
mercoledì 8 gennaio
Serie: Polvere gialla
- Episodio 1: mercoledì 8 gennaio
- Episodio 2: giovedì 9 gennaio
- Episodio 3: venerdì 10 gennaio – parte 1
- Episodio 4: venerdì 10 gennaio – parte 2
- Episodio 5: sabato 11 gennaio
STAGIONE 1
Alle sei, la signora Potenza mi ha chiamato da un paese vicino, pochi chilometri di distanza. Lì non c’è nessun dottore. I Potenza sono una coppia di contadini di circa sessant’anni. Non hanno figli. Carmela, la moglie, mi ha detto che il marito, Vito, ha una febbre persistente da circa due giorni. Le ho chiesto la temperatura e mi ha risposto che nella notte ha superato i quaranta gradi e che il marito non si svegliava.
«Quaranta gradi?! Perché non mi hai chiamato prima? Sei sicura?» le ho chiesto alzando un po’ la voce.
«Dottore, io non sono un’infermiera. Ho misurato più volte la temperatura, ma non sono sicura di averlo fatto bene» sembrava un po’ incerta.
«Devi chiamare un’ambulanza, Carmela» sapevo della loro riluttanza ad andare in ospedale. Temevano di morire lontano da casa.
«Dottore, lo sapete che mi fido solo di voi. Se lo riterrete necessario… Ma prima dovete visitare mio marito.»
L’ho tranquillizzata che sarei arrivato subito.
Appena mi sono messo in macchina, però, ha cominciato a nevicare abbondantemente. Speravo che la neve non si posasse, mentre percorrevo la strada in discesa verso valle, ma, quando sono arrivato in corrispondenza della foresta fuori città, la nevicata è peggiorata al punto che non riuscivo nemmeno a vedere dove stessi andando. Era una vera e propria tormenta. Il vento sibilava contro i vetri della mia macchina. Non avevo mai visto una cosa simile. Il sole doveva essere già sorto ma non si vedeva niente. Ho dovuto fermarmi. Ho richiamato la signora Carmela con il cellulare.
«Carmela, sono io, il dottore.»
«Oh, dottore! Fate presto, vi prego» Carmela aveva la voce rotta dai singhiozzi.
«Che è successo?» ha cominciato a piangere e singhiozzare.
Non capivo esattamente cosa dicesse per via del pianto e, poi, di colpo, è caduta la linea. Ho provato più volte a richiamare, ma non ci sono riuscito. Il cellulare non aveva campo per via della tormenta.
Non potevo abbandonare il povero Vito. Lo consideravo un amico. Mi sono fatto coraggio e mi sono avviato di nuovo lungo la discesa.
Stavo piegato sul volante con i fari accesi cercando di orientarmi anche con la memoria. Mi sono fatto il segno della croce più volte. C’erano molte curve strette e parecchi dirupi in cui potevo concludere la mia vita. Procedevo lentamente, a passo d’uomo. Intorno a me vedevo solo bianco. Quei pochi chilometri hanno richiesto ore e il tempo non ha accennato a migliorare.
Sono arrivato alle 8:15 nella frazione dove vivono i Potenza e ho trovato la loro casa a fatica in mezzo alla neve.
Ho indossato il cappuccio, i guanti e mi sono protetto il volto con la mano sinistra, perché la neve era sferzante e gelava la pelle quasi istantaneamente. Nella mano destra portavo la borsa con gli strumenti.
Ho suonato il campanello. Non si udiva nessun rumore oltre il vento. La porta si è aperta all’improvviso, ma non era Carmela. Davanti a me c’era una figura vestita di nero, grossa e alta. Sono rimasto pietrificato mentre il ragazzone mi guardava fisso. Mi sono chiesto se fosse la casa giusta e ho guardato il nome sul campanello. Ho spostato di nuovo lo sguardo sul gigante che, stranamente, non parlava. Mi sono fatto coraggio anche se lo guardavo dal basso in alto.
All’improvviso mi ha preso per un braccio e mi ha tirato dentro.
Temevo davvero che potesse farmi del male e mi chiedevo quanti anni avesse e perché non parlasse. Mi ha portato, attraverso il corridoio, fin nella camera da letto. Lungo il corridoio ho notato molte piante di ogni genere e anche qualche fiore.
Giunto nella camera da letto, ho visto la povera Carmela seduta di fianco a suo marito, steso. La luce era soffusa, c’era solo una piccola candela. La tapparella della finestra era chiusa. Mi sono chiesto perché la stanza fosse nella penombra mentre il resto della casa era illuminato.
Vito sembrava quasi non respirare. Mi aspettavo di trovarlo ansimante per la forte febbre e questo mi ha insospettito non poco.
«Come sta, Carmela?» solo in quel momento ha sollevato lo sguardo dal volto del marito.
È sembrata stupita di vedermi.
«Dottore! Finalmente!» si è alzata e mi ha invitato a visitarlo.
«Cosa è successo prima?» le ho chiesto preoccupato.
«Niente di grave dottore» si è fermata un attimo «Solo che non sopporta la luce. Prima l’ho accesa e lui si è agitato molto. Per questo ho chiuso anche la tapparella e da allora si è rilassato.»
