossima lettura..

    • Crescere vuol dire diventare consapevoli. Come in questo racconto crudo come un immagine allo specchio. Reale. Mostra come le parole possano uccidere. Bellissimo racconto!

      • Grazie Faby, grazie davvero per il tuo tempo ed il tuo apprezzatissimo commento…sono felice che ti sia piaciuto.
        Alla prossima lettura…

    • Personaggio caratterizzato a 360° , mi piace davvero tanto lo stile che hai utilizzato per enfatizzare la crisi interiore del protagonista 😉

    • Ciao Raffaele, leggo soltanto ora il tuo racconto. L’ho trovato divertente e profondo. Lo stile è asciutto ed essenziale, il che permette di arrivare subito al dunque senza perdersi in dettagli inutili o descrizioni sterili.

      • Ciao Eva e grazie davvero del tuo commento…mi ha fatto davvero piacere che tu lo abbia trovato al contempo divertente e profondo.
        Alla prossima lettura.

  • La fredda luce della tv era l’unica che illuminava il corpo nudo di Giorgio sdraiato sul letto disfatto. Vanessa se ne era appena andata portandosi via un pò dei suoi soldi e gran parte della sua autostima e, as […]

    • Fantastico. La cintura che per tutto il tempo lo accompagna non mi aveva fatto sospettare nulla. Un personaggio decisamente intrigante. Dai dialoghi sembrava solo l’ennesima giornata di noia, invece il finale ne ha trasformato completamente il senso. Rileggendo sapendo che poi lui si suicida, prende tutto un altro significato. Bravissimo

      • Che bel commento Silvia, grazie infinite… mi fa davvero piacere leggerlo e sono contento che ti sia piaciuto il racconto.
        Spero di continuare a soddisfare i tuoi gusti 🙂 .
        Alla prossima lettura

    • Ciao Raffaele. La forza di questo racconto – a parte il fatto di avere un testo pulito e un’ottima punteggiatura – sta a mio avviso nei dialoghi. Li ho percepiti veri, vivi, reali così come la vicenda narrata. Sembrerà banale, ma non lo è mai, soprattutto quando si parla di far incanalare il lettore nel giusto “setting” pensato.
      Molto bella la frase: “Solo dopo che le ultimissime note di Born to Run sfumarono nel silenzio – il Boss non può essere interrotto ripeteva sempre agli amici…”.
      Complimenti davvero! Vado a fare un giro tra i tuoi librick! 🙂

      • Grazie Giuseppe, il tuo commento mi ha fatto veramente tanto piacere, sopratutto se scritto da una penna del tuo calibro.
        Sono veramente felice che tu abbia apprezzato i dialoghi, è un aspetto che cerco di curare molto.
        Grazie ancora.

    • Ciao, leggo solo ora questo racconto e devo dire che attraverso un linguaggio pulito e d evocativo, sei riuscito a trasmettere la solitudine e il senso di vuoto incolmabile che il protagonista prova per tutto il racconto. Come hanno già detto, hai scritto un finale inaspettato e la cintura che lo accompagna fino all’orlo del precipizio è un elemento parecchio intenso

      • Grazie mille Alice del tuo commento e del tempo che mi hai dedicato. Mi ha fatto estremo piacere leggere che sono riuscito a trasmettere il senso di vuoto e solitudine del protagonista, per me è una cosa importante.
        Grazie ancora.

    • scusa se l’ ho letto solo ora.Ho pianto ho sentito un ‘ empatia pazzesca con il protagonista.Una solitudine, un vuoto totale, complimenti

      • Grazie Ely Gocce di Rugiada, grazie davvero per le tue parole ed il tuo tempo.
        Sono molto contento di essere riuscito in qualche modo a creare empatia con il lettore.
        Grazie ancora.

    • Una ricchezza di particolari che quasi fa immergere nel racconto con il protagonista, bravo.

      • Grazie mille Giovanni, mi ha fatto molto piacere leggere il tuo commento.
        Grazie ancora.

