Mi presento, sono un autore


Io conosco poeti che spostano i fiumi con il pensiero

e naviganti infiniti che sanno parlare con il cielo

(cit. Sogna ragazzo sogna – Roberto Vecchioni)

Scippo il titolo dall’invito, sul gruppo, di presentare un proprio personaggio. Non ha avuto molto successo l’idea, ed è un peccato, perché si poteva cogliere la palla al balzo e presentarsi per quello che si è usando la maschera di un nostro personaggio, ma, o non amiamo l’anima che diamo ai nostri attori (che in buona parte è la nostra) o abbiamo paura di inquinarla, togliendola dalla “comfort zone” che le abbiamo creato lasciandola, seminuda, alla mercé di tutti.

Comunque, salto il passaggio e ci provo, a parlare di me, cosciente che sia un esercizio difficile e pieno di insidie: si rischia di scadere nell’auto celebrazione o, ancora peggio, nell’autocommiserazione.

Chissenefrega, tutto può aiutare.

Sono un autore.

Sono felice di saper scrivere.

Spesso sono soddisfatto nel rileggermi.

Ma a volte mi detesto.

oppure mi trovo misero

e in altri casi presuntuoso

o inconsapevolmente arrogante.

Se me lo fanno notare mi vergogno

e per un po’ mi isolo, poi torno.

Mi capita di leggere cose non mie, bellissime,

con intuizioni che avrei dovuto avere e non ho colto.

Ma, forse, anch’io ho valide visioni 

e qualcuno farà le mie stesse considerazioni.

Dovremmo scambiarci più opinioni, noi che ci consideriamo quasi amici, quasi colleghi, ma che, infine, siamo solo anime cucite approssimativamente (che parola assurda)  assieme dalla medesima passione, che un po’ di sano egoismo lo richiede.

Passiamo a cose molto più concrete e vicine.

Personalmente austero vesto in blu perché odio il nero (cit. Guccini)

Non è vero, uso anche altri colori e non odio il nero in quanto tale. Lo odio come bandiera politica, si lo so, dovremmo superare quel trauma, ma, se questi si ripresentano e vanno anche al governo, come fai a superare? Cordialmente li detesto, preferivo quando erano sotto al 2%, zitti e rabbiosi, io non dimentico e studio e resistere a voi è un dogma, maiali! Chi l’ha detto che non bisogna schierarsi? Che sarebbe più fine e produttivo stigmatizzarli con la metafora o l’allegoria? Col cazzo! Io mi schiero, contro qualsiasi sopraffazione. Potrei andarci altrettanto duro con gli stalinisti, affamatori dell’Ucraina, persecutori del dissenso e massacratori di anarchici. 

Fine parentesi politica, spero si sia compresa, anche se necessariamente mitigata dalla mia buona educazione, la mia inclinazione politico/sociale.

Che poi, ce ne sarebbe da dire. 

Per esempio: mi considero ateo ma sono consapevole di provenire da una famiglia credente e osservante e, quindi, la mia educazione è impregnata di cattolicesimo, senza nulla togliere a mio padre e mia madre, genitori splendidi, di stupido cattolicesimo! Me ne accorgo anche nello scrivere: non riesco a realizzare una storia che veda un amore omosessuale e, attenzione, omosessuale maschile, perché l’amore fra due donne so che lo saprei narrare. 

Apprezzo Cristo in molte sue parole, soprattutto quando dice “amatevi l’un l’altro”, senza andare nei dettagli e detesto la bibbia che fa forte i bigotti con “siate fecondi e moltiplicatevi”, come fossimo conigli. Ma vai a spiegarglielo che è tutto un malinteso, che quel che conta è volersi bene e non serve essere opposti, che i gusti sessuali sono, appunto, gusti, e nessuno può sentenziare se sia meglio il pistacchio o la nocciola.

Resta il fatto che sono preda dei pregiudizi e, da me, non me l’aspettavo e fatico anche a parlarne.

Comunque, sia come sia, mi piaccia o non mi piaccia (ho corretto eh, era VI ma mi sembrava sfacciato coinvolgervi) sono quel che sono. Un settantenne che prova a tenere il passo. Il passo a che? Ma a questo cazzo di approssimarsi alla morte, che, puoi essere solare ed ottimista fin che vuoi, ti scassa un po’ le palle. Un amico, più vecchio di me, mi ha detto “poi ti abitui, ci convivi”

Che poi, non è lasciare questo mondo che mi angoscia, è la curiosità non ancora appagata, il timore di perdere memoria o autonomia… rincretinire senza la certezza di non esserlo mai stato prima. Ma questa è comune condizione di tutti i miei coetanei. Credo.