Questa cosa della luce mi sembrava strana, comunque ho controllato Vito senza accenderla per non rischiare. L’ho chiamato più volte dandogli anche qualche schiaffo, ma non è servito a niente.
Gli ho toccato la fronte, dopo avergli tolto il panno bagnato che gli aveva messo Carmela: scottava. Ho pensato che fosse meglio farlo respirare un po’ e gli ho tolto le coperte di dosso. Ho misurato la temperatura con il termometro elettronico. Effettivamente la temperatura superava di poco i quaranta gradi. Gli ho ascoltato il respiro. Sembrava lento e regolare come se stesse a riposo e, sicuramente, non come uno che avesse la febbre a quella temperatura.
Ho deciso che era meglio sentire anche il cuore. Ho preso lo stetoscopio e gli ho aperto la camicia sul petto. Anche il cuore era lento e regolare. Tutto ciò mi è sembrato molto strano.
«Come è cominciata la febbre?» la povera donna ha alzato lentamente lo sguardo come se non mi avesse capito.
«Due giorni fa è tornato a casa dalla campagna. Ha solo detto che era molto stanco e si è messo a dormire. Da allora non si è più alzato nemmeno per bere. Si agita solo quando c’è una luce forte.»
Mi sono fermato a pensare alla passione di Vito per i suoi campi tanto da andarci anche con questo freddo, ma soprattutto alla fotosensibilità.
«È stato morso da qualche animale negli ultimi giorni?» Carmela è tornata a guardare suo marito e ha fatto di no con la testa.
Avevo molti dubbi su questa febbre. Ho pensato seriamente che potesse trattarsi di qualcosa di più serio come, per esempio, la rabbia. Non si vedono casi di rabbia da tanto tempo nelle nostre zone, ma ho voluto averne la prova certa.
Carmela mi ha aiutato a spogliare suo marito. Ho controllato attentamente dappertutto, anche le zone intime con l’aiuto della mia luce a penna: nessun segno di morsi.
Non sapevo che fare, c’era bisogno di altri esami e doveva essere ricoverato al più presto.
Fortunatamente il numero di emergenza era disponibile. L’ho chiamato.
Ho spiegato brevemente la situazione, ma mi hanno detto che c’erano poche possibilità che arrivasse un’ambulanza a breve. Neanche l’elicottero poteva decollare per via del forte vento.
«Insomma, non è possibile!» ho gridato «È una cosa grave, rischia di morire!»
Mi ha detto che era una semplice infermiera e non sapeva cosa fare. Mi sono calmato. Ero preoccupato per Vito.
Ho chiamato anche mia moglie per avvisarla.
Sono rimasto con Carmela e il ragazzo che non è andato via. Lei mi ha detto che è un suo nipote che abita lì vicino. È sordomuto ma ogni tanto aiuta Vito nei campi. Si chiama Toni, ha sedici anni, ma non l’avrei mai detto.
Ho somministrato del paracetamolo a Vito e ho controllato di continuo la sua temperatura. Dopo un’ora si è abbassata di circa un grado e Carmela, ma anche io, abbiamo tirato un sospiro di sollievo.
Visto che stava meglio, ho voluto controllare la fotosensibilità più che altro perché ero curioso. Carmela era in cucina per preparare la cena. Con me c’era Toni.
Ho preso la mia luce a penna. Gli ho aperto la palpebra e l’ho puntata sulla pupilla: si è stretta totalmente in un attimo. Vito ha aperto gli occhi, ha digrignato e mostrato i denti, il suo volto si è trasformato ed è diventato rabbioso. Poi, senza che potessi reagire, si è sollevato, mi ha afferrato per il collo con la mano destra e ha stretto. Ho temuto di morire. Devo ringraziare Toni che è subito intervenuto e mi ha liberato. Mi sono allontanato da Vito impaurito.
Dopo qualche secondo, nella penombra, si è calmato di nuovo. Di certo non è rabbia, ma il suo volto ne mostrava un altro tipo.
Serie: Polvere gialla
- Episodio 1: mercoledì 8 gennaio
- Episodio 2: giovedì 9 gennaio
- Episodio 3: venerdì 10 gennaio – parte 1
- Episodio 4: venerdì 10 gennaio – parte 2
- Episodio 5: sabato 11 gennaio
Che storia strana, ma apprezzabile!
Pure io sono strano come le storie che partorisco.
Ciao Domenico, durante il percorso in macchina, sotto la tormenta, mi hai tenuto col fiato sospeso, quindi descrizione convincente. La scrittura e` scorrevole, i personaggi interessanti.Ho, pero`, un sospetto sulla diagnosi. Non so se la mia ipotesi sia giusta, in tal caso avrei dato un titolo diverso, per celare meglio, piu` a lungo, le cause del malore di Vito.
Aspetto i prossimi episodi.
Hai ragione, avevo svelato troppo. Ho cambiato il titolo in un altro un po’ più misterioso.
Mi piace il nuovo titolo.😉
Ciao Domenico, del tuo racconto mi è piaciuta la fluidità asciutta (per quanto possa apparire come una contraddizione) ed il suo saper essere coinvolgente. Aspetto il prossimo episodio
L’ho scritto sotto forma di diario e mi sembrava lo stile adatto. Grazie per aver letto.