    • Sentimenti contrastanti hanno accompagnato la lettura di questo racconto. Ho apprezzato lo stile asciutto, non amo quelli molto pomposi e troppo ricchi di dettagli, avevo già immaginato che sarebbe finita così ma questo non è un lato negativo. Ho trovato la parte centrale del racconto un po’ debole, sembra rallentare troppo per poi riprendere velocità verso la fine, magari era un effetto voluto. Nel complesso lo trovo un buono scritto.

      • Grazie Alessandro, ho apprezzato molto il tuo commento, sopratutto la “critica” mossa sulla parte centrale.. rileggendo penso tu abbia ragione anche se nella mia testa l’effetto era quello di sottolineare con la lentezza, il profondo vuoto del protagonista.. poteva essere fatta meglio.
        Grazie ancora..
        Alla prossima lettura

    • Racconto intenso e scritto molto bene, con pochi tratti ti fa entrare nello sguardo “finale”del protagonista.
      Lo sguardo del Salinger dei pesci banana.
      Mi è venuto in mente leggendolo che forse la disperazione è l’incapacità di collegare insieme i pezzi di vita, che così rimangono frammenti.
      Bella lettura.

      • Grazie Riccardo, mi ha fatto estremamente piacere leggere il tuo commento e la parte legata ai pesci banana mi ha fatto nascere un sorriso, non ti nego, orgoglioso.
        Grazie ancora.
        Alla prossima lettura…

  • A me il cappuccino delle 18 fa sempre riflettere molto. Lo prendo da solo per scrollarmi di dosso le troppe ore buttate dentro un ufficio a vedere volare via la mia vita, e di solito lo sorseggio accompagnato da […]

    • Ciao Raffaele, ho letto il tuo racconto tutto d’un fiato! Complimenti per la prosa e per il testo, scorrevole in tutti i suoi punti. Apprezzo molto come scrivi, la tua scrittura è come una lama tagliente nello studio di un rinomato barbiere. La tua voce interiore viene fuori, si fa sentire al massimo e leggerti è davvero un piacere. Solitamente cerco di dare consigli su come migliorare nella scrittura e, fidati, sono molto meticolosa a riguardo; ma con questo racconto non ho davvero niente da aggiungere. Il ritmo è esplosivo, mi ha preso dall’inizio alla fine e non mi era mai successo prima d’ora. Continua così perché sei davvero bravo. Complimenti vivissimi 🙂

      • Annalisa che posso dire? Le tue parole mi lusingano tanto, dico davvero. Grazie di cuore. Sono felice che ti piaccia il mio modo di scrivere e mi auguro che anche le prossime storie possano appagarti allo stesso modo.. da parte mia ce la metterò tutta.
        Grazie ancora del tuo tempo e del tuo commento.
        A presto

    • Un racconto breve che lascia l amaro in bocca, come il cappuccino.
      Lo specchio di un qualunque pomeriggio in una qualsiasi città, magistralmente scritto che descrive squarci di una società anomala.
      Lo stile grintoso e contemporaneo dona una sferzata di vitalità a personaggi al limite del surreale.
      Antropologia su carta in Poche righe.
      Mi è oiaciuto.

      • Fabiana,
        grazie per il tuo bel commento ed il tuo tempo. Come diceva Bukowski, “la gente è il più grande spettacolo del mondo” e in certi momenti mi piace osservare con distacco chi mi circonda.
        Grazie di nuovo.
        Alla prossima

    • È curioso come andare in giro con un paio di cuffie (o restare fermi ed osservare cosa succede attorno) faccia da filtro aiutando a vedere la realtà con lucido distacco. Oltre alla prosa fluida e destabilizzante ho apprezzato la scintilla di ribellione che emerge da molti passaggi, la stessa scintilla che ha infuocato un intero filone musicale, molto caro anche a me, e forse sostituito ormai da altri generi, nuovi ma che hanno in comune con il rock la voglia di denunciare disagio, inquietudine e rabbia. Al prossimo LibriCK!

      • Tiziano è proprio vero quello che dici. La musica è un bel filtro per osservare tutto quello che ci circonda, alle volte rende tutto più bello altre volte conferisce note malinconiche e tristi ma va bene così.
        Io comunque penso che del buon Rock può solo che aiutare e se tanto mi da tanto, anche te condividi questo pensiero 🙂 .
        Grazie infinite del tuo commento e del tuo tempo.
        Alla prossima.