Note autobiografiche? Da scriverne qualche romanzo, scherzo, noiose. Un paio di matrimoni e figlie solo femmine. Apprezzato da due terzi di loro, dolorosamente ignorato da un terzo. Un ex moglie giustamente detestata e un’altra per la quale, nonostante tutto (e lei potrebbe dire altrettanto) provo ancora un certo affetto. Una Compagna, la C maiuscola non è un errore, con la quale da vent’anni divido tutto, buona e cattiva sorte, senza la benedizione divina.

Le mie ragazze mi vogliono bene, così come sono; ho il timore che mi sopravvalutino, ma resta un problema loro. Ho provato a essere padre e amico, senza permettere che l’amico prendesse il sopravvento e qualche porco l’ho tirato solo se necessario, privilegiando, sempre, il ragionare. Ora loro fanno ragionare me, e ciò non mi dispiace.

Per il passato trovo doveroso ricordare:

Che a 17 anni mi sono innamorato di “quella del primo banco, la più carina, la più cretina, cretino tu” (cit. Venditti).

Che a 18 ho scritto una lettera alla supplente di italiano (meravigliosa Lousiana) e lei mi ha risposto.

Che sono diventato padre e ragioniere lo stesso giorno.

Che se tornassi indietro vorrei mi fossero concesse le stesse difficoltà e opportunità, sicuro che mi comporterei come già fatto. (ma concedetemi le attenuanti, grazie!)

Per il futuro ho ancora dei progetti: mettere insieme il terzo capitolo della Cometa, sarà, mi auguro, la somma di ciò che penso. Continuare a dare amore alle mie bimbe, alla mia compagna e a tutti quelli a cui fa piacere. Mantenere vivaci le mie amicizie storiche e consolidare quelle recenti, nate su Edizioni Open. Curare, come ogni anno, il mio orto, migliorare la casa in valle e riuscire a creare la grappa che mi soddisfi in pieno (questo è il proposito più difficile).

PS: Io non ho nessun consiglio da dare.

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Discussioni

  1. Noi che:
    aspettando domani leggiamo racconti su Open;
    aggiungiamo qualcosa al nostro bagaglio;
    diamo un’ occhiata alla chat di Open Club e sorridiamo per la bella avventura dei nostri amici che sono già arrivati a Lucca, beati loro;
    leggiamo commenti e risposte ai nostri commenti su Open…
    E domani é un altro giorno… Si vedrá. Ma sono certa che comunque vada sarà un successo. L’ unione fa la forza e noi, (diversamente giovani), lo saremo, da domani, ancora di più. 💪 Abbiamo ancora tante cose da fare, come hai scritto anche tu, e tanta vita da vivere, con la voglia di ricevere e dare, amore in varie forme, che é il carburante principale.

  2. Buongiorno Giuseppe, solitamente quando sento odore di politica (non mi riferisco alla fazione, ci tengo a precisare), la mia anima se ne va. Ma il tuo scritto me lo sono letto da cima a fondo, mentre gustavo un buon caffè. È stato un momento di “plenitude”, come quando leggo i grandi classici in barca. Attendo il terzo capitolo della Cometa.

  3. Ciao Giuseppe, le confessioni richiedono coraggio, così come schierarsi. È molto più semplice inventare storie e lasciare che siano i personaggi a parlare, a fare e dire cose scomode.
    Un testo coraggioso, interessante e bello da leggere.

  4. Caro Giuseppe, con questa tua confessione ti sei messo a nudo, non le mandi a dire, non usa giri di parole perché sei una persona schietta, aperta e priva di ipocrisia. Ti ammiro per il coraggio con cui esprimi le tue idee, non è cosa poco; anche se ci conosciamo da poco – io sì che uso i giri di parole – questo l’ho capito fin dal primo momento. Ti do un consiglio: evita discussioni troppo accese con chi la pensa diversamente da te, abbiamo bisogno che il tuo cuore batta a lungo e non vada in fibrillazione. Sicuramente hai ancora da dire tante belle cose, sincere e piene di umanità. Leggerti è sempre piacevole perché nelle tue righe intravedo sempre un sano ottimismo. Continua così.

  5. Fai delle osservazioni, nel bene e nel male, sicuramente impegnative riguardo te stesso. Il tono di sincerità è chiaramente percepibile insieme a un desiderio – o forse, meglio, a un bisogno- di confessarti (se mi passi il termine forse troppo “cattolico”) in pubblico.
    Non tutti ne sono o ne sarebbero capaci, a cominciare da me.

    1. E voglio aggiungere che la dichiarazione finale nel post- scriptum mette in chiaro una questione di fondo: vale a dire, citando ancora Guccini, “che confuso problema è adoprare la propria esperienza”.

  6. Ciao, Giuseppe. La tua pubblicazione mi ha colto di sorpresa mentre stavo andando a letto. Ho letto e riletto le tue parole e ho molto da dire. Ti lascio questo commento cortissimo e ti prometto di scriverne uno più ampio domani. A dopo!