    • Bel pezzo e bello stile. Ed qualcosa che mi capita anche a me, stare con le cuffie, osservare la gente, mentre soffro in metropolitana come adesso XD
      E stato divertente leggerti, complimenti!

    • Bello, mi è piaciuto molto, ottima la descrizione e la prospettiva che dai nell’osservazione dei tratti di vita comune.Bravo!

    • Eccomi: in pochi minuti ho bevuto con te per due ore il cappuccino! Mi ritrovo molto nell’abitudine di scrutare la gente ed immaginarne le vite, le relazioni, le reazioni. Un bel quadro o meglio, forse, una fotografia, scattata con maestria :). Scrivi molto bene, lo stile è coinvolgente e diretto. Bravo

      • Grazie mille Silvia del tempo che mi hai dedicato e del bel commento… si, le persone, le loro abitudini e relazioni mi affascinano da sempre.
        Grazie di nuovo.

    • veramente bello, rispecchia molto il mondo di oggi.

      • Grazie Mauro per il tempo che mi hai dedicato, mi ha fatto piacere leggere il tuo commento.
        Alla prossima.

    • Tra queste righe mi sono sentita terribilmente compresa…
      “Terribilmente” perché si vive in un contesto opprimente di relazioni che vanno portate avanti sciattamente, con ogni genere di falso stratagemma… invece anche io sono portata a vedere le cose per quello che sono e spesso la cosa non mi piace… ma al contempo mi conturba e mi porta ad attaccarmi ai “soggetti” che scruto, per cercare di cogliere un codice di accesso a qualcosa che sembra così funzionante dall’esterno… ma che in realtà voglio tenere lontano il più possibile.
      A volte si creano anche legami muti: qualcuno si accorge del nostro sguardo, altri fanno finta che non esistiamo…
      il nostro azzardato disprezzo, presuntuoso, diventa forse l’unica forma di relazione autentica che alcune persone riescono a sfiorare.
      Complimenti <3

      • Che bel commento Francesca, grazie davvero per le tue parole sono felice che si sia creata una sorta di empatia.
        Grazie per il tempo che mi hai dedicato.
        Alla prossima.

    • “A me il cappuccino delle 18 fa sempre riflettere molto. Lo prendo da solo per scrollarmi di dosso le troppe ore buttate dentro un ufficio a vedere volare via la mia vita, e di solito lo sorseggio accompagnato da buona musica e pensando alla caducità delle cose.”. Questo è un vero incipit, uno di quelli che non può far altro che catturare il lettore e imprigionarlo nella morsa dello scrittore. Perché l’inizio di un racconto, di uno scritto in generale, deve far questo. Questa storia è uno spaccato di vita quotidiana colma di significati a non finire. Scriverle non è mai facile se non si è padroni di un certo stile. Sinceri complimenti! 🙂

      • Giuseppe sono lusingato da quello che mi hai scritto e sono felice di leggerlo proprio da te.
        Commenti precisi come i tuoi, oltre naturalmente a quelli degli altri, mi fanno crescere e capire (o meno) se la strada intrapresa è quella giusta.
        Grazie davvero.
        Ciao,

  • Bisogna scrivere, dice chi ne capisce qualcosa.
    Non importa di cosa, non importa quanto e non importa nemmeno se poi risulterà bello o una schifezza di prima categoria.
    Bisogna scrivere, punto.
    Ok, seguiamo il […]

    • Ti capisco alla perfezione e alla fine certa musica riesce a farci ritrovare la voglia di sognare. Riguardo al tuo stile ho apprezzato molto l’ironia di alcuni passaggi e mi hai strappato una risata su: “meravigliosamente bene se paragoniamo le mie ore con le ultime dei passeggeri del volo precipitato un mesetto fa.”
      Ciao e alla prossima.

      • Grazie Tiziano.. il mondo dovrebbe essere popolato più da cantanti e poeti e meno da ingegneri per far durare più a lungo sogno.
        Una volta qualcuno scrisse che non siamo mai più andati sulla Luna perché non ci ha mai messo piede uno scrittore.. se capisci cosa voglio dire…
        Grazie ancora del tuo tempo!

    • La musica, grande compagna… quanta ragione hai!
      Ho immainato il tuo racconto come un grafico, nei picchi normali e stabili e poi alti. Bravo!

    • Ciao Raffaele, “lasciando perdere gli estremi, come è andata oggi la giornata?” 🙂
      Quoto Tiziano sulla risata che mi hai fatto fare, ho visto perfettamente l’aereo precipitare davanti a me, anche l’aggiunta mi sembra appropriata :D, ma soprattutto è bella la malinconia che c’è nel racconto, le domande che si fa il protagonista, il viaggio interiore (e non), che sembra non portare da nessuna parte, di cui non se ne vedono i frutti, le impronte nella vita. Forse, se questo racconto fosse una canzone, sarebbe facile ricollegarla a Bruce, che sà come scavarti nell’anima e metterla a nudo senza vergogna. Vai così, complimenti.

      • Grazie Maria Anna del tuo tempo e del tuo commento, mi ha fatto piacere leggerti e si, hai proprio ragione. Bruce sa come scavarti nell’anima…
        Ciao e alla prossima lettura.

    • Una canzone può salvarti la vita, ma può anche distruggerla, perché a volte capita di associare a una canzone dei ricordi. E quelli si cristallizzano tra le note e non se ne vanno più. Mi viene in mente “Only you” una canzone vecchissima che ho ballato quando ancora non sapevo come si faceva. Ogni volta che la sento, rabbrividisco pensando che ero un ciocco di legno e tenevo le braccia rigide attorno al collo di quel poveretto che, guarda caso, faceva di cognome Bove. Scherzi a parte, il tuo racconto sembra quasi un’autobiografia e mi piace molto il tono disincantato con cui ti rivolgi al lettore. E poi Bruce Springsteen non si discute, su questo penso siamo tutti d’accordo. Bello spaccato di vita, disillusioni comprese.

      • Proprio vero quanto dici… i ricordi si cristallizzano fra quelle note!! Grazie del tuo commento e del tuo tempo… mi ha fatto piacere leggerti.
        Che Bruce sia con te :).
        Alla prossima.

    • Concordo in pieno con quello che hai scritto. Le fasi che hai descritto le ho condivise ma quando hai due note di una bella canzone tutto diventa possibile. Ti riappacifichi con il mondo e torni a d’essere invincibile. Il potere della musica è immenso. Bruce è un grande, dovresti farglielo leggere!!! Bravo hai scritto molto bene

    • Da 35 enne posso dire che anche io sono convinta che la mia musica risolva tutti i problemi… sicuramente più dei quattro consigli spiccioli che qualche amico ti rifila di fretta; e non sai neanche se lo fa per il tuo bene, per cortesia o per un suo progetto confuso di tornaconti. Sei un soggetto inquieto e incazzato: sarà per questo che mi ritrovo in te.
      Hai uno stile quasi sciatto e fancazzista… che si addice perfettamente alla tua aura e ai tuoi contenuti.
      Detto questo, mi piaci e al contempo mi stai sulle scatole…. ossia TI ADORO.

      • Francesca ho ADORATO il tuo commento.. mi hai fatto nascere un gran bel sorriso quando ho letto le tue parole che si è trasformato in una bella risata sulle parole “mi piaci e al contempo mi stai sulle scatole…. ossia TI ADORO”.
        Grazie grazie grazie delle belle parole e del fatto che ti ritrovi nella mia scrittura, apprezzo tantissimo quanto hai scritto!!
        Alla prossima lettura…

    • Ciao Raffaele, condivido appieno che la musica è vita, senza, non immaginerei un’esistenza migliore. Scusa la curiosità, ma quale sarebbe la canzone del boss che ti prende così tanto?

      • Ciao Ivan, grazie del commento e per rispondere alla tua domanda ti dico che non esiste canzone del Boss che non mi prenda…
        Alla prossima lettura…

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Raffaele Sesti

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@raffases

attivo 21 ore, 8 minuti fa
scrittore